Categorie

Elenco articoli con tag:

musica

(38 risultati)

22 maggio 1924 - 1 ottobre 2018 / Charles Aznavour l'istrione

All’inizio degli anni ’60, tra i 45 giri di mio cugino più grande c’erano Elvis Presley, Fred Buscaglione e i primi successi dei Beatles. Ma uno dei dischi che ascoltavamo di più era La mamma, di Charles Aznavour, un pezzo ipermelodico e strappalacrime (ripreso da noi da Modugno). Quando si racconta la storia della musica pop, si è portati inevitabilmente a schematizzarla, come nei libri di scuola: prima c’è la Rivoluzione francese, poi viene Napoleone, poi la Restaurazione, etc. Prima c’è il progressive rock, poi invece trionfa il punk…  In realtà, quello che a noi può sembrare a distanza di anni un drastico e definitivo cambio della guardia nelle mode e nei gusti musicali è qualcosa di molto più complesso e sfumato. Nella musica pop, come in ogni altro ambito, il vecchio e il nuovo convivono a lungo. Negli anni di She Loves You e di Paint It Black, il “vecchio” Aznavour (classe 1924) resisteva, e ad ascoltarlo erano anche quei giovani che in teoria avrebbero dovuto snobbarlo come un residuo del passato.   Il personaggio era giusto l’opposto degli idoli pop del momento: ultraquarantenne, stempiato con riportini, basso di statura, atteggiamento da teatrante, voce...

Da quel momento fui wagneriano / Nietzsche e il Tristano

Wagner rappresenta una parentesi relativamente breve nella vita di Nietzsche, pochi anni (1869 – 1872) che si possono circoscrivere al periodo in cui, dalla vicina Basilea, frequenta assiduamente Tribschen, la villa sul lago di Lucerna dove Wagner si rifugia insieme a Cosima (figlia di Franz Liszt) dopo lo scandalo scoppiato a Monaco di Baviera per la loro relazione clandestina. Anni in cui un giovane Nietzsche è anzitutto fiero di sentirsi intimo amico del musicista tedesco più celebrato d'Europa che lo ospita a casa sua, lo capisce e lo apprezza (così scriverà molti anni dopo in una lettera Franz Overbeck: “Wagner è stato l'unico, o per lo meno il primo, ad avere la percezione di ciò che si agitava dentro di me.”). Anni in cui subisce fortemente la personalità e il fascino di Cosima, quell'Arianna a cui indirizzerà l'unico “ti amo!” che ebbe mai l’ardire di scrivere a una donna.   È curioso notare come dalla lettura dell'epistolario le grandi opere di Wagner restino quasi sempre sullo sfondo. Opere per le quali in alcuni casi esprime apertamente i propri dubbi: “in Walkiria, a grandi bellezze e virtutes fanno da contrappeso altrettante grandi bruttezze e difetti”. Oppure,...

Ovvero l'improvvisazione intima / Tango!

Non so ballare il tango. Lo guardo. Nella Boca, il quartiere del porto di Buenos Aires, il tango spuntò misteriosamente generato da qualche ritmo africano, ballato dai discendenti degli schiavi deportati in Sudamerica secoli prima. Sul tango ho letto soprattutto i libri strani e appassionati di Meri Lao, che ne hanno sempre restituito la natura appassionata, appassionante, malinconica e remota. Come un fantasma seducente del passato. Davide Sparti, epistemologo, ha scritto libri sull’improvvisazione e sul jazz, e ora ho finito di leggere il suo nuovo Sul tango. L’improvvisazione intima (il Mulino 2015, 22 pp., € 16,00). Il suo approccio scientifico, il suo sforzo singolare di creare una griglia di lettura dei segni di questa danza mi ha spiazzato. E se a un certo punto, nel corso del suo libro, non avesse messo in campo il suo vissuto, rivelandoci di avere voluto imparare a ballare il tango, forse mi sarei irritato. L’avrei ritenuto un entomologo che tentava di trafiggere con lo spillo accademico il palpitare misterioso della mariposa, della farfalla-tango, uccidendone il segreto e misterioso vitalismo un po’ funebre. Ho avuto la fortuna di incontrare e frequentare qualche volta,...

