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L'ultimo libro di Vanni Codeluppi / La moda e le altre forme espressive

La relazione tra moda e altre forme espressive è controversa, fatta di repentini inseguimenti e di ribaltamenti di prospettiva. La moda come sistema nasce da un senso di sudditanza nei confronti del sistema dell’arte. Siamo nella seconda metà dell’ottocento, quando in un sol colpo C. F. Worth inventa la Haute Couture francese, trasformando lo stilista in una sorta di genio creativo, svincolato dalle convenzioni sociali, sulla falsariga dell'artista romantico. Il ribaltamento di committenza tra sarto e cliente (Gilles Lipovetsky, L’impero dell’effimero, Milano, Garzanti, 1989) rende possibile la nascita dello stilista che a sua volta può legittimare il suo potere grazie ai dispositivi di comunicazione della sfilata (ib.) e delle riviste. L'ultimo libro di Vanni Codeluppi ci propone un excursus sull'evoluzione del rapporto tra moda e pubblicità, che si sviluppa in questa stessa fase storica, da quando la moda “…ha cercato di ampliare il suo mercato pubblicando i modelli degli abiti che creava su importanti riviste dell'epoca” come “L'Art ed la Mode” e “Harper's Bazar” (Vanni Codeluppi, Moda e pubblicità. Una storia illustrata, Roma, Carocci, 2016, p. 14).Se il manifesto come...

Vita e morte del no profit

Prima che la crisi si abbattesse ferocemente sulla disponibilità di risorse pubbliche, agli operatori culturali era praticamente proibito – pena l’anatema da parte di policy maker e dei decision leader – di lanciare uno sguardo alle opportunità offerte dal mercato, di dare ascolto alle sirene del marketing, di pensare a se stessi come imprenditori a capo di un’impresa. L’operatore culturale si muoveva a proprio agio all’interno di un recinto ben presidiato senza percepirlo, però, come una gabbia o come una prigione ma, al contrario, traendone un senso di protezione: quel recinto, infatti, marcava in modo deciso il confine tra chi lavorava nel settore culturale e chi, invece, ne era escluso.   D’altra parte, le caratteristiche di questo settore non erano tali da stimolare negli operatori l’adozione di approcci imprenditoriali ma, piuttosto, spingevano verso assetti organizzativi e gestionali modellati attorno alla logica del finanziamento da parte di enti pubblici e privati - i “contributi” - come unica fonte di entrata, con l’esclusione di ogni altra forma di reddito alternativa o...