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BBC

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Fine della lentezza

Lamberto Maffei ha scritto, per la collana “Voci” del Mulino, un Elogio della lentezza  (Il Mulino, 2014) percorso dal gusto rinascimentale ed erasmiano per il paradosso. Il libro si apre con l’immagine di una tartaruga sul cui dorso è issata una grande vela gonfiata dal vento, accompagnata dal motto Festina lente, “affrettati lentamente”, l’emblema al quale Cosimo I de’ Medici affidava la sintesi della sua filosofia politica. Anziché inscenare un conflitto schematico, da risolvere unilateralmente, tra lentezza e velocità, Maffei, riprendendo alcuni degli spunti contenuti nel suo precedente, importante libro La libertà di essere diversi (Il Mulino, 2014) mostra la complessità delle relazioni tra due modalità del pensiero, tra due attitudini cognitive biologicamente radicate. Da un lato il pensiero rapido, prevalentemente automatico e inconscio, che guida le reazioni irriflesse e immediate agli stimoli ambientali, legate alle necessità primarie della sopravvivenza, ed è riconducibile alle aree più arcaiche del cervello, alle facoltà tradizionalmente associate all...

Malala Yousufzai. Storia di una ragazzina pashtun

O Malalai di Maiwand Sorgi ancora per fare ascoltare nuovamente strofe d’onore ai Pashtun Le tue rime hanno capovolto mondi Ti prego di sorgere ancora (Rahmat Shah Sayel)     Quando abitavo a Reading, in Inghilterra, mi piaceva andare ai Giardini di Forbury. Al centro del giardino si trova un’imponente statua – il “Leone di Maiwand”– che commemora la morte dei 329 uomini del 66esimo reggimento fanteria, caduti durante la seconda guerra anglo-afghana, tra il 1878 e il 1880. Anni dopo ho scoperto che il vero leone della battaglia di Maiwand era in realtà una giovane donna pashtun, Malalai. A lei le fonti afghane attribuiscono il merito della dura sconfitta subita dall’impero britannico. Il 27 luglio 1880 l’artiglieria inglese stava per avere il sopravvento sui guerrieri Pashtun, male armati ma più numerosi. La storia vuole che a qual punto Malalai abbia raccolto la bandiera afghana (alcune versioni dicono che abbia usato il suo velo) e cambiato il corso della battaglia dove perderà la vita combattendo. Una Giovanna d’Arco afghana – ma se Giovanna era ispirata da Dio e dalle sue...

L'onestà e i suoi miti

Poco dopo l'uscita del mio saggio Onestà (Cortina Raffaello, 2014) ricevo l'invito a partecipare a un dibattito sull'omonimo tema, da inserire all'interno di un tal calendario di iniziative. «Quando?» chiedo io. «Ah, pensavamo nel 2015» è la risposta che ricevo, «tanto l'argomento non passa di moda».   No, non passa proprio di moda il tema dell'onestà, davvero un evergreen, almeno in alcuni paesi, mi dicevo qualche tempo dopo ancora, vedendo e ascoltando, ai primi di giugno, i notiziari della CCN e della BBC nei quali scorrevano immagini di Venezia, non sott'acqua ma sotto corruzione, immagini in cui comparivano palazzi, canali e gondole, nonché la laguna, con quei grandi cassoni gialli che dovrebbero impedire l'ingresso dell'acqua in città, e infine un uomo con la barba bianca e la fascia tricolore. Ancora un caso di disonestà e corruzione, anzi di grande corruzione, se vale, come vale, l'equazione: grandi opere = (rischio di) grande corruzione.   Di questi temi ho parlato nel libro, non con intento omiletico quanto descrittivo, e in parte anche...

