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Ancora sulla sentenza della Cassazione / Legge o valori?

La sentenza della Cassazione riguardo al ricorso del cittadino sikh è molto interessante per due aspetti. Il primo è il linguaggio e il secondo il cambiamento generale di mentalità che riflette. Il linguaggio giuridico risente del balbettio generale su questi argomenti. Si parla di “valori” della nostra società, contrapposti ai valori di altre culture e poi si aggiunge qualcosa sull’obbligo delle etnie diverse che abitano in Italia di conformarsi ai valori del paese ospitante. Ora, a chi conosca un po’ le religioni del subcontinente indiano viene difficile chiamare i sikh una etnia. Sono invece una religione ben precisa, fondata storicamente da un individuo che ha cercato di elaborare una sintesi tra induismo e islam. È una religione praticata in buona parte dell’India (l’ex primo ministro del partito di Sonia Gandhi era un sikh) e ha una notevole diaspora in tutto il mondo. C’è una differenza notevole tra un’etnia ed una religione. I protestanti, i calvinisti, i valdesi non sono un’etnia, sono un movimento religioso che non ha nulla a che fare con un’origine geografica, con una “indigenità”, con una appartenenza a un territorio.   Un’etnia è invece in genere una comunanza di...

Speciale Adolescenza | Le ceneri del senso della vita: Niente di Janne Teller

Cosa succede quando il nichilismo, “il più sgradevole degli ospiti” come lo ha definito Martin Heidegger, bussa alla porta e diventa il credo degli adolescenti? É questo il tema di Niente di Janne Teller edito da Feltrinelli. Il libro, pensato per un pubblico di ragazzi, è uscito in Danimarca nel 2000, ha riscosso diversi premi e grande successo di critica ma ha anche suscitato forti polemiche per la durezza, la violenza, l’immoralità che caratterizzano i suoi personaggi. Già tradotto in Italia da Fanucci nel 2004 (con il titolo L’innocenza di Sofie), oltre che in Nord Europa è diventato un caso letterario in Germania, negli Stati Uniti, in Spagna e Francia, con eguale strascico di censure e proibizioni, proteste di scuole e di famiglie.   Inesorabile come un inverno nordico questo romanzo di de-formazione racconta la storia di un gruppo di quattordicenni della provincia danese e può essere considerato una versione aggiornata del Signore delle mosche di Golding per la capacità di mettere in luce il fondale oscuro dell’adolescenza, o una sorta di Fight Club di Palahniuk ambientato alle...

Il culto politico della morte

Pubblichiamo per gentile concessione dell’autore un estratto da un lavoro di prossima pubblicazione sul tema del culto della morte nella cultura di destra.     Per entrare nel merito della nostra analisi è il caso di rilevare che, al contrario della sinistra, che – compresa la sua componente rivoluzionaria – si è sempre considerata un’articolazione della modernità, stabilendo con quest’ultima un rapporto positivo, tanto da immaginare la nuova società come il necessario prolungamento storico e logico del capitalismo, la destra, in particolare quella estrema e antipluralista, ha sempre vissuto un rapporto sofferto con la modernità.   Questa sofferenza l’ha condotta a interrogarsi sul destino dell’uomo, e dunque sulla morte. Che senso aveva la morte, se la vita dell’individuo era un confronto sofferto con la modernità? Esisteva un rapporto fra questa sofferenza del vivere e l’approdo biologico e naturale della vita umana? Che senso aveva la morte, se la vita era esperita in un panorama storico contrassegnato dal materialismo e dall’edonismo...

Mosaico di identità e identità-mosaico

Se dal punto di vista culturale oggi si ammette senza remore che la retorica risorgimentale, quella che avrebbe dovuto “fare gli italiani”, fu insopportabile, asfittica, decrepita già appena nata, piena di moralismo e ampollosità, vetusta nel linguaggio, nelle immagini e nei simboli, è pure vero che l’Italia ha trovato un’identità nazionale in primo luogo nella letteratura e nella lingua letteraria, con l’opera di Dante, Boccaccio e Petrarca fino a Bembo e poi Manzoni.     Il linguaggio è la casa dell’Essere, scrive Heidegger, e nella sua dimora abita l’uomo. Viviamo da sempre nel linguaggio, e la nostra capacità di costruire nuove interpretazioni dell’esperienza e di articolare le relazioni tra le parti di cui si compone si fonda sempre nel preliminare contesto linguistico e culturale nel quale ci troviamo situati. Il linguaggio, inoltre, è anche il mezzo grazie al quale veniamo a conoscere altre interpretazioni dell’esperienza. Così, nell’interpretare un segno, un testo, una cultura, contemporaneamente un soggetto interpreta anche se stesso....