Categorie

Elenco articoli con tag:

moralismo

(4 risultati)

Bruno Bozzetto. 78 anni di idee con linee attorno

Cannes 1958. Pietrino Bianchi, leggendario critico cinematografico, esce a metà dalla visione di un film che ha come protagonista Sofia Loren e si avvia verso l’albergo. A un tratto è attirato dalla musica proveniente da un’altra sala di proiezione. Entra e si siede. Proiettano Tapum! La storia delle armi. Dura solo tredici minuti. La proiezione lo entusiasma. Va dritto in albergo e scrive il suo pezzo che esce il giorno successivo sul quotidiano “il Giorno”. Vi esalta l’autore del cortometraggio, Bruno Bozzetto, un giovane di vent’anni.   Il pezzo di Bianchi sancisce la nascita di un nuovo regista. Nato il 3 marzo 1938 a Milano, Bozzetto è uno dei molti geniali inventori italiani, in gran parte autodidatti. La sua carriera di disegnatore e regista è infatti inconsueta; iscritto a geologia, passa a giurisprudenza, ma dopo pochi esami lascia. Sta già girando dei film sul mondo degli insetti, sua grande passione: Piccolo mondo amico (1955) e  A filo d’erba (1957). Li ha girati inventandosi, con l’aiuto del padre, Umberto, una tecnica di ripresa casalinga: per tutta la vita sarà un...

Scambiarsi i verbi difettivi

Ci sono dei casi spesso fortuiti, a volte cercati, in cui due o più persone si incontrano “in angolo”, nel riflusso di una marea e loro sono controcorrente, nel bagliore di un fiammifero per scambiarsi una sigaretta, nell’autobus che entrambi o più hanno preso per sbaglio. Accade quando si è costretti da una maggioranza silenziosa a nascondersi nella vergogna di un atto non sostenibile o di una parola che si sa che non potrà essere detta. Non mi riferisco qui al coraggio eroico di chi in circostanze avverse combatte contro regimi e totalitarismi, no, piuttosto rivendico la modestia di potere scambiarsi la propria incertezza. Sia chiaro, nessuna ideologia del “queer” mi interessa, appunto perché appunto l’incertezza è quanto di più lontano dalla prosopopea della “diversità”. Per “scambiarsi i verbi difettivi” bisogna trovarsi dalla parte di chi non fa una teoria del proprio comportarsi perché quello che lo spinge non è un presupposto, ma lo stupore dell’aspetto inedito e sorprendente della vita. Per avere questa voglia di “scambiarsi i verbi...

Sallustio

Sallustio fu un moralista. Sallustio fu un corrotto.   Corruzione e moralismo paiono anche oggi andare di pari passo. Spesso quelli che tuonano e predicano contro la corruzione lo fanno perché ne sono particolarmente intrisi (di corruzione). È una contemporaneità singolare, questa, e anche imbarazzante. Imbarazzante per chi la osservi da fuori, dato che il tipo del moralista-corrotto è notoriamente dotato di faccia tosta o di bronzo o altro analogo materiale.   Ma Sallustio fu prima un politico corrotto e solo dopo fu un moralista, cioè solo dopo essersi ritirato a vita privata, si diede a elaborare disincantate e amare considerazioni sulla decadenza dei costumi dei suoi concittadini romani.   Lo fece nei due famosi prologhi morali premessi alle due altrettanto famose monografie che dedicò alla congiura di Catilina e alla guerra contro Giugurta. E anche altrove naturalmente, nel corpo stesso delle monografie, scritte proprio per individuare la causa o le cause del declino romano, risalendo prima a una ventina di anni addietro (63 a.C.) e poi a una sessantina (105 a.C). Bisogna immaginarselo Sallustio, che medita sul...

Steve McQueen. Shame

Shame è un’occasione mancata. O un errore di percorso, se si preferisce. Un saggio sociale in forma cinematografica che pur centrando in pieno l’argomento, ne fallisce in maniera inesorabile la trattazione e che disfa attraverso i contenuti e lo svolgimento ciò a cui dà vita nella forma. Ed è un peccato.   Non solo perché Steve McQueen – che aveva incantato e convinto con il suo film d’esordio, Hunger (2008) –, è e rimane un autore dalla spiccata personalità e dall’indiscutibile talento, ma anche perché un’opera come questa, considerando le qualità che mostra nel cogliere e mettere in scena aspetti peculiari e non banali della società contemporanea, avrebbe potuto dire e comunicare molto di più di quanto non si sia trovata a fare. E del resto i primi venti minuti di film, assolutamente convincenti e incisivi, rappresentano un’esemplare prova di regia. McQueen, infatti, mette in campo le proprie migliori virtù di cineasta concentrando nell’apertura una presentazione ineccepibile e calibrata del protagonista: Brandon, un uomo d’...