Essere Dirk Bogarde

Diventò famoso nel 1950, come il bastardo che, all’uscita di un cinema, aveva sparato al tenente Dixon, il bravo poliziotto di quartiere che tentava di redimere più che reprimere i giovani delinquenti. Il film s’intitolava I giovani uccidono (The Blue Lamp), ebbe un successo enorme ed era diretto da Basil Dearden, un regista che se ne intendeva di “problemi sociali” (tra il secondo dopoguerra e i primi anni Sessanta affrontò più volte il tema del disadattamento giovanile, come quelli della discriminazione razziale, della questione irlandese, del fondamentalismo religioso, dell’omosessualità).   Il bravo “bobby” George Dixon era interpretato da Jack Warner: ucciso a metà film, sarebbe stato presto resuscitato come protagonista di una fortunatissima serie televisiva, Dixon of Dock Green, 432 episodi da 30 e 50 minuti prodotti dalla BBC e andati in onda dal 1955 al 1976 (nelle ultime serie, quando Jack Warner aveva più di ottant’anni ed era poco credibile in servizio attivo, Dixon fu mandato in pensione e utilizzato come collaboratore dell’Intelligence della Polizia). Il...

Riformiamo il servizio pubblico?

La notizia da cui partiamo è questa: il Consiglio superiore per l'audiovisivo, l'organo governativo che regola il settore radio-televisivo in Francia, ha eletto come nuovo direttore di Radio France, l'azienda di servizio pubblico radiotelevisivo francese, Mathieu Gallet.   E perché questa notizia dovrebbe interessarci? Perché il signor Gallet ha 37 anni. Nicola Sinisi, l'attuale direttore di Radio Rai, tanto per intenderci, ne ha 59. Immagino che ora i lettori over 50 stiano già provando un certo livore perché pensano di intuire dove andrà a parare l'articolo. Vi fermo subito, questo articolo non parla di rottamazione, anche se all'inizio, avendo anche io 37 anni, ne sono stato tentato. Questo articolo parla solo di servizio pubblico radiofonico e di strategie più o meno lungimiranti, francesi e italiane. Prima di partire teniamo a mente alcuni dati: Radio France detiene il 28% di share dell'ascolto radiofonico francese, contro il 17% di Radio Rai (dati EBU 2012). Il canone costa 120 euro contro i nostri 113,5 ma offre più canali radiofonici nazionali (7 contro 5) e una rete di emittenti...

Londra: La radio sullo schermo

Sono dentro la nuova Broadcasting House della BBC, in Portland Place, Londra. Sto entrando negli studi della radio. Per quelli come me è come essere dentro una cattedrale gotica del Trecento a dodici navate. Al posto degli affreschi, le foto dei padri fondatori del servizio di broadcasting più famoso del mondo. Al posto dell'altare, i mixer digitali. Al posto del leggio, il primo microfono dal quale tutto ha avuto inizio.     Sono qui insieme ad altri studiosi e producer di radio di tutta Europa, riuniti per un convegno nel college londinese della Sunderland University, uno di quei college che le università britanniche aprono a Londra per attirare i figli dell'upper class globale che hanno solo bisogno di una scusa per trasferirsi a vivere qui per un paio d'anni. Il giorno prima è venuto in visita il direttore di BBC One (la stazione pop creata nel 1967 per contrastare la rivoluzione delle radio pirata e dei dj), Ben Cooper, un uomo atletico tra i quaranta e i cinquanta, con la faccia da marine americano.   Ben Cooper   Il direttore (che qui si chiama controller) esordisce così: “Da piccolo...

Una lunga estate africana

La Tate Modern inaugura nello stesso giorno due personali di Meschac Gaba e Ibrahim El-Salahi (rispettivamente Benin e Sudan); A Season in Congo (pièce dello scrittore martinicano Aimé Césaire sull'indipendenza del Congo) fa il tutto esaurito ai botteghini; ci si prepara a 1:54, la fiera  dell'arte africana contemporanea, che aprirà ad Ottobre come evento parallelo della Frieze Art Fair. Ma già da un anno in Gran Bretagna si parla di Africa: nel giugno 2012 la BBC aveva inaugurato, parallelo alla già esistente copertura delle notizie dal continente nel suo “World Service”, BBC Focus on Africa, quotidiano per Radio e TV “per un pubblico africano” (come spiega il lancio del format) diventato il fiore all'occhiello di una programmazione articolata che prevede approfondimenti politici settimanali, uno show sulla musica, un serie di documentari di avventura, tutti concentrati sul continente.     La passione africana della Gran Bretagna sembra improvvisamente connettere le spinte policentriche che da un paio di decenni, specialmente nel mondo anglosassone e francofono, si muovono per...

