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The Guardian

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Lo spazio mitico della antica sapienza / Dieta mediterranea: di che parliamo?

Qualche giorno fa durante una cena tra amici si parlava della dieta mediterranea. Sembrava che tutti avessero un’idea chiara di cosa fosse: olio di oliva contro burro e panna, pasta al pomodoro contro hamburger con ketchup, pesce azzurro contro cordon bleu, cibi freschi contro lunga conservazione. In generale, cibo che fa bene contro cibo che fa male. Sul punto della salubrità c’era un accordo unanime perché non si trattava di opinioni: è la Scienza che lo dice. Cosa di preciso dicesse la Scienza, però, non era affatto chiaro. Pochi grassi? Tante vitamine e antiossidanti? Qualcuno riconduceva le virtù di questa dieta al principio che mangiare molta pasta è pur sempre meglio che mangiare molta carne e citava la nota piramide alimentare, che compare occasionalmente nelle riviste. Ci fu chi tirò in ballo gli omega 3, presenti nell’extravergine e nelle sarde, ma altri obiettarono che ultimamente gli omega 3 si trovano anche nel salmone affumicato alla PAM, che non è proprio mediterraneo. Qualche dubbio su carbonara e amatriciana, per via del guanciale; nessun dubbio sulla caprese, invece, nonostante la bufala.    Gli sviluppi di questa discussione attorno a una tavola, che...

Recensione a Paul Mason / Immaginare il postcapitalismo

Flashback. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2015, dopo 30 ore consecutive di negoziati a vari livelli, si chiude l’accordo tra il governo greco e le istituzioni della Ue. Nella memoria è la notte in cui si consuma ciò che il giornalista del Guardian Ian Traynor definirà un extensive mental waterboarding subito da Tzipras a opera di Merkel e Hollande, con il giovane premier che butta la giacca sui tavoli di Bruxelles, “prendetevi anche questa”, mentre in rete si insegue il tweet. #TspirasLeaveEUSummit (Tsipras abbandona l’Eurosummit). È la conclusione di una tragedia greca contemporanea ambienta nell’epoca del dominio della finanza, climax di un percorso traumatico che si è trascinato per mesi, dopo la vittoria del partito di sinistra Syriza al governo del paese. Segnerà la crisi, a questo punto irreversibile, di un sistema complessivo di punti di riferimento, rendendo ostile lo spazio europeo nel quale prevalgono le previsioni unilaterali di grandi apparati totalitari. Per molti, è proprio tra tali rovine che prenderà vita, nonostante tutto, una nuova consapevolezza e un nuovo desiderio di pensare il cambiamento.    Parto da qui per introdurre la lettura del libro di...

Recensione a Paul Mason / Immaginare il postcapitalismo

Flashback. Nella notte tra il 12 e il 13 luglio 2015, dopo 30 ore consecutive di negoziati a vari livelli, si chiude l’accordo tra il governo greco e le istituzioni della Ue. Nella memoria è la notte in cui si consuma ciò che il giornalista del Guardian Ian Traynor definirà un extensive mental waterboarding subito da Tzipras a opera di Merkel e Hollande, con il giovane premier che butta la giacca sui tavoli di Bruxelles, “prendetevi anche questa”, mentre in rete si insegue il tweet. #TspirasLeaveEUSummit (Tsipras abbandona l’Eurosummit). È la conclusione di una tragedia greca contemporanea ambienta nell’epoca del dominio della finanza, climax di un percorso traumatico che si è trascinato per mesi, dopo la vittoria del partito di sinistra Syriza al governo del paese. Segnerà la crisi, a questo punto irreversibile, di un sistema complessivo di punti di riferimento, rendendo ostile lo spazio europeo nel quale prevalgono le previsioni unilaterali di grandi apparati totalitari. Per molti, è proprio tra tali rovine che prenderà vita, nonostante tutto, una nuova consapevolezza e un nuovo desiderio di pensare il cambiamento.    Parto da qui per introdurre la lettura del libro di...

Guantanamo e i nuovi Lager

Tra i commenti ai recenti attentati di Parigi alcune voci si sono soffermate sulle possibili conseguenze che una risposta securitaria potrebbe portare in termini legislativi nelle società europee. L'uso isterico dei pronomi personali dopo la strage nelle redazione di Charlie Hebdo è anche una spia linguistica della logica dell'identità che all'indomani dell'attentato alle Torri gemelle del 2001 ha accompagnato le retoriche dello scontro di civiltà; retoriche che hanno giustificato gli interventi di polizia internazionale e le guerre chirurgiche. Intervistato da Repubblica il 15 gennaio Giorgio Agamben ha invitato «a mantenere la lucidità» e non commettere lo stesso errore l'«equivoco tra terrorismo e guerra che ha permesso a Bush dopo l’11 settembre di scatenare quella guerra [...] che è costata la vita a decine di migliaia di persone e senza la quale forse non avremmo avuto la strage che la Francia sta oggi piangendo». Il rischio – continua Agamben – è quello del lento scivolamento «in quello che i politologi americani chiamano Security State, cioè in uno...