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racconto

(35 risultati)

Dioniso e la nuvola / Il discorso critico 2.0

C’è ancora spazio per la mediazione culturale?   La critica deve oggi svolgere la sua mediazione in un panorama che vede agire vecchi e nuovi media, in un regime a volte di concorrenza, a volte di collaborazione. Il meccanismo di cui siamo protagonisti e insieme vittime tende ad abbattere mediazioni e gerarchie. Rende difficile la sostenibilità economica di imprese giornalistiche e culturali indipendenti, sia le tradizionali testate con una vita ormai centenaria, che rischiano di essere spazzate via, sia i blog e le start up, che solo in rari casi sono riusciti a garantirsi la redditività sufficiente alla sopravvivenza.   Sono cambiati anche i destinatari: soggetti “liquidi”, che costruiscono la propria identità anche sulla base dei consumi culturali, in uno scenario caratterizzato da un’offerta sempre più massiccia e variegata sia di prodotti sia di informazioni. Lo sviluppo tecnologico, la competizione globale, il mercato del lavoro rendono necessaria una formazione permanente.   Non è solo un problema di selezione critica. I prodotti culturali rappresentano un’eccezione, come già aveva notato l’economista Alfred Marshall (1842-1924) alla fine dell’Ottocento: “...

Festa del teatro a San Miniato / Don Milani e lo Straniero

Dal 1947 tra le colline toscane il teatro dialoga con il sacro, con quella religione che per secoli è stata considerata, non a torto, una sua avversaria. La storia dei rapporti tra scena, attori e gerarchie ecclesiastiche è costellata di divieti, condanne, censure, tentativi di riutilizzare i mezzi di persuasione e fascino dell’arte teatrale per conquistare anime. E di molti altri complessi rapporti.   L’Istituto del dramma popolare di San Miniato nacque nel 1947 con l’intento di fare un “teatro dello spirito”, in un’epoca in cui i conflitti ideologici e le visioni del mondo si erano polarizzate nello scontro tra i due blocchi sortiti dal dopoguerra, e  spesso il campo culturale sembrava orientato su versanti contrastanti quelli della religione e dei suoi riferimenti politici. Si legge nello statuto che questo Istituto, ora Fondazione, nasceva “per ridare al popolo il suo teatro, per far sì che il teatro acquisti nella evoluzione sociale la sua missione guida. L’Istituto si propone con una diversa struttura materiale ed organizzativa del teatro, di rendere veramente accessibile al popolo il teatro stesso... E poiché il teatro, oltre ad avere una funzione artistico-...

Sguardi / Congedo dal paese e dalla vita

Non importa che torno sempre qui dai miei giri, il mio rapporto con questo paese non c’è più. Il paese non aspetta il mio ritorno, non ha una casella per me, non sa dove mettermi e io non so dove mettermi. Sto in casa e quando esco parlo al telefono, non parlo col paese. Quando non parlo al telefono cammino alla larga, sul bordo. Il paese forse è ancora vivo in me, ma io non vivo più nel paese. Forse la mia paura di cadere a terra morto non è altro che la paura della mia casa sospesa sull’orlo della frana. Io ho pensato che la paura fosse di mia madre, invece è la casa che ha paura. I cani la notte quando abbaiano sembrano volerla tirare giù. La mia vita nel mondo prosegue attraverso le mie parole. Vado in giro a dire cose sul mondo e sui paesi, ma io non sono più una persona del mio paese. Forse non sono più nemmeno una persona e quando sono una persona sono un fastidio, la mia ansia non la sopporto più nemmeno io, non posso pensare che la sopportino gli altri. E forse cominciano ad essere insopportabili anche le mie parole. Ogni vita si squaglia a un certo punto o si aggroviglia, comunque prende una sua via fallimentare. Anche le vite attente, le vite buone, comunque non...

