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Italia

(270 risultati)

Colpiti nel cuore / La morte non doveva raggiungerci

Questa volta siamo stati colpiti nel cuore. Temiamo di non riuscire a respirare. Al mattino ci schiariamo la gola, sperando che il leggero mal di gola di ieri sia sparito. Gli eventi ci hanno travolti e ripetiamo parole come: “improvvisamente”, “di colpo” “dall’oggi al domani”. Negli ultimi decenni avevamo letto le riflessioni sociologiche sull'accelerazione nella nostra società. In mezzo secolo le parole dette in un minuto di televisione si sono raddoppiate. Ci riconoscevamo nella descrizione della nostra vita fatta da Hartmut Rosa in Accelerazione e alienazione. Per una teoria critica del tempo nella tarda modernità (Piccola biblioteca Einaudi). Secondo il sociologo tedesco, sia gli aspetti strutturali che culturali delle nostre istituzioni sono contrassegnati da un "restringimento del presente". Ma poiché noi stessi ci trovavamo dentro a quel veicolo, la percezione dell’accelerazione era rimasta piuttosto astratta. Ora qualcosa è cambiato. Da quando i nostri corpi sono stati costretti a fermarsi, vediamo l’accelerarsi attorno a noi con più chiarezza. Il morire stesso accelera. Ieri due, oggi quattro, domani otto, dopodomani sedici, dopo una settimana 256 bare, tutte dello...

Contagi e mortalità / Le sirene della Val Seriana

La Val Seriana è oggi, probabilmente, il territorio più colpito al mondo dal Covid 19. Io ci vivo da quasi quarant’anni e dall’inizio di marzo ho dovuto accettare di viverci nella reclusione più totale. Ogni mattina i notiziari locali e le chat ci aggiornano su amici e conoscenti: i contagiati, i ricoverati, i morti.  Sopravvivere in completo isolamento è possibile: i nostri sono paesi piccoli e si sono organizzati, i negozi di alimentari fanno consegne a domicilio, la raccolta differenziata non perde un colpo, i medici superstiti al contagio rispondono al telefono appena possono, i volontari passano dalle farmacie e portano le medicine a chi ne ha bisogno. Le mascherine, qui, non sono mai state in vendita e anche i medici di famiglia ne sono sprovvisti. Ma questa è una vecchia storia italiana: mai equipaggiati bene i nostri soldati in prima linea, noi.   Fino a pochi giorni fa sentivamo in continuazione le sirene delle ambulanze, era il nostro tappeto sonoro e noi ci stavamo sopra, anzi, ne eravamo avvolti. Ora non è più così, ma nessuno si illude. Sappiamo bene che ormai le strade sono deserte e che le ambulanze non hanno più bisogno di segnalare il proprio passaggio....

Nuovo cinema paralitico / Incontro a fragili bellezze

In questi giorni straniti in cui tutti siamo diventato dei rifugiati in casa propria capita di riflettere o semplicemente di avvertire la propria fragilità; nuda e cruda assale come qualcosa che abbiamo tenuto nascosto, rimosso, che abbiamo – più o meno inconsapevolmente – voluto dimenticare. L’altro giorno davanti a una farmacia; persone in attesa, guardinghe, qualcuno con la mascherina o anche solo una sciarpa sul viso. Attraverso le vetrine della farmacia, immagini di donne scintillanti, immobili nelle pubblicità di una crema, un siero, un elisir se non di lunga vita, almeno di certa, procrastinata giovinezza.  L’attesa nervosa e le vetrine: non accade nulla ma sono con evidenza due immagini, solo apparentemente distanti tra loro, della stessa fragilità, delle stesse paure.   Nuovo cinema paralitico, visibile sul Corriere online, è un progetto di Davide Ferrario e Franco Arminio. Una serie di brevi episodi girati in luoghi periferici, nascosti, minimali. Un progetto, dice Davide Ferrario, che “...prende la forma di una sorta di viaggio in Italia, fatto di brevi episodi di al massimo due minuti ciascuno. Troupe minima, si gira su un percorso di massima, lontano dai...

