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Italia

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Locarno. V.B. telefono casa

Sono nato e cresciuto a Locarno, ma dalla fine del liceo ci torno solo di tanto in tanto; da sei anni, poi, vivo a Londra. Locarno entra spesso nelle mie poe­sie, ma per quanto precisi e reali possano essere i ri­ferimenti, hanno valenza di tono o di tonalità. Qual­cosa di calmo e cristallino, disarmato, illeso. Senza rientrare nella sfera della nostalgia, ha a che fare con le origini, con il tempo passato, a cui non si può tor­nare ma che continua a abitare il presente, con un luogo in cui si ritorna nel tempo. In due parole, un luogo dell’anima.   Trovarmi a scrivere di Locarno in termini de­scrittivi fa uno strano effetto. Forse perché per la pri­ma volta in un testo devo scindere il luogo dall’ani­ma. E allora inizio a scrivere del luogo senz’anima che è Locarno.   C’è chi dice che il nome venga dal celtico, «Loc ar on», luogo sul lago – e il nome del lago, a sua volta, rimanda alla parola: Verbano. Quindi partiamo da lì. Facendo i preparativi, ho ritrovato gli appunti per una poesia e, giusto per smentire quanto ho appe­na scritto, inizio cos...

Dopo l'Italia niente

L’Italia dopo L’Italia di Perry Anderson (Castelvecchi 2014) è un libro sulla recente storia politica del nostro paese, in particolare sulle vicende che hanno decretato la fine della seconda Repubblica e preparato l’avvento dell’epoca renziana. Più che su una struttura sequenziale, l’autore gioca su flashback e approfondimenti tematici che spostano l’obiettivo dalla storia dell’ultimo ventennio a un passato ormai remoto che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni ottanta, oppure come movimento inverso dagli anni novanta verso il nostro presente. Tale effetto di dislocazione temporale è dovuto anche al fatto che alcuni capitoli che lo compongono, pubblicati precedentemente in varie riviste internazionali, sono saggi autonomi che approfondiscono alcuni aspetti tematici come: le vicissitudini della Seconda Repubblica, la fine dell’epoca berlusconiana, il rapporto tra PCI e intellettuali, la Terza Repubblica e l’epoca renziana. Il fatto che tutto il discorso prenda luogo dalla Seconda Repubblica, ovvero da un’epoca di mezzo in cui tutto ancora può succedere, supporta la doppia...

Sogni e diari del boom

Ogni modernità cela un suo rovescio visionario, una sotterranea corrente apocalittica che ne scompiglia l’immagine. Come se non credesse a se stessa e alla sua promessa di progressivo sviluppo. Anche l’acerba modernità italiana. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi sessanta si è ormai avviata. Con clamorosi risultati: nel 1958 il PIL veleggia sfiorando il 5%; l’anno successivo, quello in cui, a Sanremo, Domenico Modugno vola nel blu, la Fiat, che lo prende sul serio, raddoppia la produzione, inghiottendo una buona parte degli 80.000 emigrati che, nel corso di quell’anno, si sono mossi dal Sud d’Italia. Fra il ’58 e il ’60 la cifra triplicherà. Alla fine del 1958, viene inaugurata la nuova Autostrada del Sole. Il suo nastro teso attraversa una pianura padana sbigottita. È un piccolo anticipo, poco più di 100 km fra Milano e Parma. Solo l’inizio. Nel 1959 vengono fissati i minimi salariali; nel 1960 viene riconosciuta la parità di salario fra uomo e donna. Poi c’è la televisione, che diffonde nel Paese il verbo della modernità in marcia, anche se le sue immagini...

