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complex TV

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WandaVision / Una happy family di pixel è per sempre

Molto più difficile far ridere che far piangere; ovvio, la tragedia ha la sua funzione catartica nel lettore o spettatore, ma quante serie tv recentemente ci hanno riempito di cupe angosce? Il nuovo filone tedesco è andato su e giù tra spazio e tempo: Dark per tre stagioni ci ha storditi avanti e indré a saltelli di 33 anni (uno dei numeri magici esoterici), su su fino all’Ottocento, poi ci ha piazzato una fine del mondo elettromagnetica, e Tizio che a 99 anni ammazza il sé trentatreenne, e Caio giovanotto che incontra il sé coetaneo Sempronio di un mondo parallelo shiftato di un anno eccetera. Capostipite di queste montagne russe dei paradossi è stato certamente Lost, ideato da J.J. Abrams, dove si rideva francamente poco, pure lì. In Dark, sino allo struggente episodio finale: cavernose sette che cospirano dall’alba dei tempi per imporre o Adamo o Eva e porre fine al loop di nascite e morti, amori straziati dal congedo dell’amante che se ne va all’improvviso con la macchina del tempo e poi ti riappare tutto vecchissimo e ci rimani un po’ spaesato, perché era più carino da giovane…    Poi Hausen: plumbeo horror di immanente angoscia: il condominio sfigato tipo Berlino...

Fauda, Baghdad Central, Tehran / Dolore e polvere

Fauda, in arabo, significa caos. In vocabolario Treccani, in senso figurato, significa grande disordine, confusione, di cose o anche d’idee, di sentimenti… in particolare disordine e grave turbamento nella vita sociale e politica. Nella primavera della cinematografia israeliana stanno pullulando produzioni di formidabile fattura: dopo il filone fortunatissimo dell’ortodossia ebraica (Unorthodox, o Shtisel di cui presto avremo la nuova stagione) ora c’è l’azione antiterrorismo, o spionistica. Di Fauda (Yes-Satellite Television, in onda su Netflix), scritta dal 2015 da Avi Issacharov e Lior Raz mi sono divorato in un binge watching psichedelico le prime tre stagioni, prodotte sino al 2020. Mio figlio era preoccupato, perché ha sentito per giorni urla in arabo e in ebraico, spari, motori in inseguimento, spari, urla, urla e spari, con la colonna sonora adrenalinica di Gilad Benamram, che aggiorna sulla bella scena della world music israeliana-palestinese questi giorni.   «Pa’, vedo che ti prende sta serie eh?» ogni tanto diceva mio figlio affacciandosi con la luce del giorno o della notte dallo spigolo: già, perché mi ha preso tanto? Perché, pur avendo studiato e studiando...

Dusi & Grignaffini, Capire le serie TV / To be continued

Stretta tra le mura domestiche, assillata dalle varie gradazioni di colore assunte dalla mia regione e dalle alterne – pur sempre modeste – possibilità di spostamento, dopo una conference call, una riunione su Teams e una dad su Meet, non mi resta che tuffarmi sul divano e farmi assorbire dai confortevoli mondi che Netflix & co. quotidianamente mi propongono. Trovando riparo tra una regina degli scacchi e una regina Elisabetta, tra uno stupefacente colpo alla zecca di stato e una aspirante comica americana di fine anni Cinquanta. Poi sollevo la cornetta – si fa per dire – e chiamo un amico, che, dopo aver commentato gli oscuri dati sul Covid e aver dunque assolto come tutti al ruolo di virologo improvvisato, mi comunica a gran voce che ha letto su internet che gireranno un’altra stagione di Dexter – hai sentito?! Sì, Dexter. Nel frattempo arriva un messaggio whattsapp da parte di un’altra series addicted, mi chiede se ho qualche nuovo titolo da consigliarle: è in astinenza e non sa che guardare. Allora cerco su Instagram quella pagina che seguivo (ma come si chiamava?) per farle uno screenshot di un post in cui sono riassunte le ultime novità. Subito dopo è la volta di mia...

