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Ricercatore: il più bel mestiere del mondo

L’anno scorso a Genova l’università, di concerto con il comune e altre realtà regionali, ha promosso un convegno intitolato Il ‘mestiere’ del ricercatore. Testimonianze del lavoro più bello del mondo il cui obiettivo ancora oggi appare misterioso. Mentre l’accademia, giorno dopo giorno, sta ultimando lo scavo della propria fossa, e nel momento in cui anche enti cittadini di ricerca immediatamente e socialmente vitale come l’Ist di San Martino (ricerca antitumorale) elimina a ciclo continuo ricercatori e collaboratori, un convegno del genere non suona solo come un anacronismo, ma si rivela essere un autentico atto di umorismo cinico.   Solo pochi anni fa si parlava di «una carriera attraente per i giovani ricercatori». Ma le promesse non sono più quelle di una volta. Adesso nessuno più neanche ipotizza la possibilità di una carriera attraente. Si invita a intraprendere la professione del ricercatore perché il mestiere è bello, a farlo nonostante la carriera impervia, e lo si fa con il trucco (antiscientifico) di mostrare solo i biglietti vincenti della lotteria. Eppure...

Bill Master

L’eroe è morto, lunga vita all’eroe. A passare in rassegna la galleria dei più riusciti protagonisti delle serie americane contemporanee si fa la conoscenza di personaggi complessi e oscuri, attraversati da molte ombre e inquietudini, disposti a scendere a compromessi con il Male, a non farsi scrupoli, a cavalcare fino in fondo tutte le proprie pulsioni autodistruttive. Stiamo vivendo il trionfo dell’antieroe seriale: soggetti poco raccomandabili, con cui non vorremmo certo avere a che fare nella vita reale, con i quali tuttavia stabiliamo una profonda sintonia televisiva.   Vince Gilligan, il creatore di Breaking Bad, la serie che è diventata un vero e proprio manifesto della scrittura di un antieroe, ha spiegato al «New York Magazine»: «I gusti di visione sono ciclici. Fra cinque anni forse ci chiederemo “ti ricordi quando a tutti piacevano gli antieroi?”. Per molti decenni, invece, i cattivi in tv dovevano sempre essere puniti, e i buoni dovevano essere coraggiosi, sinceri e senza conflitti interiori. Queste erano le regole del gioco (e del mercato). Ma i gusti delle persone sono volubili e ora chi...

Emigrare oggi: la fuga dei cervelli tra mito e realtà

Nel 2013 hanno lasciato il nostro paese 94.126 cittadini italiani, il 16,1% in più rispetto all’anno precedente. La maggioranza dei questi emigranti aveva un’età compresa tra i 18 e i 49 anni, ossia era in età produttiva e, quindi, alla ricerca di un lavoro. Il Rapporto Italiani nel Mondo (RIM) del 2014 traccia un quadro del fenomeno di grande interesse soprattutto per chi voglia capire l’emigrazione come forma della crisi del nostro presente: e ciò appare con tutta evidenza se si tiene conto che da alcuni decenni gli espatri non superavano mediamente quota 40.000. Per trovare valori analoghi a quelli odierni occorre cercare tra le serie statistiche degli anni Settanta.   Se le mete principali dei nostri connazionali sono oggi il Regno Unito, la Germania, la Svizzera e la Francia, le partenze interessano sempre più le aree centro-settentrionali. Infatti, sebbene le regioni del Sud continuino a fornire il maggior numero di emigranti, nel 2013 i più consistenti incrementi percentuali degli iscritti all’Albo degli Italiani Residenti all’Estero si sono visti in Lombardia (6,1%), Piemonte (5,3%), Emilia...