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Realtà

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Appunti sull’umanizzazione della monnezza futura

È sabato 25 giugno e stiamo scendendo verso piazza Carlo III. Sono le nove di mattina, e io e Francesco ci aspettiamo di vedere il disastro ecologico annunciato da tutti i media con le stesse parole e le stesse immagini fino a stamattina: una città sepolta nei rifiuti. Tutta questa zona, dalla Doganella in giù e fin dentro la città vecchia, è sempre quella più colpita dalla spazzatura, forse perché i politici sanno bene che qui non siamo a Mergellina, dove le troupe televisive sostano a prendere l’aperitivo al Gambrinus e vanno a mangiare i vermicelli a vongole nei ristoranti del Borgo Marinaro: e quindi è l’ultima parte di città che i politici decidono di far ripulire e, in realtà, pulita non lo è mai del tutto.   Guardiamo, giriamo, percorriamo corso Garibaldi, svoltiamo per porta Capuana, saliamo per Vico lungo a Carbonara, nel cuore del cuore della città plebea, ma invano. Il disastro che siamo venuti a vedere e a interpretare non c’è. A quel che sembra, e secondo il responso dei nostri occhi, la raccolta straordinaria ventiquattr’ore su ventiquattro...

Fanny & Alexander

Di norma, di uno spettacolo si legge un programma di sala. E di una mostra un catalogo. Del lavoro degli ultimi quattro anni del gruppo teatrale di Ravenna “Fanny & Alexander” (al secolo Chiara Lagani, dramaturg e attrice, e Luigi de Angelis regista: meno di 75 anni in due ma sulle scene da 18…) ci viene invece proposto un Atlante. Anzitutto perché non di un semplice spettacolo si tratta, bensì d’un “viaggio teatrale” in dieci tappe. Da Dorothy. Sconcerto per Oz, all’inizio del 2007, a West, andato in scena alla Cavallerizza di Torino lo scorso giugno e ancora in tournée nei prossimi mesi. Ma on the road da sempre è la vita dei teatranti. Il vero “viaggio” è quello all’interno del testo di F&A, nonché il nostro nel loro continente di immagini ed enigmi.   Il “testo” è Il mago di Oz: la fiaba pubblicata nel 1900 da L. Frank Baum e soprattutto il film diretto nel 1939 da Victor Fleming (con la sedicenne Judy Garland nei panni di Dorothy): un territorio attraversato a tutti i livelli e in tutte le direzioni, con un grado di “perversione...

Futuro anteriore

Mi ha molto colpito vedere un gruppetto di senzatetto discutere di politica internazionale, di Obama, del conflitto israelo-palestinese, della Russia e della Cina... Immaginavo che avere tanti problemi inducesse una depressione che allontana da questioni così lontane, che toglie la voglia e l’energia per affrontare argomenti così distanti dal quotidiano. “Psicastenia leggendaria” la chiamava Roger Caillois e la legava al mimetismo. Rosalind Krauss ha ripreso poi in maniera affascinante questo rapporto per interpretare una certa concezione surrealista della fotografia: la rappresentazione fotografica non come pura riproduzione della realtà ma come mimetismo nei suoi confronti, imitazione psicastenica di un soggetto che si lascia andare ai colori e alle forme del reale che lo circonda, e che attribuisce così un carattere attivo allo spazio, non più puro contenitore, sul soggetto. Dunque, dicevo, guardando quella scena di dibattito tra senzatetto ho avuto una sensazione strana, mista di piacere per l’energia non nevrastenica di quelle persone e di imbarazzo per una loro palese inadeguatezza al compito che si davano. Non...