Doni imprevisti / L’Italia che verrà

Il virus del pianeta è l’uomo delle prime file, i banchieri, i potenti mercanti i più lesti tra i politicanti. Nelle retrovie dell’umanità ancora batte il cuore, la figlia va a trovare la madre e la madre teme che la figlia si ammali, il barbiere di pomeriggio non sa bene che fare, ora per lui è sempre lunedì, l’uomo che passeggia con il cane ha perso da poco il fratello per un tumore, il barista cerca fotografie della sua giovinezza, i fidanzati lontani si chiamano spesso, una signora di Bergamo è andata al cimitero a trovare suo marito, in un paese della Sardegna c’è uno  che non sa niente di quello che sta accadendo. Io da qualche giorno ho smesso di guardare la televisione. Ieri sera ho scritto in rete che forse a qualcuno poteva fare piacere parlare con me, visto che io ho una lunga pratica col panico, coi nervi accesi. Sono giornate lunghe, s’affacciano doni imprevisti,  restano vecchie muffe, ma per favore niente discorsi grandi sul mondo che verrà e sul mondo che c’era. Raccogliamo il bene possibile in ogni dettaglio: un buon litigio, la fioraia che ha offerto i fiori che non può vendere, le fisarmoniche alle finestre, il barista in pensione del mio paese...

L’ultimo Muccino / Gli anni più belli. (Non) c’eravamo tanto amati

Che cosa vuole essere Gli anni più belli, il nuovo film di Gabriele Muccino? Per stile e tematica, tante cose assieme ma soprattutto un racconto del tempo che passa, attraverso le storie di tre amici lungo il corso di quarant’anni. Dopo un legame forte, che si consolida per merito di un grave incidente di uno dei tre durante uno scontro nelle contestazioni studentesche, e di un tempo adolescenziale passato insieme, fino diciamo alla maturità, le strade si dividono nel momento in cui scelgono facoltà universitarie differenti. Uno Legge, l'altro Lettere, l'altro ancora intraprende un percorso artistico-intellettuale: una grossolana tripartizione delle classi sociali. Il presunto povero che scala i gradini dell'arrivismo in virtù delle sue stesse condizioni di partenza; quello che vive con la madre malata, che fa scelte prudenti e opta per un impiego parte time nel pubblico; e infine il presunto ricco (o con famiglia comunista alle spalle) che può permettersi di seguire le sue passioni. Cosa li porteranno ad essere? Avvocato, professore di latino e greco al liceo, artista/intellettuale. Dispersi ognuno nelle rispettive diversissime vite, e ognuno a suo modo tormentato da relazioni...

Italia, Italie. 3 / ABC

La serie fotografica dal titolo ABC è costituita da un alfabeto di insegne pubblicitarie, disseminate nelle zone periferiche di alcune città del Nord Italia, in particolare di Milano.   È un’indagine sui luoghi di confine e di transito, fra la campagna e la città, lungo i viadotti e le tangenziali. Le immagini nascono quasi spontaneamente, talvolta per un insieme di coincidenze, come se avvenisse un incontro tra una causalità esterna e una finalità interna, capace di generare un forte valore simbolico e metaforico.   L'incontro tra il testo delle insegne e lo spazio urbano, in bilico tra banalità e stereotipo, dà forma a un'archeologia del marketing, di cui le immagini sono le rovine di un passato chesopravvive con insistenza al logorio del tempo.   Ho avviato la serie ABC insieme ad un altro progetto intitolato ADE, dedicato ai fiori e alle piante cresciute spontaneamente nelle aiuole o nei parchi attorno a Milano e in aree fortemente cementificate. ABC, tutt'ora in corso, ne è l’altro volto, il reperto archeologico che si affianca al mondo vegetale, raffigurato come un agglomerato di fossili viventi.   Sara Rossi, A (Auto), Milano, 2015.   Sara Rossi...

