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sociologo

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La biblioteca di Atlantide / La macchina che vede di Paul Virilio

Paul Virilio è stato un intellettuale originale e difficilmente classificabile. Potrebbe essere definito un urbanista, un sociologo o un filosofo, ma in realtà era soprattutto un dromologo, perché s’interessava principalmente alle questioni relative alla velocità. Questo tema, infatti, ritorna di frequente nei suoi numerosi libri. Libri solitamente di dimensioni contenute, ma ricchi di citazioni e densi sul piano concettuale. Si potrebbe quasi dire che in questi libri la velocità non è solamente il tema maggiormente ricorrente a livello di contenuto, ma anche una variabile in grado d’influenzare la struttura formale del testo. Vale a dire che la vera e propria ossessione per la velocità che caratterizza il lavoro di ricerca di Virilio sembra aver portato questo autore a eliminare le introduzioni, le spiegazioni e le parti di raccordo che vengono solitamente rivolte al lettore. I volumi così, come se fossero sotto l’effetto di un processo di accelerazione, si presentano fondamentalmente come una successione di citazioni e concetti.   I riferimenti di Virilio provengono da ambiti disparati: dall’urbanistica, dall’architettura, dalla letteratura, dall’arte e dalla storia...

14 giugno 1920 - 14 giugno 2020 / Max Weber: la porta girevole della ragione occidentale

“Il tempo si arresta. Verso sera, l’ultimo respiro. I tratti del viso assumono un’espressione di dolcezza e di sublime rinuncia. Ormai è via, rapito in paesi lontani e irraggiungibili. La terra non è più la stessa”. Con queste parole commosse, nella biografia che gli dedicherà sei anno dopo, Marianne Weber, studiosa di scienze sociali, attivista politica, femminista, descrive gli ultimi istanti di vita del marito, Max Weber, colpito da una polmonite che lo stroncherà a soli 56 anni, il 14 giugno 1920. La morte improvvisa lo coglie nel mezzo del fervore e del ritrovato entusiasmo per nuovi progetti di ricerca, dopo che si è appena insediato all’Università di Monaco, e mentre ha avviato il suo tormentato cammino la Repubblica di Weimar, al cui parto Weber ha contribuito con convinta adesione, ma anche con un presentimento tragico sullo svolgersi della lotta politica tedesca, ancora troppo accesa e scossa da estremismi violenti.   Proprio nella turbolenta Monaco dei primi mesi del 1919, e a pochi giorni di distanza dal drammatico epilogo dell’insurrezione della Lega di Spartaco, consumatosi nelle vie di Berlino, Weber si trova di fronte alla platea di studenti attratti da nuovi...

Una biografia a cura di Stefano Cristante / Paz, un genio in fuga

Correva il 1977. L’anno delle occupazioni delle università, della cacciata di Luciano Lama, il segretario della Cgil, dalla Sapienza di Roma, poi dell’assassinio di Francesco Lorusso e dell’incendio di Bologna, occupata militarmente dagli autoblindo di Kossiga (così si scriveva sui muri, con le s disegnate come quelle delle SS) a mettere fine alla ribellione e a minacciare di seppellire sotto una pietra tombale, con la benedizione del Partito Comunista Italiano, alcuni mesi di esperimenti politici ed esistenziali. Correva l’aprile e su “alter alter”, rivista della Milano Libri collegata a “Linus”, uscivano le tavole di un giovane disegnatore di San Severo che in quella Bologna ribollente viveva e frequentava il Dams. La storia si intitolava Le straordinarie avventure di Pentothal, dal suo protagonista, e il suo autore era Andrea Pazienza. Lui “nel 1977 è una specie di bomba H dell’arte contemporanea pronta a esplodere portandosi dietro un talento certo, grazie al quale immette nella carta segni rimasticati in ogni dove, accompagnandoli con una scrittura infantile e fascinosa, ebete e profonda”.      Paz o della sovversione   Così racconta quel debutto Stefano...