Le Chiocciole azzurre e la Madonnina

22 Ottobre 2012

Sono cinquanta, sono azzurre e sono invadenti. Le avevamo già viste in giro per Milano ma adesso si sono impossessate per pochissimi giorni del simbolo del capoluogo lombardo: il Duomo.

 

In collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo e con l’Associazione Opera d’Arte, il gruppo artistico Cracking Art torna a far parlare di sé. Questa volta però il fine - forse - giustifica i mezzi. Le chiocciole - sculture, disposte in ordine sparso sulle terrazze della cattedrale tardo-gotica, sono in vendita e tutto il ricavato andrà a favore dei restauri della Guglia maggiore, quella più cara a tutti i milanesi, quella della Madonnina per intendersi. Ma perché delle chiocciole? Cosa c’entrano con Milano e soprattutto con il Duomo? La risposta va cercata nelle dichiarazioni del gruppo artistico: “La Chiocciola è il simbolo del lento riappropriarsi della qualità della vita, in contrapposizione con il ritmo frenetico caratteristico della nostra metropoli. Una guida verso la qualità, procedendo con consapevolezza verso una ripresa sia etica che economica”.

 

 

Mentre si osservano questi molluschi realizzati in plastica rigenerata, l’impatto visivo non è di lentezza e riappropriazione, né di consapevolezza. È effettivamente straniante: l’azzurro, scelta dettata da iconografie religiose, fa sì che il contrasto con il bianco del marmo sia netto, un po’ pop forse. Sono divertenti, fanno sorridere perché inaspettate. Camminando tra le guglie e (ri)scoprendo un’opera architettonica senza pari, si scoprono grandi e piccole. Alcune sembrano guardare verso l’alto, proprio verso la Guglia Maggiore come se sapessero la ragione della loro presenza.

 

Invadono le terrazze, s’inseguono tra le guglie, ma non si amalgamano con la struttura così come di certo non si rapportano davvero con la città e i suoi ritmi. Hanno una corporeità troppo decisa, la loro figura è sfacciata: sembrano non preoccuparsi della possibile stonatura con il contesto. Loro stanno, lente in tutto il loro azzurro. Riuscire a far dialogare l’arte contemporanea con la storia è spesso difficile perché il rapporto che si crea non è equilibrato, non ha coesione e il rischio è di far vivere un’immagine finta, stonata, addirittura posticcia. Non è per integrità o per essere conservatori, anzi. Quello che ci si chiede è fin dove sia libera di andare l’arte contemporanea. Spazi così fortemente caratterizzati come il Duomo di Milano sono sfide troppo difficoltose per interventi di tale definizione. Un’operazione meritevole questa, e divertente. Leggera in un certo senso. Niente di più.

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