L’estate di un insegnante nell’era della gig-economy / Cento giorni da glover

Shkodra   Quasi mezzanotte, McDonald’s Stradivari, a due passi dalla Stazione di Trastevere.  Appena il Conte vede entrare Gëz, gli va subito incontro, gli dà una pacca sulla spalla e gli chiede: “Frate’, ma hai visto che j’hanno fatto al bangla giù a Bari?” A dire il vero, il bangla di cui parla il Conte è un pakistano, ha 32 anni e si chiama Ahmed. Anche Ahmed è un fattorino Glovo e la sera prima, mentre consegnava il suo ordine a via Candura, nel quartiere San Paolo di Bari, è stato accerchiato, pestato a sangue e derubato da un gruppo di 7 persone.  Gëz e il Conte si conoscono da quasi due anni, da quando cioè hanno cominciato a incrociarsi nelle aree di attesa Glovo dei McDonald’s di Roma. Sono due veterani. Il Conte ha da poco superato il traguardo delle 7000 consegne; Gëz, invece, è a un passo dalle 10.000. Anche io lo conosco da un po’, Gëz. Ci siamo presentati un paio di mesi fa mentre, entrambi con sulle spalle il cubo giallo di Glovo, attraversavamo il ponte che da via Alberto Lionello conduce all’ingresso superiore del Centro Commerciale Porta di Roma, alla Bufalotta. I dialoghi tra glover sembrano quelli tra pescatori. È stato così anche la prima volta...

Il Bel Paese dove il dì suona / Un giorno di Dante che dirvi non so

Mi scusi Presidente non è per colpa mia ma questa nostra Patria non so che cosa sia. Può darsi che mi sbagli che sia una bella idea ma temo che diventi una brutta poesia. (Giorgio Gaber)   «Dì» è parola dantesca, dall’«ultimo dì» che Capaneo ricorda nel XIV canto dell’Inferno (v. 54: «onde l’ultimo dì percosso fui») al «sol dì» di un ipotetico miracoloso mese invernale nel XXV canto del Paradiso (v. 102: «l’inverno avrebbe un mese d’un sol dì»). Sembra più che legittimo allora intitolare a Dante un dì, come ha fatto il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini, proclamando il 25 marzo Dantedì, in coincidenza con quella che sembra la data più probabile per l’inizio del viaggio dantesco nell’aldilà. Di «dì» aggiunti a cose e nomi in funzione celebrativa e commerciale, esemplati sull’ovvio modello dei giorni della settimana (lunedì, martedì, mercoledì, ecc.), l’italiano ne ha già in verità alcuni, fino ai recenti Soledì, orologio meccanico da parete con ingranaggio a vista, il cui nome significa “giorno di sole” per suggerire «che ogni giorno è un giorno di sole e di speranza», come si legge nella...

Italia, Italie. 1 / Palermo - Milano, Antonino Costa

La forma dell’Italia come la vedono i fotografi che la vivono e la attraversano. Le città, i paesi, le periferie, la campagna, i luoghi delle aggregazioni, le vie, i negozi e l’ambiente naturale vanno a costituire un patrimonio culturale da osservare, come le relazioni che si stabiliscono tra le persone e gli spazi. Ad ogni fotografo e fotografa chiediamo di esplorare i loro archivi e scegliere dieci foto che rappresentino l’Italia, accompagnate da un unico testo, o da dieci brevissimi testi che fungono da didascalie, in cui ognuno racconta come e perché ha realizzato i suoi scatti. L’insieme delle loro immagini andrà a costruire il mosaico degli sguardi, che via via daranno corpo all’Italia di oggi.   Venditori di pesce a Mondello. Palermo, Italia. 2009. Fotografia tratta dal lavoro Palermo come un’infanzia.    Nel 2009, molto probabilmente ero nel pieno della mia vita milanese. In quel tempo lavoravo come aiuto operatore sui set cinematografici. Un lavoro duro e molto tecnico. Mio figlio aveva sei anni e mi ero separato dalla madre da circa due anni. In sostanza di quel periodo ricordo che era veramente un casino. Molto raramente tornavo a Palermo, non...

