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Biennale arte di Venezia

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Venezia / Biennale: contraddizioni latinoamericane

Opera illustre del genio modernista di Carlo Scarpa inaugurata nel 1956, il padiglione del Venezuela si presentava durante la vernice della 58esima Biennale di Venezia con l’ingresso sbarrato e ingombro di spazzatura, in apparente stato di abbandono. I visitatori, ignari della chiusura, si avvicinavano chiedendosi se quei rifiuti non fossero proprio l’opera in mostra, magari un tributo a una certa estetica poverista che sembra non passare mai di moda. Sono state invece le agitazioni politiche che tormentano il paese sudamericano e l’agonia del regime chavista capeggiato da Nicolás Maduro ad aver ritardato l’apertura del padiglione curato da Oscar Sotillo, poi inaugurato il 19 maggio con i lavori degli artisti Natalie Rocha Capiello, Ricardo Garcia, Gabriel López and Nelson Rangelosky. L’assenza temporanea del Venezuela è diventata così paradossalmente lo statement politico più forte tra i padiglioni latinoamericani, che in questa edizione della Biennale curata da Ralph Rugoff peccano per la mancanza di spessore sia dei temi trattati che degli allestimenti, in cui la molteplicità di rimandi intertestuali “affatica” le opere in mostra. L’inevitabile confusione linguistica che ne...

Edicola Mundo. Conversazione con Francesc Ruiz

Gattopardo di provincia   Berlusconi assolto: grazie magistrati   La rivista che vanta numerosi tentativi di imitazione   Sfasciano la costituzione e non sanno spiegare perché   Mondadori monoverbo   Ho confessato ma sotto tortura   Sono alcuni dei titoli delle copertine di giornali e riviste italiane esposti nell'Edicola Mundo di Francesc Ruiz al Padiglione della Spagna alla Biennale di Venezia 2015. Da subito il lavoro di Ruiz mi sembra importante. A seconda della distanza con cui lo guardo mutano i linguaggi e i messaggi. Da lontano si vedono due edicole di cui una, per soli maggiorenni, coperta da una tenda. Avvicinandosi a quella aperta, l'occhio è colpito dalle locandine e si percepisce una strana onnipresenza di cruciverba. Più da vicino si riconoscono le testate di sempre (l'Espresso, il Corriere della Sera, Grazia tra le altre) ma, come in un sogno, si capisce che non sono veramente loro.   L'edicola è una struttura familiare, uno spazio protetto nel mezzo della strada che in origine, ai tempi dell'architettura ellenistica e poi romana, era un tempietto votivo e in seguito...

New York 1964: la pop art

È stato da poco ripubblicato da Laterza Pop Art di Alberto Boatto, il libro che ha fatto conoscere al pubblico italiano uno dei momenti decisivi nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. Alla sua prima apparizione, nel 1967 presso l’editore Lerici, la lucida e documentata analisi di Boatto rappresentò una vera boccata d’ossigeno: nel clima culturale di quegli anni, in cui le forti riserve o l’aperta ostilità della critica, specie quella di orientamento marxista, si saldavano all’opposizione all’imperialismo americano, la pop art veniva spesso considerata espressione diretta del potere culturale ed economico statunitense, un sorta di manifesto del capitalismo consumista. La vittoria di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, lo stesso anno del viaggio a New York di Boatto, rappresentò in effetti un vero spartiacque nella vicenda culturale, non solo italiana, di quel decennio: l’inizio di un rimescolamento radicale che presto avrebbe prodotto un paesaggio integralmente nuovo, dove alla vicenda modernista, ai suoi “ismi”, al sentimento di continuità storica e politica, all...

Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.   Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.     Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un...

Louise Bourgeois. La distruzione del padre

La conversazione che presentiamo tra la scultrice francese Louise Bourgeois e Maria Nadotti, giornalista, traduttrice e saggista, è tratta dal volume Prove d’Ascolto, appena pubblicato da Edizioni dell’asino, in cui sono raccolti quindici dialoghi tra la giornalista italiana e artisti, scrittori, uomini e donne di teatro e cinema, realizzati a New York tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Louise Bourgeois è scomparsa a New York nel 2010, a seguito di un attacco cardiaco. Un’ampia retrospettiva organizzata dalla Tate Modern di Londra in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e la fondazione Guggenheim di New York, è stata ospitata nei tre prestigiosi musei tra il 2007 e il 2008.       Louise Bourgeois. La Distruzione del padre.   In una bella intervista rilasciata qualche tempo fa a Christiane Meyer-Thoss, Louise Bourgeois, scultrice, nata a Parigi nel 1911, ma residente a New York dal 1938, invitata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia di quest’anno, ha dichiarato: “La storia della mia carriera è stata questa. Per molti anni,...

Biennale 2011 / Ospedale Italia

Il meccanismo di selezione dei curatori e, di conseguenza, degli artisti, nei padiglioni nazionali della Biennale di Venezia non è dappertutto uguale. Come dei piccoli consolati artistici autonomi, ogni singolo padiglione può decidere cosa presentare (e come) all’interno delle proprie mura. Delle mura ‘storiche’, o meglio, permanenti, per quei padiglioni che, a partire dai primi anni del Novecento si sono impiantati nei Giardini; altre provvisorie come le tante sedi sparse a Venezia per mancanza di spazi all’interno della piccola città nella città che è la Biennale di Venezia. Proprio perché rappresentanze ufficiali di una nazione è il Ministero della Cultura di ogni singolo Paese che prende le decisione a riguardo. I criteri di scelta, però, possono davvero essere molto diversi tra loro. In genere il Ministero delega, per competenza, la scelta di artista e/o curatore a un museo; altre volte dispone di commissioni di esperti. Il comune denominatore resta la ricerca delle personalità artistiche migliori per esprimere la parte più rappresentativa della creatività e della capacità artistica che uno stato può esprimere.   Proprio per tali caratteristiche molti artisti,...

Biennale 2011 / Palazzo Fortuny. Il museo come opera di opere

Ogni selezione di esseri umani, da che mondo è mondo, finisce sempre per ricordare il crudele gioco delle sedie musicali che si faceva una volta negli asili italiani e che impartiva sottilmente questo cinico insegnamento: non si applicano mai veri criteri oggettivi nella scelta degli uomini, e così non serve la prontezza di riflessi, non serve lo scatto, ed è sempre chi sgomita di più, alla fine, che ha più probabilità di tutti di trovare una sedia quando si interrompe la canzone. Che il gioco delle sedie musicali valga da sempre anche per gli uomini per cui forse meno di tutti gli altri dovrebbe valere, ossia per gli artisti, è provato per l’ennesima volta dal Padiglione Italia allestito da Vittorio Sgarbi, un commovente, disperato tentativo di stipare quante più sedie è possibile nel timore che qualcuno degli esclusi protesti per le basse gomitate altrui, un bazar di capolavori e chincaglierie realizzato anche a costo di accatastare troppe opere in spazi espositivi abbastanza limitati e di fare della maggiore mostra d’arte del mondo un chiassoso pastiche.   La risposta a chi, per necessità o per scarsa immaginazione, concepisce una mostra d’arte contemporanea come una...