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Italia

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Viva arte viva / Guida alla Biennale d’arte 2017

Quattro, come i punti cardinali, sono le tematiche attorno alle quali ruota la Biennale, intitolata forse un po’ ottimisticamente (perché un senso di rovine e morte pervade molti dei lavori presentati), viva arte viva:  – l’ozio;  – i libri degli artisti; – le trame e le tessiture; – la magia. Il percorso, proposto dalla curatrice francese Christine Macel, è diviso in 9 Padiglioni: i primi due sono nel Padiglione centrale dei Giardini e gli altri sette nelle Corderie dell’Arsenale.     Iniziando, come è bene sempre fare, dall’Arsenale (perché è lì che la persona chiamata a curare la Biennale ha più spazio per raccontare e svolgere abbondantemente la sua idea), si entra quindi nel terzo padiglione: Padiglione dello Spazio Comune. Lì si incontra subito il tema delle trame e delle tessiture, ma, sovente, anche quello dei libri. I fili come trame del mondo e connessione tra le persone e la storia. Qui anche le danze sono intese come intrecci che seguono fili invisibili che uniscono gli uomini in un rito antichissimo.     La sarda Maria Lai (1919-2013) ha tessuto miti e ricordi sepolti nella memoria collettiva. I suoi Telai sono assemblaggi di fili,...

Alessandra Acocella. Avanguardia diffusa / Se l’avanguardia incontra il popolo

È il 1968. Ketty La Rocca realizza l’opera Segnaletiche, una composizione di segnali stradali con su scritto: “Il senso di responsabilità”, “Io tu e le rose”, “Amava molto gli animali”. Di queste la prima ha la freccia verso sinistra ed è in cima, le seguenti con la freccia nella direzione opposta e cioè verso destra. Anche senza soffermarsi sulle citazioni o sui contenuti veicolati, in quest’opera sono presenti i temi dell’estetica del tempo: la coincidenza di testo e immagine, l’impiego di oggetti d’uso comune decontestualizzati, ma soprattutto il riferimento a una dimensione esterna all’arte e ai suoi luoghi. In primo luogo, l’immagine fonda il suo impianto visivo su una grafica verbale (o verbo-visiva per usare un tecnicismo). Quindi, la segnaletica stradale diventa supporto materiale e semantico, ed è al tempo stesso supporto, immagine e concetto. La scelta della stessa come supporto implica il rimando a un immaginario condiviso, tanto comune, che inevitabilmente dirotta lo sguardo di chi osserva e legge al di fuori dei luoghi dell’arte. È su questa linea che si muove la ricerca di Alessandra Acocella nel saggio Avanguardia diffusa. Luoghi di sperimentazione artistica in...

La libertà deve essere nell’uguaglianza / Scrittore o intellettuale? Intervista a Javier Cercas

Javier Cercas ha appena pubblicato Il sovrano delle ombre (Guanda), tradotto ottimamente da Bruno Arpaia,  romanzo dedicato a Manuel Mena, un giovane spagnolo  morto diciannovenne nella battaglia dell’Ebro durante la guerra civile il 21 settembre 1938. Era lo zio della madre, un falangista che combatteva nelle file dell’esercito di Francisco Franco. Manuel, come Javier, era nato a Ibahrnando, un piccolo paese dell’Estremadura, regione poverissima della Spagna, da cui lo scrittore se n’è andato da bambino per trasferirsi con i genitori a Gerona. Si tratta di una vera e propria inchiesta storica, la ricostruzione della vita di questo giovanotto che ha combattuto dalla parte sbagliata della storia, e si è immolato per valori come la Patria, la famiglia, la solidarietà. Cercas ha posto sotto il titolo del suo libro la parola “romanzo”. Ed è davvero un romanzo, nei modi e nello stile che lo scrittore spagnolo ci ha resi consueti con Anatomia di un istante, dedicato al fallito colpo di stato del colonnello Tejero, un capolavoro, e L’impostore, romanzo dedicato alla figura di Enric Marco, un uomo che si è finto deportato in un campo nazista ed è diventato uno dei...