Transformers

Per il secondo anno consecutivo, doppiozero organizza a Roma un ciclo di incontri in collaborazione con il MAXXI - Museo delle Arti del XXI secolo. Il ciclo Potenziali di trasformazione chiama critici, studiosi, artisti a riflettere insieme su come la rete sia capace oggi di offrire nuove opportunità alla creazione letteraria e artistica, di produrre nuovi luoghi di partecipazione, critica e commento, esplorando le diverse forme di scrittura che rigenerano e trasformano lo sguardo sul mondo contemporaneo.   In occasione del primo apppuntamento, Come si diventa indipendenti (oggi pomeriggio alle 18 presso la Galleria 3 del MAXXI), pubblichiamo un estratto dal testo di Hou Hanru pubblicato nel catalogo Transformers, edito da Corraini Edizioni, che ci è stato gentilmente concesso.   Didier Faustino, Body in Transit     La nostra epoca è piena di cambiamenti, addirittura mutazioni. Non solo la nostra percezione del mondo si sta spostando dalla “realtà analogica” alla “realtà virtuale”, ma il mondo reale in cui viviamo si sta rapidamente trasformando in una nuova realtà, in cui...

"Why Africa?" La non-risposta di “SAVVY Contemporary” (seconda parte)

Dopo l’uscita di giugno, ecco la seconda parte dello speciale contributo a cura di Savvy Contemporary che risponde alla domanda Why Africa?. Lo fa attraverso “alcune sonorità che potrebbero rappresentare, racchiudere e rivelare alcune forme e significati dell’Africa”- come scrive il fondatore e direttore di Savvy Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “è attraverso il suono che teniamo in vita i nostri antenati e attraverso il ritmo che sentiamo battere il loro cuori.”  Buon ascolto e buona estate!   lettera27 English Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro...

"Why Africa?" A SAVVY Contemporary non-response (part two)

Following the June issue, here is the second part of the special contribution by Savvy Contemporary that engages with the question Why Africa? They do it through “some of the sounds that could embody, encompass and reveal some form and meaning of Africa” –writes Savvy’s founder and director Bonaventure Soh Bejeng Ndikung- “For it is through sound that the ancestors are kept alive and through rhythm that their pulses keep the beat.” Enjoy the tunes and the summer!   lettera27 Italian Version   Savvy contemporary team, ph. Luise Volkmann   Francis Bebey - The Coffee Cola Son   Tshala Muana- Kapinga   Rachid Taha- ya rayeh   Brice Wassy Kù Jazz Groove   Busi Mhlongo - Oxamu   Hafusa Abasi & Slim Ali & The Kikulacho Yahoo Band – Sina Raha   Tlahoun Gèssèssè - Aykèdashem lebé   Zoundegnon Bernard (T P Orchestre Poly Rythmo de Cotonou) - Mille Fois Merci   T.P. Orchestre Poly-Rythmo de Cotonou - Angelina II   Magambeu   Lapiro De Mbanga - No make erreur   Fela Kuti - O.D.O.O...

Hip Hop Family Tree Vol. 1 di Ed Piskor

25 anni fa ci avrebbero scommesso in pochi. Il rap nel nostro paese all'inizo degli anni '90 era un fenomeno relativamente di nicchia, parzialmente politicizzato e militante, che vedeva in fenomeni quali Jovanotti o Articolo 31 blande declinazioni meainstream che per il grande pubblico poco o nulla avevano a che fare con le radici profonde di quel fenomeno musicale e non solo nato sul finire degli anni settanta negli Stati Uniti. Oggi il rap è uno dei generi più ascoltati e seguiti dagli adolescenti italiani – come del resto da quelli di tutto il mondo – con una scena che nelle modalità e nei generi rispecchia in tutto e per tutto,  non senza una buona dose di vuota emulazione, trend e mode che arrivano da oltreoceano.     La diffusione capillare di beats, rime e pose è però fortemente orientata al presente e poco o nulla ha a che fare con quel senso più generale di Cultura che da sempre caratterizza l'Hip Hop (inteso come tradizione vuole quale insieme di Djing, Rap, Breakdance e Graffiti). Niente di meglio dunque, per ravvivare la memoria e rivivere una delle saghe musicali più eccitanti...

