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Einaudi

(52 risultati)

I nostri antenati? Sparta e Atene / Il nazismo e l'antichità

Mostrate a un ragazzino qualunque una svastica: senza esitare, dirà “Hitler” o “nazismo”, insomma riconoscerà il simbolo, magari senza sapere esattamente che cosa accadde ottant’anni fa. La cosa ci sembra ovvia, ma non lo è. Se a distanza di tanti decenni la croce uncinata è ancora così facilmente identificabile, è perché essa si è impressa come un marchio nella memoria collettiva. Ma se tutti associano immediatamente nazismo e svastica, pochi invece sanno che essa fu solo il dettaglio più appariscente di una grandiosa revisione della preistoria e della storia europee condotta nella Germania di inizio Novecento. Ben presto, infatti, i nazisti compresero che il loro progetto sul futuro della Germania sarebbe stato tanto più convincente se si fosse fondato su una totale revisione del passato. Non si trattò di offrirne una nuova lettura o di riproporne alcune pagine; tutta la mitologia germanica e la grande storia medioevale tedesca erano a disposizione, ma non bastavano. L’obiettivo era quello di capovolgere la storia europea e, nello stesso tempo, rappresentare la Germania come la nazione cui toccavano il diritto e il dovere di guidare per secoli l’intero continente.   È un...

Che sia la volta buona per il capolavoro dell’America alternativa? / Richard Brautigan. Pesca alla trota

Richard Brautigan è tornato. È la quarta volta che accade dal 1989, quando Riccardo Duranti tradusse il suo romanzo più importante, Pesca alla trota in America. Erano allora trascorsi solo cinque anni da quando il suo autore si era suicidato sparandosi con una pistola presa in prestito, chiudendo così anzitempo a quarantanove anni una carriera di successo e insieme d’incomparabili fallimenti. Periodicamente il suo caleidoscopico romanzo viene ristampato alla ricerca del suo pubblico di lettori: Serra e Riva editori, Marcos y Marcos, Isbn Edizioni e ora Einaudi Stile Libero (pp. 140, €12,50). Riuscirà finalmente il più formidabile scrittore del movimento hippy a farsi leggere anche presso di noi? Le premesse perché diventi un autore di culto ci sono tutte.   Brautigan è stato lo scrittore che ha unito la beat generation e il romanzo postmoderno,che ha incarnato al meglio la stagione psichedelica pur restando nel solco della narrazione alla Melville, che ha bordeggiato Carlos Castaneda e nel contempo continuato lo stile comico di Mark Twain. Ma non è detto che ci riesca, non è infatti certo che trovi quei lettori che meriterebbe d’avere e che in passato ha invece avuto. Pesca...

La deposizione / L’intramontabile cronaca nera

Il romanzo La deposizione di Pascale Robert-Diard (Einaudi, Torino, 2017) riconferma, se fosse ancora necessario, quale serbatoio inesauribile di riflessioni siano le storie criminali. Esse hanno affascinato i ‘creatori’, cioè coloro che hanno impiegato la loro creatività per costruire intrecci, mostrare i modi per svelarli, delineare i caratteri dei protagonisti, per colorare di varie sfumature di giallo lo sfondo delle trame. La lista è inesauribile, tra i professionisti e gli occasionali, tra i dichiarati e gli insospettabili, tra gli eccellenti e i mediocri.   Esistono poi gli ‘osservatori’, cioè coloro che traggono spunto da fatti reali per reinventarli o li hanno riprodotti narrandoli. La loro squadra è nutrita di numero e ricca di qualità, basti ricordare Buzzati, Moravia, Gide, Giono, Carrère, Capote, per risalire Dickens e Cechov. Pascale Robert-Diard, giornalista di “Le Monde” per i fatti giudiziari, rientra in quest’ultimo ambito. Il suo non è un romanzo che elabora qualche frammento di realtà, ma è tutta realtà. È una storia vera, vissuta, animata da protagonisti in carne ed ossa, reperibili tra le cronache di giornali degli ultimi venti anni. Una storia atipica,...