La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

Vita e morte dei precari / Orgoglio precario. Stati impermanenti

Eccoci di fronte al rischio di una nuova notte nera in cui tutte le vacche sono nere: nel buio della crisi, sfumano i contorni e aumentano le complessità, mentre le speculazioni si fanno sommarie e si ingrandiscono le pretese di assoluto. Prendete il tema “precarietà”, peggio se declinato come “precarietà del lavoro cognitivo”: si noterà come oggi, di fronte a esso, tendano a prodursi strane generalizzazioni, rimozioni, riflessi del secolo scorso, giudizi schematici. Un concerto di critiche che raccoglie alleati distanti tra loro. Per chiarezza, e in premessa, aggiungo che nessuno intende negare le difficoltà oggettive che si riscontrano su questo fronte da un punto di vista dei processi di soggettivazione politica (organizzazione e rappresentanza) né da alcune nuove contraddizioni. Così, la lettura del libro Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli 2015) di Guy Standing, figura di spicco del pensiero economico eterodosso europeo, mi ha fornito l’occasione per provare a riflettere su questo rimescolamento, muovendo da alcune necessarie ricostruzioni. Fotografia di Alvin Langdon Coburn, 1910 RadiciAlla progressiva diffusione dei processi di...

Social media e nuovi confini nel sud-est turco

Tutti noi abbiamo utilizzato qualche social media almeno una volta nella nostra vita, e molti di noi trascorrono molte ore ogni giorno su piattaforme social. Siamo anche abituati ai dibattiti accademici e giornalistici sull’utilizzo dei social media in Italia, in Europa o negli Stati Uniti; ma sappiamo molto poco sugli utilizzi di piattaforme come Facebook e WhatsApp in altri paesi del mondo. Un anno fa Facebook aveva quasi un miliardo e mezzo di utenti attivi, ma solo una parte di questi vive nel cosidetto “Occidente”. Cosa sappiamo di tutti gli altri? Spesso diamo per scontato che una stessa tecnologia abbia effetti simili ovunque, in culture e società diverse. In linguaggio accademico, l’idea secondo cui una tecnologia possa esistere ed avere degli effetti indipendetemente dalle persone che la utilizzano viene chiamata determinismo tecnologico. Tuttavia, l’antropologia e altre scienze sociali hanno dimostrato che le tecnologie, così come gli oggetti materiali che ci circondano, esistono solamente nell’interazione con le persone che le utilizzano. Una stessa piattaforma digitale può quindi essere utilizzata in molti modi...

Da Ghiffa a Lugano

Se vi dovesse capitare, come capita a me, di vivere in due paesi (europei, Germania e Italia) e di insegnare in un terzo paese (quasi europeo, Svizzera), conoscereste anche voi gioie e dolori del pendolarismo interculturale. Condividereste inoltre con me la problematica dello spostamento tra i luoghi, la cui agevolezza è inversamente proporzionale alla distanza. La cosa bizzarra è infatti che l'arrivare dalla casa tedesca a Göttingen all'università della Svizzera italiana (denominazione ufficiale), benché il percorso su rotaia sia di circa 800 chilometri, è una faccenda sì lunga, ma anche semplice e lineare: due treni, cambio a Basilea, 8-9 ore di viaggio lisce filate: giornali, tablet, smartphone, libri da leggere, tesi da correggere, qualcosa da sgranocchiare, ed è subito Lugano. Niente aerei perché Göttingen non ha aeroporto e Lugano ne ha uno piccolo piccolo per voli quasi esclusivamente interni, e il viaggio sarebbe ben più costoso, faticoso e aleatorio.   Le cose non così semplici quando mi tocca spostarmi dalla casa italiana, in una frazione di Ghiffa, posta sui dolci pendii delle...

