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Quaderni del Teatro di Roma

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Il teatro può narrare il presente?

Dopo una pausa di oltre tre mesi è appena uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Si tratta di una rivista mensile che ha raccontato, per oltre tre anni, la scena teatrale romana, non solo quella più strettamente legata allo Stabile, ma anche il fermento proveniente dai tanti tessuti di cui si compone la periferia della città. Di questo ultimo numero e del futuro della rivista ne abbiamo parlato con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico, nonché direttore dei “Quaderni”.   È finalmente uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Quali contenuti avete voluto inserire nel numero che esce dopo questo silenzio? Abbiamo scelto di riaprire con uno scritto di Jacques Copeau, cioè di uno dei grandi rifondatori del teatro d’arte del Novecento, per rispondere con un anacronismo all’eccesso di attualità (che puntualmente è un difetto di attualità) che rischiava di schiacciare il dibattito sul futuro del teatro, non solo dello stabile romano che ancora oggi, mentre parliamo, non ha un direttore artistico. Per noi...

Il futuro passato di Contemporanea

Büchner mon amour. Il festival Contemporanea di Prato finisce nel nome dello scrittore tedesco al quale ritornano, periodicamente, tutte le inquietudini delle scene di ricerca. A differenza di altre rassegne di questo tipo, quella diretta a Prato da Edoardo Donatini per il Metastasio si confronta non solo con gli ultimi linguaggi, ma anche con la “tradizione del nuovo”.   Epilogo nel buio   Non è un caso che l’ultima opera presentata, a chiusura, sia Woyzeck o l’inizio del capogiro di Josef Nadj, del 1994 (il primo lavoro del coreografo che arrivò in Italia). Uno spettacolo senza parole, in cui i personaggi di Büchner si confondono e sovrappongono in un baraccone impastato nel fango, zombie o memorie kantoriane, echi di avanguardie che sanno di Europe dell’Est, con slanci chagalliani e precipizi postespressionisti nel buio, in una materia, in un’alienazione, in una fissità di marionette degradate, in una ripetizione irredimibile. Spettacolo di altri anni, di altri tempi, che conserva, con trasparenze sulfuree che sarebbero piaciute a Angelo Maria Ripellino, la forza ctonia del misterioso testo...