Un'antropologa sulla propria vecchiaia / Clara Gallini. Storia di una malattia

Un libro coraggioso, questo di Clara Gallini (Incidenti  di percorso. Antropologia di una malattia, Nottetempo), non solo perché affronta con sorprendente lucidità il percorso di una malattia, la sua, ma anche per come lo fa. Ci vuole un certo coraggio, oggi, a scrivere: “Ora sono vecchia – una parola che non usa più, resa orrorosa da quel linguaggio renziano che esorta alla rottamazione di quanto non sarebbe giovanile. Vechia e malata...”. In un'epoca in cui la cosmesi lessicale tenta in ogni modo di fare scomparire la vecchiaia, esorcizzandola attraverso eufemismi e slogan vincenti, ammettere (e accettare) con chiarezza la propria condizione è atto coraggioso.   E lo è anche il cercare di reagire al male e alle terapie invasive tentando di trasformare l'intero sistema terapeutico in un campo di osservazione per chi come lei, ha trascorso la vita “osservando e partecipando” come fa ogni antropologo. Allieva di Ernesto De Martino, Clara Gallini diventa, in questo ultimo lavoro, osservatrice partecipante di se stessa e dell'apparato umano, tecnico e simbolico che è la medicina, raccontandoci la storia di un corpo malato. Se Malinowski, padre dell'osservazione partecipante...

La croisette e il mondo reale

Non emerge spesso dalle recensioni dei giornalisti che sono qui a Cannes, ma se qualcuno provasse a fare due passi sulla Croisette durante i giorni del festival troverebbe un luogo davvero singolare. Il cinema è in realtà una piccola parte di un grande circo che invade non solo la città ma l'intera regione e che riesce nel capolavoro di mettere insieme lo snobismo della haute bourgeoisie della costa azzurra con il kitsch in stile Las Vegas. Gli immancabili negozi di Gucci e Chanel (che spuntano ovunque si senta la puzza di contante) inframmezzati da pessimi ristoranti overpriced vengono popolati da un misto di professionisti del settore in cerca di affari, riccastri (o wannabe tali) di paesi arabi o russi, prostitute e gente in cerca di vip che anima le varie feste notturne e che forma l'enorme indotto del festival (ovvero, ciò che in realtà porta concretamente soldi all’industria del turismo della città). A farne le spese non è soltanto il cinema o il buon gusto, ma più in generale il mondo reale. A vederla da qui, infatti, l’Europa sembra molto lontana della devastante crisi economica e sociale che da...

Garrone: Il racconto dei racconti

C’è una tensione continua, irrisolta e per questo creativa, nel Racconto dei racconti [Tales of Tales] di Matteo Garrone: la tensione fra il fiabesco e il realismo, fra una materia letteraria fatta di re, regine, draghi marini, pulci giganti, orchi, castelli, orridi, streghe, fate, miracoli e orrori, e la verità con cui questa è messa in scena, calata e incastonata in un ambiente credibile. La sfida di Garrone sta nella capacità, e prima ancora nella possibilità di catturare con il cinema la trasformazione del fiabesco da parola a evento realistico, cogliendo non solo la meraviglia dell’effetto finale (che nel cinema commerciale di oggi è la meraviglia dell’effetto speciale, la concretissima, tecnologica creazione di un immaginario inesistente grazie alla computer grafica), quanto lo stupore del divenire, il movimento incessante della realtà che rende viva un’opera d’arte.   Salma Hayek in "Tales of Tales", di Matteo Garrone, 2015   Garrone insegue la mutazione in immagine di un immaginario letterario, popolare e fiabesco; non cerca il realismo magico, ma il realismo della...

Sulla fotografia

È uno degli uomini che segneranno la nostra epoca. Da Miti d’oggi (Mithologye, 1957) a Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d'un discours amoureux, 1977), le analisi di Roland Barthes su diversi fatti di società vengono riprese, commentate, imitate, a volte schernite, ma non passano mai inosservate. La sua influenza sulla vita intellettuale del nostro paese è innegabile. Conoscere la sua posizione sulla fotografia ci è parso indispensabile per tutti coloro che s’interessano ad essa e al posto che oggi occupa nella nostra società.       Angelo Schwarz: È diventata un'abitudine definire la fotografia come un linguaggio. Non è una definizione mistificatrice in qualche modo?   Quando si dice che la fotografia è un linguaggio è falso ed è vero. È falso, in senso letterale, perché essendo la riproduzione analogica della realtà, l’immagine fotografica non comporta nessuna particella discontinua che si possa chiamare segno: letteralmente, in una foto, non c’è nessun equivalente della parola o della lettera. Ma è vero...

