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Commissione Europea

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La dimensione europea della cultura

Continua con una nuova forma la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Da oggi pubblicheremo un approfondimento sulle città italiane candidate a Capitale Europea della Cultura 2019. Cominciamo oggi con un'intervista a Sylvain Pasqua, membro dell’Unità Programma Cultura della Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea, dove coordina l’iniziativa Capitale Europea della Cultura.       Quali sono le opportunità derivanti dal programma «Capitale Europea della Cultura»? Cosa significa essere «Capitale Europea della Cultura» oggi e come è cambiato l’approccio alla cultura, considerando la profonda crisi economica, sociale e anche identitaria che l’Europa sta affrontando?   Questa è una domanda interessante con cui sono felice di iniziare la nostra intervista, perchè mi permette di andare al cuore della ragion d’essere del programma ECoC e di quelli che sono gli obiettivi della Commissione. L’anno europeo della cultura è un evento di grande scala, lungo 12 mesi, che genera grandi aspettative....

A cosa servono le “competenze”?

Da qualche anno ormai gli insegnanti italiani si confrontano con la nuova didattica per competenze: del gennaio 2010 è il Decreto ministeriale n. 9, che rende vincolante tale pratica, frutto di un percorso più che decennale delineatosi a livello europeo, oltre che italiano. Il Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000 ha infatti inaugurato una serie di incontri relativi al problema della formazione, volti essenzialmente a delineare un quadro europeo di competenze in grado di fronteggiare le sfide della globalizzazione e di sviluppare nuove abilità per la società della conoscenza.   Nell’Istituto scolastico paritario in cui svolgo l’attività di insegnante si percepisce una grande enfasi relativa alla didattica per competenze, poiché la dirigenza, così come d’altronde alcuni colleghi, ritiene che essa introduca una vera rivoluzione nell’ambito educativo e che una sapiente pubblicizzazione delle attività scolastiche improntate a tale didattica possa richiamare numerosi studenti/clienti interessati a un approccio educativo diverso dal tradizionale. In questo contesto normativo e lavorativo, dopo...

Progetto Grafene

Giorni fa, una trasmissione radiofonica mi ha chiesto di commentare un’immagine inedita. La curiosa fotografia a colori rappresentava, a dire il vero in maniera un po’ kitsch, un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio. Che cosa ci fa un blocco di carbone grigio-ferro posato sopra i petali rosa di ciliegio? mi sono domandato ingenuamente.   Ho subito pensato a un fotomontaggio, ma la didascalia, insieme a qualche nota di contorno, ha chiarito subito ogni cosa. Si trattava di un pezzo di grafene, il più leggero materiale solido esistente, appena sviluppato in un laboratorio cinese, un materiale, appunto, così lieve da poter essere posto su un fiore senza neanche incurvarlo. Una materia grezza, rugosa, nera, immobile sui petali, senza neanche piegare lo stelo.     Le spiegazioni lo definiscono come il materiale che potrebbe cambiare il nostro futuro. A riprova di ciò, e nella speranza di riposizionare il vecchio continente al vertice della ricerca e dell'industria hi-tech, la Commissione Europea ha deciso di stanziare un miliardo di euro in dieci anni per finanziare la ricerca su questo sottilissimo foglio di grafite. Un rozzo masso...

Il sopravvissuto

La nostra assoluta fiducia nella razionalità calcolante, nei numeri, nelle statistiche, nei sondaggi, nei puri dati e fatti dell’economia, ci impedisce probabilmente di vedere le radici profondamente antropologiche di quanto accade intorno a noi. Se le vicende italiane fossero raccontate da un mitologo, con protagonisti che vivono in un leggendario regno africano, forse cominceremmo a comprendere la natura biopsichica del nostro Paese. Un racconto che potrebbe figurare efficacemente nelle pagine di un libro di antropologia patologica come Massa e potere di Elias Canetti, l’opera ossessiva, e a suo modo mostruosa, cui si è dedicato tra il 1938 e il 1960 il futuro premio Nobel per la letteratura.   Il centro del libro, un saggio narrativo, sono le storie di re e sovrani che rappresentano il tipo paranoico del potente che tiene in ogni modo e con ogni mezzo lontano dal proprio corpo il pericolo. Sono figure che invece di affrontare il pericolo, o magari provocarlo, come certi eroi classici, e di lottare strenuamente rimettendosi a un destino anche sfavorevole, cercano di sbarrare il passo al pericolo con l’astuzia e la circospezione. Canetti...