Il flauto magico di Fanny & Alexander

Da quando hanno iniziato a lavorare, giovanissimi, nel 1992, Luigi De Angelis e Chiara Lagani hanno esplorato l’infanzia, le sue meraviglie, le sue immaginazioni, i suoi smarrimenti, le sue perfidie, i suoi espedienti per attrezzarsi a un mondo sostanzialmente inospitale. Hanno inventato cimiteri, tombe gotiche, strutture a scatole cinesi dove erano sacrificati o dove sopravvivevano ragazzi e adolescenti, burattini di carne incapaci (per scelta) di diventare rassicuranti rassegnati ragazzini per bene. Forse per questo avevano scelto come nome del loro gruppo, Fanny & Alexander, quello dei due eroi bambini di un film di Bergman. Ora, dopo anni di spettacoli belli e meno belli, tutti rigorosi, tutti immaginosi, tutti di cuore e intelligenza, il cerchio si chiude con la favola della ragione e dell’amore per eccellenza, Il flauto magico di Mozart e Schikaneder, allestito nientemeno che per il teatro Comunale di Bologna, con la direzione musicale di Michele Mariotti, un interprete molto amato dal pubblico, meno che quarantenne.   Il flauto magico, ph. Zapruder   Qui merita subito, prima di parlare dello spettacolo, rilevare una novità e un...

Il consigliere

Con Il royal baby (Rizzoli 2015) Giuliano Ferrara lancia un'opa, per nulla ostile, sul governo Renzi, o meglio, benché sia una cosa sola, sul giovane premier. A far da coerente termine medio Berlusconi, a cui per vanto e non per scorno viene avvicinato Renzi: «Ha il fuoco nella pancia, il nuovo nato, come l'altro, il babbo, brucia di megalomane ambizione. Ma è anche lui mite, alla fine, e ridanciano e innamorato del suo ostentarsi piacente al populazzo (Ludovico Ariosto)». Non che, quanto a megalomane ambizione, Ferrara sia da meno, quando intitolando capitoli e sottocapitoli Io e Renzi, Craxi. Il Cav. Renzi. E io, si mette ben in evidenza nella foto di famiglia. È proprio la psicologia del consigliere di cui vorremmo fare un po' di filogenesi.   Matteo Renzi e Silvio Berlusconi   Per tracciare il profilo, anche storico, di tal figura, il primo nome che verrebbe alla mente è quello dell’Ulisse dell’Iliade allorché comincia col suggerire le modalità con cui Elena potrà scegliere tra i suoi molti pretendenti (Biblioteca Di Apollodoro) e termina ovviamente in gloria con l’...

Barconi profughi e intellettuali

Dove sono ora Jean-Paul Sartre e Raymond Aron? Su una vecchia foto, che gli archivi digitali ci restituiscono in bianco e nero sottraendoci il piacere dell'ingiallito d'antan che faceva pure il suo effetto. Ma quella foto del 1979, in cui il più imprevedibile e radicale dei filosofi gauchisti si recava “mano nella mano” all'Eliseo insieme al più liberale degli intellettuali della destra repubblicana francese, il suo effetto lo fa comunque. Era la religione universale e umanistica dell'“engagement”, dell'impegno, a unirli di fronte alla tragedia dei boat people dal Vietnam e dalla Cambogia, precipitati in soli quattro anni dalla guerra di liberazione alla galera del comunismo. Guardate le immagini di allora: non assomigliano a quelle dei boat people di oggi? Uomini, donne e bambini seminudi che annaspano nel mare, corpi dai riflessi ambrati luccicano abbrancicati a scheletri di barche. Altri corpi di cui intravvediamo a pelo d'acqua solo la schiena, gambe e braccia larghe irrigidite nell'ultimo spasimo.   Allora tutto questo avveniva nel golfo che i giornali francesi ora chiamano come un tempo “del Siam...