Edo Chieregato: La sfida di Canicola

Un dato è innegabile. Negli ultimi anni il panorama dell'editoria italiana dedicata al fumetto si è fatto sempre più ricco e frastagliato. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Edo Chieregato, fra i fondatori della bolognese Canicola, realtà fra le più significative sul piano non soltanto nazionale ma anche europeo e mondiale, che da dieci anni lavora con grande attenzione su artisti e proposte che sfidano convenzioni e generi.     Possiamo partire dal principio, dal quadro anagrafico e di contesto. Quando e come nasce Canicola ?   Dieci anni fa a me e Andrea Bruno è venuta la voglia di fare una rivista di soli fumetti che riunisse disegnatori laterali dalla forte personalità, distanti dalla parola d’ordine “graphic novel” e non ancora conosciuti (metà degli autori storici non avevano sostanzialmente ancora iniziato a fare fumetti). In quegli anni editori per lo più di area bolognese (Black Velvet, Coconino press, Kappa edizioni) stavano portando avanti un buon lavoro di traduzione di romanzi a fumetti, ma noi eravamo interessati alla dimensione del racconto breve e...

Jennifer Egan. La fortezza

Di fronte alle prime pagine de La fortezza di Jennifer Egan, pubblicato originariamente nel 2006 con il titolo The Keep e ora tradotto in italiano da minimum fax, si ha l'impressione fortissima di fare un salto indietro nel tempo, quando il principale intento di uno scrittore postmoderno era quello di riflettere sul proprio ruolo di scrittore postmoderno: il primo nome che viene in mente è John Barth e la sua raccolta di racconti metanarrativi Lost in the Funhouse (1968). La situazione che apre il romanzo è infatti letteraria e antirealistica nella sua essenza: un trentacinquenne newyorkese si trova nel cuore della notte alle porte di un castello, da qualche parte nell'Europa centrale, e porta con sé soltanto uno zaino, un paio di «stivaletti da hipster» e un'antenna parabolica. Il castello si staglia nero e scuro su un paese senza nome, è mezzo diroccato, le sue mura antiche sembrano sprovviste di un'entrata. Siamo evidentemente da qualche parte tra la citazione esplicita di Kafka e suggestioni alla Gormentghast, riferimenti europei che suonano ancora più letterari perché vengono da una penna statunitense...

Architettura condivisa

Ho letto l’open_book di Carlo Ratti (con Matthew Claudel) Architettura Open Source con una domanda sempre più assillante: ma se fossi ammalata e dovessi farmi operare, vorrei al capezzale del mio letto operatorio un chirurgo di riconosciuto curriculum o una pletora di consiglieri globali dalle più variegate esperienze pronti a intervenire sui miei malanni?   Il chirurgo indubbiamente; tuttavia sarebbe anacronistico trascurare la possibilità che tra gli anonimi consiglieri ci possano essere altrettanti chirurghi in grado di contribuire alla risoluzione del problema. La rete è un luogo straordinario, ma non trasforma me in un chirurgo né qualcuno in un architetto se non ha studiato per diventare tale. Questo è il primo equivoco che il libro dovrebbe sciogliere: per essere architetti (nella sua più ampia accezione) serve aver studiato in una scuola apposita, aver conseguito una laurea e, per professarne il mestiere, anche aver superato un esame di Stato. Occuparsi di architettura invece è una questione che deve coinvolgere tutti e il distacco di un popolo dalla sua cultura architettonica è una perdita...