La sottomissione dell'apparire all'essere / Gli inganni della trasparenza

Ci sono pochi dubbi sul fatto che la trasparenza sia la retorica dominante di questo primo scorcio di Nuovo Millennio. Numerosi gli studi che hanno affrontato tale questione, pressoché infiniti gli esempi offerti dalla quotidianità politica e cronachistica a sostegno di questa tesi. Parlamento come casa di vetro, riunioni in streaming, accesso diretto ai dati, quantificazione compulsiva delle informazioni, imprescindibili esigenze confessionali: ecco un piccolo ventaglio della mania di trasparenza che irrora i discorsi sociali. Ma questa visibilità virtualmente illimitata non rischia di essere anche una trappola, come ammoniva Michel Foucault più di quarant'anni fa nella pagine di Sorvegliare e punire? Il filtro invisibile della perfetta trasparenza, denegando la sua stessa presenza, non finisce per essere nient'altro che un trompe-l'oeil, inganno insieme sensoriale e cognitivo?   Laurent Grasso, Visibility is a Trap, 2012.    Questi pensieri si rincorrono mentre sfoglio le pagine che compongono La trasparenza inganna (Luca Sossella Edizioni, 2015), una raccolta di interventi curati da Maria Albergamo, corredati da un interessante apparato iconografico che...

Italiani per difetto / Non c’è italiano che non sia un provinciale

La maggioranza degli Italiani, anzi, a essere precisi, la totalità degli Italiani è fatta di minoranze. Proprio l’essere fatto di minoranze caratterizza l’intero che ne risulta e che qui sarà detto Italia: l’Italia (Italiani inclusi) come l’hanno fatta geografia e storia, con un lavorio appunto millenario. Si tratta di una compagine che va oltre la mera contingenza politica di quello stato unitario che, da meno di due secoli, prese la forma prima di un regno poi di una repubblica. Il valore più ampio ingloba naturalmente il meno ampio e non ne viene contraddetto. Ebbene, con tale valore, l’Italia è un intero interamente fatto di minoranze.   L’italiana non è del resto una nazione, come altre europee, ma un’ultra‑nazione. Il tratto è di lunga durata e fa ancora dell’Italia un’eccezione. Già a Dante la circostanza apparve chiara, come gli fu chiaro che la lingua del sì fosse la sua evidenza più lampante. Nelle sue forme che egli riconobbe come diverse e tutte particolari e in quella che, pur messa in uso, come egli appunto provò a fare, fu e resta sempre da costruire. D’altra parte, in modi mutevoli, la variazione è l’essenza degli Italiani, in quanto sì‑dicenti.   Durante...

Il tempo che viviamo / Anche in Germania la paura è un tarlo

Gli autisti dei FlixBus che ogni giorno collegano il nord Italia con la Germania lo sanno bene: ogni notte alla frontiera qualche posto resta vuoto. Salgono a bordo a Torino, Milano, Trieste con una borsa di nylon. Poi si sistemano insieme agli altri: studenti, pendolari di lunga tratta, lo sciame della nuova umanità che si sposta su gomma per l’Europa. Prendo spesso la linea tra Torino e la Baviera. Di giorno siamo in pochi, sedili vuoti e panorama. Una fermata a Milano e poi si tira dritto. Pochi controlli e dieci ore dopo lo sbuffo delle porte apre la Germania. Di notte è tutta un’altra cosa. È un brulicare di persone, l’ora di arrivo a Monaco è un terno a lotto, dipende da tre polizie, quella svizzera, quella austriaca e quella tedesca. Siamo in molti che speriamo di non arrivare in Baviera troppo tardi, sono altrettanti quelli che sperano di arrivarci punto e basta. A volte la volante affianca il bus, l’autista annuncia lo stop all’altoparlante, e dentro l’aria si fa dura. A noi non chiedono niente, guardano distratti il documento. Da loro vogliono sapere chi li aspetta, che treno prenderanno. Poi li fanno scendere. Si portano dietro la borsa di nylon perché sanno come andrà...

