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Fossoli

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Predappio / Contro il Museo del fascismo

Introduzione: Predappio o Fossoli? Predappio è un luogo di pellegrinaggio, non solo perché vi sorge la casa natale di Benito Mussolini, ma perché dal 1957 vi si trova la cripta in cui è sepolto il “Duce”. È molto difficile se non impossibile decostruire o neutralizzare uno spazio che ha assunto agli occhi di fascisti, neo-fascisti e nostalgici l’aura di un luogo sacro e pare doveroso chiedersi se un domani vorremmo portare lì, in visita al futuro museo nazionale del fascismo, le scolaresche di tutta italia. A pensarci bene, questa visita, parrebbe quasi una vignetta dalla vita quotidiana del Ventennio – stile Una giornata particolare – eppure è quello che i sostenitori e promotori del museo sembrano immaginare, oppure non hanno realizzato di stare di fatto costruendo. Ammettiamo che la Casa del fascio di Predappio possa divenire un centro studi internazionali sul fascismo, e prescindendo dalla casa natale di Mussolini che periodicamente già apre i suoi battenti: che cosa si farà della tomba di Mussolini, méta di decine di migliaia di pellegrini nostalgici, o anche solo di curiosi, ogni anno? I ragazzi delle scolaresche ci verranno portati in processione o verrà loro...

Preferisco di no

Patria? “Preferisco di no”. Neppure nella versione attenuata, ragionevole e gentile di Primo Levi, che vede nel  “morire in patria” un “modo di morire per la patria”.Qui, mi pare, è il nucleo centrale del suo ragionamento. Ma attenzione: il pacato ragionare di Levi si potrebbe increspare fino a prendere una insospettata tonalità radicale. Cominciamo col dire che quotidianità e sacrificio si corrispondono: se ognuno di noi riesce a “morire in patria”, e cioè a resistere nei suoi soffocanti confini, a galleggiare quotidianamente nelle sue acque fetide, se riusciamo in questo minimo e pur difficile intento, che è comune, ordinario, e al tempo stesso eroico, cioè non scappare, allora saremo capaci di “morire per la patria”. Andiamo appena un po’ più avanti lungo la linea tracciata dalle parole di Levi. C’è un’ulteriore conseguenza che probabilmente Primo Levi non avrebbe mai tratto, ma noi, estenuati dalle reiterate esecuzioni del nostro inno nazionale, dalle mani sul cuore, persino dalle “patriottiche” apparizioni del grande Roberto...