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movimento

(34 risultati)

Uccidiamo il chiaro di luna / Regge il futurismo al passare del tempo?

Confesso di aver sempre avuto il desiderio di assistere a una serata futurista e di essere partita ben disposta nei confronti dello spettacolo ravennate "Uccidiamo il chiaro di luna". La sfida mi sembrava ardua: reggerà il futurismo al passare del tempo? L’ode alla guerra, in tempi così difficili? L’esaltazione della tecnica, ora che nel progresso ci viviamo? O, ancor meglio, i roboanti proclami – cui siamo abituati – dei manifesti futuristi, manterranno sulla scena le promesse altisonanti declamate sulla carta? A dare un'occhiata furtiva alla locandina (Marinetti, Russolo, Balla, Depero, Severini, Tullio Crali) s'intuiva che, comunque fosse andata, erano stati "arruolati" tutti quelli che contavano, prendendo a prestito il meglio del movimento dai suoi esponenti, più o meno celebri e bravi, più o meno di primo piano.  Il punto era come: pur essendo immersa nel futurismo da sempre (mi sentirei di consigliare la lettura, a mo' di introduzione, de L'universo futurista: una mappa, dal quadro alla cravatta, di Anna D'Elia, dedalo edizioni, 1988, che credo possa esser ancor valido ancorché forse ormai introvabile) scarsi mi son sempre sembrati quei documenti che ci permettono l'...

Un viaggio che non promettiamo breve / Wu Ming 1, partire e tornare insieme

Un viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1 rientra nella categoria degli "oggetti narrativi non identificati” che il collettivo bolognese, diventato un power trio, ci ha fatto conoscere. Al centro del racconto ci sono i Venticinque anni di lotte No Tav (così il sottotitolo): una storia corale e collettiva del presente che si fa analisi più generale del rapporto con l'economia e la politica tra il 1991 e il 2016. È un libro che diventa romanzo in forza dell'interazione dinamica di trame discorsive diverse – diario, inchiesta, reportage, saggio storico, pamphlet – reso fluido dal montaggio che la voce narrante fa di documenti, testi di e-mail, stralci di interviste e conversazioni private. Non senza verticalizzazioni liriche e diramazioni che colorano a tinte vivaci il portato simbolico del movimento contro l’alta velocità in Val Susa.   È una storia apparentemente periferica quella del progetto della “nuova” linea ferroviaria Torino-Lione attraverso le Alpi (per una lunghezza di 235 km), voluta come interesse strategico nazionale per potenziare collegamenti “ad alta velocità o ad alta capacità” (a seconda dei momenti della sua progettazione), sulla base di una presunta...

Quasi cinquant'anni dopo la sua morte: Resistance is us / Martin Luther King nelle strade di Ferguson

Al termine della proiezione di Selma, quando scorrono i titoli di coda e ascoltiamo le note di Glory – la bellissima canzone che John Legend e Common hanno scritto appositamente per il film – sentiamo un verso che rappresenta probabilmente la chiave di lettura migliore per comprendere quello che abbiamo appena visto: «Resistance is us/ That’s why Rosa sat on the bus/ That’s why we walk through Ferguson with our hands up» (La resistenza siamo noi/ È per questo che Rosa [Parks] si è seduta su quel pullman/ È per questo che abbiamo camminato a Ferguson con le mani alzate). È quando, in un film che è tutto ambientato nel 1965, entra questo nome – Ferguson – questo vero e proprio convitato di pietra, che si coglie appieno la posta politica in palio di Selma. Che senso ha infatti oggi – cinquant’anni dopo, nel 2015, negli Stati Uniti – parlare ancora del movimento dei diritti civili? Oggi, che Martin Luther King non solo è stato riconosciuto da tutti come un vero e proprio padre della patria (a lui è stata dedicata persino una festa nazionale), ma dove persino il Presidente degli Stati Uniti è per la prima volta un afro-americano: non è forse la questione della razza una questione che...