Montage of Heck: due o tre cose sui Nirvana

Qualche giorno fa è uscito nelle sale, per soli due giorni di proiezione, Kurt Cobain: Montage of Heck, film prodotto da Courtney Love, con il consenso della figlia Frances Bean, che propone una serie di materiali inediti: home-movies in Super 8, disegni, fumetti, nastri registrati…   Ma c’è ancora bisogno di parlare di Kurt Cobain? In fondo, sono tantissime le interpretazioni riguardanti l’enorme portata innovativa del gruppo di Seattle, e altrettante le trasfigurazioni del personaggio in mito generazionale. Pensando e ripensando poi a ciò che hanno rappresentato i Nirvana, il rischio è sempre quello di ritrovarsi in una terra popolata da chi è rimasto e da chi invece se ne è andato, dai patetici con gigantesche capigliature brizzolate e da chi avrà ventisette anni per sempre. Sembra insomma che per parlare di Kurt Cobain sia necessario attingere alla propria esperienza personale, cercando di sistematizzare una geografia in cui tutti gli itinerari possibili portino alla creazione di un bene comune. Un compendio di memorie private che si traduce in realtà in un patrimonio collettivo, in un...

Massimo Zamboni. L'eco di uno sparo

29 febbraio 1944 due uomini procedono in bicicletta su uno stradello in mezzo alle campagne di Reggio Emilia. Sono le 17.45 quando all’improvviso uno di loro viene raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco. Cade a terra. I tre sparatori fuggono. Il morto si chiama Ulisse; è uno squadrista, Sciarpa del Littorio, ha partecipato alla Marcia su Roma, segretario politico del Fascio di Campegine. Ad ammazzarlo sono stati i GAP, Gruppi di Azione Patriottica. Con questa scena inizia un libro, L’eco di uno sparo (Einaudi 2015), davvero particolare e unico. A raccontare la storia settant’anni dopo è il nipote di Ulisse, Massimo Zamboni, nato tredici anni dopo l’omicidio del nonno, è stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei CSI, due dei gruppi più importanti della scena musicale degli anni Ottanta e Novanta. Insieme a Giovanni Lindo Ferretti ha dato vita a un fenomeno che va ben al di là dell’evento musicale, e definisce anche nell’estetica una stagione di profonda trasformazione del costume e della mentalità giovanile. Zamboni è un uomo di sinistra, se la parola ha ancora oggi un senso, o quanto...

Davide Mosconi. Fotografia, musica e design

Il nome di Davide Mosconi non è ancora molto conosciuto presso il grande pubblico. Eppure le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni e gallerie in tutto il mondo, tra cui la National Gallery di Bruxelles, l’I.C.A. di Londra, la Guggenheim Foundation di Venezia, la Rayburn Foundation di New York; i suoi lavori sono stati scelti per la Biennale di Venezia nel 1991, nel 1993, nel 2001 e nel 2003. Nel 1963, appena ventiduenne, veniva considerato dalla stampa nazionale “il musicista di jazz italiano più personale e dotato”, mentre due anni dopo firmava, come fotografo, l’indimenticabile servizio su Sofia Loren scattato a Roma. Al MoMA di New York, quando nel 1972 si tenne la famosa mostra Italy: The New Domestic Landscape, il suo contributo figurava insieme ai più importanti designer di quegli anni. E se tra i suoi maestri troviamo Richard Avedon e Hiro, tra le sue frequentazioni si annoverano musicisti come John Coltrane e Cecyl Taylor, l’entourage di Salvador Dalì, gli amici e colleghi Ugo Mulas e Bruno Munari, tra i tantissimi che lo accompagnarono.   2112 note, 1990. Installazione alla Biennale di...

Neil Young sound

L’occasione offerta lunedì 21 luglio a Barolo dal festival Collisioni è senz’altro speciale, ma in un certo senso potrebbe essere addirittura irrinunciabile. Si tratta, infatti, dell’unica tappa italiana in quella che potrebbe essere l’ultima tournée di Neil Young insieme ai Crazy Horse.   Nel marzo dello scorso anno, alla vigilia delle date in Oceania dell’Alchemy Tour, il chitarrista della formazione Frank “Poncho” Sampedro – intervistato da “Rolling Stone” – dichiarò: «L’istinto mi dice che questo è davvero l’ultimo tour: detesto dire le loro età, ma io ho sessantaquattro anni e sono il più giovane della compagnia. Adoro suonare, e insieme lo facciamo bene come sempre, eppure in qualsiasi momento a uno di noi potrebbero mancare le energie per continuare». Dunque, nel dubbio, meglio non rischiare, anche se lo stato di salute dei singoli componenti – oltre Sampedro: il bassista Billy Talbot e il batterista Ralph Molina – e del capobanda è del tutto rassicurante.   In particolare, Neil Percival Young, per l...

