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Mediterraneo

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Razionalità e contesto / Carola Rackete, lo spazio e il mare

Il comportamento della comandante della Sea Watch ha prodotto una vera e propria “aria variata all’italiana”, per dirla in termini musicologici. Resta però ancora da decifrare davvero il sottile, segreto sorriso di Carola Rackete, che s’indovina sulle sue labbra ma quasi mai si vede. Nessuno l’ha ancora fatto perché nessuno ha ancora riconosciuto in lei la potentissima entità da cui dipende l’intero senso della modernità, di cui costituisce la faccia normalmente nascosta ma allo stesso tempo fondativa, la versione in grado di rimetterne in asse, ribaltandolo, il percorso. Il dato più tragico dell’episodio in questione consiste proprio in tutto quel che esso, al riguardo, rivela: la fine della coscienza della nostra cultura, la perdita di memoria delle proprie origini, l’incapacità di continuare a riconoscere il senso degli “arcani maggiori” che ne reggono la vicenda. Di qui la perdita di vista dell’autentica posta in gioco.    A molti il gesto della comandante ha richiamato la storia di Antigone. Per un verso si comprende: dalla tragedia di Sofocle in poi Antigone, che difende le ragioni della giustizia degli uomini contro quelle della legge della città, è la...

Dare un nome alle vittime del Mediterraneo / I morti sono più eloquenti dei vivi

Mi giunge ora, domenica 20 gennaio 2019, un WhatsApp. Me lo invia una collega psicoanalista che da anni si occupa di trauma: “Aiutateci, presto non riuscirò più a parlare perché sto congelando”. Il messaggio dice che queste parole sono state inviate alla Guardia Costiera alle 20:30 di oggi. Pare che su questa nave ci siano circa 100 persone, che assommate ai dispersi di questi giorni potrebbero portare le vittime a oltre 250.  Da alcuni anni ascolto richiedenti asilo che non dormono di notte, hanno incubi insopportabili, hanno paura, sono arrabbiate – in questo caso si tratta soprattutto delle donne –, mostrano i segni delle torture e le tumefazioni delle botte ricevute in Libia. La Libia di oggi, tutti lo sanno, maltratta, tortura, schiavizza, uccide, massacra e alimenta i viaggi della morte a pagamento. Nessuno fa nulla, ogni tanto se ne parla in televisione, troppo poco. È già accaduto settant’anni fa: gli aerei passavano sopra la Germania nazista, fotografavano i campi, nessuno ne parlava, gli alleati facevano finta di nulla, anche allora. Qualche voce, qui e là, ma ancora oggi, a settant’anni dal “male assoluto”, non è venuto fuori tutto. All’epoca però si sapeva chi...

Fisiognomica del disumano / Occhi di donna

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, come hanno scritto i filosofi antichi, cosa c’è nell’anima di questa donna? Molto più che paura o sconcerto. C’è l’orrore, quello di chi è stato lasciato in balia delle acque su un gommone a malapena galleggiante, e ha visto morire la propria amica e il figlio su quella zattera sconquassata dai marosi. Quegli occhi esterrefatti, increduli, occhi che dicono tutta la tragedia e insieme la negano: Non è possibile! Ditemi che non è possibile! Occhi imploranti, come abbiamo imparato purtroppo a conoscere da quando la fotografia documenta le guerre e i massacri: il terrore indicibile dei sopravissuti. E ancora più indietro nei secoli, da quando la grande pittura racconta il dolore dei dolenti, del Cristo in croce e delle donne all’intorno. Sono gli occhi di Maria presso il corpo del Figlio. La mano che accarezza e insieme sostiene quel viso rende manifesta una pietà che altri non sembrano provare. La pupilla scura e il bianco attorno, la bocca appena aperta, il biancore accennato dei denti tra le labbra socchiuse: non possono lasciare che interdetti.   Com’è possibile che non si soccorra in mare queste donne, che non le si porti in salvo...

Radio Ghetto

Italian Version   1540: Spaniard Hernán Cortés returns home, bringing some specimens of xitomatl (large tomatl), a common vegetable in Aztec culture.   Aztec men at a banquet. Florentine Codex, late 16th century.   The plant was initially used in Spain and Naples, at the time a Spanish possession, for ornamental purposes in vegetable and flower gardens. In 1544, Italian humanist and physician Pietro Andrea Mattioli (1501-1578) classified the species of Solanum lycopersicum as poisonous, while admitting that in some regions its fruits are eaten after being fried in oil. In the sixteenth and seventeenth centuries, alchemists attributed mysterious aphrodisiac powers to these fruits, so much so that the names given to them in several European languages refer to love: love apple in English; pomme d’amour in French; libesapfel in German; pomo d’oro in Italian. Who knows what the names are in Chad, the Ivory Coast, Nigeria, Burkina Faso, Benin, Mali, and Senegal? Tamatim? Tomate? Tomati? Kamaate? Tamaate?   Cirio Tomatoes. Always imitated. Never Equalled.   2012: In March, tomato seeding started in the countryside surrounding Foggia, Italy. In May, together...