Buon compleanno Natalia / La qualità della vita

Per festeggiare il centenario della nascita di Natalia Ginzburg, nata a Palermo il 14 luglio 1916, pubblichiamo alcuni articoli apparsi sulle pagine dei quotidiani e non ancora riproposti nelle raccolte dei suoi saggi, introdotti da Maria Rizzarelli.   Posta di fronte alle urgenze della cronaca o ai casi giudiziari più complessi, Natalia Ginzburg ha tentato, sempre, di scioglierne le trame aggrovigliate, facendo chiarezza, provando a ricostruire dentro di sé la fisionomia dei fatti e degli attori coinvolti (Le vittime di Lucca, «La Stampa», 11 gennaio 1984). Una volta convinta dell’innocenza di qualcuno, non ha esitato a prendere posizione in sua difesa: ora urlando i suoi dubbi sulla sentenza di condanna di Panzieri (Dubbio su una sentenza, «Corriere della Sera», 10 marzo 1977), ora vedendo «offesa la verità» (Un antico sdegno, «La Stampa», 21 novembre 1971) nella persona di Valpreda, ora riconoscendo all’indomani della prima sentenza di condanna di Sofri, Bompressi e Pietrostefani «l’accento della verità e dell’innocenza» risonante, «limpido e cristallino» (L’errore, «Il Manifesto», 15 febbraio 1997) nelle parole di Sofri, fino a schierarsi apertamente a favore dei coniugi...

Quali saranno le conseguenze? / Brexit. Incertezza

Avevo promesso di mandare a “doppiozero” un commento sul referendum inglese alle 8 del 24 giugno, quando il risultato fosse diventato definitivo. Giovedì 23 giugno, cedendo all’affettuosa insistenza degli amici della redazione, ho anticipato il mio post, inviandolo intorno alle 23, quando i sondaggi davano in testa “remain”: ho ceduto al wishful thinking. Apologise.   A bocce ferme, torniamo su Brexit.   1. Avrei votato senza esitazione per “remain”, ma non ci si può stupire del risultato. Come ho cercato di argomentare nel post precedente, Brexit ha origini forti, sia lontane sia vicine nel tempo. Sono origini culturali, politiche ed economiche. Ha vinto un elettorato vecchio e ignorante, ma bisogna sforzarsi di capire il perché. Del resto “leave” era stato dato vincente da molti sondaggi.    2. In Italia ci lamentiamo, giustamente, della qualità dei nostri politici, ma la classe dirigente inglese si è dimostrata disastrosa. Cameron ha lanciato il referendum per recuperare la destra del suo partito. Era però convinto che non ci si sarebbe arrivati perché non pensava di vincere le elezioni del 2015 con il largo margine che ha poi conseguito. Cameron pensava di...

Fenoglio, Calvino, Meneghello / La prova partigiana

Quando in Una questione privata il partigiano Milton sta già affannosamente cercando un scambio per l'amico Giorgio, necessario a che sia liberato dai fascisti e gli possa rivelare dei suoi rapporti con Fulvia, si preoccupa del giudizio del suo comandante. Leo lo aveva sempre considerato “un classico”, ma evidentemente ai propri stessi occhi Milton stava perdendo tale qualità. La classicità è stato un cavallo di battaglia del fascismo, ma certo l'eroe di Fenoglio non ne dava la stessa interpretazione. Se l'8 settembre porta a maturazione il distacco dal Regime attraverso un evento dirompente e capace di mettere di fronte ciascuno ad una decisiva scelta individuale, ne consegue il problema di trovare per sé una nuova forma, uno stile. Cominciamo col dire che i tre romanzi principali della Resistenza – Il libro di Johnny, Il sentiero dei nidi di ragno, I piccoli maestri – hanno per protagonisti degli studenti, come del resto studenti erano Fenoglio, Calvino e Meneghello tra il 1943 e il 1945. Da un lato sappiamo storicamente che la scuola, luogo d'elezione per l'indottrinamento fascista, nei suoi gradi superiori, nelle organizzazioni e nelle manifestazioni culturali quali il GUF e i...