Venezia / Riavvolgendo il nastro dell’acqua

Piove senza sosta in questo lunedì notte e la luna non è più piena, le maree si stanno normalizzando, la nostra casa pure si sta normalizzando con grande lentezza e fatica, Venezia ancora in ginocchio prova a rialzarsi. Abbiamo imparato tanto, abbiamo imparato a stare in due con cane in un letto stretto e la marea attorno a 187 cm, abbiamo toccato con mano una grande solidarietà ed empatia con amici e conoscenti, abbiamo capito che spalare acqua cantando con amiche e amici è un evento di bellezza eccezionale altro che marea, che prima dopo e durante c’è sempre chi allunga un sorriso o una torta. Che non sappiamo quante energie ci restano, ma sappiamo che a Venezia restiamo.   Oggi è lunedì, siamo tornati ognuno al rispettivo lavoro per poi correre a casa a continuare a pulire e trovare acqua nascosta in ogni dove. Stamane la città sembrava una lumaca che mette fuori la testa dal guscio per vedere come va all’intorno: un paio di attività commerciali su dieci hanno riaperto, altre ancora sistemano, alcune sono chiuse da ormai una settimana, cosa ne sarà di loro. La maggior parte dei musei ha riaperto, anche le università, alcuni aprono domani e altri chi lo sa. Le librerie...

Il FAI e la sfida per un'Italia migliore / Il paese più bello del mondo

Il paese più bello del mondo insieme al “paese dei mille campanili” sono espressioni ben conosciute per definire l’Italia nelle sue bellezze e nella sua straordinaria varietà. La prima è anche il titolo del volume di Alberto Saibene (UTET 2019); un libro minuziosamente documentato in cui si ripercorre, a partire dalla genesi del movimento ambientalista nel nostro paese, la storia della nascita del Fai (Fondo ambiente italiano) e del suo progressivo affermarsi fino ai giorni nostri. Una storia che per gran parte è quella di un’impresa portata avanti da un manipolo di intellettuali sensibili, sognatori quanto lungimiranti e da una ristretta cerchia di influenti personalità della più ricca e illuminata borghesia. In un caso come nell’altro Saibene ci racconta la storia di un’impresa sognata, voluta e realizzata sostanzialmente da ristrette aristocrazie sociali – nel senso nobile del termine – per le quali la progressiva erosione e distruzione di gran parte di ciò che rendeva il nostro il Paese più bello del mondo, a partire dal secondo dopoguerra, appariva via via inaccettabile.   Foto di Dario Fusaro, 2008, © Fai, Fondo ambiente italiano. Un momento fondamentale per...

Alla frivolezza di Scienze della Comunicazione / Made in Italy

La fotografia è notevole. Non il solito “smarmellamento” (ovvero l’anonima illuminazione a giorno) tipico delle sciatte serie italiane. D’altra parte, andando avanti, si nota un’aria di famiglia con alcuni prodotti di fiction molto amati. C’è Il diavolo veste Prada, un po’ di Good Girls Revolt, un tocco di Flashdance. Sulle prime, quindi, un’impressione di già visto, che, però, bisogna ammetterlo, piuttosto che scoraggiare, incuriosisce: cosa mai possono avere a che fare questi riferimenti con il contesto italiano? A confondere ancora di più le acque, c’è poi che la serie sbarca sul piccolo schermo, come anteprima, da un canale prestigioso, Amazon prime. Se non è una dichiarazione d’intenti, poco ci manca. È, infatti, vero che da un po’ di tempo si discute di come la televisione italiana stia progettando di intercettare il trend delle grandi serie tv americane. Made in Italy sembra essere un tentativo (non del tutto riuscito, sottolineiamolo con buona pace dei soliti criticoni) di risposta a questa evenienza. Dall’aria di famiglia pocanzi ricordata ci si libera, comunque, molto velocemente. Se è, infatti, vero che le vicende della serie girano intorno a una piccola rivista di moda...

