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Unione Europea

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Andante con moto / Il nuovo che avanza

Serve a poco, se non a nulla, cospargersi il capo di cenere oppure, con un altro rituale falsamente auto-risarcitorio, bendarsi la testa (che era già rotta da prima). Semmai, sarà meglio prendere l’elmetto, allacciarsi la cintura di sicurezza, assicurarsi che le dotazioni di emergenza siano al loro posto e poi affrontare le turbolenze a venire, che non saranno poche. Poiché delle due ipotesi, una o l’altra prevarrà: la prima è quella per cui il governo verdegiallo, inauguratosi dopo una perigliosa navigazione verso il porto d’attracco e lunghi giorni di tempesta, si riveli incapace di tenere fede alle promesse da paese dei balocchi con le quali le forze politiche che lo compongono hanno ottenuto il consenso da una parte degli italiani; la seconda, invece, è che questo esecutivo prosegua nel suo cammino. La variante della seconda ipotesi implica però che la Lega si rafforzi al punto tale da potere tornare alle urne, incassando poi una cambiale in bianco e assoggettando i partner di coalizione. Molto d’altro, almeno al momento attuale, non è dato pensare né, tanto meno, prevedere. Se mai ci dovesse essere un’opposizione degna di un tale nome, questa dovrà rivelarsi nei tempi a...

Martin Pollack / Geografia del massacro

Sono apparsi, a distanza di circa un anno l'uno dall'altro, per i tipi dell'ottimo editore Keller, due libri importanti di Martin Pollack, scrittore austriaco nato nel 1944, al culmine della seconda guerra mondiale; la data e il luogo di nascita dell'autore non sono casuali: egli nasce sulle rovine di un mondo che le due guerre hanno distrutto e avvelenato quasi in modo definitivo, e proprio da queste rovine parte per ricostruire alcune preziose realtà, e per ristabilire la verità su episodi terribili, che hanno contaminato profondamente paesaggi in apparenza idilliaci.   I libri pubblicati sono, in ordine cronologico: Paesaggi contaminati – Per una nuova mappa della memoria in Europa, e Galizia (trad. it. F. Cremonesi, 2017) – Viaggio nel cuore scomparso della Mitteleuropa (trad. it. M. Maggioni, 2016). In realtà, andrebbero forse letti in ordine inverso, per immergersi lentamente in quel mondo scomparso che fu la patria di Joseph Roth, e che generò scrittori e poeti di valore assoluto come Bruno Schulz e Paul Celan. Finalmente possiamo, con la precisione ferroviaria degli itinerari descritti, muoverci con esattezza in terre sempre avvolte da una meravigliosa inafferrabilità...

Europeismo versus anti-europeismo / Fieri di essere europei?

La sera del 7 maggio, un mio amico italiano mi ha detto “Grazie alla vittoria di Macron mi sono risparmiato un viaggio in Germania”. In effetti, se avesse vinto Marine Le Pen, avrebbe portato i suoi risparmi in una banca di Berlino. Meglio ritrovarsi in banca dei marchi che delle lire (la presidenza Le Pen avrebbe portato alla fine dell’euro e quindi ai ritorni alle monete nazionali). Mi chiedo quanti, e non solo in Italia, avrebbero fatto come lui nel caso Le Pen fosse stata eletta presidente, portando così al fallimento di varie banche italiane e anche francesi.    1. Morire per l’Europa?   Quando nel 2014 ci fu la finale di coppa del mondo di calcio tra Germania e Argentina, chiesi un po’ in giro, in Italia, per chi si parteggiasse. Era evidente che si faceva il tifo soprattutto per l’Argentina. “Io invece tifo per la Germania” dicevo. Perché? “Perché sono europeo”. Mi guardavano perplessi. In Italia che una squadra di calcio sia europea o meno non appare una ragione sufficiente per tifare per essa.  Lo sport agonistico non è qualcosa di futile, è la dimensione politica che più di ogni altra interessa miliardi di esseri umani. Tifare per una squadra nel...

Intervista a Alexandra Irimia / Il risveglio della Romania

Nonostante i riflettori della stampa internazionale si siano spostati altrove, il risveglio collettivo della coscienza civile in Romania avvenuto nei mesi passati continua a mietere i suoi frutti. Anche in questi giorni continuano le partecipatissime manifestazioni politiche contro la corruzione, completamente auto-organizzate ed autogestite dai cittadini rumeni che hanno dato prova di grande coesione, solidarietà e soprattutto efficacia nell'ideare una protesta omogenea e trasversale alle varie aree politiche e alle molteplici realtà sociali presenti nel loro paese.   Ma come si organizza un'azione di piazza efficace nel 2017? Quali sono i retroscena di una protesta pacifica che ha impedito che la corruzione fosse resa legale dalle istituzioni stesse? Come è nato e come si è espresso il malcontento verso la palese corruzione dello stato rumeno? Quali sono i mezzi, i luoghi e le entità coinvolte? Lo abbiamo domandato ad Alexandra Irimia, dottoranda e assistente di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell'Università di Bucarest e attivista coinvolta fin dall'inizio nell'organizzazione delle proteste.   “Il malessere che anima le proteste è partito molto lontano”, dice...

