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invisibilità

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Goethe Institut Turin / Il terrore contemporaneo

Prosegue la riflessione attorno al tema delle immagini e della violenza al centro del dibattito svoltosi a Torino il 15/16 marzo. Come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un articolo di Maurizio Guerri per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Nelle ultime settimane le immagini che hanno aperto tutti gli organi di informazione sono quelle relative ai brutali sgozzamenti di James Foley, Steven Sotloff e David Cawthorne Haines da parte dei membri dell'Isis in una zona imprecisata tra Iran, Iraq e Siria. Questi video e le immagini estrapolate coinvolgono gli organi di informazione di tutto il mondo, con particolare incidenza, ovviamente, per gli Stati Uniti, l'Europa, il Medio Oriente. È facile intuire che le immagini scelte dai giornali e telegiornali, dalle riviste, dalle testate on-line per aprire la prima pagina sono particolarmente significative dell'importanza che più...

Pazienza. Per Roberto Roversi

Il tuo destino è oscuro Italia trenta, trenta. Ogni viottolo un tumulo d’antichi guerrieri ogni cima una fortezza abbandonata nelle vallate cunicoli di trincee mani di vecchi soldati affiorano fra i sassi. Con il fuoco nel cuore e il suono dolente di una campana all’orecchio. Chi vincerà le tue battaglie? Ancora una volta per te? Il futuro ti aspetta…   Termina così – in prospettiva futura, con punti interrogativi e punti di sospensione – l’ultimo dei trenta pannelli che scandiscono la quarta e ultima parte dell’Italia sepolta sotto la neve, il poema cui Roberto Roversi lavorava da un trentennio circa: uscita nel giugno del 2011, ad Ascoli, per l’incondita sigla Sigismundus animata dal giovane poeta Davide Nota. Il titolo suona Trenta miserie d’Italia. In copertina (ma non al frontespizio), un’indicazione di quelle in genere relegate, a caratteri piccoli, in coda al colophon: “duecento esemplari numerati e firmati”. Quasi uno slogan: a segnalare subito, non senza fierezza, la più notoria “differenza”...

Il corpo assente

Quello di Bin Laden più che un corpo è stato, in questo lungo decennio seguito all’attentato alle Torri gemelle, un volto: l’ovale del viso incorniciato dal turbante e dalla lunga barba nera e grigia. Così appariva nei filmati, nelle foto, nei siti web: un’icona osannata da molti, maledetta da tanti. Il volto prevaleva sul corpo anche nelle scarse testimonianze visive di repertorio, dove il capo di al-Qaeda appariva con tronco e gambe ricoperte dalla lunga tunica bianca. Un uomo senza corpo, in definitiva; una voce che proclamava le proprie invettive, che parlava in videomessaggi e negli interventi sonori trasmessi di tanto in tanto. Lontano da tutti, eppure onnipresente. A questa invisibilità i militari e i politici americani hanno replicato con l'inesistenza della sepoltura del corpo medesimo: crivellato di colpi, calato in mare dopo averlo lavato, asciugato e avvolto nel bianco lenzuolo, secondo il rituale islamico (così è stato riferito dalle fonti). Nella tradizione classica, e poi medievale, perpetuata sino a noi - si pensi a Piazzale Loreto - il corpo del tiranno deposto o cacciato veniva sottoposto a...