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Primavera Araba

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Occhi aperti sul futuro

Tra i tanti film della Mostra di Venezia, fra i titoli in concorso e quelli fuori, fra ciò che resta del red carpet e di una manifestazione ancora grande ma in evidente ricerca di una via diversa ai festival del cinema, abbiamo scelto di parlare di un film visto nella sezione Giornate degli autori: A peine j’ouvre les yeux della tunisina Leyla Bouzid. Un piccolo film. Che parla però di cose grandi, grandissime, di ciò che resta delle primavere arabe, della Tunisia oggi, ai tempi dell’ISIS, della condizione femminile e della possibilità di fare cinema politico in quel paese.   Incontro Leyla Bouzid, la regista tunisina di A peine j’ouvre les yeux, sulla terrazza in cima all’edificio che ospita le Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia. È pomeriggio tardo e il sole sta calando. Vicino a lei, seduta su una sedia a sdraio, c’è anche Baya Medhaffer, la protagonista del film. Approfitto del momento di imbarazzo che precede ogni intervista per porgere una domanda che mi gira in testa da quando ho visto il film, e ancora più quando ho letto le prime recensioni che sono uscite sul web poco dopo...

Conflitti, controversie, paradossi

Che cosa hanno in comune i giovani corpi ustionati by self-immolation della primavera araba, i corpi nudi politicamente imbarazzanti delle Femen, con il boicottaggio all’introduzione dei questionari di valutazione INVALSI attivato in massa da studenti e docenti italiani la prima settimana di maggio, e che sembrerebbe già caduto nell’indifferenza?   Genealogicamente, hanno molto in comune, incluso l’indifferenza.     Chi ci invita a guardare alle forme di conflitto e resistenza dove il corpo diventa dispositivo di lotta contro l’affermarsi di un nuovo discorso intorno al potere, è ancora Monsieur Foucault. Perché è lì che emergono le famose rotture ispezionate dal profeta di terzo tipo (vedi UGenea 2), lungo l’immenso lavoro dedicato alla genealogia del soggetto: la costruzione di un nuovo uomo attraverso il suo assoggettamento al sapere disciplinare. È questa la vera indagine che attraversa tutta l’opera di Foucault ben prima e oltre Archeologia del sapere, fino a Storia della sessualità, ed è con questa eredità che UGenea osserva l’università...

E la primavera araba in Giordania?

Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, sono stati in molti a pensare che a breve sarebbe stato il turno della Giordania, che una rivoluzione fosse ormai alle porte. Furono perciò in molti a essere delusi o, al contrario, contenti che i venti della Primavera Araba avesse risparmiato il piccolo stato che si trova proprio nell’occhio del ciclone, confinando a nord con Siria, a nord-est con Iraq, a sud-ovest con le acque territoriali egiziane e a ovest con Israele e i Territori Palestinesi. Tuttavia voglio iniziare con il chiarire un punto: anche se non ne ha modificato drasticamente l’assetto politico nazionale come nel caso dell’Egitto e la Siria, una rivoluzione in Giordania c’è stata. Il re, la famiglia reale hashemita e il suo entourage sono stati criticati aspramente dal movimento politico di protesta (al-hirak) che si è sviluppato in questi ultimi anni. Per la prima volta da decenni si è parlato di uno stato giordano che non facesse necessariamente riferimento agli hashemiti. Non un cambiamento da poco se si considera che l’articolo uno della costituzione giordana specifica che “il Regno Hashemita di...

Rihani. Il libro di Khalid

È raro che un libro ripescato dal passato sia così incisivo sul presente, e forse, sul futuro come Il libro di Khalid di Ameen Rihani (Mesogea, 2014). L'autore era un siro-libanese che fece la spola tra patria mediorientale e Stati Uniti; il libro, tra i primi romanzi arabi e primo scritto in lingua inglese, fu pubblicato a New York nel 1911. In buona parte autobiografico il protagonista emigra con l'amico Shakib in cerca di fortuna e di esperienze nel nuovo mondo.   Stabilitosi nell'allora fiorente Little Syria sarà ambulante, bohémien, carcerato formando se stesso nel confronto con l'occidente, tema oggi scottante su cui il romanzo offre interessanti spunti. L'impatto a Ellis Island non è di certo dei più felici (“Proprio perché siamo nella patria dei pari diritti e della libertà, saremmo legittimati a pretendere dagli altri la cortesia e la decenza che noi, invece, non siamo tenuti a mostrare, o non conosciamo affatto”), cosicché i dubbi assilleranno costantemente Khalid (“Sei sicuro che viviamo meglio qui?”).   Non si trovano tuttavia preclusioni identitarie...

Dal Sahara Occidentale o di un gesto inaudito

Chi un giorno si trovasse a scrivere una storia delle rivolte, non potrà passare sotto silenzio un fatto sorprendente occorso nell’anno 2010. Nell’ottobre di quell’anno, a ondate successive, la popolazione sahrawi di El Ayun – una città di quasi 200.000 abitanti situata nel Sahara Occidentale e occupata illegalmente dal Marocco, come lo sono tutti i Territori sahrawi – lascia le sue case per trasferirsi nel deserto, in un luogo chiamato Gdeim Izik. Vanno ad abitare in un accampamento approntato per l’occasione. Dalle poche centinaia dei primi giorni, nel giro di poche settimane le tende diventano diverse migliaia.     Ci sono rivolte che nascono così, con uno sparuto gruppo di tende piantate nel deserto. Del resto una rivolta ha forse luogo proprio quand’è in grado di inventare se stessa, i suoi mezzi, i suoi spazi. Raramente, però, si è assistito a un gesto così sorprendente come quello dei sahrawi a Gdeim Izik. Si sarà trattato solo di questo, dunque: di lasciare le case per andare nel deserto. Qui la rivolta è tutta contenuta in questo gesto e nella sua...