Come ha votato l'Inghilterra rurale / Brexit: si scrive Europa ma si legge negri

È facile cedere alla tentazione di fermarsi alla lettera delle cose. Tanto più quando queste si guardano da fuori, attraverso il filtro della proprie strutture e questioni irrisolte. Così mi pare che sia successo con i commentatori Italiani che negli ultimi giorni hanno affrontato la questione della “sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea”. E se da uno sguardo esterno proprio di questo sembra trattarsi, il senso di quanto è successo è ben più chiaro agli occhi di chi vive in Inghilterra e ne respira a fondo l’atmosfera putrida.   “La sorprendente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea” è una frasetta che vale la pena di leggere come gli esegeti Islamici leggevano gli hadith del Profeta: con un occhio alla lettera e uno, quello più attento, al suo significato più recondito e più vero.   Cominciamo dal suo essere così “sorprendente”, da cogliere alla sprovvista anche gli allibratori, che l’hanno quotata come improbabile fino al giorno del referendum. In effetti, un suicidio economico e una regressione politica così spaventosi sembravano tanto contrari alla logica, che gli stessi leader della campagna Leave sono stati colti di sorpresa dai risultati....

Quali saranno le conseguenze? / Brexit. Incertezza

Avevo promesso di mandare a “doppiozero” un commento sul referendum inglese alle 8 del 24 giugno, quando il risultato fosse diventato definitivo. Giovedì 23 giugno, cedendo all’affettuosa insistenza degli amici della redazione, ho anticipato il mio post, inviandolo intorno alle 23, quando i sondaggi davano in testa “remain”: ho ceduto al wishful thinking. Apologise.   A bocce ferme, torniamo su Brexit.   1. Avrei votato senza esitazione per “remain”, ma non ci si può stupire del risultato. Come ho cercato di argomentare nel post precedente, Brexit ha origini forti, sia lontane sia vicine nel tempo. Sono origini culturali, politiche ed economiche. Ha vinto un elettorato vecchio e ignorante, ma bisogna sforzarsi di capire il perché. Del resto “leave” era stato dato vincente da molti sondaggi.    2. In Italia ci lamentiamo, giustamente, della qualità dei nostri politici, ma la classe dirigente inglese si è dimostrata disastrosa. Cameron ha lanciato il referendum per recuperare la destra del suo partito. Era però convinto che non ci si sarebbe arrivati perché non pensava di vincere le elezioni del 2015 con il largo margine che ha poi conseguito. Cameron pensava di...

A Londra il giorno dopo / Il buco nero di Brexit

La notte prima del referendum una tempesta ha colpito il sudest dell’Inghilterra. Mentre la pioggia cominciava a cadere nella tarda serata l’ufficio meteorologico rilasciava allerte per l’est e il sud di Londra, da Kingston e Croydon fino all’Essex e al West Sussex. Ha piovuto tutta la notte, incessantemente, come non capita spesso in questo paese di perturbazioni volatili. La mattina pioveva ancora. Mentre facevo colazione, guardando in TV le notizie che mescolavano l’apertura dei seggi alle scene di inondazioni e disagi provocati dal maltempo (una donna portata in salvo su un canotto a Barking; una cantina allagata; piccole polling stations nelle remote campagne a nord del Paese), pensavo che se avessi avuto qualche fiducia in una lettura soprannaturale della realtà avrei detto che tutta quella pioggia era di cattivo auspicio per il giorno in cui il Regno Unito era chiamato a prendere la decisione più importante della sua storia dalla fine della guerra. Ma i sondaggi davano Remain in testa, con un margine pericolosamente assottigliatosi durante le ultime settimane di campagna e poi riallargatosi dopo il brutale omicidio della parlamentare Jo Cox per mano di un estremista di...

Giovani italiani a Londra / Brexit. Le lacrime dei figli

Ci eravamo lasciati su WhatsApp poco dopo la mezzanotte con qualche speranza in seguito ai primi sciagurati exit polls. Ma poi avevo dormito poco e male, l’inquietudine in agguato tutta la notte: come fidarsi delle proiezioni inglesi? Infine, stamattina, m’è toccato fare i conti con le lacrime di mia figlia, con il pianto rabbioso di un’intera generazione di giovani italiani espatriati.   Ho due figlie che vivono a Londra da anni, la prima insegue il sogno di diventare chef, la vera grande passione della sua vita, lavora in un ristorante prestigioso anche per sessanta ore alla settimana e si mantiene con orgoglio e spirito di indipendenza. La seconda studia musiche popolari orientali alla SOAS, grazie al prestito d’onore concesso dal welfare inglese agli studenti UE. Nel frattempo, con venti ore alla settimana nei pub e nei ristoranti, contribuisce al bilancio familiare. Fanno parte di un numeroso e variegato universo di giovani italiani, spagnoli, francesi che negli anni hanno intrecciato legami profondi di amicizia e condivisione della faticosa vita londinese, fra di loro e con i coetanei gallesi, irlandesi, scozzesi e inglesi di famiglie medie. Sono tutti lì a Londra per...

La tragedia greca in 10 atti

Tutte le mie amiche sono innamorate di Varoufakis, il ministro delle finanze greco. E anche Tsipras viene giudicato “molto carino”. Aggiungono che finalmente nei vertici economici europei c’è qualche uomo da guardare. Cerco di riportarle alla realtà dei fatti, ma non mi stanno a sentire. Riprovo.   1. La tragedia greca. Qualche tempo fa, una banca di investimento inglese – non il partito marxista-leninista – ha scritto che in Grecia è in atto una tragedia macroeconomica. Non è un giudizio esagerato. Tra il 2008 e il 2014 il tasso di crescita del PIL è stato negativo in sei anni su sette, con una diminuzione totale di quasi il 30 per cento. Per dare un raffronto con l’Italia, nello stesso periodo il PIL è calato in cinque anni su sette, con una contrazione totale di circa il 10 per cento. Qualsiasi raffronto tra Italia e Grecia non ha senso. Nell’area dell’euro l’Italia è il paese con il secondo settore manifatturiero dopo la Germania, mentre la Grecia ha una struttura industriale debolissima. Il reddito pro capite italiano è di 26.000 euro; quello greco è...