Fortuna e storia di un titolo

Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.   In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore...

Wes Anderson: The look of love

  Non è certo sorprendente, tra i vari tagli possibili per un’analisi estetica dell’opera di Wes Anderson, soffermarsi sul legame che il suo cinema intrattiene con la moda. È sufficiente dare un’occhiata ai tumblr, ai più svariati social network dove il pubblico si fa autore rimaneggiando le immagini consegnate al suo sguardo, per percepire come la ricezione e il ricordo che sopravvive ai film andersoniani passi soprattutto attraverso gli outfit singolari dei suoi protagonisti.   Scompaiono i volti, tele bianche incorniciate da acconciature e abiti indelebili nella memoria degli spettatori, che attraverso un blazer, degli occhiali da sole, la giacca di una tuta o una fascia da tennista, riattivano immediatamente le emozioni provate. Solo la musica nel suo cinema possiede eguale forza evocativa e non è certo casuale che entrambe siano gli elementi espressivi, attigui e complementari al mezzo cinematografico, coi quali restituire un immaginario privato, giustamente definito vintage, essenziale per la sua poetica.   Perché se appare ormai (quasi) definitivamente sdoganato dal peccato di leggerezza e...

L’apocalisse è quello che c’è già?

Come tutti sanno, e i commentatori hanno sempre sottolineato, anche all’interno dello speciale di doppiozero dedicato ad Apocalittici e Integrati, il libro di Eco ha “fatto epoca”. Per il titolo/slogan (come, del resto, per il primo libro, Opera aperta; ed Eco, riporta nella sua famosa e sempre ricordata prefazione, che il titolo fu, sintomaticamente, invenzione dello stesso editore, Valentino Bompiani). Slogan che è, al tempo stesso, sintesi di un vero e proprio programma di ricerca, dettando la linea per gli studi massmediologici a venire: seppure in una prospettiva del “giovedì prossimo”, vista la rapida trasformazione della materia, come metteva in guardia lo stesso Eco, e come ci ricorda Marrone.   E per aver dato la sveglia, o aver segnalato, ad una, a quanto pare, catatonica, prima che catodica, Italia degli anni ’60, in vista di eroici ed erotici risvegli. E quindi via da Claudio Villa, perlomeno verso un Bobby Solo per la prima volta in playback a San Remo; e poi vai con Modugno, e la nuova musica “leggera”, sotto l’influenza di chansonniers e di crooners, cool jazz e tempi terzinati; alla critica...

Leonardo Frosina. L’ultima foglia

Percorro Milano-Roma, Roma-Milano in meno di 24 ore. Ho atteso a lungo il momento in cui avrei visto per la prima volta sul grande schermo il film di Leonardo Frosina: la proiezione è al festival RIFF, al Pigneto. Finalmente in sala. Leonardo, in piedi al centro davanti allo schermo, ringrazia tutte le persone che direttamente e indirettamente hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo del progetto de L’ultima foglia. Racconta di un progetto indipendente, reso possibile dalla collaborazione e dall’impegno di molti professionisti che hanno creduto nel film, della fatica di portarlo a termine perché in condizioni di basso budget è facile perdersi, smettere in corso d’opera. Invece, dopo due anni di lavoro e molti momenti in cui si è temuto che il film non vedesse la luce, L’ultima foglia è pronto.  Nella sala gremita del cinema Aquila cala il buio. Sono emozionata.     Iniziano a scorrere i fotogrammi, il film apre col protagonista che si prepara per lasciare il posto di lavoro in vista del trasferimento. L’inizio è lento, la storia sembra quasi incagliarsi, fa fatica....

Nam June Paik in Italia

Avete mai guardato la tv? Certo che sì. No, ma intendo, l’avete mai guardata negli occhi? E l’avete mai ascoltata? Certo che sì. No, ma intendo, ascoltata quando non ha niente da dirvi. Quando non è costretta a mandare in onda la vostra serie preferita, la partita del mercoledì sera, il talk show che vi dà di cosa parlare con i vostri amici il sabato pomeriggio. Le avete mai sorriso? Avete mai chiuso gli occhi e percepito la sua presenza? Insomma, l’avete mai contemplata, ci avete mai giocato assieme...? L’avete mai considerata e amata per quello che è, un apparecchio elettronico da cui escono suoni e immagini? Non credo. Per molti di noi la televisione è una vera compagna di vita, è lei a scandire le giornate, a fornire le risposte di cui più ci fidiamo. Sì, oggi forse è in parte sostituita dal computer, dal web, ma l’uso che se ne fa è simile. Si accende e voilà, la nostra vita è piena di contenuti, di informazioni, di storie, persino di emozioni, il nostro tempo è speso, la verità acquisita. La rivoluzione digitale opera...

