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oceano

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Venire a patti con la sua potenza / La sfida del Mare

Sul Pequod, la baleniera del capitano Achab, Perth, il vecchio fabbro silenzioso e solenne, svolge paziente il suo lavoro. L’alcolismo lo ha reso responsabile della rovina della famiglia, ma dopo la morte della giovane moglie e dei figli non cede alla tentazione del suicidio, al “varo verso le regioni dell’ignoto inesplorato”, affida invece il suo lutto al vagabondaggio sulle acque, sedotto dal canto che sale dagli oceani. Per coloro ai quali la morte risulta desiderabile, “l’oceano che tutti soccorre e riceve, apre, seducente, tutta la sua distesa di terrori inimmaginabili e attraenti e di meravigliose, inusitate avventure, e dai cuori di infiniti Pacifici, migliaia di sirene cantano a loro: ‘Vieni, tu che hai il cuore spezzato, qui vi è un’altra vita, senza il delitto della morte mediatrice, qui vi sono meraviglie sovrannaturali, senza dover morire per raggiungerle. Vieni! Seppellisci te stesso in una vita che, per il tuo mondo di terra ferma, ora ugualmente aborrito e aborrente, è più obliosa della morte. Vieni! E poni anche la ‘tua’ pietra tombale del cimitero, e vieni, che sarai nostro sposo!’”. Fin dall’incipit del Moby Dick Melville suggeriva che l’immagine liquida in cui...

Carnet geoanarchico | 3 / Nel tempo fossile delle balene

Le balene si spiaggiano da sempre. Possiamo immaginare una costa temperata, sfiorata dal brivido dei grandi ghiacciai pleistocenici. Un gruppo di umani che avanza lungo una costa. I ciottoli grigi, il rumore della risacca e degli uccelli. Poi a un certo punto, laggiù, troppo lontano per recuperarlo nella memoria, si vede un indecidibile scuro, annuvolato di bianco, becchettato da un caos di ali e volteggi. Il gruppo si avvicina ma la massa nera, tormentata, smontata pizzico dopo pizzico, non trova il paio nella memoria. Non c’è neanche la parola corrispondente per addomesticarlo. Certo. Un pesce enorme, ma in un rapporto di scala così insolito da scardinare la percezione. Se lo guardi da lontano, per vederlo tutto intero, sei così distante da perdere i dettagli.   Hai l’insieme, ma è un insieme opaco. Se invece ci vai sotto fino a sentirlo dentro il naso, gas di decomposizione, ammoniaca, allora sei vicinissimo alla sua trama, ma lo smarrisci, il pesce, a destra, a sinistra, in ogni direzione, tranne quella dei piedi. Come a guardare un paesaggio a due centimetri da terra, il grande leviatano scompare. Cominciamo da lontano allora. Nella Repubblica dell’Azerbaigian, in una...

Speciale Aqua / L’Acqua e l’immaginario

“Prendete il più distratto degli uomini, immerso nelle sue profonde fantasticherie; mettetelo dritto, fategli muovere i piedi ed egli infallibilmente vi guiderà all’acqua, se acqua c’è, da qualche parte, in quella regione. Fatelo questo esperimento, se mai, nel grande deserto americano, vi debba accadere di avere sete, sempre che la vostra carovana sia fornita di un professore di metafisica. Sì, come tutti sanno, acqua e meditazione sono sposati per sempre”. L’incipit dell’elegia biblica dedicata alla lotta contro il Leviatano degli oceani, il Moby Dick di Herman Melville (1851), evoca il mistico richiamo che induce lo sguardo a una contemplazione sognante fino a smarrirsi, a lasciarsi assorbire. Forse il misterioso potere di attrazione che l’acqua esercita è quello che Melville suggerisce poco oltre con il conforto del mito: Narciso, “non potendo afferrare la tormentosa, dolce immagine, che vedeva nella fonte, vi si tuffò e annegò. Ma quella medesima immagine noi stessi la vediamo in ogni fiume e oceano. È l’immagine dell’inafferrabile fantasma della vita: che è la chiave di tutto”. Nell’acqua contemplata si scorge il fluire dell’esistenza: luogo dell’origine – come voleva il...

Pipilotti Rist. Sip my Ocean

Prima delle immagini è l’audio malinconico e sensuale di Wicked Game di Chris Issak a raggiungere i nostri sensi nel buio dello spazio di proiezione. Pipilotti Rist ha imprigionato la sottolineata ondulazione sonora del suo refrain al percorso chiuso di un vinile inceppato nell’eterno ritorno di un’unica frase: I don’t want to fall in love, una formula magica che incatena a ciò che nega, capace di restituire al verbo inglese to fall la forza originaria dell’immagine che contiene, quel cadere, quello scivolare inesorabilmente all’interno di una diversa dimensione. La musica di Wicked Game aveva già accompagnato nel 1990 le immagini di David Lynch, del suo allucinato Wild at Heart, omaggio per iniziati alla fiaba del Mago di Oz. Nel ’96 l’artista svizzera identificatasi con Pippi Calzelunghe, un altro personaggio di racconti per l’infanzia, la sceglie come ossessiva colonna sonora del suo personale acquario Sip My Ocean, una doppia proiezione ad angolo, con cui amplifica la naturale capacità del video di divenire spazio, di espandersi oltre la parete, per forza di suono e di luce, nell’intera...