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saggio

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Pornage

Inizialmente la pornografia non mi era simpatica. Non per moralismo o perché mi scandalizzasse, ma perché per lungo tempo mi sono ritrovata a patirla. Capita infatti spesso, soprattutto confrontandosi tra donne, di sentire che la pornografia genera disistima, una competizione (ad armi impari) con modelli irraggiungibili, con performance sessuali decisamente al di sopra della normale portata di una persona. La pornografia porta avanti un’idea di mercificazione, vede la donna come oggetto del desiderio maschile, del suo sfogo sessuale. La donna del porno ci sembra sempre inginocchiata o piegata, sottomessa, reificata. Un adolescente, inesperto, magari ancora privo di esperienze sessuali, spinto dalla curiosità, vedrà nel porno una donna da cui trarre esclusivamente piacere, da dominare. Uomini superdotati, prestazioni fantascientifiche, durate illimitate; forse si sentirà persino inadeguato, “non all’altezza”, di fronte a tutta questa irreale potenza. Spesso, però, questa antipatia e l’idea di etichettare a priori la pornografia come sessista, è generata proprio dal fatto che quest’ultima è davvero poco conosciuta, soprattutto dal “pubblico” femminile. Ad un certo punto della mia...

I nomi, le abitudini, il senso dei pasti / A che ora si mangia?

A che ora si mangia?, si chiede Alessandro Barbero. La risposta sembrerebbe semplice. Oggi, almeno da noi, in Italia, intorno ai tre pasti principali – colazione, pranzo, cena – convivono una serie di variazioni individuali declinate secondo il gusto, le abitudini, il lavoro praticato, la composizione del proprio nucleo familiare, l'igiene dietetica ed altro. Tutti elementi che nell'insieme fanno dei nostri pasti un caleidoscopio tripartito, con tutte le ampie variazioni che la società dei consumi concede. Ben diverso è il quadro cui Barbero ci introduce tra il Settecento e l'Ottocento muovendosi soprattutto tra Francia, Inghilterra, Italia e in una diversificata varietà di fonti: narrative, epistolari, resoconti di viaggio, testimonianze. La lettura dell’agile saggio di Barbero, che ha come sottotitolo Approssimazioni storico-linguistiche all’orario dei pasti – secoli XVIII XIX (Quodlibet) ha la proprietà di portarci in un "luogo letterario" un tempo molto frequentato, ma contemporaneamente anche in un concetto, un’abitudine sociale, un modo di dividere la giornata.     Vale a dire l'orario dei pasti e il loro ruolo all'interno della giornata. Così scopriamo che nella...

Un esorcismo della pressione del tempo storico / Il romanzo saggio: crisi della modernità

Due anni dopo Il romanzo massimalista (Bompiani 2015), dedicato alla narrativa contemporanea (il sottotitolo della versione inglese suona From Thomas Pynchon’s Gravity’s Rainbow to Roberto Bolaño’s 2666), ecco un’altra prova del giovane e valente comparatista Stefano Ercolino, attualmente in forza alla Yonsei University di Seoul, sul quale aveva fatto in tempo a intervenire il compianto Remo Ceserani (La generazione Telemaco e la critica letteraria, «Alias», 13 luglio 2014). Il romanzo-saggio 1884-1947 (Bompiani 2017, pp. 300, € 13), scritto originariamente in inglese e tradotto in italiano da Lorenzo Marchese, sostiene una tesi molto chiara e accuratamente definita: dall’esaurimento dell’estetica naturalista si sviluppa in Europa tra la fine dell’800 e la metà del ’900 un nuovo genere, risultante appunto dalla fusione di romanzo e saggio. Gli estremi cronologici coincidono con la pubblicazione di À rebours (Controcorrente) di Joris-Karl Huysmans e del Doktor Faustus di Thomas Mann. Le pietre miliari del novel-essay – accanto ad altri due titoli degli stessi autori, Là-bas e La montagna magica – sono due trilogie, Inferno di August Strindberg e I sonnambuli di...

«Una roba da ricchi, come l’amore» / Giovanni Giudici. La responsabilità del poeta

Giovanni Giudici è un «poeta senza miti». Lo ricorda così Alfonso Berardinelli nella raccolta saggistica La poesia verso la prosa (1994), come un vero intellettuale che nel gioco della sopravvivenza «si autodenigra, addirittura finge di denigrarsi», si fa piccolo nelle vesti di copywrtiter della direzione Pubblicità e Stampa della Olivetti, tra i nuovi doveri degli umanisti e l’etica specialistica dell’industria degli anni Settanta. È dura l’esistenza dell’artista che vuole considerarsi impegnato nella «trasformazione» e, allo stesso tempo, pretende di sopravvivere nella sua personale società (di parole) non trasformata. Del resto, anche nelle liriche de La vita in versi (1965), risultava evidentissimo il contrasto tra l’accettazione formale e sociale della realtà e il pressante desiderio di uscirne: le «giornate bianche» di cui Giudici parla non sono altro che il ripetersi del costante ritmo di accettazione di una vita che non può essere semplice, perché è divenuta somma dei ruoli di chi, ormai senza storia, occupa le città e si adegua con «guasta coscienza» ‒ e senza troppa consapevolezza ‒ al «civico decoro».   È un interesse episodico, il suo, per il rapporto...