Renzi e i social / Renzi l'americano

La diretta di oltre un’ora lanciata da Matteo Renzi il 6 aprile su Facebook e in contemporanea su Twitter  ha suscitato una grande attenzione da parte dei media e di tutti coloro che prestano attenzione alla politica italiana e alla comunicazione ai tempi del web. Nel guardare il filmato mi è tornato immediatamente in mente il precedente di Barack Obama che, nel pieno della campagna elettorale per la rielezione nel 2012 , in camicia bianca e maniche arrotolate attivò la sessione “ask me anything” su Reddit per rispondere alle domande dei cittadini. Anche in quel caso, l’evento ebbe grande successo e copertura mediatica e contribuì a riportare il presidente americano al centro della scena, come argutamente sottolineato da qualcuno: “While a tropical storm batters the Gulf Coast and Republicans make their case for reclaiming the White House, Barack Obama diverted attention from both by typing three simple words on Wednesday afternoon “ask me anything”.    L’opportunità di occupare la scena senza necessariamente ricorrere alla disponibilità dei legacy media è, dunque, sempre più sfruttata dai soggetti politici. E Matteo Renzi non è certo il primo a farlo. Per...

La risposta di Renzi all'incidente lucano / Buongiorno sono Matteo

L'intervento di Cuperlo alla direzione del PD, in risposta all'incidente lucano del ministro Guidi, ha avuto un forte impatto su stampa e addetti ai lavori. Pur con la sua rinomata cortesia personale e istituzionale, questa volta le parole dell’esponente della minoranza del partito sono parse molto più dure del solito. Cuperlo ha posto la questione un po’ alla Mario Brega di “Sta mano po esse fero o po esse piuma". Il “fero” come pars destruens è la stoccata al premier accusato di non avere la “statura del leader ma solo l’arroganza del capo”. La piuma invece è la pars construens, ovvero la proposta di un “tagliando al governo come quello delle automobili”, al fine di allentare la stretta personalistica e toscanocentrica del Giglio magico. In altre parole l’intervento di Cuperlo è stato accolto ed enfatizzato dai media come una nuovo ultimatum (o forse più un penultimatum), che indica uno scostamento drammatico della minoranza PD verso la soglia d’uscita dal partito.    Vista la portata delle vicende che stanno investendo governo e partito (secondo alcuni sondaggi in calo del -2%), la war room del primo ministro s’è trasformata in un seminario di crisis management. La...

Risposta ai trentenni / Calvino un bilancio generazionale

Idea ottima, quella di doppiozero di ricordare il trentesimo anniversario della scomparsa di Calvino raccogliendo interventi di giovani critici. L’inesorabile scorrere del calendario produce infatti, riguardo alla ricezione dell’opera calviniana, una situazione di particolare interesse. Attualmente ci sono ancora almeno quattro generazioni di lettori (e di interpreti) che hanno avuto con Calvino rapporti di età diversificati. La prima, ormai anziana, è quella dei coetanei o quasi, dei fratelli minori: coloro che, condividendo buona parte della sua esperienza storica, hanno avuto modo di seguire il suo tragitto, se proprio non dagli inizi, almeno dagli anni Cinquanta. La seconda – la generazione alla quale appartengo anch’io – ha conosciuto Calvino quando aveva già scritto la maggior parte delle sue opere, ma non era ancora considerato uno dei vertici della letteratura italiana del nostro Novecento. Di conseguenza ha potuto assistere a una radicale metamorfosi della sua immagine critica: da «minore» intelligente, di pregio, ma certo non rappresentativo di quello che ancora non si chiamava mainstream letterario, ad autore di prima grandezza e a volte perfino a paradigma di quarant’...