Le lacrime del servizio pubblico greco

Su El Pais giovedì è apparsa una foto. Ritrae un tecnico donna al mixer video. Il tecnico si sta asciugando le lacrime. Piange la chiusura della sua televisione. E' una foto che non può non commuovere e infatti è diventata subito virale in Rete. Ma questa immagine è ideologica, come tutte le narrazioni che in questi giorni si sono costruite attorno alla notizia della chiusura del servizio pubblico greco.     L'immagine della donna in lacrime ha due letture entrambe possibili. La prima è una lettura liberista: quella donna piange per colpa dei dirigenti pubblici incapaci di amministrare in maniera efficiente un bene comune. In tempi di crisi non si possono più sostenere sprechi simili. La seconda lettura è invece più socialista: quella donna piange per colpa delle politiche di austerità imposte dall'Europa alla Grecia: il taglio della spesa pubblica. Quali delle due letture è quella giusta? Probabilmente nessuna delle due. Vorrei provare a rimettere in discussione le retoriche attorno a questa notizia. La chiusura della radio-tv greca è l'occasione per tornare...

Testamento – devozioni X. Una conversazione fra Gian Maria Tosatti e Alessandro Facente

Testamento – devozioni X è una installazione ambientale di Gian Maria Tosatti realizzata all’interno della Torre Idrica dell’ospedale San Camillo di Roma. Una struttura architettonica imponente costruita nel 1928 e ormai abbandonata. L’opera usa lo spazio come elemento compositivo in un progetto prodotto dalla Fondazione Volume! e curato da Alessandro Facente.   Alessandro Facente: Siamo partiti da un’intervista se ricordi bene. Era il 2005 quando sedevamo nella chiesa sconsacrata dell’Angelo Mai, allora occupato, e finiamo il ciclo allo stesso modo. Tanto per scaldarci vogliamo far capire cos’è Testamento - devozioni X e perché c’è quella X finale?   Gian Maria Tosatti: Fin dall’inizio, quando ci siamo incontrati prima ancora che tu iniziassi a curare le sue ultime tappe, il ciclo di opere che ho intitolato Devozioni è stato pensato come un percorso di ricerca intorno a due questioni fondamentali, l’identità culturale dell’uomo occidentale moderno e il problema della sua doppia natura, trascendente e terrestre. Dieci installazioni ambientali per dieci...

Ai Weiwei. Un artista recluso

Circa un mese fa, il 3 aprile 2011, l’artista Ai Weiwei (il cognome è Ai) è stato arrestato dalla polizia della Repubblica Popolare Cinese. Si tratta di un evento di straordinaria importanza politica e morale. Per capirlo e per vedere come reagire nella maniera adeguata, vale la pena riflettere sulla figura di Ai, sul suo lavoro, sulle ragioni dell’arresto, sulle reazioni all’arresto stesso e su quello che si potrebbe fare in proposito nel prossimo futuro.   Ai è il più importante artista cinese vivente e uno dei più grandi artisti contemporanei. Figlio di un poeta, diplomato presso l’Accademia del cinema di Pechino, specializzato alla Parsons School of Design di New York, Ai opera adoperando creativamente linguaggi multipli nei più svariati campi dell’arte concettuale, della performance, dell’intervento estetico e politico. Le sue istallazioni a Kassel, Venezia, New York, Londra, Monaco, Pechino, San Paolo hanno fatto discutere la critica e hanno interessato masse incredibili di pubblico. A vederlo, Ai Weiwei appare come un omone di 53 anni dal viso sorridente, incorniciato da una strana...