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Festival d’Automne

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Castellucci: Go Down, Moses

Tutto sembra iniziare là, nel deserto. Il silenzio, il vento. Il vento, il silenzio, come un frastuono dal quale emerge la voce di dio, di un unico dio, del dio unico. Tra i boschi baluginano mille dèi, i ruscelli, le cascate, le foglie, la luce che irrompe e si cela, i rumori, gli animali, gli spaventi… Ma lì, di fronte a un roveto ardente, tra roccia e sabbia, nasce il monoteismo che si proietta, con fede con dubbi con sangue, sulle nostre città di fumo, di abituali ripetizioni.   Go Down, Moses di Romeo Castellucci, in scena al teatro Argentina di Roma, è un momento di un viaggio lungo dell’artefice cesenate, iniziato alle origini della Socìetas Raffaello Sanzio con la riflessione sull’iconoclastia di Santa Sofia. Teatro Khmer (1986), proseguito con la domanda su come i classici, e in particolare la tragedia attica, si possano riverberare sui nostri giorni, proiettato verso la regia di una delle opere più lacerate del Novecento, quel Moses und Aronne che Schönberg non riuscì a finire, diviso tra l’irrappresentabilità dello spirito, di dio, della profondità delle domande...

Un progetto internazionale in divenire

Il Festival di Santarcangelo da quarantaquattro anni è luogo di sperimentazione, di esplorazione, incunabolo del teatro venturo, regesto di linguaggi in via di definizione. Luogo di molteplicità, di pensiero, di contraddizione, aperto a progetti in divenire, in cerca di spazi per un teatro che non si acquieta dei vetusti palcoscenici all’italiana, con artisti che rompono i ruoli prefissati e spettatori che mettono in discussione l’idea tradizionale di fruizione. Abbiamo intervistato il direttore artistico, Silvia Bottiroli, e il condirettore, Rodolfo Sacchettini, meno di settant’anni in due, le idee chiare e un sano radicalismo che rischia e si espone.   Ci illustrate il disegno generale del festival? BOTTIROLI. Santarcangelo • 14 è costruito intorno ad alcune aree e ad alcuni discorsi. Non ha un tema o un titolo, ma sono abbastanza leggibili alcuni elementi di un disegno che rimane plurale e che contiene delle eterogeneità al suo interno. È un festival pienamente internazionale, non solo per la presenza di un terzo di artisti stranieri nel programma, ma anche perché è costruito con due progetti...