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declino

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Riciclaggio del negativo? / Vecchi potenti

Uno quando va in pensione si dice che è “uscito dalla vita attiva”, con una delle espressioni più grottesche in circolazione nella nostra società. Come se uno a un certo punto si mettesse in modalità OFF. La fine del lavoro sarebbe la fine di tutto. Alla vita rimarrebbe dunque non più il fine (del lavoro) che la rende attiva, ma solo la fine. È terribile pensare di “essere attivi” solo se si produce reddito, cioè ricchezza. Tutto il resto sarebbe non un fine, ma una semplice fine.   Un affare va “a buon fine” quando chi compra e chi vende raggiungono la soddisfazione dei propri interessi. Il fine dell’affare è il suo scopo, generativo per così dire, mentre la fine è il suo annullamento. Il fine dà futuro, la fine lo fa cessare. Il fine di un agire lo stimola, la sua fine lo esaurisce. Naturalmente il fine e la fine sono entità fenomenologiche diverse nel bene e nel male: il fine e la fine dell’educazione (o della solidarietà o della tortura…), poniamo, determinano conseguenze assai lontane. E anche per la vita probabilmente è così: il suo fine la incoraggia, la stimola, non la sua fine. È un po’ come avere o non avere un sogno da realizzare.   Le ragioni della vecchiaia...

Il declino di un leader

Il declino fisico di un leader è sempre uno spettacolo avvilente, ma nel caso di Umberto Bossi si è trattato di una vera e propria via crucis, che il capo leghista ha affrontato senza mai sottrarsi allo sguardo dei suoi fedeli, degli amici, ma anche dei nemici, cui ha riservato negli ultimi anni, in assenza della sua usuale parola sferzante, il gesto provocatorio e sovente volgare: dito medio, corna, pernacchia. Apparso in pubblico nonostante l’evidente menomazione prodotta dalla malattia, che l’ha trasformato in un’icona dello sfinimento e della santità presso i suoi fedeli, ha un unico precedente, almeno in Italia: la lenta agonia di Papa Wojtila.   Se si riavvolge il film della sua carriera, a partire da questo epilogo, ci si rende conto che la fisicità, lo sforzo corporale, è sempre stato lo stigma della sua personalità. Impensabile Bossi disgiunto dalle sue posture e dai suoi travestimenti: l’impermeabile bianco degli inizi e la canottiera del 1994, sino alle giacche sportive degli ultimi anni. Travestimenti di un vitellone che è arrivato incredibilmente, e fortunosamente, ai vertici della...

Abitare Milano

Per i meridionali che salirono a Milano ai tempi del boom, il luogo di maggiore attrazione era lo zoo comunale che si trovava nei Giardini di Porta Venezia (ma i milanesi li han sempre chiamati Giardini Pubblici). L’idea di possibilità, ma forse anche di straniamento, di una metropoli era comunicata dai leoni in gabbia nel cuore della città, probabilmente l’ultima eredità dei diorama ottocenteschi che illustravano le meraviglie del mondo a pochi metri da casa. Oggi non è facile immaginare l’effetto che fanno nello Szechuan, il distretto cinese da cui proviene la maggior parte di loro, le foto e i filmati dei matrimoni milanesi dei loro connazionali. L’iconografia è sempre la stessa: la Galleria, il Duomo, la fontana che ha come sfondo il Castello Sforzesco. In entrambi casi c’è l’urgenza di comunicare a chi è restato a casa il nuovo, l’inaspettato, senza troppe mediazioni culturali.     Per noi milanesi nati negli anni del boom, finita la febbre della ricostruzione, l’idea di città divenne ben presto, e senza che ce ne accorgessimo, quella del passato. Il...

Lodovico Antonio Muratori / Primi disegni della repubblica letteraria

Lodovico Antonio Muratori, nei Primi disegni della repubblica letteraria sembra intuire perfettamente la china declinante che la letteratura italiana, dopo quasi cinque secoli di indiscusso primato europeo, aveva imboccato all'inizio del Settecento. Nondimeno, sotto il buffo pseudonimo di Lamindo Pritanio, stende un innovativo programma di rinnovamento culturale di respiro nazionale. Pur volendosi limitare a “prendere quello spasso di tentare un poco gli animi impigriti degl'Italiani”, questo antesignano del Settecento riformatore, nelle poche pagine del suo saggio, prefigura un modello di intellettuale e di scrittore civile affatto moderno (e, a suo modo, tipicamente italiano), oltre a rivelare, come attesta questo passo, sorprendenti capacità di premonizione sulle future geografie culturali del mondo.   Ma questo lodevole studio di pochi dovrebbe ormai abbracciarsi da tutti, e svegliarsi una nobilissima gara fra le Accademie Italiane, il cui fine fosse l'accrescimento delle scienze, e dell'arti, e la gloria della nazione. Possiamo francamente affermare col consentimento ancora degli Oltramontani, che l'Italia fu il seggio, e...