Osservazioni semiserie / Quando il vento dell'est: sul Russiagate e la democrazia in Italia

Affari, spionaggio, risate, preoccupazioni, un mare di chiacchiere e la qualità della democrazia in Italia. "Quando il vento dell'Est, ci porterà..." cantava Gian Pieretti nell'ormai preistorico 1966. Ecco, a scandalo divampato, poi raffreddato, poi parzialmente riacceso, ma soprattutto a governo nazional populista caduto e sostituito è forse e pur sempre il momento di chiedersi che cosa esattamente ci porta l'aria che da qualche tempo, previo scoperchiamento del Russiagate, spira in Italia dopo aver gonfiato le vele del sovranismo salviniano anti europeo.   Salvini antemarcia ha indosso un Putin militaresco   E subito sia detto onestamente, anche per acchiappare quel minimo di attenzione che un testo così lungo certamente scoraggia, che gli scandali sono belli specialmente all'inizio dell'estate; perché s'infuocano lasciandosi rapidamente consumare prima delle vacanze come un foglio compromettente tenuto con due dita per non bruciacchiarsi; ma quando alla fine la fiamma si spegne, è come se quell'accenno di fumo grigiastro ti desse appuntamento per nuove scoperte e promettenti rivelazioni: in autunno o come indicavano le note politiche della Prima Repubblica "alla...

Non è solo poetica / Cercando un’economia per gli Appennini

L’Italia profonda è espressione con cui significhiamo i sentimenti, i comportamenti, gli umori, “la pancia” degli Italiani che la modernità non riesce a comprendere; persone e genti che pur vivendo il presente ne sono in fondo solo sfiorate rimanendo attaccate alle inerzie, ai valori, alle abitudini, ai pensieri, alle tradizioni di un passato indefinito che però tutto trattiene. Poi, la stessa espressione è anche sinonimo di aree interne, identità geografica vaga quanto evidente, almeno quando comprende luoghi lontani dalle coste, dalle grandi città, facilmente coincidenti con le provincie più sperdute o con ogni vallata di montagna che sia rimasta lontana dal turismo di massa.  In pratica gli Appennini ci sono dentro tutti.   L’Italia profonda è appunto il titolo di un piccolo libro appena edito da Gog, giovane casa editrice romana. È un breve dialogo intervista con Franco Arminio e Giovanni Lindo Ferretti che rispondono su cosa negli Appennini sia la vita in montagna, su cosa resti, sui simboli, sui luoghi, sul lavoro dell’uomo, sul tempo visto da là e da lassù, sulla parola e la poesia intorno ai luoghi e alle persone... Sguardi, quelli di Arminio e Ferretti, diversi...

Politica e Partito / La Resistenza di Romano Bilenchi

“Anni fa il direttore di un rotocalco, il quale al tempo dell'impero era un fanatico della guerra, forse per far sapere che ero stato fascista, pubblicò una foto nella quale io ero insieme a Pavolini. Era una foto scattata all'inaugurazione di una mostra di Rosai. Eravamo giovani, ben vestiti, con camicia bianca e senza distintivo all'occhiello, guardai la foto con commozione. Per me l'amicizia è superiore a qualsiasi divergenza politica.”   Così, con la consueta schiettezza umana e asciuttezza di stile, Romano Bilenchi nel capitolo dedicato proprio alla storia di Pavolini e contenuto in Amici del 1976, il migliore dei libri del suo terzo momento narrativo. Bilenchi, che è nato a Colle Val d'Elsa 110 anni fa e morto, sempre nel mese di novembre, di 30 anni fa, aveva in effetti aderito a quella corrente, il cosiddetto fascismo di sinistra, particolarmente attraente per molti intellettuali quali Vittorini, conosciuto nel '30 e a sua volta descritto in uno dei più intensi ritratti (insieme a quello dedicato allo stimatissimo Ottone Rosai) di Amici, Brancati, Pratolini. Tale adesione lo portò a collaborare a «Il Selvaggio» di Maccari, dove a puntate vede la luce il suo esordio...