Sergio Peter. Dettato

Dei personaggi robusti e induriti nella Marsica di Silone, dei taciturni protagonisti di Pavese, delle atmosfere neorealiste più dimesse e più autentiche si sentono gli echi in Dettato di Sergio Peter. Un romanzo breve che emette verità e autobiografia senza mai diventare autoreferenziale. Il fluire spontaneo dalla coscienza dell’autore, mai ammiccante è, per fortuna, non perfettamente orchestrato come in molti bestseller, di quelli, per intenderci, che vincono i premi glamour. Ed è molto meglio così.   Qui prevale il tempo del racconto: una narrazione franta e intima da parte del protagonista, che poi è anche il narratore e autore, Sergio. Con tecnica cinematografica riesce a “stringere” come con una telecamera sui personaggi della sua famiglia, per poi “allargare” sui paesaggi del suo piccolissimo mondo antico. In questo andirivieni della memoria le persone sembrano incastonate in un ecosistema senza via d’uscita: la Lombardia di confine, il profondo nord contadino e distante.   Si parte dal trisavolo Santino Peter, passando per il bisnonno Domenico Peter, fino alla generazione del...

Laura Fidaleo. Dammi un posto tra gli agnelli

Quando la nonna, durante le esercitazioni antiguerra, voleva che mangiasse le carrubbe come i maiali, lei si rifiutava: “mangiavo solo anemoni prima del tramonto, perché gli anemoni quando cala il sole si chiudono. Ci mettevo il dito in mezzo per farle resistere, ma loro niente, toccava farle fuori. Non sempre è sopportabile un rifiuto”. Dammi un posto tra gli agnelli (Nottetempo, pp.137, € 10), libro d’esordio di Laura Fidaleo, racconta di questo e di altri tentativi di riempire vuoti ed esorcizzare rifiuti; noveracconti frugano ferite aperte senza mai lasciarle chiudere e guarire. Quasi nulla succede e se qualcosa accade, è sullo stesso piano dei ricordi e della registrazione impressionistica di un presente storico e quotidiano. Nel deserto dell’anima seminato di relitti, la memoria serve a ricostruire uno strappo, come i “pesciolini d’argento che scappano dagli album di fotografie e che si rubano quell’ultima dolcezza della colla, l’attaccatura al passato”. Ogni racconto è una voce femminile che cataloga anomalie tanto ricorrenti da partorire una normalità sconfortante....

Un altro viaggio in Etiopia

Nella primavera del 2011 Giovanna Silva e Alberto Saibene, fondatori di una casa editrice di nome Humboldt dedicata alla letteratura da viaggio, mi hanno proposto di scrivere un racconto di viaggio per loro, che sarebbe stato accompagnato da un saggio fotografico di un artista. Naturalmente, ho accettato. Un anno dopo sono partito per l’Etiopia col fotografo/artista Armin Linke; un anno dopo, che è adesso, il libro è uscito, primo di una collana in cui sarà seguito da quelli di Dino Baldi e Marina Ballo (sulla Grecia) e di Claudio Giunta e la stessa Giovanna (sull’Islanda), in coedizione con Quodlibet.   Il genere mi affascinava e spaventava al contempo. Grande amante del capitano Richard Francis Burton (un po’ come Veltroni potrebbe amare Roosevelt: da lontano e dal basso), non riuscivo tuttavia a non vedere la doppia ipoteca che oggi grava sulla letteratura di viaggio. Da una parte ha a che fare col colonialismo: l’idea che un dilettante più o meno versato nella scrittura (un dilettante occidentale, ovviamente) possa estrarre una sintesi significativa dall’esperienza di un luogo lontano ci appare oggi...

Aimee Bender. La ragazza con la gonna in fiamme

È sempre una bella sorpresa scoprire uno scrittore che intrattiene un rapporto con la realtà così libero e pieno di possibilità come quello che appare nei libri di Aimee Bender. Si viene attratti dai suoi curiosi titoli e si entra immediatamente nel novero di quei volgarissimi lettori che vorrebbero saperne di più dello scrittore che amano, e magari andarci anche a cena. Ipotizzo – ma è del tutto probabile che la mia reazione dipenda da una sorta di riconoscimento personale, del tutto soggettivo, del mondo di Bender come particolarmente familiare – che più la voce narrante sembra allontanarsi a volo d’aquila dalla realtà trattandola come una sostanza sconosciuta e misteriosa, più il lettore possa essersi portato a chiedersi che storia personale abbia la sua fantasia, e come abbia fatto ad arrivare così lontano. E queste, si sa, non sono domande a cui è facile rispondere.   Ad accrescere l’ammirazione è il modo fulmineo e sconcertante con cui Bender salta tutti i passaggi logici e presenta al lettore un mondo immaginifico e sconcertante in cui le fanciulle parlano...

