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“Santiago, Italia” / Nanni Moretti. Elogio della parzialità

Per la proiezione di Santiago, Italia, la sala del cinema Palestrina di Milano è stracolma: un cartello all’ingresso dichiara sold out. Per fortuna, G. e io abbiamo prenotato i biglietti una settimana prima (il bigliettaio: «Faccia attenzione, ché i posti non sono numerati: chi primo arriva…»). Moretti non si è fatto attendere troppo, forse perché nella stessa sera ha in programma due altre presentazioni (al più prestigioso e noto cinema Anteo). Parte l’applauso di prammatica. Poi Moretti esordisce: «Questo è un film in cui vedrete che la Chiesa cattolica fa una gran bella figura».   La solita “finta” morettiana: dopo le dichiarazioni, le criticatissime interviste esclusive, i botta-e-risposta a distanza con il ministro degli interni (tutte cose che mi sono sforzato di non seguire, in attesa di vedere il film), ecco che lui si smarca parlando di cardinali e suore. Una boutade da mangiapreti pentito? In realtà, a Moretti preme più parlare di individui: «A volte le singole persone fanno la differenza».   Moretti al 36mo Torino Film Festival, in occasione della prima del film.   Ecco, la prima osservazione che si può fare a proposito di Santiago, Italia è il modo con...

Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

Miglior film 88ª edizione: Spotlight

La gestazione è durata all'incirca 14 anni. È il tempo che separa l'inchiesta del Boston Globe sui preti pedofili di Boston dall'uscita di Spotlight, film di Tom McCarthy che quell'inchiesta racconta, la cui pubblicazione, avvenuta il 6 gennaio del 2002, innescò una reazione a catena i cui effetti si riverberarono nel resto del mondo fino a lambire piazza San Pietro: centinaia di vittime, infatti, trovarono il coraggio di denunciare gli abusi subiti da sacerdoti cattolici. Il Boston Globe diede loro voce pubblicando, nel corso del 2002, altri 600 articoli sull'argomento. A galla affiorò un sistema fatto di violenza, omertà e corruzione al cui vertice risiedeva il cardinale Bernard Law, uno degli uomini più potenti della Chiesa statunitense. 249 fra preti e frati dell'Arcidiocesi di Boston furono accusati di pedofilia. Mille furono le vittime stimate a Boston, una città grande come Palermo. Law cercò in un primo tempo di arginare la crisi pagando 30 milioni di dollari alle famiglie delle vittime. Ma la maggioranza dei cattolici, secondo un sondaggio promosso dal Boston Globe, criticò il tentativo...

Metafore e realtà del Sinodo

Nel suo articolo Commento alla relazione finale, Francesca Rigotti muove una serie di osservazioni al documento conclusivo del Sinodo dei Vescovi. E lo fa “dall'esterno”, come è giusto per chi osserva una realtà cui non appartiene e che dimostra, per questo, di conoscere molto approssimativamente, quasi per sentito dire. Ma, appunto, proprio per questo motivo, che non dovrebbe sfuggire a un metaforologa, le metafore delle quali parla vengono lette, pressoché sempre, come se non fossero tali. Prendendo le metafore non come “mezzi di trasporto”, ma come “cose”, l'autrice finisce per infilarsi in piccoli e grandi vicoli ciechi. Da parte mia esprimo anche il mio consenso ad alcune delle critiche che l'autrice muove al documento. Ma mi sembra di dover consentire “dall'interno” e “secondo metafora”. Cerco di spiegare che cosa intendo con questo.   a) La questione che Rigotti solleva inizialmente – e che conserva come “basso continuo” per tutto il suo testo – è una rigida separazione tra logiche del Sinodo cattolico e logiche “comuni” o...

Dalla Regola alla sregolatezza

Sono rimasto molto colpito della vicenda, di cui parlano tutti i giornali, relativa all'ex-abate di Montecassino, che ho conosciuto e intervistato quando stavo scrivendo Sulle strade del silenzio, e di cui sono stato ospite quando reggeva quel monastero. L’ex-abate è indagato per aver sottratto all’abbazia, dalla quale millecinquecento anni fa si è diffusa nell’Occidente la Regola benedettina, mezzo milione di euro destinati ai poveri e alle opere di culto. Ora si scopre che ha sperperato somme folli in incontri e festini gay, da Roma a Berlino, nei quali era la star.   Mi sembra un'immagine assolutamente vertiginosa, adeguata ai tempi assai interessanti che stiamo attraversando, quella che vede l'abate di Montecassino, tra un incontro col papa Benedetto XVI che visita il monastero e il governo della più prestigiosa comunità monastica occidentale, farsi star delle "dark room" berlinesi, cercare giovanotti nelle chat e portarli nei club e ristoranti più sibaritici di Roma. La vicenda mi conferma nella certezza assoluta che, più che rincorrere plot fantastici, bisogna raccontare la realt...