Carnet geoanarchico 12 / Appennino imprendibile

La domanda è semplice: esiste una letteratura appenninica come esiste una letteratura ligure o lombarda, o come si sente parlare di letteratura insulare e alpina? Direi proprio di no. L’Appennino è refrattario alle produzioni dell’immaginario, funziona più come ingombro geografico che come luogo della mente. E non dico che non esistano testi letterari sull’Appennino, voglio dire che per lo più si tratta di testi in transito, scritture che, prima o poi, vanno altrove. Prendiamo ad esempio l’Appennino settentrionale attorno alla sua cima maggiore, il monte Cimone. Siamo nel Modenese, tra il Bolognese e il Reggiano. Includendo il Parmense e il Piacentino è un blocco piuttosto omogeneo da un punto di vista geologico, culturale e paesaggistico, una vera Bioregione Nord-Appenninica, ma si tratta anche di una terra che, pensando alla letteratura, viene sbirciata quasi sempre da lontano. Rutilio Namaziano un accenno, Dante al volo sulla Pietra di Bismantova, Boccaccio un po’ più diffusamente sul Lago Scaffaiolo, una manciata di versi tra Shelley e Heine, un po’ Carducci, un po’ Pascoli.   Certamente abbiamo alcuni autori che riconoscono l’Appennino settentrionale come un luogo a...

Contro l’analfabetismo economico 4 / Comunicare la scienza

Il rapporto fra i cittadini e la scienza è in crisi. Gli esempi sono numerosi e noti, dal movimento anti-vax al caso Xylella in Puglia, passando per fenomeni pittoreschi come il “terrapiattismo” e il negazionismo degli sbarchi lunari. Molto è stato detto, e qualcosa si fa per rimediare. In Italia si è affermato il “metodo Burioni”, dal virologo Roberto Burioni, da anni impegnato a combattere la disinformazione scientifica nel campo della ricerca medica. Il metodo Burioni si basa sul principio che la comprensione e quindi la divulgazione della conoscenza scientifica richiede competenze che soltanto gli specialisti possono avere. Nel contesto del dibattito pubblico, questo principio si traduce spesso nello slogan brutale: “prima studia e poi parla”.   Il principio di fondo è corretto. La piena comprensione della scienza – o meglio del significato dei risultati scientifici – richiede una gamma di conoscenze che non possono essere acquisite in pochi minuti o ore trascorse su internet. Un errore comune consiste nell’estrapolare il risultato di un singolo studio (“Il consumo di sale riduce il rischio di infarto”) fuori dal contesto, ignorando le decine o centinaia di risultati che...

Dal trailer al film / “La paranza dei bambini”. Quindicenni con la pistola

Il brano No Surprises, con cui attacca il trailer della Paranza dei Bambini, non molla neanche dopo il primo colpo di pistola. Uno fra i pezzi apparentemente più “zuccherosi” dei Radiohead tiene, diffondendo note di carillon, come se fosse una canzoncina per bambini. Sulla sua base si inserisce un mantra, una specie di preghiera dal contenuto però inequivocabilmente cruento (“Per il rispetto e per l'onore ne ho persi di compagni. Fratelli miei, fratelli di condanna, e quando porto questa pistola tengo i vostri nomi in canna”), che scopriremo poi essere una poesia: quella che ha scritto Striano, un famoso boss del Rione Sanità con la casa dalle pareti ricoperte d'oro, prima di morire. La melodia continua e neutralizza le immagini, espediente frequente (da Kubrick a Gus Van Sant): dei ragazzini si esercitano a sparare in un garage, e al primo colpo di pistola centrano la mira; poi sono in branco, su un tetto, a tirare fucilate contro le antenne paraboliche, come un allenamento al poligono. Si inserisce qualche scena di un amore tra il capobanda e una ragazza. I due vanno sulle macchinine “tozza tozza”, poi dormono insieme, forse per la rispettiva prima volta.     ...