Oggetti d’infanzia | Magic Rock

Quando mi hanno chiesto se mi andava di scrivere qualcosa legato a un gioco della mia infanzia a cui sono affezionata, mi è tornato in mente un oggetto che ricordavo di aver trovato nell’uovo di Pasqua. Ma poi ho pensato: non è proprio un gioco della mia infanzia, e in più è triste. Non che io abbia avuto un’infanzia triste, cioè un po’ sì, come tutti credo, giorni tristi e giorni felici, e giorni così così.  Ricordo però che il giorno in cui ho trovato questo oggetto era un giorno felice. Felice perché era Pasqua e a Pasqua ero sempre felice di aprire le uova. E così quel giorno, aperto l’uovo, avevo trovato una specie di capsula di plastica, mi sembra gialla, come quelle degli ovetti kinder, e dopo che la mamma mi aveva aiutato ad aprirla, io avevo tirato fuori il regalo che c’era dentro.   Di solito non si dovrebbero citare i nomi delle marche, perché poi qualcuno potrebbe pensare che si sta facendo pubblicità, ma adesso non è così. Il regalo che conteneva l’uovo aveva una specie di copertina di forma esagonale di...

David Byrne. How music works

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.   Il libro recensito è How music works di David Byrne.

Conversazione con Jonathan Coe

Incontro Jonathan Coe per la seconda volta (dopo averlo già presentato al festival Collisioni, in Piemonte, due anni fa) al festival WriteIdea di Londra, di fronte ad un pubblico attentissimo e alla presenza di due interpreti per sordi. Come allora, Coe si dimostra persona sensibile, affascinante e modesta. Dopo avermi spiegato com’è riuscito a farsi definire dal quasi coetaneo Nick Hornby “...il miglior scrittore della sua generazione”(citazione buttata da Hornby in un articoletto, ma poi ripresa da Coe e immortalata sulla copertina dell’edizione tascabile di Circolo Chiuso), passiamo subito a domande concrete – le risposte, come sempre, si riveleranno ricche e stimolanti.     Il tuo ultimo romanzo, I Terribili Segreti di Maxwell Sim (2009), che narra la crisi esistenziale di un uomo di mezz’età, sembra in contrasto con altri di più ampio respiro, tipo La Famiglia Henson. Puoi parlarci di come arrivi a questo cambio di registro, di volta in volta?   È vero che libri come La Famiglia Winshaw e La Banda dei Brocchi fanno parte di quello che molti definiscono ‘lo stato della...

Andrés Caicedo. Viva la musica!

María del Carmen Huerta, la regina del Guaguancó, la sempreviva, così come lei stessa ama definirsi,  è un’immagine cinematografica, il ritmo sincopato di una melodia incalzante, una traccia d’inchiostro, il sintomo di un malessere generazionale, un gesto teatrale, insomma, un esperimento culturale vivente. Instancabile ballerina, festaiola sfacciata, curiosa consumatrice di droghe, she comes in colors ev’rywhere e attraversa la notte, sommersa dal piacere d’essere ammirata. Perché è bionda, biondissima, dello stesso colore del mango maturo. I suoi capelli hanno una lunga storia che lei racconta al lettore in prima persona, in un manoscritto che conclude nel dicembre del 1974, dopo avere lasciato il bel quartiere residenziale dove viveva con la famiglia per girovagare negli insani bassifondi di Cali e destreggiarsi nella sua nuova vita da nottambula. Non ha un’infanzia, perché la nostalgia è un capriccio reazionario che non ha mai capito. Invischiata in una disperante coazione a ripetere, il suo passato è un ammucchiamento caotico di pomeriggi trascorsi nella rassegnazione...

Dubito!

