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Masterchef

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Sfide ai fornelli e piaceri televisivi

Lo sappiamo: l’uomo è ciò che mangia. Ma che cosa mangia? come lo mangia? quando? con chi? E, così facendo, che tipo di uomo diventa? Ecco una serie di domande a cui “Buono da pensare”, volume collettivo curato da Gianfranco Marrone per Carocci, prova a fornire delle risposte. Nella convinzione che, per poter fare una buona comunicazione sul cibo, la cucina, l’enogastronomia, occorra innanzitutto conoscerne gli aspetti culturali e storici, filosofici e semiotici. Da qui l’esigenza di costruire un ponte fra gli antichi aspetti antropologici del cibo e le attuali tendenze dei media vecchi e nuovi, di raccontarlo, discuterlo, interpretarlo. I ricettari e le guide gastronomiche, la pubblicità alimentare, le trasmissioni televisive sulla cucina, i film sul cibo, i blog culinari, ma anche le tendenze della dietetica, la forma spaziale dei ristoranti, il food design: otto originali capitoli per progettare tale ponte, intravedendone le fattezze.   I vari capitoli del libro sono di Alice Giannitrapani, Dario Mangano, Francesco Mangiapane, Gianfranco Marrone, Ilaria Ventura. Pubblichiamo qui un estratto del saggio di...

La società facciale

Thomas Macho, filosofo tedesco tra i più acuti e influenti, per quanto ancora poco noto in Italia, ha scritto che viviamo in una “società facciale”, la quale possiede la prerogativa di produrre volti senza sosta. A ogni angolo di strada, su ogni tabellone, la pubblicità c’insegue con volti, così che “senza un volto, nulla osa più invadere lo spazio riservato alle affissioni”. Che dunque la nostra sia una società fondata sulle facce, lo storico dell’arte e iconologo Hans Belting lo dice sin dalle prime pagine del suo ponderoso saggio, Facce. Storia del volto (tr. it. di C. Baldacci e P. Conte, pp. 359). E con ogni probabilità lo studioso tedesco non conosce, o ricorda, la celebre espressione berlusconiana “metterci la faccia”, che ha segnato una intera stagione politica ed elettorale. Ma a noi basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi programma, da X Factor a Masterchef, per ricordarci che è così: lo spettacolo come la politica è invasa dalle facce. I volti sono stati commercializzati e politicizzati, ribadisce giustamente l’iconologo nel suo...

Da Caravaggio a Masterchef

Cosa ci sia dietro l'interesse generale e diffuso per il cibo che sembra aver pervaso tutte le società occidentali è domanda che meriterebbe attenzione ancor prima che possibili risposte. Serge Latouche – l'economista e filosofo sostenitore della decrescita economica e tra i massimi fustigatori del presente modello di sviluppo e dello stesso concetto di sviluppo – ci direbbe probabilmente del peso che la pubblicità riveste nella nostra società e della sua capacità nel generare bisogni e conseguentemente consumi. Sì, consumi, perché l'interesse verso il cibo prima ancora che il cibo, sembra diventato un consumo fine a se stesso.   Certamente negli ultimi anni l'alimentazione è diventata qualcosa di più di quello che è sempre stato e qualcosa di profondamente diverso dai bisogni esistenziali: biologici, dietetici, affettivi, rituali, religiosi, oppure quelli semplicemente legati alla sopravvivenza, orizzonte esistenziale peraltro ancora unico per la maggior parte della popolazione mondiale.   Così, se di pubblicità si può parlare, verrebbe da pensare...