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Una storia di amore e di tenebra

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1939 – 2018 / Amos Oz, amore, ironia e passione civile

Gli anni avevano pietrificato il volto di Amos Oz in un paesaggio di rughe, brunito dal sole e illuminato dall’azzurro degli occhi. Come se il deserto che tanto amava avesse finito per imprimersi nei suoi tratti oltre che nell’anima. Il grande scrittore israeliano mancato ieri a 79 anni, ogni mattina alle sei, estate e inverno, camminava per quaranta minuti nel deserto di Arad, la cittadina nel Negev al sud di Israele, dove ha vissuto oltre trent’anni. Nella luce abbacinante di quel luogo millenario, il senso delle cose si schiariva mentre le storie e i personaggi prendevano forma. In Italia i suoi libri erano arrivati negli anni Novanta – Conoscere una donna, Michael mio, Fima, Soumchi, Una pantera in cantina. Era il periodo in cui la letteratura israeliana, fino allora un fenomeno di nicchia, si stava svelando nella sua piena fioritura e conquistava pubblico e critica. Ad aprire la strada era stato Abraham B. Yehoshua, presto seguito da David Grossman con lo stupefacente Vedi alla voce: amore e, appunto, Amos Oz.   In questa triade di gran talento, di cui nei discorsi spesso si fa un solo fascio, Amos Oz ha subito mostrato un tratto inconfondibile. Le sue storie non sono...

Sergio Luzzatto / I bambini di Moshe

Secondo una leggenda il re David non sarebbe morto, ma solo addormentato in una caverna il cui ingresso è però segreto. Attende che qualcuno lo svegli per tornare sulla scena e salvare il Popolo eletto. Due ragazzi si mettono a cercare la grotta e dopo varie peripezie la trovano. Entrano e vedono re David sdraiato su un letto d’oro. Sono però abbacinati da tutte le cose che scorgono lì intorno. Il re allunga le braccia verso i due affinché gli versino l’acqua raccolta nei giardini dell’Eden contenuta in una bottiglia; questo potrebbe finalmente svegliarlo. I due imbambolati da quello che hanno visto non reagiscono in tempo; re David si stringe le spalle e non succede niente. Scoppia improvvisa una tempesta e i due sono costretti a uscire dalla caverna. Si trovano proiettati in un luogo sconosciuto e per quanto facciano molti tentativi, non trovano più la caverna.   Intorno al 1939 Adele Liberman deve aver ascoltato questa storia alla scuola ebraica di Rovno in Polonia. La raccontavano i sionisti e il suo significato simbolico sta proprio nell’Estote parati, il “siate pronti” predicato dal movimento: il viaggio verso la Terra promessa. Tocca a voi. A chi? Ai giovani, agli...