Intelletto pubblico e senso della vita / Paolo Virno. L’idea di mondo

Esiste una certa lettura dell’opera di Gilles Deleuze che consente un aggancio tra la sfera ontologica e quella etica a partire dal non-concetto di immanenza e dal “canone eretico” della storia della filosofia, cui egli si rifà: Spinoza, Bergson, Nietzsche, gli stoici, per citare i più noti. Forse il più grande merito di una simile lettura sta nel fatto che essa rifiuta alla morte il privilegio di donare compiutezza e senso all’esistenza, per soffermarsi invece sull’incompiutezza senza mancanza che fa tutta la potenza di una vita.   L’idea di mondo. Intelletto pubblico e uso della vita di Paolo Virno (Quodlibet, Macerata 2015, pp. 187) non condivide con Deleuze alcuna premessa operativa esplicita, eppure sembra ruotare attorno allo stesso intento problematico. Il libro di Virno è composto da tre saggi, due dei quali già pubblicati nel 1994, che afferiscono a “generi” differenti. Il primo è un saggio filosofico stricto sensu; il secondo un trattato politico; e il terzo un programma di lavoro per una filosofia «da fare». Nonostante questo i tre saggi sono inestricabilmente avvinghiati l’uno all’altro, non solo perché ognuno prende l’abbrivio esattamente dal punto in cui quello...

Perché se ne è lavato le mani? / Il dilemma del giudice: Ponzio Pilato

«Può capitare, talvolta, di trovarsi a ricoprire un ruolo di gran lunga al di sopra dei propri mezzi: e di esserci finiti per caso, senza averlo in alcun modo cercato, o almeno non rendendosene conto», afferma Aldo Schiavone nelle pagine iniziali del suo bellissimo libro, Ponzio Pilato. Un enigma tra storia e memoria (Einaudi, 2016). Si riferisce alla situazione in cui si è trovato Ponzio Pilato, il prefetto della Giudea che ha condannato alla crocifissione Gesù di Nazareth, probabilmente nell'anno 30 della nostra era. La sua fama è giunta fino a noi soltanto per questo, altrimenti la Storia si sarebbe richiusa su di lui senza registrarne alcuna traccia. Invece, quel fatto che Schiavone sostiene con precise argomentazioni sia stato più una congiura che un processo in senso moderno, ha cambiato la storia del mondo e il peso di Pilato in essa. E forse lui stesso.    Aldo Schiavone è uno storico di fama internazionale. Specialista di storia del Diritto Romano e di Roma antica, in questo saggio si propone di ricostruire, nel modo più storicamente attendibile e plausibile in base alle fonti e alla sua profonda...

Uno psicoanalista per non psicoanalisti / Fachinelli: il cuore come campo d'indagine

Curato da Dario Borso, Al cuore delle cose. Scritti politici (1967-1989), è un insieme inedito di opere di Elvio Fachinelli per DeriveApprodi. Si tratta in gran parte di scritti apparsi su giornali e riviste, compresa L'erba voglio, tra il 1967 e gli ultimi tempi della sua breve vita.Il testo è corredato da una biografia sintetica dell'autore, morto prematuramente nel 1989, e di una intervista autobiografica svolta l'anno antecedente la sua scomparsa.Nell'introduzione Borso afferma che questi scritti mostrano che il paziente più difficile di Fachinelli fu l'Italia. Emerge infatti un corpo a corpo dello psicoanalista di Luserna con il nostro paese, ma anche con i corpi del paese. I Pierini – che hanno il merito di avere ciò che per i Gianni è esclusione – e, appunto, i Gianni, i figli dell'Italia reale, povera e ancora in molta parte analfabeta o semianalfabeta. “Noi Pierini assumiamo come nostro diritto, merito e premio ciò che per loro si è dimostrato condanna, biasimo ed esclusione”. Così in un saggio, presente nel libro, del 1967. Uno psicoanalista bizzarro – quando mai a quell'epoca la psicoanalisi europea si occupava dei poveri? – e coraggioso. In quegli anni, prima dell...

