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crollo

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Il Giudice e i Minions / Rancore al potere

In una celebre canzone italiana “rancore” fa rima con “procuratore”. È il genio anarchico del genovese Fabrizio De André che, raccontando le vicende di un giudice di bassa statura, rende conto della logica profonda di questa passione tanto triste quanto, sappiamo, di estrema e attualissima diffusione. Si ricorderà che, in questa storiella di squallida vendetta (il nano diviene giudice e condanna al patibolo malcapitati qualsiasi), il rancore gioca un ruolo basilare, quello dell’acredine covata a lungo, scientemente e silenziosamente: “Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore / che preparai gli esami, diventai procuratore”. Niente di più politically incorrect, ma di schiettamente verosimile.   Il fatto è che il rancore, forse più ancora che il suo parasinonimo risentimento, è sentimento di estrema complessità: prende il corpo e insieme la mente, allunga il tempo, producendo una sorta di suspense che travalica, col suo specifico oggetto di fredda vendetta, la storia in cui tale sentimento si trova inserito. Resta spesso un rancore puro, senza oggetto, o meglio con un oggetto vago, indeterminato: più che pretendere ragione e riscatto, esso finisce per dar luogo a uno...

Gli italiani e la manutenzione / Dal ponte Morandi a Carlo Emilio Gadda

Nelle ore successive al crollo, ho subito pensato a Gadda. Poi, quando hanno iniziato a piovere su tutti noi le solite snervanti dichiarazioni di politici e amministratori, mi sono detto che non c’è niente da fare, che siamo refrattari a tutto – come scriveva Alberto Savinio a proposito degli italiani “immortali”. Qualche anno fa con l’amico Ferrario abbiamo fatto un film sull’idea di progresso, “La zuppa del demonio”, su  cui trovate le riflessioni di Marco Belpoliti per Doppiozero. A partire dalle immagini conservate a Ivrea presso l’Archivio del Cinema d’Impresa, avevamo cercato di imbastire un ragionamento sul passato industriale del nostro paese, sulle speranze e le illusioni e gli sbagli di quella straordinaria stagione di sviluppo economico e civile, già in via di esaurimento a partire dalla crisi petrolifera degli anni Settanta.   Molti spettatori, nei mesi seguenti, ne avevano sottolineato la vena malinconica, qualcuno mi aveva scritto di aver sperimentato alla fine del film la sensazione che si prova quando ci si sveglia dopo un bellissimo sogno e si rimpiange di scoprire che si trattava, appunto, soltanto di un sogno. L’ultima citazione, in effetti, è al...

Le parole sono crepe / Deborah Gambetta. L'argine

Ci sono libri che stanno meravigliosamente dentro il loro tempo, uno di questi è L’argine di Deborah Gambetta, uno dei più belli e interessanti tra quelli che ho letto quest’anno, sicuramente quello che mi ha dato più da pensare. Scrivere (stare nel) del nostro tempo non è un limite per Gambetta, è, invece, l’apertura a molte possibilità, significa allargare il campo della comprensione. Tentare di capire quello che non è affatto semplice, pur accadendo quotidianamente intorno a noi. Se si analizza e si prova a capire il nostro tempo, più facilmente si può ipotizzare un futuro, o almeno tentare di tracciargli la strada. Gambetta immagina un fatto di cronaca, uno di quelli di cui leggiamo i trafiletti ogni giorno, parte da lì per poi scrivere una storia che tocca e svela punti oscuri e un po’ ci dice chi siamo. Lo fa col miracolo che possono soltanto le parole.   “Le parole sono crepe. Le parole sono crepe e ogni parola è una crepa che allarga e incide il muro sempre più a fondo. Le parolecrepe sono pericolose. A lungo andare fanno crollare tutto.”     Partiamo dall’ultima crepa, dal crollo. Il romanzo comincia dal finale, anzi comincia da un epilogo, perché un...

Il peggior IPO di sempre? Riflessioni sul futuro di Facebook

“The worst IPO ever”. Questo il giudizio di Bloomberg sull’IPO Facebook del 17 Maggio scorso. Oggi, una decina di giorni dopo il lancio in borsa del social network, le azioni sono crollate del 25 per cento - da 38 $ a 29 $ - bruciando in totale 25 miliardi di dollari: più o meno il valore complessivo della banca Morgan Stanley che aveva gestito l’IPO. L’andamento di Facebook in borsa non solo ha vanificato le speranze di una nuova ripresa delle borse USA guidata da un terza dot.com boom, ma ha rivelato la natura ormai disfunzionale e autoreferenziale dell’attuale sistema finanziario. All’IPO di Facebook è capitato di tutto: dal malfunzionamento del software di trading Nasdaq che ha disturbato seriamente l’andamento dei cruciali primi momenti del lancio, alle soffiate non ufficiali ad alcuni investitori che contraddicevano le stime ottimistiche di operatori vicini a Facebook e Morgan Stanley. È da quest’ultimo che è derivata l’accusa a Facebook e Morgan Stanley di aver gonfiato il valore e le prospettive della società di social networking oltre ogni possibilità reale, perseguendo...

Dalla capanna al capannone

La capanna ha una storia millenaria, anzi, addirittura, secondo alcuni, si tratterebbe dell’edificio umano con la storia più lunga in assoluto. Di certo ne parla Vitruvio nel suo De Architectura, e ne parleranno dopo di lui trattatisti antichi e studiosi moderni, e poi ancora antropologi, storici, filosofi, oltreché – naturalmente – architetti.   La capanna può essere variamente concepita e costruita: può essere realizzata con fango e paglia, oppure con rami, frasche o pelli conciate; può essere circolare o quadrangolare, semplice o complessa. In tutti i casi, ciò che caratterizza la capanna è la sua leggerezza e la sua naturalità, nonché – dettaglio non trascurabile – l’assenza o la riduzione al minimo delle fondamenta. Sono queste caratteristiche che, in una certa misura, la distinguono dagli altri edifici, da tutte le costruzioni che seguiranno la strada tracciata dalla loro prima “antenata”.   Il passaggio dalla capanna al capannone, però, al di là delle comuni radici semantiche, non è affatto immediato. Il capannone non...

Francesco Tullio Altan. Tunnel

Francesco Tullio Altan ha appena pubblicato presso l’editore Gallucci un volume dal titolo Tunnel (pp. 245, € 16,50), che raccoglie le vignette disegnate per “L’Espresso” e per “La Repubblica” negli ultimi anni. Una perfetta cronaca socio-surreale del nostro Paese, riflessioni di natura morale ed etica che pescano più a fondo nella stessa natura umana. Altan fa ridere e fa pensare, entrambe le cose; non si sa bene se prima l’una oppure l’altra (oppure entrambe insieme?). Il settimanale “L’Espresso” mi ha chiesto di scegliere e commentare otto di queste fulminanti vignette. Un breve commento, come si fa con un testo letterario, oppure una canzone, o una fotografia. Li ripubblico qui con il permesso del settimanale (che ha dedicato la sua seconda copertina ad Altan stesso).   Dalla prossima settimana pubblicheremo, grazie ad Altan, per alcune settimane, altri disegni tratti dal libro, e lasciamo ai lettori il compito di pubblicare dei loro commenti, magari seguendo la falsariga dei miei, oppure variando, ma sempre in modo pertinente e illuminante. Chiediamo solo di non superare le 500 battute...