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movimento 5 stelle

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Ernesto Laclau / La ragione populista

“Il populismo potrebbe rappresentare alla fine la strada maestra per comprendere qualcosa circa la costituzione ontologica del politico in quanto tale.” (Laclau, La ragione populista, p. 63)   Da anni assistiamo a una valanga di libri sul populismo. Tra gli scritti più importanti su questo tema di questi ultimi quindici anni, trovo che abbia un posto di rilievo il libro del filosofo Ernesto Laclau: On Populist Reason (La ragione populista, Laterza, 2008), uscito nel 2005. In effetti, non si tratta semplicemente di una ricostruzione della dinamica dei populismi, ma assume la statura di una teoria del politico in generale. Questo libro viene per lo più interpretato, non senza qualche ragione, come una rivalutazione filosofica del populismo. E in effetti sappiamo che negli ultimi anni Laclau (morto nel 2014) simpatizzava per certe forme di populismo di sinistra, in particolare per il regime di Hugo Chávez. Si ispirano inoltre al pensiero di Laclau movimenti come Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. Ma si può leggere il testo in modo diverso. Nel fondo, in questo libro non si tratta veramente di una rivalutazione del populismo, come vedremo. È vero che Laclau rovescia...

Democrazia di click / Tre problemi per Rousseau

Il dibattito sui sistemi di consultazione o di sondaggio online – eviterei il termine “voto” che sarebbe, a mio parere, da riservare unicamente alle reali, e rarissime, tornate elettorali elettroniche durante elezioni o referendum – si accende, regolarmente, quando un dato campione di persone (la base/iscritti di un partito o gli appartenenti a un determinato gruppo o movimento) viene “interrogato” su un determinato punto programmatico o politico.  Si tratta di un dibattito vecchio di decenni che, però, il caso di Rousseau in Italia riporta regolarmente in auge. Ogni volta, al contempo, appaiono, evidenti, alcune criticità molto importanti che gli studiosi, da anni, affrontano e denunciano con riferimento a simili sistemi. Sono, a nostro avviso, punti centrali e non di mero dettaglio, “difetti” che possono viziare senza pietà, parzialmente o totalmente, un sistema che può presentare, indubbiamente, anche dei vantaggi e dei lati positivi. Muovendo proprio da ciò che è successo in questi giorni in Italia – ma mantenendo lo sguardo fisso anche su altri Paesi, quali l’Estonia, la Svizzera, la Germania, l’India e gli Stati Uniti d’America che, da tempo, sperimentano sistemi simili...

Il Giudice e i Minions / Rancore al potere

In una celebre canzone italiana “rancore” fa rima con “procuratore”. È il genio anarchico del genovese Fabrizio De André che, raccontando le vicende di un giudice di bassa statura, rende conto della logica profonda di questa passione tanto triste quanto, sappiamo, di estrema e attualissima diffusione. Si ricorderà che, in questa storiella di squallida vendetta (il nano diviene giudice e condanna al patibolo malcapitati qualsiasi), il rancore gioca un ruolo basilare, quello dell’acredine covata a lungo, scientemente e silenziosamente: “Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore / che preparai gli esami, diventai procuratore”. Niente di più politically incorrect, ma di schiettamente verosimile.   Il fatto è che il rancore, forse più ancora che il suo parasinonimo risentimento, è sentimento di estrema complessità: prende il corpo e insieme la mente, allunga il tempo, producendo una sorta di suspense che travalica, col suo specifico oggetto di fredda vendetta, la storia in cui tale sentimento si trova inserito. Resta spesso un rancore puro, senza oggetto, o meglio con un oggetto vago, indeterminato: più che pretendere ragione e riscatto, esso finisce per dar luogo a uno...

La de-sinistrazione dei ceti popolari / Brexit. Il focolare dei poveri

Il referendum britannico sulla Brexit ha messo in evidenza la forma che oggi assume, e non solo nel Regno Unito, la lotta di classe. Ma in piccolo è quel che hanno messo in evidenza anche le elezioni amministrative del giugno 2016 in Italia. Qui, l’arretramento del partito democratico era in gran parte scontato. Scontato perché si sa che nelle elezioni di midterm chiunque governi viene generalmente punito. Si dice che oggi il voto è sempre più umorale, ma l’umoralità è in parte prevedibile. È quasi meccanico: in un paio d’anni si passa dall’”idillio con i Vincitori Recenti” alla “Delusione Rabbiosa Contro Chi Governa”.   Più impressionante è il cambiamento di base sociale del voto. Si è sottolineato che il PD nelle grandi città ha vinto nei quartieri del centro, abitati per lo più dai ceti più abbienti e colti, mentre si è volto al Movimento 5 Stelle o alla destra (chiamo le cose col loro nome; non uso l’ipocrita “centrodestra” ma destra; non uso l’ipocrita “centrosinistra” ma sinistra) l’elettorato delle periferie, soprattutto di quelle più malandate, abitate dai ceti meno abbienti e meno colti. Fino a non molto tempo fa, essere di un ceto povero restava un indicatore di un...