Visioni digitali

Visioni digitali di Simone Arcagni (Einaudi) inizia con un adescamento. Il lettore, come un Neo qualunque, viene messo di fronte a una specie di viaggio iniziatico, dal suo Morpheus puntualmente chiamato ad “addentrarsi in un territorio assai impervio”. Al contrario che su Matrix qui, però, nessuno stacca la spina del megasoftwerone generatore di realtà, con l’aria di chi vuole annunciare al mondo il prossimo deserto del reale. L’autore del libro si diverte, piuttosto, a condurre il suo lettore a spasso nella sua vita stessa quotidiana. Succede così, che, passeggiando, un dettaglio, una situazione, il contesto tanto familiare, possano perfino rivelare la loro relatività. La matrice delle visioni digitali, sebbene sotto forma di cantiere, per Arcagni è infatti già con noi. Il film che tutti abbiamo visto al cinema (Avatar), il più che familiare Youtube, perfino una partita di calcio goduta, una volta tanto, allo stadio con i propri figli, sono in nuce già il nuovo. E, allora, si capisce quanto il problema stia proprio nello sguardo, nell’inadeguatezza di chi continua a osservare (verbo che, in un libro che si chiama Visioni Digitali, non può che essere sinonimo di vivere) il mondo...

Un'epica dell'effimero e del banale / Handke scrittore di saggi

Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: il che significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo. E meno male. Donata Wenders, Peter Handke, Chaville, 2009 L’attenzione è risvegliata anche dai premi (Premio Kafka, 2008; Premio Ibsen, 2014), oltre che dal risorgere delle polemiche, che non sempre però centrano il bersaglio (forse perché è troppo facile, ciò che esime dall’approfondire e analizzare anche il ventaglio delle motivazioni, non tutte così scandalose, che Handke si è fatto premura di dispiegare; anche se la pubblicazione dei suoi dialoghi con Milosevic che ne sposano in toto le tesi ha suscitato un comprensibile sgomento, per non dire nausea, in primo luogo già nei serbi democratici attuali). ...

Fortuna e storia di un titolo

Quando alla fine del 1963 Umberto Eco porta a Valentino Bompiani, suo editore, il dattiloscritto di quello poi che sarà Apocalittici e integrati, non sa ancora di aver coniato uno dei titoli più fortunati del secondo dopoguerra, una vera e propria formula, che dominerà in tutte le discussioni a seguire sui mass media: fumetti, televisione, computer, web. Un’endiadi che funziona ancora oggi per descrivere il campo dei pessimisti e degli ottimisti, dei critici e degli entusiasti.   In verità, quel titolo non è proprio opera del giovane studioso di estetica; se ne stava annidato in una piccola sezione finale. Eco vuole intitolare il libro Psicologia e pedagogia delle comunicazioni di massa. Bompiani, che di editoria se ne intende, lo guarda e gli dice: “Ma lei è matto”. Eco prova a correggere: “Diciamo allora, Il problema della cultura di massa”. Bompiani sfoglia il dattiloscritto e trova quel titoletto finale. “Eccolo!”. Eco replica. “Ma non c’entra nulla con il resto del libro”. “C’entra, c’entra”, risponde l’editore. Così l’autore...

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo borderline di personalità o la sindrome di burnout, derivano da un eccesso di positività. È il terrore di non essere all’altezza delle proprie aspettative, qui ed ora, immediatamente, nella situazione di performance che ogni singolo individuo sente di dover offrire, ma che in effetti pretende prima di tutto da se stesso.   Questo non significa che il cambiamento di...

Il saggio giallo di Roberto Longhi

Pasolini, rievocando a circa trentacinque anni di distanza Roberto Longhi in cattedra, scrisse che “era un’apparizione”. Longhi aveva debuttato nel 1912, cent’anni fa, pubblicando il primo saggio su “La Voce” di Prezzolini. Era allora poco più che ventenne quello che per molti versi sarebbe diventato Il critico d’arte del Novecento. Allo sterminato data base d’immagini mentali, che gli permetteva raffronti fulminei e profonde filogenesi, lo studioso unì l’istrionismo del maestro (il “carisma” segnalato sempre da Pasolini), capace d’incidere su moltissime figure successive, anche assai irregolari come Testori e Bertolucci, e di scaravoltare le gerarchie consolidate della storia dell’arte nostrana. Tutto ciò con una prosa così ricca e risentita da destare l’attenzione ammirata di scrittori e critici letterari quali Contini. Qui c’interessa però raccogliere un’osservazione fatta en passant da Pasolini sul saggismo di Longhi come “strabiliante romanzo giallo”. Vorremmo insomma soffermarci su una forma di saggio che attiva anche la propria...