Un ritratto / Michele Mari, il ritorno del Demone

La porta socchiusa è logora, macchiata; la maniglia, in basso, annerita di ruggine annosa. Dall’apertura sporgono le dita di una mano: le dita della persona che sta entrando. Una persona? Quelle dita sono deformi, raggrinzite e bitorzolute, la pelle scorticata d’un rosso violaceo e malsano. Quelle dita non hanno unghie. Il Demone attende il momento di ghermirci. Ci si ricorda della scena famosa di Shining: Jack Torrance (Jack Nicholson) fa toc toc alla porta del bagno in cui s’è rifugiata, in preda al terrore, la moglie Wendy (Shelley Duvall): «Wendy? Sono a casa, amore… cappuccetto rosso? Su, apri la porta… non hai sentito il mio toc toc toc? Sono il lupo cattivo!». Per poi mettere mano all’ascia. Il lupo cattivo, come ben sa chi conosca le statistiche sui fatti di sangue che per lo più si producono all’interno dei nuclei famigliari, non è un’entità estranea. Non viene da fuori. Il mostro, il demone, è una voce di dentro. Quello che perturba, che perseguita, non ci invade; è dentro casa, è la nostra stessa casa anzi (l’ambiguità, più precisamente la preterizione, del termine Unheimlich non può essere resa dalla canonica traduzione italiana del termine freudiano). Quel mostro...

Charlie Parker, Julio Cortázar / Dietro la maschera

In esergo al racconto che vi accingete a leggere c’è una citazione dal poeta Dylan Thomas : «O make me a mask», fatemi una maschera, in cui l’evocazione della maschera potrebbe intendersi come desiderio di estraniarsi dal mondo nascondendo la propria identità nel tentativo di difenderla, dello scivolare tra le pieghe di un autre rimbaudiano per cercare di salvaguardare la più intima essenza di se stessi, attraverso un continuo scambio di ruoli.   Del resto, il musicista Charlie Parker (cui Julio Cortázar si è dichiaratamente ispirato per il personaggio principale del Persecutore), durante la sua breve e incandescente esistenza, aveva realmente utilizzato un gran numero di pseudonimi, da quelli che gli avevano attribuito i suoi colleghi musicisti, come “Bird” e “Yardbird”, a quelli imposti dal music business: in occasione di alcune incisioni discografiche realizzate assieme a Charlie Mingus, Parker dovette adottare il nome di “Charlie Chan”, non potendo apparire con il proprio a causa di un contratto che lo legava a una casa discografica differente da quella del contrabbassista. A sua volta, come in un gioco di scatole cinesi, questo pseudonimo evocava una maschera ulteriore,...

Menzogne e sortilegi della “vita nel suo movimento” / Il cinema secondo Elsa Morante

Con la pubblicazione delle recensioni cinematografiche di Elsa Morante (edite da Einaudi nel volume a cura di Goffredo Fofi, col bel titolo La vita nel suo movimento. Recensioni cinematografiche 1950-1951) si aggiunge un capitolo necessario e originale alla storia dei “letterati al cinema”, che costituisce senz’altro un aspetto significativo della ricostruzione del contesto culturale dell’Italia postbellica.La vocazione visuale della scrittura di Morante era stata già messa a fuoco nella monografia firmata da Marco Bardini (Elsa Morante e il cinema, Pisa, ETS, 2014), che esplora tale territorio di confine nella sua complessità e nelle sue tante sfaccettature, dalle sporadiche incursioni morantiane nell’ambito della sceneggiatura alle non troppo fortunate occasioni di adattamento dell’Isola di Arturo e della Storia.   Oltre a mostrare una delle declinazioni possibili del rapporto fra Morante e la settima arte, la silloge (che raccoglie i testi scritti per la rubrica radiofonica “Cinema. Cronache di Elsa Morante”, trasmessa dalla Rai per quasi due anni, dal marzo 1950 al novembre 1951) offre un modello di spettatorialità per certi versi in linea con la ricezione mainstream del...

