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Italia

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VeryBello!

Leggendo le trame dei romanzi di Dario Franceschini si scopre una personalità dimidiata: le storie riguardano qualcuno che è in realtà qualcun altro, oppure un personaggio la cui pubblica identità cela un oscuro passato. Insomma, in una via di mezzo tra Pirandello e Carolina Invernizio sta l'universo letterario (ma forse solo le trame) del nostro ministro dei Beni e delle Attività Culturali, nonché del Turismo, che però può fregiarsi, per alcuni dei suoi libri, dell'onore di essere tradotto da Gallimard. Chissà come sono rimasti male i redattori della prestigiosa casa editrice francese quando hanno saputo che per lanciare i 1000 eventi in giro per l'Italia, il Ministro ha coniato l'espressione: “Very Bello !” per promuovere “un catalogo di straordinarie occasioni per viaggiare nella bellezza”. Oggi la bellezza è una parola prezzemolo, va bene ovunque, anche se i milanesi, più che alla categoria della bellezza ricorrono a quella del “carino” (l’aggettivo che spendono indifferentemente all’uscita di un film di Ozpetek o di un’opera di...

Laboratorio Leuca

“Dopo il progetto del quartiere Leuca, qualcosa è cambiato a Lecce, non potremo più tornare a fare urbanistica alla vecchia maniera, calare progetti dall’alto, imporre una nuova forma alla città senza consultare gli abitanti, in un modo o nell’altro abbiamo segnato un punto di svolta.” Sono passati cinque anni dall’avvio del progetto di rigenerazione urbana nel quartiere Leuca di Lecce, partito nell’ottobre del 2009, e Juri Battaglini, architetto e tra i soci fondatori del LUA, Laboratorio Urbano Aperto, principale promotore dell’iniziativa, traccia un bilancio di quello che è stato fatto e di quello che ancora resta da fare in questa zona alle porte della città, tra le volute barocche del centro storico e la periferia.       “C’era una volta un cortile vuoto e sconsolato, ai margini della città di pietra”, questo almeno fino a qualche anno fa. È la lunga via Leuca a dare il nome al quartiere, un gomitolo di strade che, da Porta San Biagio, grandioso arco che chiude il centro storico, si dipana fino alla zona industriale e alle prime battute del vicino...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Minusio (Bellinzona, Lugano). Frammenti d’arcadia

La teleferica nella vetrina di Franz Carl Weber e «L’Innovazione», Scacciapensieri e le patatine Zweifel paprika: il Canton Ticino, per noi che abitiamo negli immediati dintorni, è sempre stato un’arcadia. Eppure non è, come forse vorremmo, un luogo fuori dalla storia. Anzi, le cronache degli ultimi tempi sollevano preoccupazione e un po’ di stupore. Area povera, di civiltà contadina fino a una generazione fa, è diventata in cinquant’anni una delle zone più ricche del mondo occidentale. Forse la “mutazione antropologica” è avvenuta in maniera dolce, ma l’innocenza, semmai sia esistita, si è persa per strada. Per capire come è successo mi sono rivolto a tre personalità del Cantone che hanno vissuto la trasformazione da punti di vista differenti. Comincio la mia ricognizione con un linguista. Lo spunto me lo offre, alla dogana di Ponte Chiasso, la parola “vignetta” che in Italia ha un significato diverso.     Minusio-Locarno   L’amico ritrovato Bruno Segre mi mette sulle tracce di Sandro Bianconi, raccontandomi degli anni della...

Ritratto di un Presidente e dei suoi applausi

Elezione   A vederlo in piedi nelle fotografie, in casa della figlia durante la sua elezione alle spalle di amici e parenti, si ha la sensazione di un uomo che tiene le distanze e che esterna poco dei propri sentimenti. Non si sprofonda in poltrona o sul divano per gustare il proprio trionfo, resta in seconda fila. Anche la carezza alla nipote, nei medesimi scatti, ha qualcosa d’affettuoso, eppure manifesta una forma di lontananza. Non l’assenza di sentimenti, ma piuttosto una disabitudine a esibirli. A definire la sua figura fisica sono prima di tutto quei capelli, così forti in testa in un uomo della sua età, e soprattutto bianchi. Una bianchezza, che unita agli occhi azzurri e profondi, fa del nuovo Presidente della Repubblica un uomo molto diverso dal personale politico della Seconda e Terza Repubblica. Non ha nulla dei modi brianzoli, spicci e accattivanti di Silvio Berlusconi, con la sua peluria grigia sul capo, niente dello stile pop, alla Fonzie, di Matteo Renzi. Sergio Mattarella è un uomo dell’altro secolo, almeno nella figura fisica, nei modi e nei gesti. Non sarebbe stato troppo fuori posto nella cerchia di don Gaetano, il...

