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trincea

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Tra Ungaretti e Olmi / Alberi e prati della Grande Guerra

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   «Mi tengo a quest’albero mutilato / abbandonato in questa dolina / che ha il languore / di un circo / prima o dopo lo spettacolo /e guardo / il passaggio quieto / delle nuvole sulla luna»: l’endecasillabo iniziale della più bella poesia italiana dedicata alla Grande Guerra (I fiumi), fu scritto il 16 agosto 1916 (nei giorni della sesta battaglia...

Internati e ammutinati / La guerra degli scemi

Il 4 novembre 1918, l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Furono migliaia i soldati italiani ricoverati per disturbi mentali nel corso della Prima guerra mondiale. Gli ospedali erano popolati da reduci estraniati e muti, simili ad automi dai muscoli irrigiditi. Le cartelle cliniche parlavano di tremori irrefrenabili, ipersensibilità al rumore, stato di catatonia. Le cure consistevano in forti scosse di...

In trincea

Sono trascorsi cento anni dal primo conflitto mondiale. Ci saranno celebrazioni, pubblicazioni, conferenze, riflessioni, e altro ancora. Io vorrei provare col mio teatro a toccare un piccolo punto di quell’immensa catastrofe, un solo corpo, quello di un qualsiasi soldato, anonimo, non appartenente a una precisa nazionalità, e toccare quel corpo nel luogo più emblematico di quella guerra, la trincea.   Vorrei tentare di essere laggiù, in quel punto di una trincea di molti anni fa, ed esserci prima di tutto fisicamente, come corpo, in una forma di mimesi totale, attraverso una sincronia di gesti immagini parole minacciate da un tempo apocalittico, senza possibilità di redenzione, come fosse il mio corpo in procinto di morire in ogni attimo scenico, in modo da essere così assorto nella dimensione dell’orrore e della sua gratuità da percepire per un istante il “tipo di esistenza” di quel soldato.   Per il soldato in trincea il tempo si assolutizza in un puro denso presente, un tempo inceppato, inzeppato nella minuta quotidianità della sopravvivenza, fatto di gesti folli divenuti normali, di azioni...

Il raid nella Grande Guerra

  La grande guerra ha quel carattere tecnologico che la rende il primo conflitto vicino all’idea contemporanea di guerra; in più era stata configurata dai generali tedeschi, perlomeno nei confronti della Francia, come un unico blitz. La velocità e la sorpresa sono condivisi dunque con il raid finora considerato ma è altrettanto noto quanto i piani iniziali tedeschi si volsero di segno, trasformando il conflitto lampo di conquista in una logorante guerra di posizione. Il numero dei caduti nella prima guerra mondiale evidenzia poi, insieme alla lunghezza dei fronti, la necessità di un esercito di massa che, sottoposto ad una dura disciplina, bloccato nelle trincee e subordinato alla tecnologia bellica, sembra del tutto spersonalizzato e lontano dalla mobilità, pericolosa ma entusiasmante del raid. Si compie allora la parabola fin qui percorsa di un esercito immaginato come perfetta, autosufficiente, efficientissima macchina. Eppure nel testo che abbiamo scelto per l’analisi (La mano mozza, resoconto pubblicato da Blaise Cendrars durante il secondo conflitto mondiale), come del resto sarebbe stato possibile trovare analogamente...