La partita di giro della spending review

Ma chi è il freelance? Che fa? Io lo sono e ho una sola certezza. Quando devo pagare l’IVA tutti si prodigano a spiegarmi che si tratta solamente di una partita di giro. Ma quando sono io a staccare una fattura e scrivo l’importo “+ IVA”, provoco reazioni scomposte, alcuni cominciano a negarsi al telefono, altri mi guardano male e qualcuno mi insulta pesantemente. Non è per buttarla sempre sulle differenze tra Nord e Sud Italia, ma fare il freelance da queste parti non è cosa semplice. Da queste parti è il Sud.   In una regione che ha fatto delle sovvenzioni pubbliche la fonte di sostentamento di milioni dei suoi abitanti, è inevitabile che il freelance si rivolga al settore pubblico per sottoporre progetti e sbarcare il lunario. L’impresa privata, sebbene sia più dinamica e smart, con le idee chiare e orientate al profitto e che si definisce 2.0 (anche se ne ignora il significato) rappresenta un'esigua fetta di mercato che tende a difendere la convinzione che il freelance debba lavorare gratis, solo per farsi pubblicità. Il sistema clientelare che ha dominato quest’isola ha...

Linea gotica

Mentre si sta celebrando il 70esimo anniversario della liberazione d'Italia dall'occupazione nazista, un'occupazione militare che sarebbe stata impossibile o comunque molto più difficile senza la collaborazione dei fascisti locali; mentre insomma si sta tornando a discutere sulla natura e le conseguenze della guerra civile, è bene ricordare quanto il nostro Paese fosse anche teatro decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale. Dall'agosto 1944 e fino alla seconda metà d'aprile del 1945 l'Italia è stata divisa in due da quella che i tedeschi chiamarono la Linea gotica (poi cambiarono il nome in Linea verde). Da Cinquale sul Tirreno, a due passi da Carrara, fino a Rimini le truppe naziste costruirono un sistema di bunker, trincee, trappole e ostacoli vari per rallentare l'offensiva degli Alleati.   Di quella parte della storia si parla poco, si predilige, e forse giustamente dal punto di vista della discussione su quella che è l'eredità e la lezione della Resistenza, concentrare il discorso sui partigiani, sulle scelte esistenziali e politiche che hanno fatto schierare la meglio gioventù...

Günter Grass. Sbucciando la cipolla

Sbucciando la cipolla è il testo-verità dell’ultimo Grass. Questo scritto autobiografico ormai considerato come il libro dello scandalo, scuote l’opinione pubblica scatenando una tempesta di prese di posizione, di giudizi e di commenti sulla stampa tedesca e internazionale nel mezzo dell’estate del 2006. Esso compare nelle librerie poco dopo che, il 12 agosto, in un’intervista rilasciata alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, lo scrittore danzichiano – ormai settantottenne – ne ha anticipato i punti salienti e ha dichiarato di aver finito per arruolarsi per poche settimane, negli ultimi mesi di guerra, in un reparto delle Waffen-SS, il famigerato corpo elitario dell’esercito tedesco composto da fedelissimi di Hitler, come volontario presso l’artiglieria contraerea. È un duro colpo per la sua immagine pubblica, che ne esce scalfita. Si fa a gara a rinfacciare a Grass i trascorsi giovanili, con il rischio che ne resti travolta la credibilità del suo ruolo di «apostolo della morale», secondo la formulazione del settimanale “Der Spiegel” che poco dopo, il 21 agosto, gli dedica una...

Vergine giurata

Scena uno: montagne neve foreste e corsi d’acqua incontaminati compongono un paesaggio arcaico dove la natura è padrona. Scena due: case grattacieli negozi dove la realtà luccica mentre va in scena la performance dei corpi e nelle case «ci sono tutte le cose». Dalle Montagne maledette del profondo nord albanese all’Italia, dai riti di una tradizione che aggioga animali e donne, a una contemporaneità dove il corpo si fa bello, e il tatuaggio è il suo emblema. A far da ponte tra i due mondi è una figura ibrida, sembra un ragazzo precocemente invecchiato che si presenta come Mark, ma poi si scoprirà che il suo vero nome è Hana – le spalle incurvate dipendono dalla fascia che nasconde i seni, segni della sua femminilità. Donna uomo-uomo donna, Hana-Mark compie un viaggio tra i sessi e i secoli alla ricerca di un’identità che conduca a se stessi.   Vergine giurata, presentato in concorso all’ultima Berlinale, esordio nel lungometraggio di Laura Bispuri, finora regista di corti, racconta, al ritmo di flashback, la storia di una figura femminile (Alba Rohrwacher) rimasta orfana...

