Categorie

Elenco articoli con tag:

ParisAttack

(3 risultati)

Dopo Parigi

L’ha detto molto bene una delle voci arabe più acute, Kamel Daoud: il gruppo fanatico noto con le iniziali inglesi di ISIS è prima di tutto una cultura (per alcuni una subcultura o una contro–cultura), solo secondariamente è una forza armata. Una risposta militare è urgente, ma nel tempo lo scopo principale sarà fermare l’espansione e i rimbalzi del suo odio.   I governi occidentali non hanno un piano su questo. Si limitano a seguire i sondaggi di opinione: secondo cui gli elettori, sia a destra che a sinistra, vogliono risposte immediate a questa infezione psichica. Prima o poi, i populismi infieriscono sulle conseguenze dei mali, lasciando indisturbati i mali stessi. Purtroppo, le risposte troppo calde alla paranoia, più che arrestarla rischiano di diffonderla. Le sue contraddizioni si propagano. Voci crescenti chiedono di non accettare più immigrati “arabi”, dimenticando che in gran parte essi sono proprio in fuga dall’ISIS: sono cioè un prodotto dell’odio fondamentalista, non una sua causa. Senza rendersene conto, l’Occidente ripete crudelmente una tragedia assurda,...

Let's Love

Dico “exposer” a proposito di una mostra d’arte a Parigi. Dico “exposer” ma la mia amica capisce “exploser”. Esposizione/esplosione: in italiano sono meno omofoni che in francese, dove tra i due si glissa giusto una elle. Può essere colpa della mia pronuncia difettosa, dei lavori in corso sulla facciata del palazzo adiacente, del vicino che sposta il tavolo accanto per passare perché sulle terrasse dei café lo spazio è millimetrico, di una banale interferenza nella trasmissione di un segnale tra mittente e destinatario, della distanza tra la mia bocca e le sue orecchie.   Può essere. Ma sappiamo bene che non è così, che non si tratta di una variante del duetto tra Armstrong e Fitzgerald: “You like poteto and I like potato / You like tometo and I like tomato”. Io dico “exposition” e tu dici “explosion”? No, perché ogni volta che dirò “exposer” penseremo a “exploser”, perché sentiremo a lungo “explosion” dietro “exposition”, perché continueremo a parlare di esplosione anche...

Terrorismo e videogiochi

Anche nell'attacco a Parigi, i videogiochi. La tipica inquietudine che genitori, educatori e frettolosi commentatori provano nei confronti dei videogiochi, da quando questi ultimi sono nati, oggi prende proporzioni abnormi. Questo perché si è saputo che i reclutatori di Daesh attirano e addestrano terroristi con giochi come Call of Duty e l'organizzazione comunica anche attraverso le chat delle Playstation, efficienti e difficili da intercettare. L'ansia per l'adolescente di famiglia, la sua possibile dipendenza dal joystick e il possibile scambio fra vita virtuale e vita reale, si amplifica a dismisura, diventa una questione politica e militare di livello planetario. È la Realtà tutta, che oramai teme il proprio Game Over.   Nell'intervista che un invero riluttante Daniel Pennac ha concesso per Repubblica a Fabio Gambaro (19/11/2015) riecheggiano le argomentazioni contro i videogiochi che normalmente, e da decenni ormai, seguono certi violenti casi di cronaca. Parlando dei terroristi, Pennac dice: «Nelle loro azioni omicide c’è la ricerca di sensazioni estreme ai limiti dell’estasi, come nello...