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Berlinale

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Berlinale 66. Kino meine Liebe

La 66. Berlinale è cominciata con una dichiarazione d'amore per il cinema. Ave, Cesare! il nuovo film dei fratelli Coen presentato fuori concorso, è un'ottima griglia per inquadrare la tradizione del festival tedesco e l'infinito programma di questa edizione. Come ogni anno riuscire a selezionare il proprio percorso all'interno delle varie sezioni è un'impresa difficile, che spesso (ma non sempre) viene premiato. Il lavoro dei Coen in questo senso ricompensa sia il cinefilo che il pubblico, quest'ultimo vero (e a volte troppo rumoroso) protagonista della Berlinale. Il festival è infatti dedicato fin dalla sua nascita ad essere il festival “del pubblico” di una metropoli, che apre le porte delle sue sale a tutti e per qualsiasi occasione. Le cosiddette “minoranze” sono accolte ben volentieri a Berlino, che mescola agilmente l'Hollywood più feroce (Meryl Streep, la celebrità più materna di quella parte di cinema, è infatti a capo della giuria) con le marginalità del fare cinema, sia geografiche che di forma. Quest'anno si celebrano innanzitutto i 30 anni del Teddy...

Boyhood, un ragazzo come tanti

A distanza di quasi un anno dalla sua premiere allo scorso Sundance Film Festival, arriva anche in Italia Boyhood, il nuovo film di Richard Linklater. Sono stati mesi in cui questo film non solo ha raccolto un consenso abbastanza stupefacente da parte della critica (il sito metacritic che fa una media ponderata delle recensioni della stampa americana gli ha dato 100/100) ma è stato anche protagonista di un continuo passaparola sui social network che l’ha già circondato di un’aura mitica. È come se Boyhood arrivasse in sala con già lo status di un classico prossimo venturo. E questa volta possiamo dirlo, davvero non a torto.     Che questo film nascondesse qualcosa di speciale lo si capiva già da come il progetto fosse stato pensato sin dall’inizio. Linklater inizia a girare Boyhood nel luglio del 2002 con quattro attori principali: Ethan Hawke e Patricia Arquette; e due giovanissimi esordienti, Ellar Coltrane, di sei anni, e la figlia del regista, Lorelei Linklater, di poco più grande di lui. Ogni anno, per dodici anni, la crew del film si troverà qualche settimana in Texas per girare un nuovo...

La volta dell'uomo e del lavoro

Difficile è la rappresentazione dell'uomo al lavoro, soprattutto ora che il lavoro sembra avvenire per la maggior parte di noi davanti a uno schermo. Ma anche se oggi molti di noi vivono la rete e il lavoro come una protesi della propria vita, è forse ancora troppo presto per ricostruirla in un immaginario che faccia contenti tutti: forse sembra ancora troppo poco romantico, troppo poco démodé rappresentarci al lavoro davanti a un computer. Her ci provava solo nella misura in cui lo faceva retroattivamente, appiccicandoci quella forse un po' molesta patina retrò tutta pantaloni a vita alta e interni Mad Men riciclati a touchscreen... Ma è infatti adesso che acquista nuovo fascino l'immagine dell'uomo al lavoro, dell'uomo che si rimbocca le maniche e mette mano a macchinari pesanti, rumorosi e pure pericolosi. In questi primi mesi del 2014 sono stata sorpresa di apprezzare tre film proprio dedicati a questo: all'uomo e al suo rapporto con il lavoro, inteso come insieme di oggetti concreti, da produrre o già prodotti, attraverso il lavoro manuale e l'aiuto indispensabile della macchina. Il primo film...

Diversamente verdi

L'ambientalismo al cinema è spesso simile ai prodotti biologici italiani: sostiene una buona causa ma lo fa con una confezione poco attraente. Si rifà spesso ad “estetiche militanti e l'unica preoccupazione è quella di far arrivare un unico messaggio, il più direttamente e più velocemente possibile allo spettatore – spettatore che di solito ha deciso di sì, che accetterà quel messaggio, perché è già un militante: dopo i delfini massacrati, i pesticidi spruzzati senza ritegno e i polli stipati in gabbie disumane-ops-disanimali (Bananas!, Food Inc.), si gode lo spettacolo bellissimo dei ghiacciai che si sciolgono con gran tonfo, confortato da immagini che confermano le peggiori paure (e un gusto fotografico comune). Una specie di sublime al contrario, poco eccezionale perché confezionato e spedito al reparto “coscienza verde” del cinema documentario.     Ma dove è il contorno, dove sono la teoria umana e la forma? Dove sono la poesia e insomma, anche un po' di umorismo? Si piange e basta, con questo buco dell'ozono? Sembra quasi che il “...

Lars Von Trier. Nymphomaniac vol. 1

Presentato alla 64esima Berlinale anche se fuori concorso, Nymphomaniac vol. 1 ha sollevato il morale di tutti, reduci da quattro giorni di un festival che, perlopiù, ha regalato poche sorprese. L'ultimo lavoro di Lars Von Trier, che il pubblico danese aveva già visto la vigilia di Natale, è stato offerto al festival di Berlino in versione integrale. Ma le due ore e mezza non pesano, e anzi, si concludono con la voglia di vedere il seguito. E al più presto.     Voglia, in un film sulla ninfomania, potrebbe sembrare la parola chiave, ma ciò che più balza all'occhio è qui il tono umoristico, che bilancia e sostiene meravigliosamente il contorno cupo e drammatico della vicenda. È molto cupa, sì, ma “agganciante” la scena di apertura: Charlotte Gainsbourg distesa per terra, apparentemente priva di sensi e ferita, in un vicolo buio circondato da muri cechi dalle mattonelle scure, sotto una pioggia debole ma insistente, su cui il regista si sofferma per diversi minuti prima di mostrarci la protagonista. Poi lo stacco, violento quanto improvviso, con “Führe mich” (“...

D'Anolfi, Parenti. Materia Oscura

Oltre un anno fa, proprio su Doppiozero ci si rammaricava del fatto che uno dei migliori film italiani della stagione, Il castello, diretto da Martina Parenti e Massimo D'Anolfi, non avesse trovato la via per la sala, nonostante il sostegno produttivo di Rai Cinema e del successo raccolto nel circuito festivaliero (premio della Giuria al 29° Torino Film Festival, miglior fotografia agli International Documentary Awards di Los Angeles, per citarne solo un paio).   Dispiace oggi constatare come Materia oscura abbia seguito lo stesso sfortunato destino del suo predecessore: un ottimo riscontro nei festival internazionali (a cominciare dalla Berlinale 2013), nessuna distribuzione nel nostro Paese. Per i felici pochi che vorranno assistere a quello che è uno dei più bei film italiani dell'anno, FilmMaker ha deciso di programmarlo come “Evento Speciale” lungo tutta la durata del festival, fino all'otto dicembre 2013 presso il cinema Palestrina di Milano.     Ellittico e misterioso fin dal titolo, Materia oscura è prima di tutto l'esplorazione di un luogo, un territorio dai tratti apparentemente familiari...