Perchè Podemos

Un giorno a metà febbraio 1982, sicuramente di sabato o di domenica, siamo andati con amici a visitare, la fiera d’arte contemporanea ARCO di Madrid, poi consolidatasi e cresciuta sino ai nostri giorni. Promossa da Juana de Aizpuru, una gallerista molto innovativa, ARCO nasceva come la prima uscita dell’arte spagnola sul piano internazionale, in chiara lotta contro il localismo. A solo sette anni dalla morte di Franco, sentire la parola ‘internazionale’ suscitava in noi forti aspettative. In effetti, in quei giorni, e in parallelo alla fiera, sono venuti per discutere sulla “rottura del dopoguerra spagnolo” diversi critici, galleristi e artisti stranieri: tra gli altri, Giulio Carlo Argan, Achille Bonito Oliva, Lucio Amelio, Rudi Fuchs, direttore quell’anno di Documenta di Kassel, Marcelin Pleynet, che da vent’anni si occupava di Tel Quel, e il catalano esiliato e appena ritornato Alexandre Cilici Pellicer. Un importante salto culturale, che va valutato insieme all’entusiasmo provato alla vigilia delle elezioni generali che avrebbero portato la sinistra al governo dopo più di quarant’anni. Sentivamo l’...

(Le difficoltà del) trasformare un lamento in danza

Nelle pagine finali del suo corpo a corpo con alcuni frammenti di Hegel – il Systemfragment von 1800 (Frammento di sistema del 1800) e un piccolo testo dal titolo Liebe (Amore), che il filosofo tedesco compose in un qualche momento intorno ai trent’anni –, Judith Butler, che da sempre si definisce «perversamente hegeliana», si sofferma su un passo che ha il pregio di essere oscuro e, a un tempo, il difetto di sporgere il testo sull’abisso; un passo la cui irruzione, nell’originale hegeliano, viene presentata da Butler come un autentico «cambiamento di tono», come «un’alternativa» rispetto al modo in cui, fino a quel momento, si sono succeduti uno dopo l’altro gli argomenti. Nelle riflessioni conclusive del Frammento di sistema, si legge, Hegel – «curiosamente» – «si richiama alla danza»: «la danza», commenta Butler, «sembra dare un significato concreto all’idea di una legge vivificata e vivificante» – «la danza manifesta, infatti, quel momento in cui i corpi prendono vita in un modo che, certo, segue delle regole, ma non si...

Schermi

In uno degli spot pubblicitari con cui la Apple presenta i suoi prodotti – vere e proprie opere d’arte contemporanea e insieme “testi” ideologici della azienda di Cupertino –, uscito nel 1984, una platea guarda su un grande schermo un personaggio che parla senza tregua. Poi entra una ragazza e lancia un martello contro lo schermo.   Nell’interpretazione che ne dà Vanni Codeluppi, all’inizio del suo L’era dello schermo (Franco Angeli), lo schermo rappresenterebbe il “nemico” di quel momento, l’IBM, mentre la ragazza è Apple stessa che combatte il Grande Fratello. Il risultato di quel colpo è mandare in mille pezzi lo schermo. Da allora la profezia si è realizzata: oggi siamo in presenza di tanti piccoli schermi, dall’iPhone all’iPad, dai tablet allo smartwatch, quest’ultimo presentato pochi giorni fa. Le persone oggi trascorrono molto tempo davanti agli schermi presenti in casa e in ufficio, in viaggio, lungo le strade, nelle stazioni, nelle piazze. Siamo sempre davanti a uno schermo sia che scriviamo o che comunichiamo, che guardiamo la pagina Facebook o cerchiamo...

La destra e lo spirito della rivolta

Tabacchini: Nonostante i recenti tentativi di pensare la dimensione politica della rivolta, sembra persistere una certa riluttanza a confrontarsi con il particolare ascendente che questa presenta all'interno della cultura di destra. Una cultura che, del resto, fatica a nascondere la propria permeabilità alle suggestoni del tempo: per fare un esempio, non si è certo dimostrata immune alla sua forza di suggestione un'associazione come CasaPound Italia, che in più occasioni ha manifestato accompagnata da striscioni recanti scritte quali «La generazione perduta tifa rivolta». Di fronte al moltiplicarsi di simili appelli, si preferisce spesso evitare ogni interrogazione liquidandoli frettolosamente come bizzarri tentativi di aggiornamento di un ben noto armamentario propagandistico, oppure imputando il ricorso alla rivolta a una sua insufficiente concettualizzazione. E tuttavia, simili espedienti rimangono sostanzialmente incapaci di cogliere i motivi che spingono, tanto a destra quanto a sinistra, in direzione di un'esaltazione – se non di una vera e propria mitopoiesi – della rivolta. Che sia invece possibile rinvenire, proprio...