Complex TV / The Queen’s Gambit: scacco al Maschio

Walter Tevis, l’autore del romanzo The Queen’s Gambit, da cui Netflix ha tratto la splendida serie in 7 episodi che ha spaccato tutti i record di ascolto nelle ultime settimane, pubblicò il suo primo romanzo nel 1959: si intitolava The Hustler, e da quello fu tratto un film nel 1961, con Paul Newman protagonista; un altro romanzo, The Man Who Fell to Earth (1963) divenne film con protagonista David Bowie. Il romanzo che ha per protagonista l’incantevole Beth Harmon uscì nel 1983, un solo anno prima della morte del suo autore per un tumore al fegato, e lo si può leggere in italiano nell’edizione minimum fax del 2007: «Alla Methuen Home di Mount Sterling, nel Kentucky, a Beth veniva dato un tranquillante due volte al giorno. A lei come a tutti gli altri bambini, per “regolare il loro umore”. L’umore di Beth era a posto, per quel che si poteva capire, ma lei era contenta di prendere quella pasticchina. Le rilassava lo stomaco e la aiutava ad allontanare col sonno le ore di tensione in orfanotrofio».   Tevis forse è stato influenzato da The Lužin Defence (1930, leggibile in traduzione Adelphi), in cui Vladimir Nabokov racconta l’autodistruzione di Curt von Bardeleben, un genio...

Complex TV / Murphy factory: finzione su finzione

Ryan Murphy entra sulla scena internazionale della complex tv nel 2009, come showrunner di Glee; nel 2011 è la volta della bomba: American Horror Story; nel 2017 è già una casa di produzione, un marchio di fabbrica, più precisamente, e la sua Ryan Murphy Productions viene querelata dalla centounenne diva Olivia de Havilland, risentita per come un cameo l’aveva ritratta in Feud. C’è un Ryan Murphy touch? Possiamo dire di sì, sicuramente a partire da American Horror Story: nella superfortunata serie i writers di Murphy curvavano oltre ogni limite l’efferatezza tollerabile su piccolo schermo, sofisticando la crudeltà inaudita dei personaggi, e confondevano senza pudore lo storytelling costringendo a seguire ogni episodio nella speranza di capirci qualcosa. La fotografia era sontuosa, coloratissima, i set lussuosi, i costumi originalissimi; personalmente ho mollato AHS dopo una stagione, perché non reggevo il compiacimento sessuale, sanguinario e sadico, certo meno necessario nel plot del pulp tarantiniano.   Queste modalità della factory ritornano declinate in modo grazioso e tenero in Hollywood, miniserie Netflix in sette episodi che si chiude con una chiara opzione per una...

Complex Tv / The Outsider, sul lato della paura

Outsider è chi sta fuori dal lato: immobile, o in movimento. Dal febbraio 2020 siamo quasi tutti usciti dai nostri lati di ordinaria percezione, chiudendoci nel vuoto delle nostre case: c’è qualcosa, là fuori. Non aprire quella porta. Siamo nel mood dello storytelling horror, non c’è dubbio; siamo nella paura, più che nell’angoscia, perché ora sappiamo addirittura come è fatto, il nostro piccolissimo killer, sappiamo delle sue puntarelle che si incastrano ben bene nelle nostre cellule e le accoppano. Nella timeline del romanzo The Outsider (2018, tradotto da Luca Briasco per Sperling & Kupfer) si comincia precisamente dallo sbalordimento, dal contrasto irrazionale provocato dalla contemporanea presenza in location lontane dello stesso individuo: questo innesco, che paralizza le indagini di polizia su un orrendo omicidio di un bambino ritrovato sbranato in un parco suburbano, fa accedere a un secondo stadio, quello dello smarrimento. Come è possibile che questo sia accaduto? Come è possibile che videoregistrazioni stradali, DNA, impronte digitali corrispondano? Che due diversi drappelli di testimoni giurino di aver visto lo stesso uomo in due luoghi distanti? Dallo smarrimento...

1990-2020 / Trent’anni di Twin Peaks

L’8 aprile 1990, esattamente 30 anni fa, la rete televisiva americana ABC mandò in onda la prima puntata di Twin Peaks. Fu una rivoluzione, almeno parzialmente involontaria, nondimeno radicale: è ragionevole dire che nella storia del piccolo schermo esiste un prima e un dopo Twin Peaks. Sono molti i modi in cui si potrebbe raccontare lo show di David Lynch e Mark Frost, scandagliando le ragioni di un’influenza rintracciabile ancora oggi nella produzione televisiva più avanzata. Qui ne propongo uno quasi visivo, che organizza la materia attorno a quattro episodi iconici delle due stagioni storiche. Quattro quadri (o, se si preferisce, quattro mini puntate!) grazie a cui illustrare altrettante tesi sulla rilevanza storica di questa serie e sui modi in cui ha cambiato per sempre il panorama del piccolo schermo. Le tesi: la tv poteva essere complessa; poteva cessare di essere rassicurante; poteva forzare i limiti espressivi e tematici del piccolo schermo, avvicinandolo al cinema; poteva ambire ad essere un medium pienamente artistico.      Benvenuti nella “complex tv”: Northwest Passage (episodio pilota)   Un’alba brumosa. Un pescatore, sulla riva del...