Intervista. Italia, sviluppo ma non progresso

Sono trascorsi quarant’anni dalla notte tra il 1° e il 2 di novembre in cui Pier Paolo Pasolini è stato assassinato a Ostia, un tempo lungo e insieme breve. La sua figura di scrittore, regista, poeta e intellettuale è rimasta nella memoria degli italiani; anzi, è andata crescendo e continua a essere oggetto di interesse, non solo di critici e studiosi, ma anche di gente comune. Pasolini è uno degli autori italiani più noti nel mondo. In occasione delle celebrazioni promosse dal Comune di Bologna, dalla Fondazione Cineteca di Bologna, e all’interno del progetto speciale per il quarantennale della morte, che si articola in un vasto e ricco programma d’iniziative nella città dove Pasolini è nato e ha studiato, doppiozero, media partner, ha scelto di realizzare uno specifico contributo. Si articola in tre parti. Proseguiamo oggi con la prima: la pubblicazione d’interviste disperse, o poco note, di Pasolini con giornalisti, critici, saggisti italiani e stranieri.   Proseguiamo oggi il nostro Speciale Pasolini con una conversazione con Gideon Bachman pubblicata da Chiarelettere in Pier Paolo Pasolini,...

Chiesa, morale e omosessualità

Quando Doppiozero mi ha chiesto un pezzo su chiesa e omosessualità, mi sono improvvisamente ricordato di essere stato fra i primi – se non il primo, su una rivista – a scrivere di questo argomento. A partire dal 1979 (avevo scritto “patire”, refuso, ma molto opportuno e molto freudiano se mai ce n’è stato uno). Quattro pagine sul settimanale Com-Nuovi tempi, poi un minisaggio addirittura sulla rivista Il Regno (dei Dehoniani di Bologna, gloriosa e strana testata cattoprogressista che proprio in questi giorni ha chiuso, trenta dipendenti in “stato d’agitazione” per la perdita del lavoro), perfino sulla prima pagina dell’Avanti! (dio mi perdoni, ma ci lavorava un carissimo amico, e in ogni caso non era l’Avanti di Lavitola, bello scioglilingua, eh?). Ero stato anche fra i promotori e gli organizzatori del primo convegno del Centro Ecumenico di Agape sempre su fede e omosessualità (1980). Chi se ne frega, nonnetto, direte voi. Eh no. Perché c’entra. Perché il cuore di ciò che posso scrivere oggi è che oggi dovrei e potrei scrivere solo ciò che scrivevo già...

Inchiesta sui pretini

Mi chiamano dalla redazione. È tantissimo – mi fanno notare – che non si parla di seminari e di seminaristi, ma hai visto che gli asini ci ha fatto un dossier? In effetti la rivista strilla – raglia? – in copertina proprio un bel dossier su “Come si diventa preti”. Casualmente avevo appena visto in dvd il film, in qualche modo autobiografico, di Gabriele Cecconi, Il Seminarista, uscito da poco. Va bene, mi dico, si vede che è il momento anche per me. Il film è però ambientato nel 1959, il dossier de gli asini parla di oggi, dei seminaristi di oggi. Meno male, penso.     In effetti, una prima grande differenza balza subito agli occhi: è quasi scomparso il Seminario Minore, il luogo in cui si entrava a 11 anni se si voleva diventare preti. Oggi sono rimaste quasi soltanto le cosiddette “vocazioni adulte”, infatti le sei testimonianze raccolte dalla rivista sono di giovani uomini dai 19 ai 31 anni che – cito letteralmente dall’introduzione – «frequentano il primo anno di una “comunità vocazionale” a Castello Roganzuolo, nella diocesi di Vittorio...

Corpus Christi

Erano le otto di sera e fuori buio pesto. Lei stava dietro la scrivania, seduta su una poltrona di sky coi braccioli rattoppati. Prego, aveva detto facendoci cenno di entrare. Mettetevi comodi, aveva aggiunto indicando le due sedie davanti a noi. L'ufficio, come lo chiamava lei, era il soggiorno di una casa mobile del Settantanove, l'anno in cui era entrata in convento. Uno chalet di legno in mezzo a un boschetto di pioppi a est della proprietà, cinque miglia da Brenham, contea di Washington, Texas.   Si chiamava sister Jordana, dal nome del fiume dove Nostro Signore era stato battezzato, aveva detto. Era grassa, introversa e sospettosa. Fosse stato per lei avrebbe detto scusate, mi spiace, non mi va di parlare della spiritualità femminile nella Chiesa, rinuncio all'intervista. Ma era obbligata dal voto di obbedienza alla madre badessa. Teneva la testa infossata nelle spalle. Le guance piene si univano al collo senza nemmeno la piega del mento.   Cosa volete sapere, aveva chiesto incrociando le braccia sul petto. Parlava con la voce fina e nasale dei cartoni di Disney. La sua opinione, avevamo risposto. Aveva attaccato un discorso imparato...