Massimo Zamboni. L'eco di uno sparo

29 febbraio 1944 due uomini procedono in bicicletta su uno stradello in mezzo alle campagne di Reggio Emilia. Sono le 17.45 quando all’improvviso uno di loro viene raggiunto da quattro colpi di arma da fuoco. Cade a terra. I tre sparatori fuggono. Il morto si chiama Ulisse; è uno squadrista, Sciarpa del Littorio, ha partecipato alla Marcia su Roma, segretario politico del Fascio di Campegine. Ad ammazzarlo sono stati i GAP, Gruppi di Azione Patriottica. Con questa scena inizia un libro, L’eco di uno sparo (Einaudi 2015), davvero particolare e unico. A raccontare la storia settant’anni dopo è il nipote di Ulisse, Massimo Zamboni, nato tredici anni dopo l’omicidio del nonno, è stato chitarrista e compositore dei CCCP e dei CSI, due dei gruppi più importanti della scena musicale degli anni Ottanta e Novanta. Insieme a Giovanni Lindo Ferretti ha dato vita a un fenomeno che va ben al di là dell’evento musicale, e definisce anche nell’estetica una stagione di profonda trasformazione del costume e della mentalità giovanile. Zamboni è un uomo di sinistra, se la parola ha ancora oggi un senso, o quanto...

La realtà disturbata da Cartongesso

Cartongesso di Francesco Maino (Einaudi 2014) è come uscire dall’acqua dopo una lunga non voluta immersione e tirare il fiato tutto d’un colpo e riconquistare l’ossigeno. Una salutare esplosione nervosa, un urlo totale. Io credo che non si possa dire di meglio di un romanzo. Maino ha saputo costruire una drammaturgia speciale, giocata su un solo personaggio, un’unica corda tesa attorno a cui si disgrega una realtà che negli ultimi trent’anni era andata assumendo le mostruose proporzioni di una impresa colossale e folle che ha rischiato di risucchiare in sé le molte energie del Veneto, cioè di una parte cospicua della popolazione italiana. Ecco, già dopo poche righe la mia narrazione se ne esce dal contesto finzionale di un romanzo e si caccia immediatamente nella chiacchiera “contenutistica” che riguarda tutt’altro. Io vorrei parlare di Cartongesso come romanzo, non del Veneto e delle sue recenti vicende storiche. Io vorrei provare a dire come “l’inesorabile potenza” (dalla quarta di copertina) di questa storia stia nel come l’autore ha saputo affrontare il tema e non nel...

Al fianco di Eduardo

Chi affiderebbe oggi un mostro sacro come Eduardo De Filippo alle cure di una ragazzetta di ventotto anni senza arte né parte? Tanti ne avevo quando Ferruccio Marotti mi mise, come assistente, al fianco di quest’uomo ultraottantenne, artista severo e, secondo la vulgata, di cattivo carattere, al quale aveva offerto un contratto per insegnare drammaturgia agli studenti della Sapienza. All’epoca ero borsista CNR presso l’Istituto del teatro e dello spettacolo, ma che titoli potevo vantare per quella delicata missione? Nessuno. A malapena avevo letto o visto in televisione alcune delle sue commedie più famose; non avevo particolari competenze organizzative; non ero nemmeno napoletana. È vero che i compiti che mi si richiedevano erano piuttosto semplici: dovevo andare a prelevarlo a casa e riaccompagnarlo con una cinquecento rossa prestata da una collega, Luisa Tinti; dovevo fare l’appello, tenere un diario degli incontri e raccogliere gli elaborati degli studenti. Non mi si richiedeva, per fortuna, di intervenire, di fare sfoggio di un sapere che non avevo. Un po’ di pazienza e la capacità di ascoltare erano doti su cui potevo contare, allora assai più di oggi. E tanto bastava....