Parole sciupate, significati contesi

Senti pronunciare una parola e subito rimani preso dall'esperienza sensoria del suono dato dalle lettere che la compongono, dal modo di pronunciarla del tuo interlocutore, con un suo timbro, un suo accento. Oppure la leggi e immediatamente dall'insieme di segni dato, dalle linee che formano le lettere, operi l'astrazione base della nostra civiltà alfabetica e ne ricavi un significato standard, un quanto di informazione. Questo effetto dura un momento e subito lascia spazio e contribuisce a generare un'assegnazione di significato e di rimandi che entrano in relazione con il resto delle parole che le si sono disposte intorno, contribuendo a mettere in moto una girandola di nozioni e cognizioni che fanno parte di te e della tua formazione e che si proiettano e si riflettono nel contesto che fa da sfondo alla parola.   Le parole sembrano fatte per essere sperperate, disseminate, disperse nei mille discorsi sempre in essere che sono propri della tua esperienza intersoggettiva. Sembrano prediligere una certa leggerezza nel loro uso e invitano a coltivare la diversità e l'eterogeneità del vocabolario. Varietà, variazione, parole in...

Emma Dante, Ulisse e Polifemo

È pieno il Teatro Franco Parenti per la prima di Io, Nessuno e Polifemo di Emma Dante: è pieno di un pubblico ben disposto, curioso, pronto ad applaudire un altro trionfo della regista considerata una delle voci più talentuose del nostro teatro. Eppure chi ha ancora negli occhi la bella prova de Le sorelle Macaluso non può che rimanere spiazzato.   Nell’ironica conversazione che la Dante intreccia con Odisseo e il Ciclope e che ha aperto, al Teatro Olimpico di Vicenza, il nuovo ciclo di spettacoli classici diretto dalla regista palermitana, ci sono almeno due anomalie. La prima: diversamente dalle precedenti partiture drammaturgiche asciutte, dove ogni parola pareva scaturire da un’urgenza sotterranea e non razionale, con Io, Nessuno e Polifemo ci troviamo invece di fronte a un testo straordinariamente verboso, al limite del didascalico (“La tua maschera semantica con me non funziona”, esclama, per esempio, l’intervistatrice dell’eroe omerico).     Le riflessioni sulla permanenza del mito, sul rapporto tra durata della vicenda e persistenza nella storia non sono certo inedite; e non sorprende...

Largo agli eventi canaglia

Pubblicato il 14 aprile 2006 sul quotidiano «Libération», all'indomani della fine di una contestazione che aveva impegnato il governo francese fin dai primi giorni di febbraio, l'articolo di Jean Baudrillard adotta le pieghe della cronaca giornalistica solo per proseguire quanto già esposto in scritti come Carnaval et cannibal (2004) o nel successivo Le mal ventriloque (2006). In ciascuno di questi, l'attenzione concessa al dettaglio visibile di un fatto, sia questo quanto di più attuale o locale si possa considerare, dischiude la possibilità di cogliervi l'intensità propria di un evento inconciliabile con la struttura egemonica in cui esso, suo malgrado, si inserisce.   È in questi termini che andrebbe letta l'attenzione prestata da Baudrillard alle convulsioni che accompagnarono le più recenti proposte della politica istituzionale francese. Il governo presieduto da Dominique de Villepin, il quale si era già distinto l'anno precedente per aver fronteggiato le rivolte delle banlieues decretando uno stato di emergenza della durata di tre mesi («Siamo di fronte a individui...

È arrivato il generale Custer!