VeryBello!

Leggendo le trame dei romanzi di Dario Franceschini si scopre una personalità dimidiata: le storie riguardano qualcuno che è in realtà qualcun altro, oppure un personaggio la cui pubblica identità cela un oscuro passato. Insomma, in una via di mezzo tra Pirandello e Carolina Invernizio sta l'universo letterario (ma forse solo le trame) del nostro ministro dei Beni e delle Attività Culturali, nonché del Turismo, che però può fregiarsi, per alcuni dei suoi libri, dell'onore di essere tradotto da Gallimard. Chissà come sono rimasti male i redattori della prestigiosa casa editrice francese quando hanno saputo che per lanciare i 1000 eventi in giro per l'Italia, il Ministro ha coniato l'espressione: “Very Bello !” per promuovere “un catalogo di straordinarie occasioni per viaggiare nella bellezza”. Oggi la bellezza è una parola prezzemolo, va bene ovunque, anche se i milanesi, più che alla categoria della bellezza ricorrono a quella del “carino” (l’aggettivo che spendono indifferentemente all’uscita di un film di Ozpetek o di un’opera di...

Laboratorio Leuca

“Dopo il progetto del quartiere Leuca, qualcosa è cambiato a Lecce, non potremo più tornare a fare urbanistica alla vecchia maniera, calare progetti dall’alto, imporre una nuova forma alla città senza consultare gli abitanti, in un modo o nell’altro abbiamo segnato un punto di svolta.” Sono passati cinque anni dall’avvio del progetto di rigenerazione urbana nel quartiere Leuca di Lecce, partito nell’ottobre del 2009, e Juri Battaglini, architetto e tra i soci fondatori del LUA, Laboratorio Urbano Aperto, principale promotore dell’iniziativa, traccia un bilancio di quello che è stato fatto e di quello che ancora resta da fare in questa zona alle porte della città, tra le volute barocche del centro storico e la periferia.       “C’era una volta un cortile vuoto e sconsolato, ai margini della città di pietra”, questo almeno fino a qualche anno fa. È la lunga via Leuca a dare il nome al quartiere, un gomitolo di strade che, da Porta San Biagio, grandioso arco che chiude il centro storico, si dipana fino alla zona industriale e alle prime battute del vicino...

La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska

Pubblichiamo un estratto di La vita a volte è sopportabile. Ritratto ironico di Wisława Szymborska, libro + dvd, scritto da Katarzyna Kolenda-Zaleska, regista del Film.       Ho conosciuto Wisława Szymborska in viaggio. Ci siamo incontrate a Palermo e in seguito abbiamo visitato splendidi angoli di Sicilia, colline toscane assolate, misteriose falesie in Irlanda, stradine strette a Amsterdam, piazzette a Bologna, Padova, Ravenna e in molte altre cittadine italiane. Ci siamo viste spesso anche a Cracovia, sua e mia città natale. Ricordo Szymborska come un’infaticabile cacciatrice di cose belle o insolite che si entusiasmava per ogni nuova scoperta. Quei viaggi assieme hanno cambiato sia me sia il mio modo di guardare il mondo, perché grazie a lei ho potuto vedere sotto un’altra luce molti luoghi che già conoscevo, e imparare a goderne in tutt’altro modo.   Wisława Szymborska amava il caffè nero, non troppo forte e con una gran quantità di acqua. “Caffè lungo”, insomma. Con il caffè, necessariamente, una sigaretta. Ma il caffè non si può bere così,...

