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La semiotica del gusto di Gianfranco Marrone / Ideologie dietetiche e risotti

Se l'uomo è un animale sociale, il suo habitat prediletto è la tavola. È così che, grazie all'ultimo lavoro di Gianfranco Marrone, Semiotica del gusto. Linguaggi della cucina, del cibo, della tavola (Mimesis 2016), potremmo aggiornare il noto aforisma di Aristotele, accedendo alla costruzione del senso della socialità tramite i sensi, quelli coinvolti nel testo gastronomico. Marrone scopre la punta di “un iceberg semiotico”, giungendo ancora più in profondità, per andare “oltre il senso comune”. Non c'è dubbio che il cibo è una forma specifica di linguaggio e come tale rappresenta e significa l'uomo, gettando le basi della sua identità. Il cibo racconta e viene raccontato, trasmette e diffonde la cultura di un popolo, fungendo da memoria storica meta-sensibile in quanto “fatto sociale totale”.  Il testo gastronomico è “qualsiasi cosa, evento o situazione legato all'alimentazione, alla gastronomia e alla tavola che, a determinate condizioni formali, produce senso umano e sociale, lo fa circolare, lo traduce in altro senso”. Il testo gastronomico ha infinite varianti e combinatorie, ma è fedele a “un'organizzazione strutturale interna” che ritma i suoi tempi, le sue pause, le...

Fatta l'Italia facciamo gli italiani / Cannavacciuolo e l’Unità d’Italia

L’altra settimana, nel programma del sabato di Fabio Fazio, Antonino Cannavacciuolo non ha fatto un gran figura. Era impacciato, faticava a inserirsi nel dialogo collettivo, non rispondeva a tono. Sembrava un pesce fuor d’acqua. Qualcuno, per esempio, gli ha chiesto perché, nel suo ultimo libro, ha scritto che gli alimenti ci parlano. Affermazione che i fenomenologi della percezione, da Merleau-Ponty a Sartre e forse anche Husserl, avrebbero trovato plausibile. Ma che lui non è stato in grado, su due piedi, di motivare. Suscitando generali risolini di perplessità. Il che non va a suo demerito. Segnala semmai, se ce ne fosse bisogno, il fatto che gli eroi per un giorno non sono tutti uguali, non sono tutti televisivi allo stesso modo, quantitativamente e qualitativamente. C’è chi manifesta nonchalance, parlantina sciolta, disinvoltura davanti alle telecamere. E c’è chi, all’opposto, fa della goffaggine la propria arma vincente, attirando comunque l’empatia di quella che solo Umberto Eco riusciva a chiamare, con sublime traduzione, udienza. E lui è tra questi altri. Quarantenne gigantesco e chef bistellato, Antonino Cannavacciuolo è già da tempo divenuto un celebre...

La caponata, Masterchef ed Expo

Ci sono dei piatti che non si possono apprezzare appena cucinati. Bisogna aspettare che si freddino. Che “riposino”. Solo così saranno in grado di “esprimersi” al meglio. E noi di capirli fino in fondo. La caponata siciliana è uno di quelli. Chissà che non abbia senso allora tornare sulle questioni che la riguardano, come quella della pubblicità del dado Star che qualche settimana fa ha infiammato il web e non solo. L’idea della campagna pubblicitaria era molto semplice: una serie di spot, ognuno dei quali incentrato sul piatto tipico di una regione italiana, in cui si mostrava il ruolo chiave che giocava il prodotto. Niente grandi chef o ristoranti stellati: in scena doveva andare la tradizione, dunque la gente comune, la cucina di casa. Ovviamente tutto “tipicizzato” il più possibile, grazie alle inquadrature di famosi monumenti e agli accenti dialettali marcati al limite della caricatura. L’immancabile testimonial doveva essere qualcuno che fosse a metà fra questi due mondi, fra la casa e la cucina. E allora ecco Tiziana Stefanelli, vincitrice della seconda edizione di Masterchef. Lei che...