Per comprendere i risultati delle elezioni europee 2014 in Spagna e l’improvvisa centralità del partito nato sulla scia del movimento che tre anni fa occupò Puerta del Sol, Podemos, bisogna sapere che ormai il vento è cambiato. Gl’Indignados non minacciano più il sistema soltanto nelle strade, ma anche nel segreto delle cabine elettorali.   Nel 1964 Bob Dylan cantava The times they are changing, adesso ci pensa l’asturiano Nacho Vegas a dare un’istantanea della situazione. Nella sua canzone Polvorado (2014), il primo tenore della musica indie spagnola parafrasa la Bibbia dicendo che Polvere siamo e polvere da sparo diventeremo. Canzoni, si dirà, ma durante il profondo rosso della crisi si è arrivati a circondare le case di alcuni politici con i cosidetti escraches, forme di protesta diretta che, seppur pacifiche, rappresentano l’ultimo stadio prima della violenza mirata.   Cercherò di analizzare i risultati prodotti dalle votazione del 25 maggio per immaginare quali possibili scenari si schiudono nell’immediato futuro e quali protagonisti stanno per entrare nel neoeletto Parlamento...

Jump/Junk: mal di Cina

Shenzhen è crossover puro. Un caleidoscopio di suoni: i grattacieli più acuti di un assolo di Eddie Van Halen e la periferia reiterata di edifici come l’intro di A forest. Tutto è in perenne movimento, non esiste scansione fra le ore: giorno e notte perdono i contorni, la realtà si potrebbe definire acquatica, fluida, instabile. Qui il Pil non è un numero e nemmeno un grafico: spariscono ascisse e ordinate, si corre sulla derivata di una funzione in perenne ascesa e la parola stagnazione non fa parte di nessun testo economico. Non in questo posto. Non per un europeo catapultato dall’immobilità italiana nel cuore del caos cinese.   Grattacielo a Shenzhen   In Cina è bello non essere turisti, lavoro e movimento coincidono perfettamente, anzi il secondo è un fattore essenziale, è connaturato al lavoro: spostarsi per strade affollate, in giro per contatti e uffici, dà la misura di cosa significa sentirsi al centro di un mondo in perenne mobilità. Un nuovo  “Chinese Dream”? Può darsi. O forse si tratta solo di una suggestione, l’idea stratificata di...

La lunga marcia di Wu Ming

Quando nacque, Giap era semplicemente la newsletter di “quelli di Q”. Era il 2000 e il loro “bollettino” militante arrivava direttamente nella casella email. Era come se un pezzo del “movimento dei movimenti” ti entrasse in casa. Il momento era di quelli piuttosto frizzanti e la voce di Wu Ming serviva come strumento per fare il punto su un po’ di questioni. Per molti era facile riconoscersi in quelle parole e in quel linguaggio, perché era lo stesso che si sentiva per strada, tra amici o nei centri sociali. Si poteva essere d’accordo o meno, ma quelle letture offrivano sempre un momento di riflessione e di analisi. Dopo i primi tre anni di newsletter, che incorniciano il battesimo del fuoco di questo nuovo secolo, esce la prima antologia di Giap. Nel frattempo la loro attività di narratori prosegue con un ritmo serratissimo, pubblicano romanzi collettivi e individuali, sperimentano il copyleft e il download gratuito e danno vita a una serie di interessanti ragionamenti sul romanzo e sulla narrazione in Italia, il “New Italian Epic”. Nel 2010 Giap smette la veste della newsletter e si trasforma in un blog...

Movimento per la presa del potere

Siamo sconvolti da una raffica di episodi che stanno mettendo a soqquadro le buone vecchie abitudini europee. Eppure un caso è un caso. Ma quando un po’ di casi si concentrano in un medesimo momento si pensa a un nesso. Si tratta della vecchia storia dell’aumento della concomitanza tra le nascite e l’aumento dei voli delle cicogne in certe zone del nord Europa. Tuttavia se è assodato che i bambini non li portano le cicogne, pureil ritiro del Papa, la malattia della Regina, che è anche il capo dell’altra grande chiesa cristiana, quella anglicana, e altri eventi concomitanti, danno da parlare, più che da pensare.   Si crea un immaginario collettivo che proclama l’imminente morte di Elisabetta e questo rimane il dato, quello che permette alle riviste inglesi di fantasticare sulle lotte monofamiliari per la successione, mentre il fatto che la Regina esca a piedi dall’ospedale salutando il pubblico viene quasi ignorato. È poco rilevante, ci rovina l’immaginario pettegolo. Se fosse tutto qui sarebbe ancora relativamente semplice: una parte apocalittica scorgerebbe questi due eventi come sconvolgenti...