Sfruttamento / Radio Ghetto

English Version   1540. Lo spagnolo Hernán Cortés rientra in patria portando con sé alcuni esemplari di xitomatl (grande tomatl), pianta integrante della cultura azteca.    Uomini aztechi a un banchetto. Codice fiorentino, tardo XVI secolo.   La pianta viene inizialmente impiegata in Spagna e a Napoli, possedimento spagnolo, per scopi ornamentali in orti e giardini. Pietro Andrea Mattioli (1501-1578), umanista e medico italiano, classifica nel 1544 la specie di Solanum lycopersicum come velenosa, pur ammettendo che in talune regioni i suoi frutti vengano mangiati dopo essere stati fritti nell’olio. Gli alchimisti nel Cinquecento e Seicento gli attribuiscono misteriosi poteri afrodisiaci. È all’amore che fa riferimento la declinazione di nomi che gli vengono attribuiti in diverse lingue europee: love apple in inglese, pomme d’amour in francese, libesapfel in tedesco e pomo d’oro in italiano. Chissà come si dice pomodoro in Chad, Costa d’Avorio, Nigeria, Burkina Faso, Benin, Mali e Senegal? Tamatim? Tomate? Tomati? Kamaate? Tamaate?   Cirio Tomatoes. Always imitated. Never Equalled. 2012 A marzo nelle campagne foggiane ha inizio la semina dei pomodori....

L’outsourcing del confine

Il Mediterraneo è oggi immensa “tonnara di passanti”, abbattoir di speranze in luttuosa cornucopia. Ma non da oggi. I dati raccolti dal progetto The Migrant Files parlano di oltre 29.000 donne, bambini, uomini morti nel tentativo di approdare in Europa dal 2000 a oggi. Stima per difetto, certamente, dacché nemmeno l’atto di recuperare i cadaveri sembra avere una qualche necessità forense per Creonte, e di quella umana Antigone farebbe bene a dimenticarsene. Come mostra la carta di The Migrant Files, il mar di sangue del Mediterraneo si estende ben al di là dello spazio racchiuso tra le Colonne d’Ercole e i Dardanelli, annovera i vecchi porti Atlantici della tratta degli schiavi, i centri di detenzione dell’Unione Europea e quelli del Sinai, dove bande di predoni praticano impunemente il ratto degli Eritrei, le piste di sabbia del Sahara e le tracce di gomma lasciate dai mercenari africani al soldo di signori della guerra – un tempo Gheddafi ora chissachi – al soldo di Bruxelles. Ogni giorno i migranti e i loro aguzzini disegnano nuove geografie che maltrattano il confine moderno, il confine certo e rassicurante...

1992: la vera storia di Giovanni Rana. Quindi la nostra

Il 1992 era l’anno di Milano Italia, il talk show quotidiano di attualità politica e sociale condotto da Gad Lerner su Rai Tre dal teatro Litta di Milano: la prima puntata (15 giugno) aveva come ospite Antonio Di Pietro. Fino a qualche mese prima, sempre su Rai Tre, Lerner conduceva Profondo Nord, talk di approfondimento sulla “questione settentrionale”, con varie puntate tematiche, la prima della quale (il 16 marzo del 1991) si intitolava Nella tana della Lega, e rappresentava il primo vero spazio di riflessione da parte della televisione sul fenomeno leghista. Lerner è l’ultimo dei grandi personaggi del giornalismo televisivo a scaldare gli animi, e gli anni: prima di lui il Santoro di Samarcanda su Rai Tre (che viene sospesa il 20 marzo del 1992, a seguito di una puntata all’omicidio di Salvo Lima), e il Ferrara de L’istruttoria, che su Italia 1 “risponde” alle indagini della procura di Milano. A fianco il “giornalaio” Funari, con Mezzogiorno italiano e poi Conto alla rovescia (su Italia 1), anche questo sospeso, a forza di “vai avanti Di Pietro” e di schiaffoni a destra a manca (tra gli altri...