5 marzo 1922 / Divagazioni su Pasolini

Pasolini ha vissuto in un tempo in cui ancora si poteva agire. Si può agire anche adesso, ma spesso sono azioni virtuali, azioni che ti lasciano nella gabbia del tuo corpo e non riesci a uscire. Pasolini che vuole aprire gli occhi è dunque un uomo che soffre perché gli uomini dagli occhi chiusi, gli uomini dallo sguardo basso non vogliono cambiare postura. Pasolini e i molli. L’eterna mollezza italica. Ci si può ridere quando si svolge in un bar, diventa pericolosa quando agisce sul piano della storia. Pasolini aveva uno spirito greco, una pulsione balcanica in una nazione che è tutto un formicolio di mezze misure, di cattiverie senza talento, di generosi che non ti danno niente.   Sempre in Italia a un certo punto ti ritrovi al punto di Pasolini. Hai intorno a te un’umanità a basso voltaggio. Più lavori e più sei denigrato. Nessuno sopporta l’eroismo, il martirio. I devoti della miseria spirituale non ti perdonano la tua inquietudine. Ti dicono narciso, egoista, ti attribuiscono calcoli dove hai slanci, ti fanno furbo come loro, non capiscono il furore, lo scambiano per arrivismo. Pasolini e l’Italia che non vuole cambiare e però non accetta di essere limpida, secca. L’...

Su l’Aquila a quasi dieci anni dal terremoto del 2009 / Balla sui monti, balla coi matti

A quasi dieci anni dal terremoto, L’Aquila non è ancora la città che ci si aspettava sarebbe diventata all’indomani di quell’infausta data: 6 aprile 2009. Non ci sono smart city all’orizzonte (per fortuna!), né tantomeno si è saputo dare continuazione a un passato universitario – perché ormai si tratta di un vero e proprio passato, forse persino di un passato ‘remoto’ – che sembrava, dopotutto, rendere la nostra città un posto vivo, pieno di energie, in fondo accogliente, per quanto agonizzante sotto tanti altri punti di vista. Né, ancora, l’exploit dei movimenti all’indomani del sisma ha saputo dare il via a un cambiamento decisivo nella composizione sociale, politica e culturale di una comunità che preferisce tornare indietro, prima ancora che rimanere immota. Bisogna dirselo, senza scuse né infingimenti. Il triste motto cittadino, Immota manet, se letto metaforicamente come un invito a dismettere ogni aspettativa di reale cambiamento, risuona spesso come uno scherzo di cattivo gusto, con un’ironia che ci risparmieremmo, altrimenti, ben volentieri. La terra, all’Aquila, trema spesso, eccome, ma trema innanzitutto all’idea di poter rinunciare alle sue dinamiche paludate, al...

Malvagità / Popolo, dato che non esisti, ti odio!

Da quando molti di noi – incluso chi scrive – si lamentano delle vittorie elettorali di personaggi e partiti deplorevoli, spuntano da ogni parte, anche da sinistra, persone che ci bacchettano le dita: “Non accettate i verdetti elettorali democratici! Gridate al fascismo incombente, ma il popolo ha votato per questi ‘fascisti’. Inoltre, mostrate disprezzo per gli elettori di Brexit, Trump, Salvini, Erdogan, Bolsonaro… ma si tratta degli elettori delle fasce sociali più deboli. Voi dei quartieri alti votate per la sinistra perbene, la gente delle periferie e dei piccoli centri vota per la destra populista, e la biasimate per questo”.  Queste reazioni rivelano una visione perversa della democrazia. Sono democratico perché accetto i risultati del voto, anche se mi appaiono nefasti, ma la democrazia non mi obbliga a essere contento per ogni governo eletto! Non è che, siccome la maggioranza ha deciso in un certo modo, questo significa che ipso facto sia la scelta migliore. Le maggioranze non sono come il papa quando parla ex cathedra, ovvero infallibili. Depreco che nel 1923 in Italia e nel 1933 in Germania le maggioranze degli elettori abbiano portato al potere Mussolini e Hitler...

