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Rinascimento

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Alte Pinakothek, Monaco di Baviera / Firenze e i suoi pittori

Saltuariamente siamo noi che influenziamo le nostre letture, volendoci trovare ciò che possiamo trovarci. Per uno storico dell'arte pare quasi necessario specchiarsi negli Antichi Maestri di Thomas Bernhard. E per me, metatestualmente ma non in maniera così divagante, nei miei pittori fiorentini.   “Florenz und seine Maler” (Firenze e i suoi pittori) si è inaugurata il 17 ottobre 2018 presso la Alte Pinakothek di Monaco di Baviera e, come già si preannuncia nel titolo, è una mostra blockbuster, costruita sulla collezione e su importanti prestiti da Londra, Firenze, Vienna e New York, e messa in scena secondo un'evidente motivazione didattica, come a voler ristabilire sì il primato della scientificità della mostra, ma anche l'attenzione sull'esperienza dell'opera. Perché è vero che il ritmo è cronologico e tematico, ma alcuni accostamenti e rimandi permettono al visitatore una riconsiderazione di ciò che è stato il Rinascimento fiorentino del secolo XV.   Filippo Lippi, 
Vergine col Bambino e due angeli
c.1435/40, 
Tempera su tavola
122,6 x 62,9 cm, 
The Metropolitan Museum of Arts, New York
© New York, The Metropolitan Museum of Arts, The Jules Bache Collection, 1949...

Il “brodo indiano” / Cioccolata e religione

La cioccolata è tutta una faccenda di religione. Dai Maya sino alle corti barocche europee questa sostanza chimicamente complessa, di color marrone scuro, gradevolmente amara, e che noi chiamiamo cioccolato, non avrebbe avuto successo senza uno stretto rapporto con le religioni che ha incontrato sulla sua strada. Senza i sacerdoti dei popoli che abitavano tanto tempo fa la regione del mondo che chiamiamo Centroamerica – Olmechi, Maya, Aztechi –, senza i frati francescani, le suore e i gesuiti in Spagna e in Italia nel Seicento, i semi del cacao, da cui si ricava la cioccolata, non avrebbero assunto l’importanza che hanno avuto per diciotto secoli.   Wolfgang Schivelbusch nella sua storia dei generi voluttuari sostiene non senza ragione che la cioccolata è strettamente legata al mondo cattolico, così come il caffè a quello protestante. Il “brodo indiano”, com’era chiamato il cioccolato liquido da bere, è associato all' aristocrazia, alla regalità e alla Chiesa, con la sola eccezione dell’Inghilterra; così che, quando la Rivoluzione alla fine del Settecento rovescia le istituzioni dell’Ancien Régime, e dal barocco si passa all’età dei Lumi, quel brodo lascia il posto alle...

Lusso

Il lusso era già presente nelle civiltà primitive, grazie soprattutto a cerimonie nelle quali oggetti donati o distrutti divenivano simboli del prestigio e del potere di chi li possedeva e stabilivano o confermavano le gerarchie sociali esistenti. Ma è stato durante la fase del predominio aristocratico nelle società occidentali che esso ha assunto un ruolo realmente significativo. Le più importanti famiglie italiane, infatti, hanno avviato nel corso del Rinascimento un consumo di beni di lusso che ha fatto successivamente da modello per gli aristocratici degli altri Paesi europei. I nobili hanno rivaleggiato così tra loro elargendo doni alla collettività e offrendo feste sontuose ai loro simili, per riceverne in cambio gloria e prestigio sociale, per manifestare cioè la loro potenza e la loro superiorità.   Inoltre, ciò che essi cercavano era anche una specie d’immortalità, ovvero la permanenza della gloria di sé e della propria famiglia nella memoria degli esseri umani. È a questa capacità dei beni di lusso che pensava il sociologo Werner Sombart quando ha sostenuto che...

Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento

Uno degli oggetti più straordinari della mostra Pietro Bembo e l’invenzione del Rinascimento (Padova, Palazzo del Monte di Pietà fino al 19 maggio 2013) è una preziosa cornice che racchiude una ciocca dei capelli eternamente dorati di Lucrezia Borgia. La custodia di stile indefinibile fu realizzata nel 1928 per dare degna dimora al mitico ricciolo, fino allora conservato in una modesta teca nella Biblioteca Ambrosiana dove era stato ammirato da Lord Byron, Flaubert e D’Annunzio.   Alfredo Ravasco, Teca contenente i capelli di Lucrezia Borgia, Milano, Biblioteca Ambrosiana   Questo reliquario gloriosamente kitsch inventato per celebrare l’amore tra Lucrezia Borgia e Pietro Bembo, pur avendo poco a che vedere con gli altri oggetti della mostra ne riflette la prospettiva. Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Adolfo Tura, rispettivamente uno storico dell’architettura, dell’arte e del libro, hanno raccontato come Pietro Bembo abbia inventato il “tipo” dell’intellettuale italiano attraverso un capolavoro di auto-rappresentazione nel quale gli oggetti – ispirati, scambiati o collezionati...