Rothko e i suoi vandali

Domenica 7 ottobre, poco dopo le tre del pomeriggio, un ragazzo entra alla Tate Modern di Londra e si dirige verso la sala con i Seagram’s Murals dipinti da Mark Rothko. Dopo una breve sosta su una delle due panche si alza e, armato di pennello e pittura nera, scrive sull’angolo inferiore destro di Black on Maroon (1958): “Vladimir Umanets ‘12, A Potential Piece of Yellowism”. Esce dal museo, sorpreso che nessuno lo abbia fermato. Ci resta così male che, prima di essere prelevato a casa dalla polizia il giorno successivo, rivendica la paternità del gesto. Vladimir Umanets o Wlodzimierz Umaniec, di nazionalità russa (come Rothko) o polacca, anni 26, professione artista, cofondatore (assieme Morcin Lodyga) del movimento Yellowism o Giallismo. Di cosa si tratta? Non una corrente, né arte né anti-arte, è “un elemento della cultura visiva contemporanea”. Promuove un mondo in giallo. Mi fa venire in mente gli ultimi anni di Monet e Van Gogh e la loro xantopsia, un’alterazione della percezione dei colori causato dalla cataratta che fa vedere il mondo come avvolto in una nube giallastra....

Yo Soy 132 e il futuro della democrazia messicana

Antonio Attolini, studente universitario di 22 anni, è uno dei leader giovanissimi del movimento Yo Soy 132, movimento sociale messicano scaturito prima e dopo le elezioni presidenziali del luglio 2012. Il loro percorso si sta strutturando a partire da una richiesta di base (la democratizzazione dei media), una fitta rete di relazioni con altri movimenti e intellettuali, manifestazioni pubbliche, oltre a concretissime proposte di legge per il miglioramento della democrazia messicana. Una democrazia corrosa dal narcotraffico e dalla corruzione, con alcune evidenti consonanze con la storia italiana... Queste sono le domande che in un piovoso pomeriggio di luglio ho proposto a Antonio, per offrire maggior luce sul movimento Yo Soy 132.       ALESSANDRO RAVEGGI – Le prime domande che ti faccio sono alcune domande basilari sul movimento Yo Soy 132: come è nato? Come si è formato e quando, il famoso hashtag di Twitter #YoSoy132?   ANTONIO ATTOLINI – Il movimento Yoy Soy 132 è nato una settimana dopo la visita di Enrique Peña Nieto alla Universidad Iberoamericana a Città del Messico, una universit...

Le anime umide

Tempo di vacanze, tempo di tuffi nelle chiare acque dei nostri mari. Seduti sulla spiaggia rincorrendo con lo sguardo l’irrefrenabile farsi e disfarsi del moto ondoso, ci accade di inseguire anche i nostri pensieri che, così come le onde, affiorano e si frangono con la medesima velocità.   L’acqua è una massa senza forma che fluisce e riempie invasi e contenitori di ogni tipo. Spinta dalla gravità precipita e scorre lungo pendii solcando il suolo terrestre con anse serpeggianti disegnate dalla massima pendenza. Quando lo scorrimento lineare dell’acqua viene devia­to da qualche ostacolo, dietro di questo si formano dei vortici che girano nel senso opposto rispetto alla direzione del­la corrente. La spirale è la forma che l’acqua prende anche quando è messa in movi­mento dalle spinte del vento che incre­spano la superficie del mare. Il piccolo appiglio di una piega è sufficiente alla forza del vento a far presa e sollevare l’acqua facendola oscillare tra cuspidi convesse econcavi baccelli aperti al cielo. Al vertice della cresta di un’onda si incon­trano, in una...