Cantù. Il complesso di Galliano

Le immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie, non solo i binari morti, ma il prolungamento nel territorio circostante, specie nelle piccole città e nei paesini; i margini dove la vegetazione cresce rigogliosa, tropicale, fino a ricoprire tutto: palizzate, recinzioni, terrapieni e ogni fazzoletto di terreno vago; i vagoni e le motrici parcheggiati su qualche binario e lasciati lì a disfarsi lentamente, sbriciolati dal tempo e dalla ruggine; le casematte sfondate, senza porte né finestre e solo residui di tetto, pannelli di eternit, tegole a chiazze che ancora resistono sulle travi spezzate delle capriate; i magazzini e i depositi vuoti, abbandonati da decenni, dai serramenti gonfi di umidità, deformati e semidivelti, con quasi tutti i vetri rotti, anche quelli più alti, irraggiungibili, non si sa perché né da chi (o basta il tempo, e così poco, a distruggere anche i vetri?); e poi le pareti di verde, quasi gallerie senza volte, che accompagnano l'uscita dalle stazioni, finché la città e la campagna si aprono, e, con essi, il cielo.     E poi, più avanti, altri casermoni, magazzini,...

Sulle tracce dell'innovazione culturale in Italia

Da oltre un anno seguiamo l’evoluzione del fenomeno dell'innovazione sociale a base culturale nel Paese, partecipando a think tank e monitorando le azioni di diverse istituzioni attive nella promozione di bandi per il sostegno dell'imprenditoria culturale. Già con il numero di gennaio 2014 del Rapporto Annuale delle Fondazioni, ci eravamo soffermati sulla mappatura generale dei bandi emessi a sostegno del settore. A distanza di un anno che cosa è successo? Quali cambiamenti abbiamo verificato? Come evolve il fenomeno dell’ecosistema imprenditoriale? Milano. A fine novembre ASK Bocconi con il convegno Imprenditorialità culturale: le condizioni di sostenibilità ha restituito una prima fotografia del mondo dell’imprenditoria culturale emergente. Attraverso la lettura dei database dei principali bandi per il finanziamento di imprese culturali, in particolare quelli delle edizioni cheFare1 e cheFare2, Ars di Fondazione Accenture ed Edison Start, per un campione totale di oltre 2000 iniziative embrionali imprenditive, ha stilato lo studio “l'ecosistema dell'imprenditorialità culturale”.   I dati non...

Escher. Nel medioevo senese

Maurits Cornelis Escher, maestro di ricerche sulla visione, profondo indagatore sulla ingannevole natura dell’icona, in cui sfondo e figura sono uniti e assai modernamente si confondono in un’unica realtà, come accade nell’èra digitale, giunse in Italia per la prima volta nel 1922. Veniva da Haarlem per il consueto Grand Tour insieme a due amici: Jan van der Does de Willebois e Bas Kist: tutti allievi della rinomata Scuola di Architettura e di Arti Decorative, dove l’artista aveva trovato il suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita, docente di grande rigore, che lo aveva introdotto al mondo della xilografia. L’itinerario era soprattutto legato alla visione dei “primitivi”, i maestri antichi dell’arte, che nel suo paese erano stati fortemente riproposti dall’opera notevolissima di Jan Verkade, allievo pupillo di Gauguin, e poi frate, di cui ha lasciato un magnifico ritratto Giovanni Papini. Per questo egli si legò così fortemente a Siena e a San Gimignano, cui dedicò opere che in primo luogo davano conto della sorpresa nei confronti di un paesaggio verticale, contrastato di luci e ombre,...

Primo Levi e La notte dei Girondini

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine.   Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo. Lo scrittore torinese potrebbe avere proposto la traduzione al suo editore; oppure si è rivolto direttamente a Foà, sapendolo sensibile al tema; sua l’iniziativa di pubblicare da Einaudi il Diario di Anna Frank nel 1954. Dopo un breve scambio di lettere raggiungono un accordo per il contratto. A settembre Foà gli telefona per dargli il via. La traduzione esce nel 1976 con una nota dello scrittore. Si tratta di un testo importante, il primo in cui...