Napoli a piena voce

“Napoli vuol farti sapere che sei uno dei suoi figli migliori”: difficile non commuoversi ogni volta che si riascolta il discorso funebre che Nino Taranto pronunciò in occasione dei funerali di Totò. Napoli è infatti una città madre e questo è soltanto uno dei molti archetipi che concorrono a fissarne l’identità. Da La Capria in giù esiste un fiorente e dannoso filone editoriale che conferma gli stereotipi napoletani su una città sulla quale ognuno sembra avere un’opinione, una ricetta salvifica o, semplicemente, vuole trovare la conferma dei propri pregiudizi.   Per questo è particolarmente benvenuto Napoli a piena voce. Autoritratti metropolitani (Bruno Mondadori), opera collettiva a cura di Luca Rossomando, un libro che prosegue il lavoro del mensile “Napoli Monitor” che da oltre mezzo lustro offre un’informazione critica su quello che avviene in città e nel suo territorio metropolitano. Marco Borrone, Andrea Bottalico, Alessandra Cutolo, Salvatore De Rosa, Carola Pagani, Salvatore Porcaro, lo stesso Rossomando, Riccardo Rosa, Viola Sarnelli e Davide...

Sandro Bonvissuto. Dentro

Sono tre racconti a comporre Dentro, l’esordio narrativo di Sandro Bonvissuto, tre racconti legati dalla comune identità del protagonista; o così almeno si è portati a pensare, dal momento che quelli descritti sono episodi di vita narrati in prima persona che sembrano scandire le tappe di un romanzo di formazione, montato però a ritroso. Adulto in carcere, adolescente sui banchi del liceo, e infine bambino, tra mura domestiche e strade di terra battuta che conducono altrove. L’unità tuttavia non è data dalla continuità della trama, né da un’eziologia al contrario, ma dalla peculiarità di un linguaggio icastico che veicola, nei racconti, un’identità di sguardo.   Il primo momento, il carcere, è una lenta catabasi: dall’espropriazione delle impronte digitali – su un pezzo di carta, irreversibilmente visibili per tutti e come tali perdute – al tragitto in macchina, ai corridoi sempre più disadorni, fino alla desolazione della stanza buia e all’insopportabile odore del cesso in questa. E progressivamente poliziotti sempre più...

Alcune storie sono cerchi, altre cerchioni

Tutte le storie sono cerchi. Si parte da un posto, si incontra qualcuno, si impara qualcosa, si torna a casa, diversi, più vivi. La mia storia è più grande, è un cerchione. Il cerchione di una bicicletta. Si parte da Roma, s'incontra il destino, s'impara l'amore e si torna a Roma, diversi, un poco più vicini alle nuvole... In mezzo ci sono salite e discese, respiri, affanni, batticuori, fiato sprecato, parole affidate al vento e ARIA. Ma, soprattutto, tante coincidenze. Cose che dovevano accadere proprio in quel momento. Incontri, parole, libri, film, canzoni, viaggi e altri minuscoli miracoli che cambiano la traiettoria del percorso per sempre.Vi è mai capitato?   Ho provato a chiederlo ai miei lettori, ragazzi delle scuole medie che vivono in molti posti d'Italia. Li ho incontrati nelle librerie, nelle ciclofficine e in occasione di alcuni saloni del libro dedicati alla letteratura per l'infanzia e ho ascoltato i loro racconti. Siamo partiti proprio dalle biciclette, dalle avventure che ciascuno di loro ha vissuto sulle due ruote, e abbiamo inventato storie a pedali seguendo lo schema narrativo che...