Cycling London

Da vent’anni la mia giornata comincia su due ruote, la posizione migliore per apprezzare il cambiamento graduale delle stagioni, il profumo della natura, il verde, il giallo e il rosso delle foglie, le tinte assortite di anitre, cigni, oche canadesi, cormorani, volpi, scoiattoli e porcospini – insomma, tutto quello che fa parte della flora e della fauna locale. Ma non solo la natura: andando a lavorare (o a passeggio) in bicicletta, ho anche modo di ammirare la splendida architettura urbana ed inalare storia millenaria. Sono fortunato, devo dire, soprattutto se penso ai milioni di persone che, mentre io pedalo tranquillamente (addirittura fischiettando, se c’è il sole), si stressano su autobus e metropolitane strapiene – perché questo offre Londra, la scelta di un abbonamento perpetuo a dieci viaggi settimanali stretti come sardine al prezzo di un mini-mutuo su trasporti pubblici per niente eccezionali, o il vivere ad un ritmo più umano, a misura di ruota.     Anche se negli ultimi anni si sono affermati ciclisti come Mark Cavendish e Bradley Wiggins e molta gente fa ciclismo agonistico, in Gran Bretagna la...

Santu Mofokeng: chasseur d’ombres

Vous rappelez-vous la perception de l’espace? Le sens de la distance et du temps que procuraient les voyages à l’époque de l’apartheid ? (…) Pour moi, voyager n’était pas une distance à parcourir mais une longue angoisse à supporter. (The Cry of Winnie Mandela, Njabulo S. Ndebele, in Chasseur d’ombres, catalogo della mostra)   Le danger avec la photographie documentaire, surtout avec la “photo victimaire”, c’est qu’elle risque de créer des victimes aussi bien que de les trouver. (Abigail Solomon-Godeau, in Chasseur d’ombres, catalogo della mostra)                                                                                       ...

Guardare lontano

Nel giro di pochi giorni “Il Giornale” e “La Padania” hanno pubblicato in prima pagina due foto che mostrano esponenti della politica europea impegnati nello stesso gesto: schermare gli occhi avvicinando il palmo della mano a squadra sulla fronte. Sul “Giornale” (18 giugno) compare Ségolène Royal in questo atteggiamento, mentre la didascalia recita: “Ségolène Royal, ex compagna di François Hollande, dopo il voto legislativo di ieri ha perso il seggio parlamentare”.     Tre giorni prima (15 giugno), “La Padania” aveva scelto una foto di Umberto Bossi con il medesimo atteggiamento, inquadrato di profilo, con la scritta “El gh’à vist lontan” (Ha visto lontano). Come spiega l’articolo principale, “c’è arrivato anche il Financial Times, Bossi 20 anni fa”; si parla della necessità di una Europa “miscela di Stati senza debiti e di Regioni”, idea che il partito leghista avrebbe sposato da anni, in una politica proiettata “là dove la storia gli ha sempre dato ragione”.  ...

Speciale ’77. Una conversazione con Gabriele Guercio

Stefano Chiodi: Ha ancora oggi senso interrogarsi sul ’77?   Gabriele Guercio: Tutte le datazioni, soprattutto a distanza di tempo, si intrecciano con altri momenti. In qualche maniera, il ’77, o gli anni settanta in genere, per me sono diventati importanti solo a fine anni novanta. All’epoca riflettevo su sei date: 1914, l’inizio del dada; 1957, il manifesto dei situazionisti; il 1968; il 1977; l’89, con la caduta del muro di Berlino. E a queste aggiungerei oggi il 2001, con l’attacco alle due torri. Questa sequenza è importante perché riporta la centralità di alcuni temi o problematiche che il ’77 ha sicuramente simbolizzato, ma che ricorrono e che ci hanno interrogato nel corso di un secolo. Quali? Secondo me hanno molto a che fare con il trinomio arte, politica, vita, e anche con una forma di rifiuto del lavoro e di critica della rappresentazione. Perché così come negli anni settanta in Italia si comincia a parlare a livello diffuso di doppia società, già la avanguardie (ma soprattutto penso al dada) non solo avevano rifiutato un certo tipo di istituzionalizzazione del lavoro...