Dipendenze / Piccola città, una storia comune di eroina

Secondo il dizionario etimologico il verbo consumare deriva da cum, nel senso di “interamente”, e sumere, “prendere”, “togliere”; e quindi: “ridurre a nulla, togliendo poco per volta”. Una storia del consumo di eroina in questo paese andrebbe a comporre la storia stessa del paese. Soprattutto se parliamo dell’Italia degli ultimi tre decenni del Novecento, quando il consumo di eroina toccò il suo vertice, anche in termini di vittime. Una storia di riduzione, poco per volta, a nulla.  Eppure limitare il fenomeno al secolo scorso è sbagliato. Nella sua relazione annuale al parlamento sui traffici e sui consumi di droga in Italia, la direzione centrale del servizio antidroga della polizia di stato ha decretato il 2017 come l’anno del grande ritorno dell’eroina, con un 30 per cento in più nei consumi, e di conseguenza delle morti per overdose (+9,7 per cento, in netta inversione rispetto a un trend decennale che tutti davano ormai per consolidato). Alcuni recenti casi di cronaca hanno poi riportato l’attenzione sul fenomeno, in particolare per la giovanissima età anagrafica dei protagonisti. Eroina e minore età sembra essere il nuovo binomio.    Opera di Alex Prager....

Ricette immateriali / Cuccìa

Era alla fine degli interminabili banchetti o anche delle mangiate improvvisate nelle cantine o nelle case che, ai tempi della mia infanzia e della mia giovinezza, qualcuno ad un certo punto diceva: «Adesso ci vorrebbe qualche “roba in coccio”». La “roba in coccio” – di solito noci, nocciole, arachidi, ceci, lupini – era un’allusione al senso di mangiare e bere come se fosse l’«ultima volta». Il valore alimentare, rituale, augurale, propiziatorio di semi, grani, bacche mi viene in mente proprio in questo periodo natalizio, quando in molti paesi della Calabria, il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, si prepara ancora la «cuccìa», un piatto a base di cereali e carni, la cui preparazione molto lenta ed elaborata richiede una cura di giorni. Per la festa di S. Francesco a Spezzano Sila o nei paesi vicino Cosenza, la preparazione della «cuccìa» è ancora quella descritta da Vincenzo Padula (grande studioso delle culture popolari dell’Ottocento, autore di poesie, drammi, descrizioni etnografiche nonché anticipatore della letteratura meridionalistica con le sue inchieste). Il grano si mette a mollo in abbondante acqua il venerdì, il sabato lo si fa cuocere per 5-6 ore a fuoco lento, solo...

Raccontare l'Italia / Tre paesi

Carlantino   Se si potesse fare una classifica del non turismo, sicuramente Carlantino starebbe ai primi posti in Italia. Il paese non ha quelle che comunemente vengono definite attrazioni. Siamo in un punto in cui la Puglia è finita, rimane solo come appartenenza burocratica. La regione vicina è il Molise, ma il Molise è una regione labile, a bassa densità demografica ed emotiva. È come se nell’aria molisana fosse stato nebulizzato un sedativo. Carlantino è un paese che merita una visita proprio perché non c’è niente. Se avete del tempo da perdere, andate a perderlo a Carlantino. Oggi è urgentissimo tornare a perdere tempo, dissanguarsi nel tempo perso piuttosto che nel tempo tutto occupato. Carlantino va visto prima che diventi un posto di moda, prima che qualcuno si accorga che il niente è interessante.  Io vi consiglio Carlantino anche se l’ultima volta che ci sono stato sono rimasto un poco deluso. Il paese mi è sembrato un poco svuotato della sua lontananza, come se fosse stato raggiunto pure lui dall’aria che spira ovunque. Mi sono attaccato alla fontana in mezzo al paese, una fontana che sembra presa dai ristoranti per matrimoni. Qui siamo oltre il bello e il...