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comunista

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Figure a colori / Gemme Popolari

Ogni giorno all’edicola di Savigno ci sono persone che comprano i gratta e vinci. Dammi un Turista! (per sempre) Dammi un Regno! (delle Gemme). Dammi un Miliardario! (Mega). E c’è anche il Maxi Miliardario che costa 20 euro che si vince 5 milioni (ma si chiama miliardario perché è in lire che sono più vere dell’euro).  Cresciuto in una famiglia borghese all’antica, ho nutrito sempre un sospetto sui giochi d’azzardo (anche se a mia nonna il casinò un po’ piaceva, ma non si poteva tanto dire) fatti giusto per la gentaccia e il popolo. Per questo motivo anche le banche popolari non dovevano essere tanto serie perché la banca era una cosa seria, mentre il popolo (coccio) non lo era per sua natura. Popolare era una brutta parola e in casa voleva dire pure un po’ comunista. 

Sciascia. La palma va a nord

Il sospetto non è l’anticamera della verità, avrebbe urlato Leonardo Sciascia sino allo stremo. Motivo in più per sentirne la mancanza in questi giorni in cui avrebbe compiuto 90 anni. Certo però che fa strano. La palma va a nord è l’unico suo libro mai ristampato, ed è certamente quello più duro: politicamente, eticamente, stilisticamente. Quello più inattuale. Da qui la voglia di rileggerlo ancora, sospettando di chi, per volontà o per caso, fa finta di ignorarlo. Basti, per pietà, questa frase, estratta da uno dei testi di quel libro che ripresentiamo: “certo, a uno che polemiz­za col silenzio, sarebbe saggio rispondere col silenzio. Ma in certi momenti non si può essere saggi; e io, poi, raramente lo sono”.   Gianfranco Marrone         La palma va a nord   Mi capita ancora di scrivere dei versi. Ma ormai, forse, quando ho qualche difficoltà con la prosa. Vent’anni fa i versi erano per me il grezzo della prosa. Avevo più difficoltà, con la prosa. Oggi mi illudo di averne di meno. Affare (a fare...

Il raid partigiano

  La guerra di resistenza contiene tutti gli elementi canonici del raid. Il Johnny di Fenoglio polemizza con la conquista dello spazio, che hanno in mente i comandanti comunisti, affermando: “Dobbiamo inapparire, agire e risparire, mai fermi, sempre ubiquitous, e pochi e mai in divisa”. In effetti l’occupazione territoriale ampia, con creazione di repubbliche partigiane, ha rappresentato sempre un grande problema dato che si esponeva alla riconquista da parte di forze nemiche preponderanti. Le azioni, perlomeno in una fase iniziale, dovevano essere leggere, anche se talvolta combinate. Ancor più decisivo questo movimento a doppia freccia per i Gap, combattenti anonimi, il cui motto è “colpire e sparire”, come sostiene Giovanni Pesce, uscendo dalla folla metropolitana e risciogliendosi subito in essa. Infliggere danno senza subirne è prova di destrezza che crea frustrazione e paura tra i nemici, ammirazione ed emulazione tra i simpatizzanti, fino a generare un alone mitico di imprendibilità. Così Roberto Battaglia racconta, per esempio, delle gesta già leggendarie del capitano Melis nelle sue terre...