Minusio (Bellinzona, Lugano). Frammenti d’arcadia

La teleferica nella vetrina di Franz Carl Weber e «L’Innovazione», Scacciapensieri e le patatine Zweifel paprika: il Canton Ticino, per noi che abitiamo negli immediati dintorni, è sempre stato un’arcadia. Eppure non è, come forse vorremmo, un luogo fuori dalla storia. Anzi, le cronache degli ultimi tempi sollevano preoccupazione e un po’ di stupore. Area povera, di civiltà contadina fino a una generazione fa, è diventata in cinquant’anni una delle zone più ricche del mondo occidentale. Forse la “mutazione antropologica” è avvenuta in maniera dolce, ma l’innocenza, semmai sia esistita, si è persa per strada. Per capire come è successo mi sono rivolto a tre personalità del Cantone che hanno vissuto la trasformazione da punti di vista differenti. Comincio la mia ricognizione con un linguista. Lo spunto me lo offre, alla dogana di Ponte Chiasso, la parola “vignetta” che in Italia ha un significato diverso.     Minusio-Locarno   L’amico ritrovato Bruno Segre mi mette sulle tracce di Sandro Bianconi, raccontandomi degli anni della...

Ritratto di un Presidente e dei suoi applausi

Elezione   A vederlo in piedi nelle fotografie, in casa della figlia durante la sua elezione alle spalle di amici e parenti, si ha la sensazione di un uomo che tiene le distanze e che esterna poco dei propri sentimenti. Non si sprofonda in poltrona o sul divano per gustare il proprio trionfo, resta in seconda fila. Anche la carezza alla nipote, nei medesimi scatti, ha qualcosa d’affettuoso, eppure manifesta una forma di lontananza. Non l’assenza di sentimenti, ma piuttosto una disabitudine a esibirli. A definire la sua figura fisica sono prima di tutto quei capelli, così forti in testa in un uomo della sua età, e soprattutto bianchi. Una bianchezza, che unita agli occhi azzurri e profondi, fa del nuovo Presidente della Repubblica un uomo molto diverso dal personale politico della Seconda e Terza Repubblica. Non ha nulla dei modi brianzoli, spicci e accattivanti di Silvio Berlusconi, con la sua peluria grigia sul capo, niente dello stile pop, alla Fonzie, di Matteo Renzi. Sergio Mattarella è un uomo dell’altro secolo, almeno nella figura fisica, nei modi e nei gesti. Non sarebbe stato troppo fuori posto nella cerchia di don Gaetano, il...

Cantù. Il complesso di Galliano

Le immediate adiacenze delle stazioni ferroviarie, non solo i binari morti, ma il prolungamento nel territorio circostante, specie nelle piccole città e nei paesini; i margini dove la vegetazione cresce rigogliosa, tropicale, fino a ricoprire tutto: palizzate, recinzioni, terrapieni e ogni fazzoletto di terreno vago; i vagoni e le motrici parcheggiati su qualche binario e lasciati lì a disfarsi lentamente, sbriciolati dal tempo e dalla ruggine; le casematte sfondate, senza porte né finestre e solo residui di tetto, pannelli di eternit, tegole a chiazze che ancora resistono sulle travi spezzate delle capriate; i magazzini e i depositi vuoti, abbandonati da decenni, dai serramenti gonfi di umidità, deformati e semidivelti, con quasi tutti i vetri rotti, anche quelli più alti, irraggiungibili, non si sa perché né da chi (o basta il tempo, e così poco, a distruggere anche i vetri?); e poi le pareti di verde, quasi gallerie senza volte, che accompagnano l'uscita dalle stazioni, finché la città e la campagna si aprono, e, con essi, il cielo.     E poi, più avanti, altri casermoni, magazzini,...