Chi vince nella società dell'esasperazione? / Dopo Fassino niente diluvio

Dopo il primo turno delle elezioni amministrative a Torino, il 5 giugno scorso, si era capito che Fassino avrebbe perso. Nel centro-sinistra che sosteneva il sindaco uscente, ovvero PD, Lista Civica (borghesia educata), Moderati (un tempo Comunione e Liberazione, oggi non è ben chiaro) e Progetto Torino (un pezzo “governativo” di Sinistra Ecologia Libertà capeggiato dall’ex assessore al Bilancio e al Patrimonio, Gianguido Passoni, che si è rifiutato di fare opposizione per i prossimi cinque anni con il Fiom Airaudo candidato sindaco) si è scatenato il panico. La campagna elettorale fatta di discorsi concreti, di garbati pro-memoria delle tante buone cose fatte dagli ultimi sindaci di centro-sinistra (Castellani, Chiamparino, Fassino), di lungimiranza sui progetti che sarebbero proseguiti e partiti, ha persuaso poco più del 40% dei torinesi che hanno votato; invece nelle otto circoscrizioni hanno vinto tutti i candidati presidenti del centro-sinistra, anche nei famosi quartieri periferici dove l’immigrazione storica operaia di origine meridionale, che si era guadagnata una decorosa vita con i soldi messi da parte, si è trovata invasa dall’immigrazione africana, maghrebina, islamica...

Il suicidio politico di una classe dirigente / Successo 5 Stelle

Tre anni fa, il 25 febbraio 2013, un nuovo attore politico occupava il centro della scena politica italiane ed europea. Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle passavano da zero al 25% dei voti, da zero a 163 parlamentari: il più esplosivo successo elettorale della storia del paese. “Non può durare”, era stato il commento con cui la casta dei politici e dei commentatori politici avevano esorcizzato l'evento. “È un fuoco di paglia, un boom protestatario e populista”. A parere degli esperti, gli elettori avrebbero presto abbandonato l'infantilismo qualunquista per tornare a una visione matura e costruttiva, in cui l'opposizione tra destra e sinistra avesse ancora senso.   Quella previsione autoconsolatoria si è rivelata ridicola ed è stata una catastrofe per il tradizionale sistema politico. Il 19 giugno 2016 il Movimento 5 Stelle ha sbancato 19 ballottaggi sui 20 a cui partecipa, a partire da Roma (con il 67%) e Torino. Quello della Appendino è un risultato politicamente ancora più significativo perché ottenuto in rimonta, sbaragliando una roccaforte del vecchio PD e umiliando l'ex segretario del partito Piero Fassino, il profeta che nel 2009 aveva intimato a Grillo “Grillo fondi...

Il controllo sulla password è il controllo della politica? / Servercrazia, dopo Casaleggio

Il rapporto tra politica e gestione dell’informazione dei politici è un tema fondamentale in un’era in cui il digitale assume una dimensione centrale. Questo vuole dire anche che la mano sui server è oggi la mano che controlla il mondo (politico)? La risposta a questa domanda è dettata dall’urgenza della recente vicenda che mette al centro il rapporto fra il MoVimento 5 Stelle e la Casaleggio Associati nel post-Gianroberto Casaleggio. Come è noto il deputato Luigi Di Maio, il leader del direttorio dei Cinque Stelle, ha incontrato il figlio di Casaleggio, Davide – come racconta su La Stampa Jacobo Iacoboni – depositario di un’eredità testamentaria che passa dall’azienda (con un possesso del 30%) che controlla i server su cui risiede il Blog di Beppe Grillo, il sistema di siti satellite di supporto e che gestisce anche la pubblicità. Un incontro, questo, che mette l’accento su quanto sia cruciale per la realtà politica del MoVimento il rapporto con chi gestirà, di fatto, il Blog. Su un altro versante troviamo invece il tema della possibilità di “spionaggio” dei server gestiti autonomamente dal MoVimento da parte della Casaleggio Associati, come riportato su alcuni articoli de Il...