Roberto Maragliano. Pedagogia della morte

La libreria di doppiozero continua a crescere: esce oggi un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Vi proponiamo un saggio di Roberto Maragliano, Pedagogia della morte, che affronta con intelligenza e originalità il più grande dei nostri tabù. Qui il link per scaricarlo.      La pedagogia più importante è quella che affronta le cose che non si possono insegnare.  Che non si possono: perché ci sono divieti, ostacoli, resistenze, anche interiori; insegnare: perché la loro esperienza è talmente intima e personale che si tende a crederla indicibile, incomunicabile, oscena. Eppure qualcosa si può fare, qualcosa passa; e soprattutto qualcosa si può imparare: a esprimerlo e a condividerlo. La morte è il primo di questi argomenti tabù. Oggi che la società ha rimosso il problema, rinunciando a qualsiasi tentativo di elaborarlo, una pedagogia della morte è urgente e indispensabile. Roberto Maragliano in questo libro ha il coraggio e la lucidità non solo di sollevare la questione, ma di analizzarne i principali...

Andrea Cortellessa. Narratori degli Anni Zero

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare di un’antologia, il poderoso volume Narratori degli Anni Zero (numero triplo della rivista L’illuminista, Ponte Sisto, pp. 704, € 30), curato da Andrea Cortellessa, non è solo una fotografia dello stato attuale del genere romanzo in Italia. È qualcosa di diverso: un flusso ininterrotto di testi e riflessioni critiche, dalla cui prossimità scaturisce l’impressione di un moto perpetuo.   Il saggio introduttivo è il vero motore dell’antologia. I modelli da cui Andrea Cortellessa trae ispirazione e da “mis-interpretare”, come direbbe Harold Bloom, sono due: il volume curato da Angelo Guglielmi nel 1981 dal titolo programmatico: Il piacere della letteratura. Prosa italiana dagli anni 70 a oggi e quello posteriore di Antonio Franchini e Ferruccio Parazzoli del 1991, Antologia dei nuovi narratori.   I “narratori degli anni zero” (Pincio, Nori, Cornia, Pascale, Permunian, Lagioia, Raimo, Pica Ciamarra, Pugno, Arminio, Morelli, Trevi, Falco, Samonà, Baroncelli, Vorpsi, Ricci, Rastello, Saviano, Jones, Bajani, Pecoraro, Vasta, Pedull...

Alberto Volpi. Raid

Anche questo mese la libreria di doppiozero è cresciuta: esce oggi un nuovo titolo doppiozero, da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Nel saggio che oggi vi proponiamo, Raid. Una forma del contemporaneo tra guerra, letteratura e arti (Euro 4,00 - ISBN 9788897685081) Alberto Volpi traccia una colta e appassionante storia del Raid.   Incursione, scorreria, blitz, colpo di mano, razzia, saccheggio, attacco terroristico, azione di recupero o di vendetta, il raid è uno dei temi che attraversano da sempre il mito, la letteratura e la storia. Dai centauri agli argonauti, dall’assedio di Troia alle imprese dei Romani, per arrivare alle guerre moderne, da D’Annunzio e i futuristi ai film sul Vietnam o di fantascienza fino a Cormac McCarthy, Alberto Volpi racconta con leggerezza e sapienza le metamorfosi del raid e cerca insieme di tracciarne le strutture elementari, di caratterizzarne i protagonisti, eroi o briganti, e di riflettere sulla sua sopravvivenza odierna e su alcuni episodi recenti nei quali la linea che separa l’onore dalla vergogna, il dramma dal ridicolo sempre in agguato, è tanto facile da...

Il frutto proibito: fico o mela?

Di norma il sottotitolo viene dato ad un libro per chiarirne il contenuto. Nel caso di questo saggio, che esce postumo a cura di Sandro Gerbi, il titolo è chiaro e il sottotitolo è oscuro. Tutti sappiamo, infatti, che per molto tempo il peccato di Adamo ed Eva, origine o frutto del peccato originale che ci condanna tutti alla mortalità, fu considerato un peccato sessuale: concupiscenza, lussuria, fretta nel consumare le nozze, consumazione delle stesse provando piacere anziché indifferenza, e così via, attraverso i secoli.   Quasi nessuno sa, invece, cos’è l’ipotesi di Beverland e Gerbi, con chiarezza e attraverso una vasta carrellata nella storia del pensiero che, come è prevedibile dato l’argomento, ha non di rado momenti piuttosto comici – come quando ad esempio riferisce la spiegazione serissima fornita da uno studioso per dire come mai, consumato l’atto vicino a un melo, i nostri progenitori scelsero invece foglie di fico, rinfrescanti e umettanti, per coprirsi i genitali; o quando, si chiede “dietro quale albero era nascosto il cardinal Caetani per aver visto così bene tutte queste cose” – ci spiega che essa è per l’appunto l’ipotesi che “il frutto proibito di Dio ad...