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Lo sgombero di Macao a Milano

Ore sette ho aperto gli occhi: i primi tweet. Ne tornava indietro l’eco. Poi Milano si è svegliata, e mentre pedalavo verso Macao un susseguirsi di tweet e notifiche facebook.   Macao sgomberata, accorrete tutti.   Scopro dopo che è dalle sei che le camionette della polizia girano intorno alla zona, lasciando presagire quel che sta per accadere. I ragazzi all’interno, una trentina. È già da ieri sera che sono in stato di allerta e inviano messaggi e tweet di preavviso e mobilitazione.     Qui, alle otto. Arrivo pensando che non sia possibile che, come si scrive su twitter, “ti ho votato perché a Milano non accadesse più quello che sta accadendo ora”. È passato un anno, un anno più o meno esatto. Si è atteso che Pisapia prendesse una qualche posizione, in questi giorni. Si è atteso che si aprisse lo spazio di un dialogo.   Chiunque sia transitato per Macao in questi giorni ha visto un cantiere aperto, vivo, critico. Sono arrivati apprezzamenti e grandi pacche sulle spalle anche dai membri della giunta comunale passati di qui, ma non...

Lamezia Terme, 5 maggio 2011

E invece Aristofane lo faccio aspettare ancora. Perché è successa una cosa davvero molto brutta. Sono entrati di notte dentro Palazzo Panariti, dove teniamo gli incontri di Capusutta, hanno sfasciato porte e finestre. Ladri? Ma non c’era niente da rubare, il palazzo è ancora vuoto, appena inaugurato, non ci sono attrezzature, solo due piccoli monitor per la sorveglianza. Dei balordi, può essere. E se fosse invece un brutto segno, una specie di intimidazione? Contro chi? Ci nascono strani pensieri in testa, che vorremmo ricacciare indietro.   Speriamo che non siano segnali contro Tano Grasso e il suo irruento procedere a cercare di portare novità nella cultura cittadina. In effetti non c’è un’aria rassicurante in giro: sembra da certi discorsi - sembra, ripeto - che qualcuno remi decisamente contro. “È che il teatro di ricerca qua non funziona!”, “che prima di voi c’erano altre esperienze di laboratorio teatrale, mica era il deserto!”, e argomentazioni simili. Che bisogno c’era di ricorrere a Ravenna e a Napoli, in sostanza. E in effetti, a parte le porte sfasciate, c...

Lamezia Terme, 5 aprile 2011

Arrivo a Lamezia, e mi rendo conto che la città è sottosopra per una furiosa polemica attorno al campo rom dell’area di Scordovillo. Un’ordinanza della Procura, il campo va sgomberato entro 30 giorni. Motivazione: sono tutti delinquenti. Il campo è uno dei più grandi d’Italia, circa 520 persone, più o meno 104 famiglie, esiste dal 1981. È il campo dove vivono i ragazzi rom che partecipano a Capusutta, Pamela e Immacolata e tutti gli altri. Domani pomeriggio dovrò parlare ai capusuttini del testo sul quale lavoreremo, Donne a Parlamento di Aristofane, ma prima incontro Rosy de Sensi e Graziella Perri, operatrici dell’Associazione La Strada, che da 25 anni svolge un lavoro prezioso nel campo, portando i bambini a scuola e facendo tante altre attività. Chiedo loro se possono accompagnarmi al campo, vorrei vedere dove vivono i capusuttini rom.   Arriviamo verso le 11 di mattina. La prima immagine che mi colpisce è quella di un muro alto tre metri: il campo, fin dalla sua nascita, è statodelimitato da quel muro, un recinto materiale e simbolico che impedisce la vista dalla strada, e...