Patrick Modiano, un Nobel alla memoria

Quest'anno il Premio Nobel per la Letteratura è finito nelle mani dell'outsider per eccellenza: Patrick Modiano. Tanti saluti a Philip Roth, che questo premio lo aspetta (insieme ai suoi fan) da una vita – un po' come Leonardo Di Caprio spera che arrivi il primo Oscar, – alla rediviva Joyce Carol Oates, vedova nera dalla bibliografia macabra e sterminata, e al fenomeno di culto giapponese Haruki Murakami, battuto inesorabilmente ancora una volta.   Patrick Modiano e Françoise Hardy al bois de Buologne a Parigi nel 1969   Patrick Modiano, classe 1945, è quindi il quindicesimo scrittore francese della storia ad aggiudicarsi l'agognato premio e questo Nobel l'ha vinto a modo suo, facendosi strada con la sua proverbiale discrezione e la sua penna vellutata e intangibile tra le star della letteratura mondiale, completando senza eccessi un pedigree di tutto rispetto dopo la vittoria del prestigioso Prix de l'Académie Française e del Prix Goncourt. Come nel piccolo gioiello del cantautore Vincent Delerm, Le baiser Modiano (Il bacio Modiano), in cui una tessitura sonora morbida e complice ci parla di...

Ludwig Josef Johann Wittgenstein

Lo scorso inverno mi è capitato di leggere un libro molto bello: Wittgenstein. Una biografia per immagini, curata da Michael Nedo e pubblicata da Carocci. Non leggevo più il filosofo austriaco dalla fine degli anni Ottanta, dopo il termine dell’università, quando, insieme a Walter Benjamin, Wittgenstein era lettura obbligatoria: Benjamin ai seminari con Luciano Anceschi e i suoi allievi; Wittgenstein nelle letture che ne facevano Massimo Cacciari e le persone del suo giro, Michele Bertaggia e Giorgio Franck, da cui ho imparato l’importanza di Della certezza.   In quegli stessi anni Aldo Gargagni lo traduceva e ne scriveva in modo affascinante; poi la rivista “Nuova Corrente”, da cui appresi molte cose. Prima ancora c’era stata la tesi di laurea di Mario Porro sul Tractatus, discussa con Giovanni Piana; l’ho letta alla fine dei Settanta, ma non era molto facile. L’ultimo libro del filosofo austriaco che avevo preso in mano era stato Pensieri diversi (Adelphi), che mi sono trascinato dietro per un decennio, o quasi, con letture e riletture, e annotazioni a margine (oggi del tutto incomprensibili). Poi più...

Campioni # 4. Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan e Raccoglimento da Id., Il sangue amaro («Bianca» Einaudi, gennaio 2014), p. 5 e p. 132   A)   L’igienista mentale: divertimento alla maniera di Orlan   La Minetti platonica avanza sulla scena composto di carbonio, rossetto, silicone. Ne guardo il passo attonito, la sua foia, la lena, io sublunare, arreso alla dominazione   di un astro irresistibile, centro di gravità che mi attira, me vittima, come vittima arresa alla straziante presa della cattività, perché il tuo passo oscilla come l’ascia che pesa   fra le mani del boia prima della caduta, ed io vorrei morirti, creatura artificiale, fra le zanne, gli artigli, la tua pelle-valuta, irreale invenzione di chirurgia, ideale   sogno di forma pura, angelico complesso di sesso sesso sesso sesso sesso.     B)   Raccoglimento   Uno diceva: io sono prevenuto contro me stesso fin dalla nascita Friedrich Nietzsche     Mia debolezza, debolezza mia, ma che devo fare con te? Ho cinquant’anni e tremo quando tuona, e...

Wu Ming: sopravvivere alla controrivoluzione

In occasione dell'uscita de L'armata dei sonnambuli di Wu Ming, il nuovo romanzo storico ambientato durante la fase più radicale della Rivoluzione francese, Doppiozero ha incontrato il collettivo bolognese di scrittori e ne è nata una conversazione sulla violenza, sulla politica, sul teatro, sulla storia, sul rapporto con i lettori, sulla militanza, sulla scrittura.     Il libro si apre con un pezzo della bellissima lettera di Babeuf alla moglie, profetica perché scritta nel luglio-agosto 1789, e trova una conclusione nel gesto di giustizia privata di Marie Nozière, la cui storia è snodo centrale del romanzo; la violenza politica è al centro del libro, le donne la agiscono e, in assoluto, hanno un ruolo decisivo.   Marie Nozière, a nostro avviso, è il personaggio più importante del libro. È lei a mettere in collegamento le vite degli altri personaggi, è seguendo come si muove lei che il lettore può orientarsi e capire dove si andrà a parare. Di tutti i personaggi, è quello che vive un'autentica evoluzione, che è davvero in divenire e, anche...