8x8. Si sente la voce

Se vale la massima galileiana del “discorrere come correre”, il romanzo è una gara di fondo con distanze lunghe e spazi dilatati, che esige uno sforzo prolungato e un continuo adattamento a ritmo e resistenza. Il racconto è invece uno scatto, un lavoro anaerobico che nella breve durata concentra velocità e potenza. È allora fondamentale la partenza, la spinta sui blocchi per ottenere la maggiore propulsione, la lettura d’un fiato; “in ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo” diceva Calvino.   Così, nella prefazione all’antologia di racconti Si sente la voce (CartaCanta editore, Forlì, 2012, p. 240, € 14) la celebrazione del genere racconto, un po’ sminuito dalla tradizione, un po’ rispolverato come difficile esercizio di chiarezza e intensità, è trattata nei termini di una tensione alla “breve e sonante densità”, oltre che come campo di prova per autori esordienti o aspiranti tali.   L’antologia ne raccoglie quarantadue,...

Gianni Celati. La notte

La libreria di doppiozero continua a crescere: esce oggi un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Vi proponiamo, un racconto inedito di Gianni Celati, La Notte, breve storia di Pucci che galleggia tra follia, sogno e amore per la vita. Qui il link per scaricarlo gratuitamente.    “Quando l’avevano dimesso dal reparto neurologico, Pucci era sui diciannove anni e non se la sentiva più di abitare con i genitori nel vicolo del voltino, dunque si era trasferito nel giardino di suo nonno, dormendo nel capannone degli attrezzi. S’era portato un vecchio materasso doppio con la paglia dentro, e passava molto tempo sul materasso a fumare. Durante la giornata ogni tanto ascoltava il nonno, poi tornava a sdraiarsi sul materasso, fumando una sigaretta dopo l’altra.
Ogni giorno a mezzogiorno sua madre arrivava in bicicletta a portargli da mangiare la minestra e la pietanza dentro due gamellini; poi restava lì qualche ora a prendersi cura del figlio. Da quando il marito era diventato un delegato nazionale del partito cattolico, lei parlava spesso di Dio: “Dio ha voluto... Dio provveder...

Colette. Prigioni e paradisi

Prigioni e paradisi (Del Vecchio editore, pp. 208, € 13) non è semplicemente una raccolta di abbozzi, racconti brevi o note. Colette è nell’occhio delle cose, i suoi scritti sono fatti di un insieme di frammenti sensibili, la biografia, il corpo, l’arte culinaria che si mescolano tra di loro. Colette modella con maestria il senso dell’esistenza, quel raro momento nella vita che è pienezza, quel frammento che ogni cosa fa risplendere.   Libro vitale eppure docile, irrazionale e icastico, in poche righe definisce un mondo dandogli forma e contenuto attraverso brevi annotazioni biografiche su Chanel o Landru, o descrivendo minuziosamente un pranzo marocchino. Ogni parola assume un odore, un gusto. Il lettore annusa e si sazia di una densità femminile e di una grazia letteraria il cui equilibrio è pressoché inimitabile. I racconti sono raggruppati tematicamente, dai viaggi alle ricette di cucina, dagli animali - quasi sempre animaletti, anche quando racconta di leopardi e leoni - agli umani sempre un po’ animaleschi, ma tutto si tiene: il filo è unico e il lettore vi cammina sopra fremendo pagina...

Fabio Rodríguez Amaya. Giullari e narratori in Colombia

Anche questo mese la libreria di doppiozero è cresciuta: esce oggi Giullari e narratori in Colombia, un nuovo titolo doppiozero, da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   L’ebook, a cura di Fabio Rodríguez Amaya, presenta una scelta di racconti di alcuni tra i migliori scrittori colombiani degli ultimi decenni: Miguel Falquez-Certain, Luis Fayad, Dário Ruíz Gómez, Pablo Montoya, Marvel Moreno, Julio Olaciregui, Consuelo Triviño. Un panorama che illustra una realtà composita per temi e stili, accanto e dopo l’opera dei più noti Gabriel García Márquez e Álvaro Mutis, e che ben rispecchia quella di un paese vario, ricco di risorse e di contraddizioni e in veloce cambiamento.   Alcuni racconti sono apparsi sul numero 56/57 di “Nuova prosa” (ottobre 2011), edito da Greco & Greco, a cura di Federica Arnoldi e di Fabio Rodríguez Amaya. Accanto ai testi editi, l’ebook raccoglie un racconto inedito di ogni scrittore e il testo originale di tutti i racconti.       “Immaginando la Colombia come una...