L’idea del bianco come lingua in potenza / Campioni # 17. Laura Pugno

Laura Pugno da Ead., Bianco (Roma, «poeti.com» nottetempo, marzo 2016, pp. 87,  € 7), p. 9 neve, tu sei venuta qui, sei venuta come la neve questa è la voce, i rami di ciliegio nudi, la tua voce e ora ora, nelle macchie di neve le macchie di sole – tutto sembra diventato neve sulla terra   Bianco, il nuovo libro di Laura Pugno, appena pubblicato nella collana «poeti.com» di nottetempo, non si apre semplicemente con un’immagine che evoca il colore del suo titolo, ma con il senso di una percezione fisica: un riverbero. In questa prima poesia, come nel resto della raccolta, il riverberare è quello della neve («nelle macchie di neve / le macchie di sole»), che genera il bagliore invernale e il biancore generale di una parola intensa, da cui quasi dobbiamo schermarci con la mano: «il bianco – si legge nel componimento che sigilla la raccolta – è nel bagliore». Luce, bagliore, riverbero non corrispondono qui solo a un fenomeno ottico di abbagliante spaesamento percettivo e soggettivo, già riscontrabile nell’assiderante accecamento bianco al centro della precedente raccolta dell’autrice romana, La mente paesaggio (Perrone 2010). Il riverberare è infatti da intendersi...

Ecco il documento discusso / Predappio sì perché?

Non so se sia possibile, a questo punto, ricondurre il dibattito sul museo a Predappio a una dimensione più pacata e seria, anche se, più che ricondurre, si dovrebbe dire incanalare, visto che non mi pare sia mai riuscito ad andare oltre una certa approssimazione polemica e superficiale. Molti tra gli intervenuti pensano che l’idea del museo sia stata estemporanea, frutto di una gita a Predappio del sottosegretario Lotti, magari su mandato del presidente del Consiglio, per mettere un tassello importante nel progetto dell’ipotizzato Partito della Nazione che vorrebbe quindi beneficiare di una sorta di pacificazione del passato a 360 gradi, fascismo compreso. La maggior parte degli intervenuti, inoltre, pensa che l’informazione giornalistica che è stata data sul caso sia più che affidabile e veritiera, e cita quindi articoli di giornale come alcuni storici citano le veline di polizia, convinti che si tratti di una verità insindacabile. L’idea del museo di Predappio è venuta al sindaco, che l’ha più volte raccontata nelle sue interviste, in genere riportate molto seriamente su giornali stranieri, molti anni fa. Già allora ci furono una serie di interventi pro e contro (ricordo...

La nona edizione del Triennale Design Museum / “W. Women in Italian Design”: il monologo interrotto

“W. Women in Italian Design” è il titolo della nona edizione del Triennale Design Museum, curata da Silvana Annicchiarico (e allestita da Margherita Palli) in apertura ai primi di aprile. La nuova edizione affronta la grande rimozione operata, anche dalla Storia del Design, nei confronti del contributo delle donne al progetto, mettendo al centro la questione del genere.  Quando ho ricevuto la lettera di Silvana Annicchiarico (direttrice del Design Museum della Triennale) che mi invitava a partecipare a questo grande mosaico in costruzione intorno a una storia del design italiano declinata al femminile e mi sottoponeva un questionario preliminare – (una serie di domande a cui sono state invitate a rispondere giornaliste, curatrici, critiche, insomma molte di coloro che si occupano di temi legati al design) – ero dannatamente lusingata. Avevo sottovalutato però la portata di questa storia. Mi accorgevo di tendere a pensare che si sarebbe restituita una visione molto parziale, forse anche riduttiva; poi nel concentrarmi sulle risposte mi sono accorta di aver trascurato la complessità di un tema su cui era chiaro che i era operata una rimozione. Man mano hanno...

