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ex-Jugoslavia

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Le meraviglie nascoste del mondo / Atlas obscura

Stai per partire per un viaggio. Sei uno che non va all’avventura e pianifica sempre i propri spostamenti. Hai tenuto da parte vari ritagli riguardanti le località che visiterai. Hai anche in mente di acquistare un volume tra i molti che si offrono di guidarti in quel paese. L’hai preso e ora lo sfogli. Ci sono tutte le cose che ti aspetti di vedere. Le annoti su un taccuino: non vuoi perderti nulla. Poi hai un’illuminazione: Non è che queste cose le ho già viste, anche se non sono mai andato là? Rifletti: Vero, ma io le voglio vederle ugualmente per sapere se sono davvero così, per vedere che effetto mi fanno. Subito un altro pensiero fa capolino: Voglio vedere anche qualcosa di non visto. Ti chiedi: Dove posso vedere il non visto? Il non-visto è qualcosa di oscuro, d’incerto, di misterioso. Lo ignori. Non potrebbe che essere così. Tuttavia la guida c’è. Devi solo digitare un indirizzo web: Atlas Obscura.   Si tratta di un sito fondato nel 2009 da due giovani americani: Joshua Foer e Dylan Thuras, cui si è aggiunta una donna, Ella Morton. Lì troverai quello che desideri. Se vuoi, puoi anche comprare in internet un libro che ha il medesimo titolo del sito, e come sottotitolo...

Emergenza continua di fronte al silenzio generale / Migrare

Arrivano: per mare e per terra, in treno e in bici, a piedi… Sono tanti, troppi, aumentano con progressione geometrica, travolgono i confini esistenti come quelli creati ad hoc. Occupano spiagge e giardini, costruiscono “corridoi” per uomini, attenti a evitare quelli delle mine, le vie delle armi e quelle della droga che si intrecciano con quelle del petrolio. Rischiano la nuda vita per poter continuare a vivere. Nell’estate del 2015 la vecchia Europa, vecchia alla lettera con un tasso di natalità che fatica a toccare il 2%, è stata pacificamente invasa da uomini e donne, in gran parte giovani e giovanissimi con tanti bambini. In fuga dalla guerra e dalla violenza, dalla miseria e dalla repressione. Hanno attraversato il Mare nostrum, nutrito con i loro cadaveri, hanno accumulato chilometri e polvere, scovato nascondigli nelle macchine e nei camion, hanno corso a perdifiato – un pellegrinaggio parallelo al viavai delle vacanze.  Con la forza della disperazione ci hanno raggiunti. La loro guerra è diventata la nostra, gli “effetti collaterali” di quanto accade nell’Altro mondo sono penetrati, in una estate rovente, con il peso specifico dei loro corpi che si possono...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Un'epica dell'effimero e del banale / Handke scrittore di saggi

Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: il che significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo. E meno male. Donata Wenders, Peter Handke, Chaville, 2009 L’attenzione è risvegliata anche dai premi (Premio Kafka, 2008; Premio Ibsen, 2014), oltre che dal risorgere delle polemiche, che non sempre però centrano il bersaglio (forse perché è troppo facile, ciò che esime dall’approfondire e analizzare anche il ventaglio delle motivazioni, non tutte così scandalose, che Handke si è fatto premura di dispiegare; anche se la pubblicazione dei suoi dialoghi con Milosevic che ne sposano in toto le tesi ha suscitato un comprensibile sgomento, per non dire nausea, in primo luogo già nei serbi democratici attuali). ...