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gialli

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19 gennaio 1921-19 gennaio 2021 / La fortuna di Miss Highsmith

Comunque sia e comunque voglia classificarsi, Patricia Highsmith preferisce la densità kafkiana ai cruciverba reticolari, è estranea al consumo delle ‘cellule grigie’ di Poirot per scovare il colpevole o alla necessità puritana di puntellare una società oscurata dalla devianza. Sia nell’ordinata luminosità delle ambientazioni inglesi che nelle ombrose metropoli sfregiate dal crimine, il suo non è un giallo “passatempo”, ma è atipico, esistenziale, inquieto. Patricia Highsmith è nata cento anni orsono a Fort Worth, in Texas. Il nome rimanda a romanzi noti, a film tratti dai suoi scritti, alla definizione assegnatale di “regina del crimine” in competizione con scrittrici altrettanto celebri come Agatha Christie. In realtà la sua persona e la sua produzione spiccano per originalità difficilmente classificabile. Innanzitutto la vita e gli scritti sono intimamente legati tra loro e vivono di luce riflessa. Trasferitasi a New York, viene allevata dalla nonna che si prende cura di lei. A scuola mostra talento per l’arte, pittura e scultura, ma la vocazione...

Un anno dopo / L’inquietante segreto di Camilleri

In decine di interviste e in libri dettati ad altri autori, Camilleri ha raccontato la sua vita non risparmiando alcun particolare, ma forse ci ha nascosto qualcosa. Qualcosa successa sette mesi prima della morte che però in realtà egli ha in qualche modo adombrato o presagito nelle pieghe del suo libro più misterioso, quello emotivamente più denso di sentimenti forti e che, per sua volontà, hanno letto solo i pochi amici ai quali nel settembre del 2017, mancando quasi due anni alla scomparsa, lo fece recapitare accompagnato da una lettera scritta a mano e contenuta in una busta: “Ho il piacere di farti avere questo libro che vorrei leggessero solo i miei amici”: come se soltanto a loro fosse riservato non tanto un piacere quanto un segreto o meglio ancora un proposito o un retropensiero. Sapendo bene che gran parte dei suoi amici era costituita da critici e letterati, non proibì tuttavia loro di parlarne e scriverne, magari per scoprire cosa in quel romanzo avesse lasciato a fermentare.    Pubblicato dalla Henry Beyle di Milano in circa trecento copie numerate e intonse, il libro intitolato Parla, ti ascolto riporta nel colophon la data del 6 settembre 2017, giorno...

La scomparsa di Camilleri / Memoria ed eredità di un narratore seriale

“La memoria” è il nome della collezione editoriale dove Andrea Camilleri ha pubblicato la maggior parte dei suoi libri, certamente tutti quelli ‘vigatesi’ (montalbaneschi e no) ma non solo. Battezzata così da Leonardo Sciascia per l’editore Sellerio di Palermo. E adesso che non è più con noi, il dovere e la necessità della memoria si impongono più che mai. Leggerlo e rileggerlo ancora, senza dubbio. Non foss’altro che per allontanarci il più lucidamente possibile dalle passioni forti che la sua immensa opera ha regolarmente provocato, nei lettori entusiasti come nei critici accigliati. Passando così da una prima impressione allungata per oltre trent’anni – che in queste ore la rete in generale e i social in particolare stanno intensificando al massimo grado – a una seconda opinione, si spera, un po’ più meditata. Camilleri, si sa, ha diviso il pubblico, senz’altro con un po’ troppa di improvvisazione. Ora è fatalmente arrivato il momento di cambiare marcia, e sperabilmente direzione.    Provo a tirar giù dagli scaffali qualche suo libro, fra i cento possibili, in modo da trovare spunti o far emergere ulteriori ricordi. Sono troppi, molto diversi, tutti ricchissimi. Li...

Eroi massmediatici / Montalbano, siamo!

Ecco una nuova puntata di Montalbano. La stanza viene attraversata da lampi di luce azzurrina, da vecchia Tv con il tubo catodico. In questo caso però, a illuminare le nostre case, sono il mare e il cielo riflessi sulla pietra paglierina di una Sicilia barocca ma aspra, già in odore di Africa. E mentre lo spettatore siede sul suo divano low cost, si ritrova contemporaneamente a sorseggiare un calice di bianco gelido ai tavoli di Enzo ammare, con le onde a pochi metri dai tendoni azzurri mossi dal vento. La cosa ancora più straordinaria è che a Colchester, nella contea dell’Essex, una mia anziana conoscente sta guardando la stessa cosa, magari non la stessa puntata ma la stessa serie, con i sottotitoli in inglese e, tra una cucchiaiata e l’altra di porridge, si siede come noi ai tavoli da Enzo ammare. Su questo non possiamo non interrogarci perché, se un prodotto televisivo italiano, e in particolare il suo protagonista, può piacere contemporaneamente al pubblico italiano, già di per sé composito, e a un ottantenne dell’Essex, ciò vuol dire che possiede qualcosa che travalica i gusti nazionali accedendo a una dimensione molto più vasta.   Una convincente ed esaustiva...