Questa storia finisce ad Auschwitz

Carlo Greppi   Questa storia finisce ad Auschwitz   Pubblichiamo per gentile concessione dell'autore e dell'editore un estratto dell'e-book La nostra Shoah. Italiani, sterminio, memoria appena edito da Feltrinelli Zoom.     Noi, italiani. Loro, ebrei. L’identità, il sentirsi parte di un gruppo umano, può alterare in maniera sorprendente la percezione del passato che abbiamo alle nostre spalle, soprattutto se si tratta della storia di un genocidio che è avvenuto anche a casa nostra. Anche se giuridicamente definisce il tentativo – non necessariamente riuscito – di eliminare un altro gruppo umano “in quanto tale” (as such), la parola “genocidio” evoca sempre enormi quantità di morti. Ma non bisogna dimenticare mai che i morti muoiono se qualcuno prima li identifica da vivi, qualcuno li denuncia, qualcuno li cerca, qualcuno non li protegge, qualcuno li consegna, e qualcuno li uccide. È successo anche sulla penisola italiana, e questo deve essere il nostro punto di partenza. Il modo in cui si è raccontata la storia della Shoah in Italia nei settant’anni che...

Sei cartoline su Italia, Germania e Grecia

1.      Un mio amico e la Germania. Di fronte all’inflessibilità della Germania nel ridiscutere la politica di austerità nell’area dell’euro, un mio amico mi dice «Bah, la Germania sta cercando di fare con mezzi pacifici quello che non le è riuscito con le due guerre mondiali: conquistare l’Europa. I tedeschi hanno scatenato e perso le due guerre: ora vogliono prendersi la rivincita». Frankly speaking, penso che il mio amico abbia detto una stupidaggine (accade anche tra amici). Occorre dialogare con la Germania, non mettersi a rivangare il passato, con confronti che non hanno senso e che aggiungono tensioni a una situazione già difficile, con l’Europa in stagnazione.   2.      Rusconi sulla Germania. Gian Enrico Rusconi, uno dei massimi esperti italiani di Germania, è intervenuto a dicembre al Forum italo-tedesco tenutosi a Torino. In quell’occasione Giorgio Napolitano ha stretto la mano a Joachim Gauck, Presidente tedesco. A parte i gesti simbolici, ciò che conta è la discussione tra tedeschi e italiani. Per...

Veronelli sovversivo istigatore

“Non sono un maestro, sono un notaro”. Era questa una sua affermazione ricorrente, anche se qualcuno gli faceva notare che i notari hanno necessità di ordine e di archiviazione, di metodo, e proprio dal metodo e dalla puntigliosa precisione deriva la loro autorevolezza. Rideva, continuando a disseminare la sua stracolma scrivania di bigliettini in cui annotava tutto in “anarchico disordine”. Eppure fu “il maestro di noi tutti”, splendida definizione di Ave Ninchi che con lui condivise il successo televisivo alla fine degli anni '60. Quel successo che lo portò alla notorietà, alla popolarità che oggi si vuole rinnovare, nel decennale della sua morte, con una mostra per farlo conoscere alle nuove generazioni, che di lui sanno a mala pena il nome. Una mostra per far capire in che cosa consistesse la sua grandezza e unicità.   Difficile capire perché fu diverso da tutti gli altri che si occuparono di vino. Azzardo. Perché non si occupò mai di solo vino. La sua prima rivista sull’argomento per cui è noto fu «Il gastronomo»; ne fu editore e direttore. Tale...

Peninsula Hotel, o alla scoperta dell’Italia invisibile

Raccontare con i dati (data storytelling): una delle costanti della comunicazione di questi tempi, che si sta imponendo su ogni media. Infografiche, timeline e grafici ingombrano le pagine di quotidiani e blog, affollano siti d’informazione e programmi di divulgazione. Iniziano a far parte del nostro immaginario, diventando cifra distintiva del modo in cui ci aspettiamo che la realtà ci venga raccontata.     La rappresentazione dei dati garantisce oggettività, esaustività, chiarezza d’analisi (o almeno, è questo il portato retorico della resa per immagini della complessità di informazioni): per farlo, però, è facile che diventi fredda, distaccata, che si allontani dal racconto giornalistico. Oppure, com’è frequente, che la dataviz diventi una sorta di vestito alla moda per storie già confezionate. Se i dati, invece, si inseriscono all’interno di un progetto contribuendo alla sviluppo della storia, possono arricchirla di prospettive nuove.   Peninsula Hotel, per esempio, piattaforma editoriale e rivista online realizzata da Humboldt Books e da Accurat con il contributo di...