Al via Bologna Children's Book Fair: cosa leggeranno i bambini? / La vita sconosciuta dei bambini e dei loro libri

Il 4 aprile apre i battenti la Bologna Children's Book Fair, ovvero la più importante fiera del mondo dedicata all'editoria per ragazzi (se non sapete cos'è e vi interessa, potete scoprirlo in sintesi in un articolo che ho scritto per l'Indice dei libri del mese, numero di aprile). Varcando i suoi affollatissimi cancelli, potrete avere accesso in una giornata a tutto quello che esiste sul pianeta in termini di letteratura e libri per bambini e ragazzi: narrativa, divulgazione, albi illustrati, app, libri digitali, libri gioco, pop up, fumetti, animazioni e quant'altro.      A ben vedere, la fiera di Bologna è l'unico evento del mondo editoriale italiano realmente internazionale. Se infatti anche al Salone del Libro di Torino e a Più libri più liberi, a Roma, si contano presenze straniere, il loro ruolo e peso sono marginali in un contesto che rimane prevalentemente italiano.In 53 anni, la Bologna Children's Book Fair è riuscita a ottenere un rilievo e un grado di internazionalizzazione pari a quelli di Francoforte, che pure ha 500 anni di vita. Come ha fatto? Si tratta di un lavoro lungo e complesso, che ha dato vita a una di quelle eccellenze...

I libri pubblicati da Giulio Einaudi in mostra a Milano / Il libro al centro: l'Einaudi e la grafica

Non solo la Einaudi ma tutte le case editrici di cultura hanno “potuto crescere e irrobustirsi perché i principali collaboratori erano disposti a molti sacrifici, e a correre i rischi che un lavoro difficile impone. Dico difficile, perché finché un'editoria del genere non si è affermata sul mercato non attrae capitali, e deve costruire un suo futuro solo attraverso il favore del pubblico. Quindi è questa difficoltà a rendere ancora più forti gli stimoli a far bene, e a far bene non solo nella scelta dei testi, ma anche nella veste tipografica, nell'arte di far conoscere quello che pubblichi e nell'arte delle relazioni sociali”. Così Giulio Einaudi – nel colloquio con Severino Cesari pubblicato nel 1991, che citeremo spesso – riassume il compito di un'editoria del “sì”, quella che non si preoccupa solo dell'oggi, di pubblicare in gran quantità frivole novità ritenute vendibili.  Il catalogo storico dell'Einaudi ne è ancora un'attuale testimonianza, in primo luogo nel configurare il lavoro editoriale tenendo il libro al centro. Questo tenace assunto è stata la bussola e il collante per coagulare intelligenze, capaci di scelte di lunga durata e di abbracciare il difficile...

V&C

Le vittime e i carnefici si somigliano, hanno gli stessi capelli, gli stessi miti borghesi. Così la pensava Pasolini, ed è la prima cosa a cui vien da pensare oggi, leggendo di questo nuovo episodio dell’orrore, l’omicidio di Luca Varani, talmente insensato e spiazzante da rimandare a un film, una serie tivù, un videogioco. E c’è difatti nelle sale il Jeeg Robot con Santamaria, rapinatore prima e poi pronto a “salvarli tutti” per la promessa fatta alla sua bella in punto di morte: intanto quanti ne ha massacrati, scazzottati, lasciati secchi dopo combattimenti all’ultimo schizzo di sangue. Sembra un film anche questo delitto, ennesimo dopo quelli che ogni mercoledì ripropone accanitamente Chi l’ha visto: il giovane Marco Vannini a cui spara proditoriamente e senza una ragione il suocero in una sera qualunque, i due fidanzati di Pordenone giustiziati dopo la palestra dagli amici fanatici, la professoressa di francese strangolata dall’ex studente: ti carichi di forza e poi colpisci e l’invulnerabilità è arbitraria, a volte dai un colpetto e stendi, altre volte devi colpire pi...