Maria, una socievolissima solitaria

Maria Perosino se n’è andata poco più che cinquantenne divorata in pochi mesi dal solito male incurabile. Un male di cui aveva negato in tutti i modi l’esistenza, la salute era un tema che trovava insopportabilmente banale. Non se ne poteva parlare con lei. Chi lo faceva si esponeva a rischi seri. Maria era la rimozione dei mali fisici, i suoi, e la lucidità dei ragionamenti sulla vita, l’abilità di tracciare geometrie dove altri vedevano il caos. Per questa sua capacità di risolvere problemi, esistenziali, di lavoro, organizzativi, aveva impressionato i suoi interlocutori negli anni di lavoro all’Einaudi. La ricordo alle riunioni: il tono pacato e la capacità di raffreddare le emotività che inevitabilmente insorgevano nel nostro gruppo di lavoro. Una tenacia del fare, del tradurre le idee in percorsi concreti che le erano valse la stima di tutti. Poi ci fu la sua avventura in proprio, prima editoriale, poi come ideatrice di eventi culturali e artistici. Sono stati anni intensi, di grande lavoro e di grandi passioni intellettuali. Poi in Italia arrivarono gli anni della crisi che si è inghiottita...

Io viaggio con Maria

Ho scoperto che con Maria ci davamo del tu all'Alpe di Siusi. Prima l'avevo incontrata sempre assieme ad altre persone, non c'eravamo parlati direttamente, e lei era con Paolo Fossati, con cui mi davo del lei. Mi sarebbe parso strano dare del tu alla moglie e non al marito (non erano sposati ma facciamo come se) e quindi mi ero mantenuto sempre in una zona d'indeterminazione.   Quel giorno, era un luglio nella seconda metà degli anni Novanta, la vacanza era finita. Avevo caricato famiglia e bagagli dal fondo dell'Alpe e percorrevo la strada che attraversa il parco naturale - aperta al traffico privato solo in pochi momenti della giornata -, andando in senso contrario alle frotte dei turisti giornalieri, appena scesi dal pullman o dall'auto. Fra questi c'erano Maria e Paolo, in tenuta montanara, diretti alle semplici delizie gastronomiche della Malga Sanon. Mi sono fermato a salutarli, velocemente, per non incorrere nelle costose ire delle severe guardie del Parco. Maria mi deve avere rimproverato perché i miei cruciverba per il Diario della Settimana erano troppo piccoli e facili: usava il tu e naturalmente l'ho ricambiato....

OdB: un narratore ironico

Era un vero ragazzino, Oreste, tutto preso dai suoi libri, giornali e fumetti e pieno di patacche su giacca e calzoni. Era un ultras d’altri tempi e se voleva fare uno scherzo a un interista, lui che era stato responsabile del tifo organizzato milanista e che si era fatto cacciare dalla direzione di Playboy pubblicando copertina e intervista a Gianni Rivera in veste di “playmate” con tanto di servizio fotografico sotto la doccia, lo invitava a pranzo da Giannino, il tempio della gastronomia milanista. Frequentava registi, grafici e artisti ma non ricordava mai doveva aveva messo le opere che gli regalavano (conservava un Francis Bacon infilato sotto al letto e il Dino Buzzati non sapeva dov’era finito). Aveva tradotto molti romanzi francesi, inglesi e americani, da Georges Bataille a Benjamin Costant a Oscar Wilde a Desmond Morris ma quelli a cui teneva di più erano Arthur Conan Doyle e Raymond Chandler… fu il primo in Italia a pensare che la distinzione tra “alta” e “bassa” per la letteratura fosse un’idiozia: esistevano buone storie e bravi scrittori, tutto il resto era l’eredità di professori in...