Putin e l’animo russo. Intervista con Gian Piero Piretto

La casa è piena di libri, ma sono soprattutto gli oggetti – cartoline, souvenir, ritratti, statuine, gadget –, le “cose” sugli scaffali e i ripiani, oltre ai quadri alle pareti, ad attirare l’attenzione. Si tratta in gran parte di oggetti d’origine russa, paese di cui Gian Piero Piretto è studioso. Piretto non è uno storico e neppure un letterato in senso stretto. Si occupa di cultura visiva, una materia o disciplina, che in Italia ha una storia piuttosto recente.   Nel corso degli anni ha scritto molti libri, tutti originali e inconsueti. Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, uscito nel 2001 presso Einaudi, parte dal 1917, dalle utopie d’Ottobre, e arriva agli anni Ottanta del XX secolo, passando per gli anni staliniani, spiega con immagini e riferimenti alla vita quotidiana dei russi la celebre frase di Stalin: “Vivere è diventato più bello, compagni, vivere è diventato più allegro” (1935), insomma racconta la storia visiva dell’Urss e dei suoi miti. Gli ultimi due apparsi si intitolano: Gli occhi di Stalin e La vita privata degli oggetti sovietici,...

La Zuppa del Demonio

Il mare color dell’oro, poi gli ulivi, quindi le ruspe che abbattono alberi centenari. La voce fuori campo spiega che questo luogo, intatto dai tempi della Magna Grecia, sta per essere finalmente sconvolto per costruire la grande acciaieria: la cattedrale moderna. Il passato – compare un carro agricolo con grandi ruote, bellissimo – è solo sonno, abbandono, rassegnazione, miseria. Il futuro è invece l’acciaio che viene fuso nella grande cattedrale di ferro eretta al posto degli uliveti. Lì, nel calderone, bolle la zuppa del Demonio. La mangeremo per diventare moderni.   Si apre così l’ultimo film di Davide Ferrario, La Zuppa del Demonio (prodotto da Rossofuoco e Rai Cinema), un documentario costruito attraverso il montaggio di film industriali provenienti dell’Archivio del Cinema Nazionale d’Impresa d’Ivrea. A questo antefatto segue una breve meditazione: parla il regista, la sua voce, anche lui fuori campo, come lo speaker iniziale. Siamo in un’ex fabbrica, vuota. Al posto dei capannoni, dice, ora ci sono centri culturali, musei, supermarket. Terminata è l’epoca dell’...

Il partito-tutto di Matteo Renzi

E un giorno l’Italia si svegliò più europea dell’Europa, più speranzosa degli anglosassoni, e meno estremista e sfiduciata dei francesi. Si svegliò, alla fine di maggio del 2014, tra celebrazioni già unanimi del nuovo Uomo Nuovo e grida (poco convinte, invero) al complotto degli sconfitti, e scoprì di essere il paese che insieme dava la maggiore garanzia di continuità e promessa di cambiamento. Quantomeno, che manifestava una voglia di cambiamento esplicita senza declinarla come scetticismo, paura, o programmatico e concreto anti-europeismo. E vuoi vedere, azzarda qualcuno, che abbiamo perfino chiuso i conti col Novecento?   I dati sono ormai consolidati, e ci dicono di un’Europa in cui dalla Franca all’Inghilterra vince chi dice che l’Europa è la culla dei mali europei, l’incubatore della sconfitta dei popoli, la fondazione genetica di un melting-pot continentale che distrugge le purezze delle origini per darci in pasto alle miserie della storia e agli appetiti dei poteri transnazionali. Di una Germania che continua per la sua strada, sostanzialmente quella di Angela Merkel, e di un...

Edmund White. Un giovane americano

Edmund White sarebbe dovuto essere un autore Einaudi. Ha le caratteristiche di contemporaneità, di relazione con la tradizione, di innovazione comprensibile, di glamour, di spocchia – per noi europei – dell’americano che è soggiogato dal fascino dell’Europa. Einaudi lo pubblicò, infatti. Nel 1990, otto anni dopo l’uscita negli Stati Uniti, Einaudi pubblica la versione di Sandro Melani di A Boy’s Own Story, col titolo Un giovane americano; un Supercorallo elegante nella sua superscontata illustrazione di copertina: un particolare di Portrait of an artist (Pool with two figures, 1972), di David Hockney, che nel sistema degli apparati criptici italiani segnalava sempre  nel secolo scorso – con qualche strascico in questo – un testo con storia gay maschile; unico segnale peraltro che l’Einaudi dia per comprendere che questo che si presenta è un romanzo autobiografico che racconta dell’autore, del suo essere americano: del suo essere maschio omosessuale negli Stati Uniti.   L’unico particolare ancora più criptico che la redazione einaudiana mette a disposizione è,...