Uno psicoanalista per non psicoanalisti / Fachinelli: il cuore come campo d'indagine

Curato da Dario Borso, Al cuore delle cose. Scritti politici (1967-1989), è un insieme inedito di opere di Elvio Fachinelli per DeriveApprodi. Si tratta in gran parte di scritti apparsi su giornali e riviste, compresa L'erba voglio, tra il 1967 e gli ultimi tempi della sua breve vita.Il testo è corredato da una biografia sintetica dell'autore, morto prematuramente nel 1989, e di una intervista autobiografica svolta l'anno antecedente la sua scomparsa.Nell'introduzione Borso afferma che questi scritti mostrano che il paziente più difficile di Fachinelli fu l'Italia. Emerge infatti un corpo a corpo dello psicoanalista di Luserna con il nostro paese, ma anche con i corpi del paese. I Pierini – che hanno il merito di avere ciò che per i Gianni è esclusione – e, appunto, i Gianni, i figli dell'Italia reale, povera e ancora in molta parte analfabeta o semianalfabeta. “Noi Pierini assumiamo come nostro diritto, merito e premio ciò che per loro si è dimostrato condanna, biasimo ed esclusione”. Così in un saggio, presente nel libro, del 1967. Uno psicoanalista bizzarro – quando mai a quell'epoca la psicoanalisi europea si occupava dei poveri? – e coraggioso. In quegli anni, prima dell...

Poesia, politica e fiori

Giacomo Noventa e Adriano Olivetti sono probabilmente gli uomini che hanno contato di più nella mia formazione e in definitiva nella mia vita. Avevano assai poco in comune, se non di dover morire nello stesso anno (il 1960), e di essere stato l’uno (Olivetti) il primo editore delle poesie dell’altro. Ma avevano in comune un’altra cosa, e decisiva: Noventa, poeta, non amava «coloro che in Italia sono detti poeti», e Olivetti intendeva fare politica prescindendo dagli uomini politici del suo tempo. La loro vocazione profonda era di profeti inascoltati ma al tempo stesso erano fiduciosi, attivi, tutt’altro che solitari, dediti all’ordine positivo del fare; e se i loro provvisori successi si rispecchiavano puntualmente in una inevitabile sconfitta generale, in quella sconfitta, per estrema contraddizione, entrambi riconoscevano il loro segreto di verità, la parte alta e vincente del loro destino.   «La poesia di Giacomo Noventa non è contemporanea alla poesia italiana contemporanea»; così cominciava la mia prefazione alle poesie di Noventa, edite nel 1956 dalle Edizioni di Comunità. La...

Il pozzo numero quattordici

“Lavorò in Italia, fuori d’Italia: in Argentina, in Francia, in Germania, nel Belgio”. Così scrive di sé Carlo Emilio Gadda, rievocando le fatiche “ingegneresche”, imposte dalle difficoltà finanziarie della famiglia (la sorella e la madre), a cui si aggiungevano le spese per l’odiosamata villa di Longone al Segrino, vera protagonista de La cognizione del dolore. Dubbia vocazione quella di ingegnere, forse in obbedienza alla volontà materna di imitare le felici carriere dei cugini. Ma negli Abbozzi autobiografici, il Gran Lombardo dirà che era “stato condotto a far l’ingegnere dalla ‘passione’ (è il caso di dirlo) di veder muratori a costruire e sterratori a tracciare canali e opere”. Ed eccolo iscritto, era il 1912, alla Sezione Ingegneria del Regio Istituto tecnico superiore (dal ’37 Regio Politecnico, “ul noster Pulitenik”), ma la frequenza è interrotta dalla partecipazione, come volontario, alla Grande Guerra. Le tragedie che lo travolgono (la morte del fratello, la disfatta di Caporetto e la prigionia in Germania) gli consentono di...