Leggendo la raccolta di lyrics Erravamo giovani stranieri, (Agenzia X, pagg.160, Milano 2012, euro 13,00), di Alberto Dubito (Alberto Feltrin, Treviso 1991-2012, per tutti Abe) si ha esattamente l’impressione di avere in mano del materiale di lavorazione di uno spirito temerario e delicatissimo, particolarmente ricettivo della realtà del proprio tempo, colto nel suo elaborarsi. “cara Cara,/ corrosi ci siamo corrosi/ rincorsi ci siamo rincorsi/ ricordi ci siamo corrosi/ ci siamo corrosi i ricordi...”, comincia così la pazzesca rincorsa rabbiosa di Abe, e, in fondo, questo è molto naturale trattandosi di un giovanissimo al culmine della propria esistenza, alla quale con un durissimo cut egli stesso ha deciso di porre fine nello scorso aprile. Abe è un pesce, anzi un pesciolino che si chiede che cosa sia l’acqua, per citare un’immagine cara a David Foster Wallace, un altro prezioso “pesce” del nostro tempo, e non trova aiuto nel mondo che lo circonda, e allora prova a scomporlo questo mondo, a farlo a pezzi, e a osservarlo per dritto rovescio e sghembo, usando le parole, che sa maneggiare con precoce destrezza....

Oggetti d’infanzia | Registratore

Per molto tempo l’ascolto della musica è stato un rituale legato alla stanza della mia casa d’infanzia definita sala: moquette turchese scuro per terra e divani in pelle marrone, un grande stereo con giradischi addossato a una parete, molto spazio fra il tavolo e le poltrone. Per conquistarmi quel territorio ci fu bisogno di dimostrare a mio padre che sapevo maneggiare con perizia la puntina, inserirla in modo appropriato nei solchi neri senza graffiare, e che mi accorgevo se c’era polvere e sapevo toglierla con un pannetto antistatico speciale, di color arancione. Avevo bisogno della sala, e del giradischi soprattutto, perché a sette anni avevo iniziato a frequentare un corso di danza classica, disciplina che con più o meno assiduità ho praticato per i vent’anni successivi. Passavo i pomeriggi a ripetere gli esercizi appresi a scuola dalla mia insegnante russa, insieme ai nomi di musicisti che nella loro grafia straniera racchiudevano il mistero di mondi che in tutto ritenevo superiori al mio. Ai valzer viennesi di Strauss si affiancarono i notturni di Chopin, le Gymnopédies di Satie, e Prokofiev e Fauré, tutti...

Parma in musica

Parma è la capitale del paese del melodramma. Il merito principale di questo primato spetta ad Arturo Toscanini che nacque in una casa di Oltretorrente, quartiere popolare “di là dell'acqua” della Parma, il fiume della città, che in un pomeriggio d’inverno ci appare scuro e impetuoso. Sono qui con Eduardo Rescigno, che ha appena curato un epistolario verdiano con la solita competenza e una passione personale verso il Maestro che da queste parti è contagiosa. Ci hanno invitato le Verdissime, un circolo di trentasei donne, ognuna col nome di un personaggio femminile del melodramma verdiano. Sono meno note del Club dei 27 (tante sono le opere di Verdi), ma attive, simpatiche e temperamentali (se no che emiliane sarebbero). La prova l’avremo dopo la presentazione.   Siamo nel posto giusto: la Corale Giuseppe Verdi, a due passi dalla casa natale di Toscanini e che affaccia sul nobile Parco Ducale. La Corale è un circolo dotato di un simpatico bar, di un ristorante, di una sala per musica per il coro verdiano ed è un luogo che altrove sarebbe meta di pullman di turisti, mentre qui pare frequentato...

William Kentridge a Roma

Il Romaeuropa Festival ha oramai superato il giro di boa. Senza difficoltà è arrivato al termine di questa 27° edizione confermandosi come la più importante rassegna legata alle arti performative della capitale e non solo. Tra le cose più interessanti, a cui ancora potremo assistere, troviamo Kornel Mundruczo con Disgrace (tratto da romanzo del premio Nobel J. M. Coetzee), l’omaggio a Philip Glass realizzato dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Musica per Roma e il debutto del gruppo di Forlì, Città di Ebla, con I morti da James Joyce, finale di un lungo percorso di studio e sperimentazione sul rapporto tra teatro e fotografia cominciato proprio al Romaeuropa un paio di anni fa.   Anche in questa ultima tranche di spettacoli sono chiare le carte vincenti messe sul tavolo dal direttore Fabrizio Grifasi: multidisciplinarietà (dalla prosa, alla danza passando per la musica classica e quella elettronica, fino alla video arte di Digital Life), il radicamento nei cartelloni di importanti soggetti che già avevano un proprio pubblico (come nel caso del Teatro di Roma e dell’Eliseo), infine...