No regret: Love Life

I fatti Il 12 maggio 2014 l’Ufficio federale della sanità pubblica svizzero (UFSP) lancia in rete e dal vivo la nuova campagna contro l’HIV e altre infezioni sessualmente trasmissibili. Il comunicato stampa che la annuncia ha per titolo: «Nessun rimpianto»: la nuova campagna HIV punta sull’impegno personale. Un sondaggio rappresentativo condotto dall’istituto di ricerche di mercato e sociali GfK, su incarico dell’UFSP, dell’Aiuto AIDS svizzero e della fondazione Salute Sessuale Svizzera, ha mostrato infatti «che gli svizzeri non si sentono minacciati, o solo marginalmente, dal virus dell’HIV (89%)». In Svizzera tuttavia, nel corso del 2013, i casi di HIV diagnosticati sono stati 575, l’8% in meno rispetto al 2012. Troppi comunque su una popolazione di 7,997 milioni di abitanti. L’obiettivo ufficialmente dichiarato è: «Non abbassare la guardia: ridurre le diagnosi a 350 nel 2017». Per costruire la propria campagna 2014 l’Ufficio federale della sanità pubblica stanzia anche quest’anno due milioni di franchi svizzeri. Una cifra da niente, come ci ricordano...

La parabola del berlusconismo

Con opportuno tempismo, il nuovo e ultimo lavoro di Piero Ignazi (Vent’anni dopo. La parabola del berlusconismo, Il Mulino 2014) tenta un complessivo bilancio critico del fenomeno Berlusconi, proprio nell’anniversario ventennale della sua “discesa in campo” (1994-2014). Vent’anni sono un periodo notevolmente lungo per la durata delle leadership democratiche, se solo pensiamo che le più recenti e significative leadership di paesi democratici hanno una vita politica media che non supera mai normalmente i 15 anni: i presidenti americani 8 anni, poi escono dalla scena politica, la Thatcher 11 anni, Blair 10 anni (13 come leader di partito), Mitterrand 14. Solo Helmut Kohl è un’eccezione con 25 anni di leadership. Viene naturale, dunque, accostare quasi inconsapevolmente il ventennio berlusconiano a un altro ventennio italiano. Al di là dell’evidente forzatura e dell’improponibilità di un tale paragone, è altrettanto evidente l’anomalia del fenomeno berlusconiano.     È vero, come riconosce Ignazi, che il partito creato dall’imprenditore milanese non è mai stato...

Il nocciolo duro. Storia di Anna

Quanti sono trentasette anni per una donna, oggi in Italia? A trentasette anni si può ancora vivere a casa con i genitori, essere sposate con uno o due figli, avere un lavoro, vivere da sola, aver perso un lavoro, aver appena chiuso una storia importante nata quando ancora gli anni erano tra i venti. A trentasette anni si può vivere in un centro occupato perché il lavoro precario lo si è perso, avere un figlio piccolo e provare a crescerlo da sola. Si può essere indipendente e sola, non perdutamente sola, ma ostinatamente e orgogliosamente sola. Una donna in Italia a trentasette anni può essere capace di tutto questo e anche di molto altro, di una composta durezza come di una meravigliosa dolcezza. Può tenere i genitori affettuosamente alla larga dai propri problemi e avere ancora la voglia di divertirsi, di stare in questo tempo con tutti e due i piedi: con la politica e con il ballo, con gli amici e con l’amore per chiunque abbia gli occhi per vederlo e il desiderio di viverlo.   Dopo tutto questo, dopo una vita fatta di diritti e contrari, una donna in Italia oggi a trentasette anni vive soprattutto della fiducia...

