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sensibilità

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Ma era davvero solo un trentenne precario? / Michele. In realtà non sono mai esistito

Ho letto oggi, com’è – credo – dovere di tutti, la lettera d’addio scritta da un uomo di trent’anni morto suicida. L’uomo si chiamava Michele, era friulano, e i giornali, in gran parte, si sono affrettati a qualificarlo come “trentenne precario”, condensando in due parole la totalità del suo essere.   L’anno scorso, in occasione dell’incidente ferroviario tra Andria e Corato, i giornali online pubblicarono articoli con titoli come: Antonino che voleva fare l’esame, il contadino centrato da una scheggia, Jolanda che doveva sposarsi. Un’abitudine giornalistica molto in voga, questa, quando si è esaurita la cronaca e occorre dare un volto alle vittime. Si considera l’esistenza di una persona come la somma di tanti frammenti del reale, si scelgono i più levigati, i più facili alla comprensione, e si lasciano vibrare sotto gli occhi del lettore. La gente muore, e già la morte di per sé non la si può ridurre a due parole allusive. Ma la vita, la vita tutta intera, la massa indifferenziata di cose, di eventi, di fenomeni, di esperienze, di situazioni, di avventure, di momenti, la vita come la si riassume in un titolo di giornale? Al che, di fronte a titoli come quello, mi feci...

Orientamento

Oggi orientamento è un concetto generale nell'uso linguistico quotidiano come in quello scientifico e filosofico. Viene usato per definire altri concetti, e in questo senso si presenta come un concetto di base senza essere esso stesso definito. Riveste quindi quasi le caratteristiche di un postulato, un assioma, che si prende così com'è senza pensarci più di tanto, e si ammette senza dimostrazione. L'orientamento, in questo senso, anticipa tutte le definizioni: occorre essere già orientati per poter definire qualcosa, primo, e, secondo, l'orientamento ha successo quando non è né problematico né bisognoso di definizione bensì autoevidente. Il problema nasce quando l'orientamento non basta più, quando si è dis-orientati e quindi inquieti: è allora che i filosofi assumono il dis-orientamento come punto di partenza delle loro riflessioni, non soltanto nella vita ma anche nella scienza. Quindi, benché come tale il concetto di orientamento non goda di interesse filosofico preciso – a eccezione che in Kant – esso è centrale per la riflessione filosofica.   Anche se l'orientamento non comincia con l'orientamento filosofico. Per orientamento si intende la capacità di «ritrovarsi», di...

Contagio nella compassione

“Esser buoni, sensibili e compassionevoli, ecco la nostra essenza, questi principi sono innati nei nostri cuori, invano vorremmo resistere loro, tremiamo per un infelice che il destino sembra pronto a distruggere, paragonando il dolore che prova a quello che noi sentiremmo se fossimo nei suoi panni; più la sua colpa ci appare involontaria o lieve per l’inclinazione che ci accomuna, più eccita la nostra pietà” (Tournon). Sintesi perfetta di tutto un secolo, il Settecento, che s’interroga sulla compassione, che apre l’accesso alla dimensione intersoggettiva, caricandola di elementi emozionali.   Edmond Burke riconduce la compassione o, più in generale, la simpatia reciproca a una base sociale, fondamento di un vivere comunitario che mitiga gli egoismi nel riconoscimento di una natura condivisa. La natura ha fatto sì che gli uomini si rassomiglino, tanto che, quando osserviamo una passione scuotere un altro uomo, non possiamo che trovare una corrispondenza in noi stessi. “L’intelaiatura della nostra mente è qualche cosa di analogo all’intelaiatura del nostro corpo” (Hume)....

La memoria come esperienza del trauma

 Non sono mai stata ad Auschwitz. Né negli altri siti del trauma, a parte Dachau, dove i miei genitori ci portarono da bambini e dove, per una sorta di irriflessa coazione, tornai qualche decennio più tardi in compagnia dei miei figli, ancora troppo piccoli per ricavare dall’esperienza alcuna lezione storica utile, e tuttavia profondamente colpiti dalla desolazione del luogo, dal freddo novembrino, e dalla consapevolezza che lì, proprio lì, erano successe cose orribili.   La sera della mia prima visita a Dachau, per sovrappiù, cenammo all’Hofbräuhaus di Monaco, dove appresi i dettagli del Putsch del 1923, e contestualmente fummo avvicinati da un anziano bavarese in preda a malinconie alcoliche a cui prestai l’identità del vecchio nazista tormentato dai sensi di colpa. Quella notte mi venne la febbre, che presumibilmente incubavo già, ma che attribuii alle impressioni del giorno prima. Secondo le categorie formulate dagli odierni Trauma Studies, ero diventata una testimone secondaria, testimone di testimone, attraverso la quale il trauma poteva propagarsi e passare alle generazioni successive....

Non solo documentazione

Come intendere Alighiero Boetti? Come capirlo? Semplice nelle opere che voleva intenzionalmente chiare e godibili; eppure così strano da cogliere nel suo nucleo creativo, nel senso vero dei suoi atti. Perché faceva realizzare le opere agli altri, biro, arazzi, disegni con le sagome? È un’opera l’hotel che ha aperto in Afghanistan? Che cosa è l’arte nelle sue mani?   Molti ne hanno scritto, molti lo rivendicano, ma ancora non si è colto appieno il portato del suo atteggiamento. Il fatto è che Boetti ci mette di fronte alla limitatezza delle analisi formali e ci richiama al centro vivo dell’arte, e a quello pulsante dell’uomo: sistole e diastole, ma intanto il sangue scorre, come i suoi semplici dispositivi, basati sulle opposizioni, per far circolare l’arte.   Amici, l’arte è questione di sensibilità. Lo sanno bene quelli che sono vicini all’artista, che lo ammirano, che aiutano, lo vedono creare, lo ascoltano parlare. Costoro raccolgono con ammirazione le tracce della sua azione, perché sanno che non è solo documentazione, né solo...