Rihani. Il libro di Khalid

È raro che un libro ripescato dal passato sia così incisivo sul presente, e forse, sul futuro come Il libro di Khalid di Ameen Rihani (Mesogea, 2014). L'autore era un siro-libanese che fece la spola tra patria mediorientale e Stati Uniti; il libro, tra i primi romanzi arabi e primo scritto in lingua inglese, fu pubblicato a New York nel 1911. In buona parte autobiografico il protagonista emigra con l'amico Shakib in cerca di fortuna e di esperienze nel nuovo mondo.   Stabilitosi nell'allora fiorente Little Syria sarà ambulante, bohémien, carcerato formando se stesso nel confronto con l'occidente, tema oggi scottante su cui il romanzo offre interessanti spunti. L'impatto a Ellis Island non è di certo dei più felici (“Proprio perché siamo nella patria dei pari diritti e della libertà, saremmo legittimati a pretendere dagli altri la cortesia e la decenza che noi, invece, non siamo tenuti a mostrare, o non conosciamo affatto”), cosicché i dubbi assilleranno costantemente Khalid (“Sei sicuro che viviamo meglio qui?”).   Non si trovano tuttavia preclusioni identitarie...

Fossano / Paesi e città

Se nasci e vivi in uno stesso luogo finisci per ignorarne la storia, le vicende più rilevanti storicamente o artisticamente. Il tuo sguardo è abituato dagli anni e dalla quotidianità a quelle mura, a quegli angoli, che sono quasi parte di te. Questo per me è Fossano, luogo in cui sono nato e vissuto tutta la vita. Fossano è al centro della provincia di Cuneo (facciamo presto a scriverlo prima che la provincia possa scomparire), quasi in verticale sotto Torino, nel basso Piemonte.     Fossano ha il centro su un altipiano che si affaccia sulla pianura verso ovest, diciamo verso il Monviso per intenderci. Il centro storico si vede bene nell’incisione del fossanese Giovenale Boetto del 1662 contenuta nel Theatrum Sabaudiae et Pedemontii, alla cui stesura collaborò attivamente. La città era nata intorno al 1236 sull’altopiano per ragioni di difesa dalla fusione di borghi contadini dai nomi evocativi: Romanisio, Villamirana, Lavodisio, Cervaria, difficili da difendere nella pianura. È caratteristico il castello degli Acaja, di forma quadrata con quattro torri ai vertici, da notare che le due torri orientali, rivolte verso la pianura, sono leggermente più basse, rispetto alle...

Otto per mille: quanto fa?

Otto per mille fa tanti soldi! Davvero tanti! Un esempio? Il denaro ottenuto nel 2007 (il dato è relativo a qualche anno prima: ci vuole sempre qualche anno prima di ottenere i liquidi, e qualche altro prima di conoscere i risultati!) è stato quasi un miliardo di euro. Una grande somma per essere ottenuta soltanto con una piccola firma.   Ma che cos’è l’otto per mille? È semplicemente una piccola parte delle imposte (non del proprio reddito, ma del gettito complessivo delle imposte!) che il cittadino è chiamato a versare in favore di una comunità religiosa a sua scelta. Ma proprio perché la goccia diventa un mare sarebbe bene che ciascuno sapesse a chi la devolve. Invece mi accorgo con sorpresa che, anche solo tra le persone che conosco, non tutti sanno come funziona il meccanismo. Alcuni, atei convinti, che mai in vita loro vorrebbero contribuire al sostentamento di alcuna chiesa, pensano che sia sufficiente non destinare a nessuno la loro quota di otto per mille sulla dichiarazione dei redditi, e lasciar vuota l’apposita casella, perché la loro pur piccola parte di gettito fiscale non vada a...

Houston. La vicinanza del cielo

La nuova chiesa dei quaccheri di Houston è stata inaugurata nel 2001, pochi mesi prima che io venissi a stare in città. Non sapevo della sua esistenza né dell’installazione di James Turrell finché un’amica venuta da Los Angeles non mi disse che voleva assolutamente andare a vederla. I quaccheri non hanno vere e proprie chiese, il loro è un cristianesimo interiore, senza credo e senza dogmi. Preferiscono definirsi una “Society of Friends”, una società di amici che si incontrano a scambiarsi le impressioni del viaggio dell’anima che stanno compiendo, e il cui scopo è “to greet the light”, la salutazione della luce. La cappella di Houston infatti si chiama “Live Oak Friends Meeting House”, il luogo d’incontro degli amici di Live Oak (la quercia è l’albero simbolico della città e infinite strade, vicoli, viuzze e quartieri sono intitolati alla oak). L’architettura, opera di Leslie Elkins, è studiata in modo da non attrarre minimamente l’attenzione. Passando in macchina sulla West 26th Street, al numero 1318, si può andare oltre...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...