Campioni # 3. Gabriele Frasca

Gabriele Frasca, Rimi, I da Id., Rimi («Bianca» Einaudi, gennaio 2013), p. 33   che ci sia un piano è certo ma lo scopo della bonifica si scopre in proprio. quando per ogni assenza s’arroventa un raggio da stagliare nel tramonto. come all’approssimarsi della sera dovesse darsi in mille pezzi il giorno. ciascuno luminoso ancora il giusto ma solo d’una luce tutta sua. finché comprendi che credesti un sole lo sciame delle stelle appena spente. che solo perché stampano dal corpo l’ombra che detti giureresti attive. se nel chiarore di quei morti incendi li ravvivi per quanto più ti stagli. e scorgi in loro quello che hai creduto tenerti in te nell’intimo tenace. così che poi sembra che sia un albergo quella che ritenesti a lungo casa. dove con quelle d’altri residenti c’è pure la tua camera con vista. l’unica certo con il panorama ma per il resto identica alle altre. passi la vita a scegliere l’arredo e poi ti accorgi che era in dotazione. che non è mica un male se a pensarci dispone meglio l’animo allo sfratto. anonima com’è la si abbandona con...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

Falcinelli. Dentro il visual design

“In quanto rappresentazione, una mappa significa […] e allo stesso tempo mostra che significa”, scriveva Louis Marin, teorico dell’arte e semiologo, a proposito della mappa come ritratto della città. Come un ritratto racconta tanto della persona che è immortalata quanto della mano che ha contribuito a tracciarlo (e così dello stile dell’autore e del suo punto di vista sulla scena), così ogni immagine porta su di sé, per chi la sa guardare, l’impronta di chi l’ha prodotta. E questo indipendentemente dal fatto che l’immagine si trovi in un museo, nel lembo strappato di un manifesto pubblicitario o sullo scaffale di un supermarket. O, ancora, sulla copertina di un libro. Intorno al potere delle immagini – e di quelle immagini che sono, per loro natura, seriali – ruota Critica portatile al visual design, l’ultimo lavoro di Riccardo Falcinelli, graphic designer in prima linea in campo editoriale oltre che studioso e docente di grafica. Il saggio, com’è chiaro sin dal titolo, propone un approccio al visual design nella sua globalità attraverso oggetti e prospettive...

Denton Welch. Voce da una nube

Denton Welch, scrittore, pittore, lungo la sua breve vita scrive tre romanzi; due li ha visti pubblicati (Maiden Voyage nel 1943 e In Youth is Pleasure nel 1944), il terzo fu pubblicato postumo (Through a Cloud, nel 1950). Scrisse e pubblicò inoltre una raccolta di racconti (Brave and Cruel, pubblicata nel 1946); postumi (nel 1952) uscirono i Journals, incentrati sui suoi racconti di viaggio e Grandfather’s House (1958), rimasto a livello di bozza.   Tre romanzi sono pochi per la nostra editoria smemorata. In italiano sono stati disponibili solo i romanzi; molto raramente. Nel 1948 Maria Luisa Giartosio De Courten tradusse per Bompiani Maiden Voyage che uscì, col titolo Viaggio inaugurale, nel “Pegaso letterario”, una collana importante (sottotitolo: Opere brevi di varia letteratura; 1947 – 1956, le era affiancata la gemella “Pegaso teatrale”) quanto eccentrica negli accostamenti: esordisce nel 1947 affiancando Lo straniero di Camus a La siccità di Romano Bilenchi a La perla di Steinbeck a Il Sempione strizza l’occhio al Frejus di Vittorini, in una veste grafica sobria ed essenziale: sono volumi in brossura, la...

Atlante della letteratura italiana Einaudi

Benché non costituisca più il crogiolo di idee che è stata per gran parte del secolo scorso, la Einaudi è ancora in grado di produrre progetti collettivi di sbalorditiva portata e ambizione, come testimoniano i tre poderosi volumi di questo Atlante della letteratura italiana.   Curato dall'italianista Gabriele Pedullà e dallo storico Sergio Luzzatto, e scritto in gran parte da una giovane generazione di studiosi, il progetto dell'Atlante si colloca accanto – e, per certi aspetti, rappresenta un'energica risposta e correttivo – a una lunga serie di fondamentali storie della letteratura italiana: dal capolavoro di Francesco de Sanctis, quella Storia della letteratura italiana (1871) che ha contribuito a definire l'identità nazionale attraverso la formazione d'un canone, fino alla Letteratura italiana (1982-2000) curata da Alberto Asor Rosa per la medesima casa editrice.     Come si evince dal titolo stesso, e in linea con una recente ondata di studi nelle discipline umanistiche, l'Atlante si ripropone di sostituire alla tradizionale storia letteraria una geografia della...

