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Chelsea

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Mostre in corso / C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile

“C’è qualcosa nell’aria di New York che rende il sonno inutile”: lo sosteneva Simone de Beauvoir molti anni fa e possiamo confermarlo noi nel presente, soprattutto per quanto riguarda l’attività newyorkese dedicata all’arte contemporanea. “Yes We Can” non è solo lo slogan coniato da Barak Obama a seguito delle primarie in New Hampshire, né soltanto la traduzione inglese del motto “Si Se Puede” della lotta degli anni Settanta condotta dal sindacato dei braccianti United Farm Worker. Sembra piuttosto la convinzione o la forza motrice di ogni attività di ambito culturale che nasce e trova sviluppo a New York. Musei dalle enormi dimensioni con collezioni vaste e diversificate, nonché con una programmazione di mostre temporanee e di eventi ricchissima; ma anche fondazioni private volte alla conservazione dell’opera dei grandi maestri del contemporaneo, così come centri per il supporto dei talenti emergenti provenienti da tutto il mondo; infine molteplici gallerie d’arte private, spazi no profit, centri culturali, lofts destinati a residenze d’artista; biblioteche specializzate; graffiti e installazioni urbane site-specific: questa e molto di più è l’arte contemporanea nella città di...

New York, l’anima nella fotografia

Se vi è capitato, come al sottoscritto, di raccontare a chi incontravate che presto avreste visitato New York, o magari di essere rientrati da un viaggio recente nella città che non dorme mai, avrete una misura della frequenza straordinaria con cui le conversazioni in merito attingano al contenitore marchiato dall’etichetta “Cinema”. Non occorre una riflessione granché eccezionale per asserire che, del resto, il mondo cinematografico (e, negli ultimi anni, quello delle serie tv che, in molti casi, al cinema stanno rubando il mestiere) si sia dedicato con tanta dedizione a New York City da formare il nostro immaginario a essa relativo, in altre parole: quando andiamo a New York – leggi: Manhattan – ci aspettiamo di riscoprirci al centro del centro del mondo per come ce l’hanno raccontato i grandi film. Eppure, gli esempi del fatto che New York sia probabilmente la città più fotografata sul pianeta sono innumerevoli e privi di soluzione di continuità, come raccontano la raccolta, curata da Marla Hamburg Kennedy, New York: a photographer’s city (Rizzoli USA 2011) o il recente lavoro di Gabriele Croppi...

From Sex To Punk

In scena va la rabbia, lo sfregio di una generazione no future. Londra 1974, 430 di King’s Road, Chelsea: “Sex” viene ribattezzato il negozio di abbigliamento e dischi rock che Malcom McLaren si è ritrovato interamente sulle spalle nel 1972, dopo l’abbandono di un tizio che lo subaffittava. Con la compagna Vivienne Westwood ha già lanciato la moda di trasformare, tagliare, ricucire le magliette dello stock “teddy boy” ereditato dal fuggitivo.   Ph. Castorp   Ora, fino al 1976, quando il locale cambierà ancora nome per chiamarsi “Seditionaries” e assumere un aspetto minimale e post-apocalittico, sugli scaffali appaiono capi di abbigliamento e oggetti in gomma, lattice e vinile. Sex punterà su commesse che sembrano un catalogo vivente della nuova moda punk, con le chiome decolorate in tonalità di biondo squillante o trasformate in vere e proprie opere d’arte screziate, con trucchi degli occhi all’antica egizia, bistratissimi. Sono lontani i tempi dei sandali e delle camicie a fiori hippie, come quelli degli stivaletti e dei chiodi rock ‘n’ roll. Le magliette...