L'allegria contro Pinochet

Può la Milano da bere sconfiggere una feroce dittatura? Nel Cile del 1988, fu una frivola campagna pubblicitaria a propiziare la vittoria del No a Pinochet?   Bisogna prepararsi a bei paradossi davanti a “No - I giorni dell’Arcobaleno” di Pablo Larrain (nomination miglior film straniero Oscar 2013, vincitore a Cannes della Quinzaine), film che promette di incrinare più di un’idea corrente. Per cominciare, quella che vede nel linguaggio pubblicitario la negazione di ogni valore umanistico, una sorta di baco della democrazia. E se fosse invece una risorsa inutilizzata?     “No” è anche il primo film del cinema moderno a raccontare il pubblicitario come eroe democratico grazie al suo lavoro, non perché abiura o cambia vita. Nessuna parentela col tormentato Kirk Douglas scolpito da Kazan in The Arrangement o con gli alienati di Olmi in Un certo giorno. Il che fa di René Saavedra, il giovane creativo del film, una vera perturbante novità culturale.   Anche la pubblicità è raccontata da una prospettiva inedita ai più. Non sistematico inganno o gesto...

In mezzo alle terre / Betweenlands

Nel corso del 2011 abbiamo visto un Mediterraneo protagonista e spettatore di un’energia collettiva univoca all’interno di un’area da sempre considerata culla della cultura. Un’energia che partendo dalla sponda araba ha generato un profondo cambiamento riverberato fino alle porte dell’Europa. Un’energia che ha sconvolto e coinvolto diversi paesi in cerca di un’identità nuova e cosciente: dalla Tunisia, passando per l’Egitto e fino alla Libia, giungendo come un’eco a Lampedusa e in Grecia. Unico comun denominatore: la piazza, la folla, la colle ttività.La partecipazione. La libertà. Betweenlands è un progetto di Loris Savino e Marco Di Noia che racconta tutto questo: il rinnovato sentimento di coscienza, di dignità, di responsabilità che si è esteso da un paese all’altro, da una sponda all’altra del Mediterraneo. Il racconto parte dagli attori di questo cambiamento: le persone, le loro voci, i loro visi, le loro necessità e motivazioni. Persone che hanno avuto il coraggio e la coscienza di dire basta ai regimi e alla mancanza di libertà, che...

Donald Weber, Interrogations. Una non-fiction, una mostra e un libro

In una scena del Maestro e Margherita Bulgakov ripropone l’incontro fra Pilato e Gesù raccontato dai Vangeli, quello in cui l’uomo che rappresenta il potere di Roma nella terra di Galilea si confronta con una forma di verità altra da quella rappresentata da lui, una forma di verità che lo scrittore russo fa insinuare anche nella sua figura sotto forma di un insopportabile mal di testa. Nel suo personale interrogatorio, Pilato accusa Gesù di essere un bugiardo, di essere colpevole di ciò per cui è stato accusato e allude contro le sue ragioni al discorso della follia, in una visione simile a quella che ha spinto Lombroso alla fine dell’800 ad accomunare nel suo Atlante pazzi e criminali. D’un tratto anche Gesù sembra diventare uno di quei personaggi del popolo russo a cui ci hanno abituato Gogol’ e Dostoevskij. E mentre Gesù accusa Matteo di non trascrivere fedelmente le sue parole, anche Pilato pare iniziare a prendere le forme di un uomo della burocrazia russa. Tutta l’accusa nei confronti di Gesù si sarebbe basata su un fraintendimento: avrebbe istigato il popolo a...

Socialità e democrazia a rischio per l’Internet del futuro?

I continui sviluppi di Internet appaiono sempre più legati a pratiche di attivismo sociale tradizionale e ben radicate sul territorio, come rivelano le rivolte della Primavera Araba e i movimenti legati a Occupy Wall Street o agli indignados. In tal senso si può dire che i social media rappresentano forse la tecnologia più rivoluzionaria espressa finora dalla Rete, seguiti dalle connessioni mobili a banda larga. E nel futuro prossimo saranno ancora le tecnologie mobili a primeggiare, seguite dall’emergere del cloud computing.   Questi i primi dati che saltano agli occhi nel sondaggio recentemente pubblicato da Foreign Policy. Il bimestrale USA ha interpellato una quarantina di esperti mondiali per provare a delineare il domani della Rete, tra cui Cory Doctorow (autore di fantascienza e attivista pro diritti digitali), Rebecca McKinnon (ex giornalista della CNN e fellow presso la New America Foundation), Ethan Zuckermann (neo direttore del Center for Civic Media del MIT), David Weinberger (fellow ad Harvard e noto autore). Quello che emerge dalla ricerca di Foreign Policy è che, superati i vent’anni di vita a livello diffuso e...