Speciale ’77. What a curious feeling

“Succedevano allora in Italia, nei dieci anni 1968-1978, cose che oggi non ci si crede”. Così, qualche anno fa, Oreste del Buono in circostanza non troppo diversa dalla presente (presentando, cioè, le poesie in quegli anni dedicate da Nanni Balestrini all’allegorica “signorina Richmond”). Di quel tempo alla lettera incredibile è in primo luogo straordinario documento Alice disambien­tata, testo o non-testo attribuito dalla (oggi) dilavata e graffiata copertina dell’Erba Voglio a un fantomatico “collettivo A/Dams”: nome che arieggia (e parodia, forse) quello della testata leader fra le mille dell’esoeditoria di quegli anni e anzi di quei mesi, “A/traverso”, il “giornale PER l’autonomia” informalmente diretto da Bifo, al secolo Franco Berardi.     E, a passare in rassegna le proposte ’76-’80 dell’editrice milanese animata da Elvio Fachinelli, l’air de famille rende meno improbabile un progetto come quello partorito da Gianni Celati, di cucire in un patchwork testuale – come ricorda lui stesso, oggi, a quasi trent’anni di distanza – “schede, appunti, foglietti stropicciati, registrazioni e interventi che riassumevano discorsi svolti per un anno”. Proprio il “collettivo A/...

L’Eresia della felicità di Marco Martinelli

Ti circondano. Sono una sessantina, tra gli undici e i diciotto anni. Tutti con una blusa gialla “cucita con tre metri di tramonto” come quella di Vladimir Majakovskij, il poeta cubo-futurista che voleva strappare la gioia ai giorni venturi. Hanno i colori della primavera esplosa e nomi da neo e paleo italiani i ragazzi dell’Eresia della felicità di Marco Martinelli, una scheggia della “non scuola” di Ravenna, impiantata per la prima volta a nord, anzi a nord-est. Vengono da Asseggiano, una zona periferica di Mestre, dal centro vecchio di Venezia e da Marghera, città-fabbrica in crisi. Si chiamano George, Jiko, Vajit, Chiara, Kevin, Nicolò, Nina, Elisa, Alvise, Adil, Albulena, Damiano, Dan, Zeno, Jennifer, Snizhana, Marco…     Cinema-teatro Aurora di Marghera, a destra della stazione di Mestre, guardando verso Venezia. Sera di venerdì 31 marzo. Sul viale si incontrano pochi passanti, principalmente immigrati. Qui la sala è piena di amici, genitori, appassionati di teatro, insegnanti. È uno di quei luoghi dove si continua caparbiamente a fare teatro dialogando con chi abita nelle...

Speciale ’77. Tragedie senza catarsi. Conversazione con Franco Cordelli

Andrea Cortellessa: Vorrei iniziare questa conversazione in medias res. Credo che alcune delle dinamiche di cui tu sei stato protagonista – naturalmente e in particolare le performance poetiche prima, nella primavera del ’77, al Beat 72 (i cui riflessi si leggono nel tuo libro uscito l’anno seguente, Il poeta postumo. Manie pettegolezzi rancori) poi, nell’estate del ’79 a Castelporziano – trovino le loro radici in un’idea di letteratura, di teatro e in generale di Italia che tu vivevi da protagonista almeno dal ’75, quando insieme ad Alfonso Berardinelli pubblichi l’antologia Il pubblico della poesia. La domanda è: quando tutto questo conosce una specie di cartina al tornasole politica (e addirittura, soprattutto a Roma, militare: boati che si ascoltano spesso sullo sfondo del Poeta postumo) tu vivi questo disvelamento, quest’Apocalisse diciamo, come qualcosa che confermava quanto avevi vissuto negli anni immediatamente precedenti, ne era naturale conseguenza, oppure come radicale sconfessione, disinganno, nemesi assoluta?   Franco Cordelli: Come una cosa del tutto naturale. Perfettamente congruo al...