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Tuffarsi / Pietro Del Soldà. Non solo di cose d'amore

Paradosso. Dal greco para ten doxan: contro l’opinione corrente. Questa mi pare la parola chiave di questo bel libro di Pietro Del Soldà. Il paradosso, la situazione paradossale. Ho contato una decina di occorrenze del termine e tutte in punti rilevanti. Come se ad esso fosse affidato il compito di scandire le fasi salienti del testo. Fino all’aperta affermazione di p. 169: “ancora una volta un paradosso cela la verità”. Mettendomi sulle tracce di questa parola filosofica quant’altre mai, non ho fatto altro che seguire il metodo dell’autore stesso. Egli infatti usa un buon numero di dialoghi platonici per cercare di capire l’attualità più stringente. O meglio: si serve della figura di Socrate tratteggiata da Platone per comprendere la contemporaneità. Ma con l’avvertenza che spesso il testo platonico non va inteso letteralmente e che la lettura non ha da essere lineare. Capita in effetti che le opere platoniche non concludano. O che la loro fine contraddica l’inizio. Socrate non ci comunica se la virtù sia o meno insegnabile (Protagora) e non riesce a specificare che s’intenda esattamente per coraggio (Lachete). Comunque il suo dettato e quello dei suoi interlocutori, Gorgia,...

Scontri di civiltà

Era il crepuscolo. L’auto era grande, ma allo stadio finale. Troppo vicina al muro: come fanno gatti randagi o colombi, quando in città cercano un angolo per morire. Lungo la parte posteriore l’uomo aveva steso uno straccio e ci si coricava sopra. Ho fatto gli ultimi metri verso casa. Prima di entrare, mi sono voltato verso quei due relitti. C’era qualcosa di incomprensibile: perché non si metteva sulla schiena, perché non scivolava sotto la macchina, perché in mano non aveva una chiave inglese? Su un palmo di vento mi hanno raggiunto le aspirate forti del Corano. Allah, il soffio divino. Salito in casa, ho aperto la finestra; sono rimasto a contemplare quel fossile spirituale che respirava su un marciapiede di Milano, finché si è incamminato con la coperta sotto il braccio. Con una carta geografica, ho traguardato i tetti nella direzione del suo inchino: l’auto non era sua, gli era solo servita da riparo per volgersi perfettamente alla Mecca. Non ci si inginocchia davanti a una automobile, solo davanti a Dio. Chi dice che l’Islam è troppo orgoglioso e assolutista per adattarsi al nostro mondo dovrebbe...

Rischio Controllato

Da sempre gli facevano la riga da una parte. E lui non se ne era mai lamentato. Quando lo prendevano per pettinarlo, la mano andava sicura ogni volta nello stesso punto e voilà: la riga era fatta. Se succedeva di mattina, era opera di suo padre. Quando tornava da scuola, ci pensava la madre. Capitava perfino in vacanza, uscito dall’acqua del mare: “Così ti si asciugano a posto”. È facile mettere in fila cose geometriche, ma come si traccia una linea, sempre la stessa, in mezzo ai capelli? “Si va a occhio”, dicevano. “Mica serve misurare, ti viene a forza di farlo”.   Nota 1. “Andare a occhio” significa ripetere un certo segno con sufficiente precisione senza strumenti di misura ma tramite un allenato coordinamento di sguardo e memoria. Nel caso in questione quel punto preciso si trovava a circa trenta gradi rispetto al centro della testa (vedi figura A). Quando cominciò a pettinarsi da solo, per prima cosa provò a spostare quella riga. Ci fu una volta che la portò fino verso l’orecchio. “Sembra che ti sei fatto il riporto” disse la zia. Un’altra volta la...