Guida al primo millennio cristiano

Nel 1884, a Madaba, nei pressi dell’odierna Amman, fu scoperto uno straordinario mosaico pavimentale. Realizzato nella seconda metà del VI secolo dopo Cristo, il mosaico raffigurava una mappa della Terrasanta molto simile a quelle che i pellegrini tardoantichi dovevano avere in mente quando decidevano di partire alla volta di Gerusalemme. Per essi e per l’anonimo mosaicista Gerusalemme era al centro del paesaggio e del mondo, come lo è per Robert Louis Wilken e il suo I primi mille anni. Storia globale del cristianesimo (Einaudi, Torino 2013, trad. di Chiara Veltri; ed. or. Yale University Press, New Haven 2012 – il titolo inglese è leggermente diverso e la differenza, come argomenterò alla fine della mia recensione, è significativa: The First Thousand Years. A Global History of Christianity; il riferimento a Madaba è a p. 131).     Il cambiamento rispetto al suo precedente libro apparso in traduzione italiana (The Christians as the Romans Saw Them, Yale University Press, New Haven-London 1984 e 2003: I cristiani visti dai Romani, Paideia, Brescia 2007, trad. di Franco Bassani) non potrebbe essere pi...

Pascale. Le attenuanti sentimentali

Antonio Pascale è «a) un musicista mancato; b) un regista mancato; c) un giocatore di basket mancato». Poeta mancato no, perché la poesia la ama da lontano, senza sfiorarla. Narratore mancato nemmeno e lo dimostrano La città distratta, Passa la bellezza e i racconti di S'è fatta ora.   Sono passati sei anni dall'ultima opera narrativa e, per stroncare sul nascere l'ansia da prestazione, Le attenuanti sentimentali (Einaudi, 2013) inizia con una programmatica abiura: «questo non è un romanzo ma un giro in bicicletta».   Non è un romanzo, sono riflessioni quotidiane, è autofiction, un dispetto alla struttura tradizionale,  un modo intelligente di imbrogliare la trama.         Antonio è uno scrittore in crisi, lavora al ministero per le politiche agricole e non riesce a mettere a punto un romanzo; soffre di stress e d'insonnia e, per sfiancare almeno il corpo, si abbandona a lunghe corse notturne a Monteverde e gira in bicicletta una Roma dissestata e spesso ostile, soprattutto se sei su una bicicletta o in motorino, con la voce di...

Cesare Cases. Scegliendo e scartando

In settembre avrei dovuto presentare a Trento, assieme a Giuliano Geri e al curatore Michele Sisto, il libro Scegliendo e scartando (Nino Aragno Editore, Torino 2013) che raccoglie duecentocinquanta pareri di lettura redatti da Cesare Cases per la casa editrice Einaudi fra il 1953 e il 1973. In quell’occasione avrei potuto trarre informazioni preziose non tanto dal curatore del volume, che ha già dato il meglio nel ricco saggio introduttivo e nella perizia filologica dell’antologia, quanto da quella tormentata forza della natura e della cultura che è Giuliano Geri, di cui un giorno qualcuno, se non lo fa lui stesso, dovrà pur raccontare la romanzesca parabola nel mondo dell’editoria, dalla promettente gavetta in un’importante casa milanese a fianco di un noto slavista, passando per l’inspiegabile trasferimento ai piedi delle Dolomiti e le prime delusioni da mobbato nei sotterranei di un grande impresario di libri pseudoscientifici, fino agli anni gloriosi e fetenti presso il piccolo editore di provincia con grandi pretese culturali e però costretto troppo presto a confrontarsi con le difficoltà del mercato librario,...