La congiura contro i giovani

La congiura contro i giovani è un libro radicale e importante che arriva dopo più di dieci anni di studi dal primo libro del suo autore, Il furto. La mercificazione dell'età giovanile (L'ancora del Mediterraneo 2000). Quello di Laffi è un libro radicale per l'estrema consapevolezza, più antropologica che sociologica, su quanto le regole del mercato abbiano mutato il nostro rapporto con le cose e con i consumi. La congiura contro i giovani, è vero, è un libro che capovolge – l'autore direbbe smaschera – il ritornello dei media, degli esperti e dei genitori sulla crisi dei giovani. La crisi è del mondo e della società degli adulti, il rifiuto dell'esperienza, delle menzogne e delle aspettative di questo mondo è una difesa legittima da parte dei giovani.   Per arrivare a demistificare quello che è definito l'ultimo "fotogramma" di una rinuncia a una vita autentica giovanile, Laffi ripercorre tutto il film già visto, dalla culla ai trent'anni, per scoprire che c'è una regia già decisa, una sceneggiatura già scritta che i...

Va’ pensiero. Storie ambulanti

Girato tra Milano e Firenze, è uscito in varie città italiane Va’ pensiero-Storie ambulanti, l’ultimo documentario del regista Dagmawi Yimer, nel quale i tre protagonisti raccontano le loro esperienze di vita e le aggressioni razziste subite nelle due città, dove da anni risiedono.   A Milano seguiamo Mohamed Ba, 50 anni, griot, attore e educatore, residente in Italia da 14 anni, che fu accoltellato il 31 maggio del 2009 in pieno giorno, nel centro della città. A Firenze invece scopriamo le storie di Mor Sougou e Cheikh Mbengue, gravemente feriti nella strage del mercato di San Lorenzo, avvenuta 13 dicembre 2011, dove morirono i loro connazionali Samb Modou e Diop Mor. All’interno del panorama giornalistico italiano (e in alcuni casi del cinema che parla di immigrazione), le storie come quelle dei tre protagonisti di Va’ pensiero si collocano molto spesso in secondo piano, rivelando una totale assenza del punto di vista di chi è coinvolto in prima persona e delle scelte lessicali che pongono l’immigrato quasi esclusivamente nel ruolo del povero immigrato. I media e il cinema italiani sono forse responsabili...

Un'Italia malandata, ma vitale

"C'è modo di scrivere un saggio sull'Italia che non finisca nella costernazione?" Non è una domanda retorica. Disaffezione, inquietudine, disamore, autodenigrazione, raccapriccio: ecco un elenco sommario dei sentimenti più comuni che un qualsiasi lettore di saggistica italiana prova leggendo articoli, libri, resoconti o reportage sull’enigmatica modernità del nostro paese. “Uno vorrebbe descrivere le spiagge della Puglia, ma dietro l’angolo ci sono i caporali che bastonano i raccoglitori di pomodori; vorrebbe celebrare l’ospitalità dei siciliani, ma intorno c’è la mafia; vorrebbe salutare l’alacrità dei lombardi, ma spunta l’europarlamentare Speroni che si filma mentre va a 316 chilometri all’ora sull’autostrada e poi carica il video su Youtube”. Ma, dunque, continua Claudio Giunta, introducendo la sua ultima raccolta di saggi sull’Italia (Una sterminata domenica, Il Mulino 2013), il nostro Paese è davvero irredimibile e si merita, solo lui, tutte le maledizioni di cui siamo capaci? Non lo possiamo escludere. E però i conti non tornano...

Contro la mistica dell’austerità

Nel 2013 la Cina è cresciuta del 7,7% e nel 2014 il Pil sarà all'8,2%. Gli Usa arriveranno a +2,9%. Il Pil crescerà dello zero virgola in Italia. L’Europa e gli Stati Uniti versano in una stagnazione che durerà anni, serve una trasformazione politica e un altro paradigma per la crescita e l’occupazione.    «Uscire dall’Euro è un’idea insensata - afferma l'autore de Il colpo di stato di banche e governi (Einaudi) - occorre ridiscutere i trattati Ue e lo Statuto della Bce, riportare la finanza al servizio dell'economia reale».         Professor Gallino, la crisi è finita?   Per nulla. La Cina è un caso a parte, mentre la situazione degli Stati Uniti non è affatto quella che si dipinge. L’attuale presidente della Fed, Ben Bernanke, ha detto che ormai il tasso di disoccupazione è un parametro poco rappresentativo. Infatti la disoccupazione effettiva, che comprende sia gli «scoraggiati» o i part-time che vorrebbero lavorare a tempo pieno, è molto più elevata di quanto sembri. Gli Stati Uniti hanno potuto permettersi di pompare migliaia di miliardi di dollari nell'economia, ma i risultati sono stati abbastanza modesti. Il piano di...