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soglia

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La Grande Pelle / Basta stare in superficie?

Un tocco e via, siamo “touch” come i nostri schermi, ci sfioriamo e organizziamo i nostri comportamenti guardando alle superfici, le altre superfici che ci circondano. Non è che siamo superficiali, è che i tempi che abbiamo a disposizione per le nostre vite sono troppo condizionati dall’accumulo di impegni. L’arrembaggio quotidiano non ammette troppi approfondimenti, gli attacchi alla nostra stabilità economica, sociale, psichica, devono essere respinti ora e qui, senza lente sedimentazioni. Fissate le nostre priorità (donne/uomini, motori, il prossimo, abbigliamento, lavoro, sport, figli, istruzione, far soldi, la letteratura …) tutto il resto è sbrigato in velocità, con poca partecipazione, scarsa riflessione, se non insofferenza e irritazione. Non è affatto facile accudire la profondità di ogni aspetto dell’esistenza. Come dire, è la realtà che ci spinge verso la superficie. E se Hegel aveva ragione a dire che “non c'è niente di più profondo di ciò che appare in superficie”, forse è il caso di indagare.   Essere superficiali è una questione solo personale, dei singoli individui che accettano o decidono di essere dei cattivi investimenti per gli altri a causa del loro poco...

Dialogo della pittura

  Fin dai tempi dei tempi (tempi di Altamira, tempi di Lascaux) ho visitato con affetto, curiosità e tremore gli studi dei pittori - ogni volta sentendomi invitato in luoghi in qualche modo misteriosi, o addirittura sacri. Quelle soglie, ogni volta che le oltrepassavo, le sentivo temenoi, tagli, fra un fuori normale e un dentro altro, denso e segnato, templare: varco iniziatico (se entri io t’inizio ai miei segni e colori, te li rivelo e ti faccio partecipe) oltre cui avrei trovato colori, odori, disegni, cavalletti, tele, immagini nuove e vecchie, officina, laboratorio, cappella votiva, luogo di meditazione, di artigianato e ispirazione. Andavo da Claudio Olivieri verso il Ticino, a ovest di Milano, fra campi di erbe, in una casa isolata, sderenata, antica, contadina - e lo trovavo (era sempre solo) con le tele intelaiate intorno, quinte, verticali - alcune bianche, alcune con qualche segno e colore, alcune finite. Parlavamo, io cercavo di decifrare, il difficile lavorio del narrare la pittura - e discutere e discutere, il dialogo del poeta e del pittore. Il pittore che aspetta le parole del poeta forse per capire cosa sta facendo. Ma cosa fa il pittore...