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specializzazione

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Critica di una nozione sfuggente / Teatro-scienza

La crescente specializzazione delle arti, delle tecniche, delle scienze ha reso più penetrante la conoscenza dei loro rispettivi oggetti di indagine, ma a prezzo di una conseguente settorializzazione dei saperi. Per arrivare a capire anche solo le basi (spesso contro-intuitive e nemiche del buon senso) di una disciplina come la fisica quantistica o la metafisica, un individuo è costretto a sottoporsi a lunghi anni di studio disciplinato, trascurando così necessariamente di approfondire altri interessi e settori. Laddove dunque in un passato nemmeno troppo remoto, come nel secolo dell’Ottocento, poteva capitare, ad esempio, che un filologo classico fosse anche un raffinato conoscitore della biologia, o almeno una persona aggiornata sui nuovi metodi e le più recenti scoperte della stessa, oggi questa osmosi è divenuta impossibile. Chi si addentra sporadicamente nel labirinto di un’arte, di una tecnica o di una scienza iper-specialistica finisce perlopiù per perdere il proprio tempo: egli o ella resta alla superficie, come se non avesse studiato affatto.   Questa spinta alla specializzazione – al tempo stesso penetrante e disgregativa –è controbilanciata in parte dai tentativi...

Innovazione o rivoluzione culturale?

Un anno fa, collaborando a un'inchiesta sui Bandi per la Cultura, concludevo che l'innovazione sociale nella Cultura è una storia ancora da scrivere. Dopo qualche tempo mi trovo ancora a sostenere questa posizione. Sono almeno nove anni che sento dire che la Cultura è un driver economico e di innovazione. Nel 2005 mi sono iscritta a uno dei primi master di specializzazione che combinava due parole allora confliggenti: arte e management. Sono cresciuta fra altri spunti, con la letteratura di Richard Florida e l'ascesa della classe creativa, che aveva trasformato i connotati di città ex industriali americane per rivitalizzarle completamente. Già da allora si parlava di partner e non sponsor. Già allora professori e manager illuminati tuonavano che bisognava interrompere la logica del bancomat e del big-logo, per dare spazio all'integrazione e co-progettualità con gli sponsor. Nel tempo sono fioriti cataloghi didattici come funghi e programmi di master su tutto il territorio, con pacchetti di modelli manageriali e di marketing applicati al Patrimonio, ai beni intangibili. Ho visto così tanti power point con il...

Adriano Olivetti. L'ordine politico delle Comunità

Pubblichiamo un estratto dalla terza edizione del libro di Adriano Olivetti L’ordine politico delle Comunità, a cura di Davide Cadeddu (Edizioni di Comunità, 2014).     Questa non è un’edizione critica. Il fine principale della presente pubblicazione è rendere nuovamente disponibile nelle librerie un’opera rilevante come L’ordine politico delle Comunità, che rappresenta il fondamentale lascito teorico di Adriano Olivetti.   Non sono molti coloro che in passato riuscirono a leggerla completamente e ancor meno coloro che la capirono compiutamente. Si tratta, in effetti, di un testo complesso, che tende a prendersi gioco di analisi superficiali o inconsapevoli. Molti dei principi qui espressi dall’autore sono, però, più facilmente intelligibili e condivisibili oggi di quanto non fossero circa settanta anni fa, in un contesto dominato da preclusioni ideologiche.   La prima edizione apparve nel settembre del 1945, pubblicata dalle Nuove Edizioni Ivrea e stampata in Svizzera dalla Engadin Press Co. di Samedan. L’opera costituiva il punto di arrivo di tutta una vita e, in...