Renzi due anni dopo

Anche Matteo Renzi ha ora il suo album. Nel video diffuso sul sito del Governo italiano, Presidenza del Consiglio, è disponibile per i posteri il concentrato del brand Renzi, musica new age compresa. Come a metà degli anni Novanta, nel momento della sua discesa in campo Silvio Berlusconi aveva affidato a un rotocalco distribuito in milioni di copie la sua immagine, mescolando storia personale e attività pubbliche, famiglia e risultati imprenditoriali, passioni e manie, successi e imprese, oggi Renzi dedica a se stesso un video di alcuni minuti (poco meno di tre, tempo medio di massima attenzione nel web) per celebrare i due anni a capo del governo del paese. Un tempo breve, brevissimo, se misurato su quelli della storia, ma che in un sistema comunicativo, e anche economico, in continua fuga in avanti, ossessionato dalla velocità e dalla accelerazione, può sembrare un’eternità. Questo il senso ultimo del video, del messaggio: durare. Mentre Berlusconi, pur avendo creato la televisione commerciale, inclinava per l’immagine fissa, la fotografia e l’album di famiglia, Renzi, figlio legittimo del berlusconismo, nato con quella...

"L'importante è che la morte ci trovi vivi" / Marcello Marchesi. Il signore di mezza età

“Che bella età la mezza età… serenità… tranquillità”, così cominciava la sigla del Signore di mezza età (1963), un varietà di costume firmato da Marcello Marchesi insieme a Camilla Cederna e Gianfranco Bettetini. Marchesi, fino ad allora dietro le quinte, per la prima volta si presenta alla ribalta con una rassicurante maschera con baffi, occhiali, cappello, impermeabile e ombrello: il signore di mezza età che oppone la sua epoca e i suoi ricordi al presente. Sono gli anni del boom e in Italia chi ha 40-50 anni si sente superato da una nuova generazione con costumi diversi. È la scintilla che farà da detonatore ai successivi conflitti generazionali e il tema di molti film come La voglia matta (1962) di Luciano Salce dove il quarantenne Ugo Tognazzi è attratto dalle grazie acerbe della sedicenne Catherine Spaak. La stessa cosa succede in tante commedie all’italiana dove il protagonista, che ha avuto vent’anni tra guerra e fascismo, ora assiste da spettatore alla rivoluzione dei costumi, ma con tanta voglia di partecipare. Marchesi, che è stato anche un maestro di paradossi, risponde creando il personaggio del signore di mezza età. Un’Agenda Marchesi (Panta n. 32, Bompiani, 35...

1975 e dintorni

1 1975: Quinta elementare di via della Spiga. I venti del ‘68 raggiungono l’austero edificio nel cuore di Milano, dove gli alunni indossano un grembiule nero o, i più zelanti verso i regolamenti, una giacchetta verde con ricamata una spiga, mentre le alunne un grembiule bianco con o senza fiocco. I genitori, che spesso hanno frequentato lo stesso istituto, si dividono tra chi vuole una scuola più partecipata – sono gli anni dei Decreti delegati – e chi invoca un principio d’ordine in una società dove tutto sembra cambiare. In classe, a un angolo del muro, un altoparlante, eredità del fascismo, gracchia le comunicazioni del mite direttore Ferretti; alle pareti, dietro alla cattedra, divise dal crocefisso, una carta politica e una fisica. Quest’ultima è la meno utilizzata, serve per imparare i nomi delle Alpi: MACONGRANPENALERECAGIU, lo scioglilingua che si tramanda da generazioni per ricordare la partizione dell’arco alpino. Più scarso l’interesse verso la dorsale appenninica: da via della Spiga sembra lontanissima. Impareremo solo più tardi da Manlio Rossi-Doria che esiste un’Italia dell’osso – gli Appennini – e un’Italia della polpa, le rare pianure che le bonifiche...