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Un pensatore del contemporaneo / Paul Virilio, il filosofo del disastro

Una leggenda mai confermata, ma anche mai smentita, racconta che Mohamed Atta, il capo del gruppo terroristico che ha abbattuto le Torri gemelle, sia stato uno studente del dottorato tedesco dove insegnava Paul Virilio. Di sicuro c’è solo il fatto che Atta era stato uno studente d’ingegneria e d’architettura con una laurea in urbanistica e che nella progettazione dell’attentato, da lui portato a termine, c’è qualcosa che ricorda alcuni dei libri del filosofo e architetto francese scomparso in questi giorni. Che cosa?   Il primo libro pubblicato da Virilio s’intitola Bunker Archéologie ed è uscito nel 1975. Si tratta della sua tesi di laurea redatta a 25 anni per ottenere l’abilitazione in Urbanistica, disciplina da lui esercitata per qualche tempo, prima di diventare uno dei filosofi della contemporaneità più interessanti degli ultimi quarant’anni. Forse non è un caso che questo libro, ripubblicato nel 1995 dalle Les Editions du Demi-Circle, sia stato uno due o tre libri preferiti da Bruce Chatwin, che lo scrittore inglese portava con sé nello zaino durate i suoi viaggi e che leggeva e rileggeva. All’epoca Paul Virilio, non era ancora diventato celebre, come poi avverrà nel...

Ragionando sulla catastrofe di piazza San Carlo / Bun sì cujun no

«Riesci a respirare? Vedi?» chatto alle 20.54 di sabato 3 giugno 2017 al mio figlio sedicenne da casa, «Ahahah si» mi risponde alle 21.03. Un genitore, quando il figlio comincia a girarsene da solo in città con il suo smartphone, all’inizio è molto apprensivo: cerca di localizzarlo in modo onesto, senza spyware, cerca di sapere dove va, con chi va, cosa fa, quando ritornerà. Ha paura che venga travolto da un’auto mentre legge su WhatsApp una delle chat dei suoi dieci o venti gruppi, pensa che possa essere derubato o accoltellato. Ma se ha un buon rapporto con lui, può diradare, sapere più o meno qual è la banda con cui esce, quante birre più o meno berranno, e quanti spinelli più o meno si faranno. Lo lascia andare per il suo mondo, per la sua città, con il suo branco, perché sa che la sua città, Torino, Italia, 3 giugno 2017, grosso modo ha un basso tasso di possibile strage terroristica. Non è Parigi, non è la Francia, non è Londra, non è il Regno Unito, ma sa che poi ci sono la Norvegia e le stragi in un ritiro di ragazzi laburisti, e uno studente impazzito che mitraglia in un liceo americano… Cerca di non farsi divorare dal panico quotidiano, che ha sostituito o che si...