Sulle tracce dell'innovazione culturale in Italia

Da oltre un anno seguiamo l’evoluzione del fenomeno dell'innovazione sociale a base culturale nel Paese, partecipando a think tank e monitorando le azioni di diverse istituzioni attive nella promozione di bandi per il sostegno dell'imprenditoria culturale. Già con il numero di gennaio 2014 del Rapporto Annuale delle Fondazioni, ci eravamo soffermati sulla mappatura generale dei bandi emessi a sostegno del settore. A distanza di un anno che cosa è successo? Quali cambiamenti abbiamo verificato? Come evolve il fenomeno dell’ecosistema imprenditoriale? Milano. A fine novembre ASK Bocconi con il convegno Imprenditorialità culturale: le condizioni di sostenibilità ha restituito una prima fotografia del mondo dell’imprenditoria culturale emergente. Attraverso la lettura dei database dei principali bandi per il finanziamento di imprese culturali, in particolare quelli delle edizioni cheFare1 e cheFare2, Ars di Fondazione Accenture ed Edison Start, per un campione totale di oltre 2000 iniziative embrionali imprenditive, ha stilato lo studio “l'ecosistema dell'imprenditorialità culturale”.   I dati non...

Escher. Nel medioevo senese

Maurits Cornelis Escher, maestro di ricerche sulla visione, profondo indagatore sulla ingannevole natura dell’icona, in cui sfondo e figura sono uniti e assai modernamente si confondono in un’unica realtà, come accade nell’èra digitale, giunse in Italia per la prima volta nel 1922. Veniva da Haarlem per il consueto Grand Tour insieme a due amici: Jan van der Does de Willebois e Bas Kist: tutti allievi della rinomata Scuola di Architettura e di Arti Decorative, dove l’artista aveva trovato il suo maestro Samuel Jessurun de Mesquita, docente di grande rigore, che lo aveva introdotto al mondo della xilografia. L’itinerario era soprattutto legato alla visione dei “primitivi”, i maestri antichi dell’arte, che nel suo paese erano stati fortemente riproposti dall’opera notevolissima di Jan Verkade, allievo pupillo di Gauguin, e poi frate, di cui ha lasciato un magnifico ritratto Giovanni Papini. Per questo egli si legò così fortemente a Siena e a San Gimignano, cui dedicò opere che in primo luogo davano conto della sorpresa nei confronti di un paesaggio verticale, contrastato di luci e ombre,...

Primo Levi e La notte dei Girondini

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine.   Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo. Lo scrittore torinese potrebbe avere proposto la traduzione al suo editore; oppure si è rivolto direttamente a Foà, sapendolo sensibile al tema; sua l’iniziativa di pubblicare da Einaudi il Diario di Anna Frank nel 1954. Dopo un breve scambio di lettere raggiungono un accordo per il contratto. A settembre Foà gli telefona per dargli il via. La traduzione esce nel 1976 con una nota dello scrittore. Si tratta di un testo importante, il primo in cui...

Questa storia finisce ad Auschwitz

Carlo Greppi   Questa storia finisce ad Auschwitz   Pubblichiamo per gentile concessione dell'autore e dell'editore un estratto dell'e-book La nostra Shoah. Italiani, sterminio, memoria appena edito da Feltrinelli Zoom.     Noi, italiani. Loro, ebrei. L’identità, il sentirsi parte di un gruppo umano, può alterare in maniera sorprendente la percezione del passato che abbiamo alle nostre spalle, soprattutto se si tratta della storia di un genocidio che è avvenuto anche a casa nostra. Anche se giuridicamente definisce il tentativo – non necessariamente riuscito – di eliminare un altro gruppo umano “in quanto tale” (as such), la parola “genocidio” evoca sempre enormi quantità di morti. Ma non bisogna dimenticare mai che i morti muoiono se qualcuno prima li identifica da vivi, qualcuno li denuncia, qualcuno li cerca, qualcuno non li protegge, qualcuno li consegna, e qualcuno li uccide. È successo anche sulla penisola italiana, e questo deve essere il nostro punto di partenza. Il modo in cui si è raccontata la storia della Shoah in Italia nei settant’anni che...