Nove volte Queneau

Le scelte di un insegnante, soprattutto di Lettere, sono fortememte pilotate da ciò che sente più congeniale. A volte si tratta di passioni che accompagnano da sempre, altre volte sono incontri, fortunati ed inaspettati, lungo la via dell’insegnamento. Io appartengo al secondo caso dato che, essendo dotata di una formidabile curiosità, leggo in modo onnivoro e metodico, senza saltare una parola o un’interpunzione.   Il mio incontro con la capacità descrittiva dei francesi risale a Flaubert, ma è con Georges Perec che ho raggiunto il pieno appagamento. Perec, per un insegnante di lingua italiana, è una miniera a cui attingere senza ritegno. Negli ultimi dieci anni eserciti di ragazzini si sono cimentati con minuziose descrizioni dei letti in cui avevano dormito dalla nascita mostrando in alcuni casi una sorprendente dose di autoironia. Enrico racconta la sua notte in nave:    Qualche anno fa andammo a Palermo in nave. Anche se non era la prima volta che prendevo questo mezzo di trasporto, questo viaggio fu il più pauroso. Dopo cena andammo nella nostra cabina ma, visto che era troppo presto...

Michele Mari, l’idiosincratico

Abbiamo lasciato Michele Mari con un testo a più voci sui Pink Floyd, prima con una raccolta di poesia; ora ecco dei racconti (Fantasmagonia, Einaidi 2012) a dimostrazione di un’assoluta libertà creativa nel vasto mare della letteratura italiana dove da qualche tempo si osservano viceversa grossi banchi di scrittori in movimento. Lo spazio del visibile è stato via via occupato dallo splatter e dal noir, dalla storia nazionale romanzata e dall’autofiction; movimenti spontanei che rispondono allo spirito dei tempi o imitazione istantanea di potenti modelli da parte di epigoni, oppure ancora gonfiori dovuti ad impulsi meramente editoriali. A fronte di tali addensamenti sull’asse dei generi e della maniere, ci piace contrapporre l’idea dello scrittore idiosincratico.   Idiosincrasia significa intolleranza organica per cibi o medicinali, ed è proprio l’aspetto corporale che va sottolineato perché il più immediato, irriflesso e non costruito. Una reazione incoercibile a ciò che ci circonda, scatti eminentemente soggettivi, cosicché quanto vi è di più strutturale sembra nascere...

Sandro Veronesi. Baci scagliati altrove

Ci sono momenti in cui pare difficile trovare il leitmotiv della propria esistenza, sotto cui sia possibile ripararsi dai fluidi controversi della vita. Si cerca il fil rouge sperando in un ritornello consolatore. Eppure, nonostante i momentanei tentativi di semplificazione, è sempre il caos a prendere il sopravvento, perché una spiegazione catartica al “perché io sono qui?” ancora nessuno l’ha data; e allora, forse, sarebbe più sensato affidarsi ad un arrendevole “caos calmo”. Ed è proprio questo, ancora una volta, il tono dei quattordici racconti di Sandro Veronesi raccolti da Fandango sotto il titolo Baci Scagliati Altrove (pp. 118, € 13). La vita aggredisce ma i personaggi di questi racconti vi si abbandonano senza tentare d’azzardare spiegazioni.   Il motivo conduttore è vago, difficile da individuare. Potrebbe essere il più banale e forse il più sinistro: la vita sofferta. La morte è la protagonista di molti racconti: un padre malato che chiede a un figlio stordito dagli eventi di abbreviargli il calvario; il vicino di casa coetaneo, da sempre modello...