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Italia

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Rivoluzione Grillo

Il movimento Cinque Stelle di Grillo è un movimento “tecnicamente” rivoluzionario.  “Tecnicamente” vuol dire che, indipendentemente dai contenuti e, forse, anche al di là delle intenzioni dei suoi animatori, ha come sua finalità la sovversione del sistema. Ne consegue che, come accade ad ogni movimento rivoluzionario in una fase rivoluzionaria, il suo principale obiettivo è la distruzione della forza politica che, all’interno del sistema, rappresenta il polo riformista. Non c’è dunque nessuna speranza per il Partito Democratico di poter trovare un punto d’accordo con i grillini.    La divergenza è strategica e annulla a priori ogni possibilità di convergenza tattica. L’inconciliabilità tra le due agende è assoluta. Non bisogna, credo, farsi ingannare dalle somiglianze di famiglia tra i programmi o dalla composizione dell’elettorato che ha votato i due gruppi.  Per il Partito Democratico, erede in questo della tradizione del Partito Comunista Italiano,  l’obiettivo strategico resta il sistema paese. Che esso vada comunque salvato...

Grillo tips

“Panico <pà·ni·co> agg. e s.m. (pl.m. -ci). Reazione per lo più collettiva, che invade improvvisamente di fronte a un pericolo reale o immaginario, togliendo la capacità di riflessione e spingendo alla fuga o ad atti inconsulti”. Ci aspetta un periodo politicamente intenso, smisuratamente intenso. Analisti d’ogni genere pretenderanno di spiegarci ogni momento di ciò che politicamente, socialmente ed economicamente succederà in Italia da qui in avanti. Ma siamo sicuri che staranno guadando nella giusta direzione, che saranno nelle condizioni di dirci qualcosa di utile? Il dubbio è concreto, e non per quello che è successo alle elezioni, per le maggioranze inesistenti, per le alleanze impossibili che sarebbero necessarie, per il ruolo che comici, vallette, giocolieri e funamboli potranno avere in un futuro prossimo, ma per ciò che ha fatto sì che si arrivasse a tutto questo. L’Italia è nel panico. Ci sono tutti i segnali: gente che vota in nome di una promessa che sa che non potrà essere rispettata, o che, se rispettata, porterà conseguenze...

Per chi voti?

Le domande, si dice, è lecito farle. Ma certe risposte sarebbero da vietare, da bandire dal frasario italiano. Due in particolare: “Non si chiede l’età a una donna” e “Il voto è segreto”. Le domande cui queste frasi fanno da risposta è facile intuirle e se sulla prima non è questo il momento di esprimersi, vorrei soffermarmi sulla seconda. Sì perché ora, a una settimana dalle elezioni, a me viene spontaneo chiedere: “Ma tu per chi voti?”.   Che si sia davanti a un caffè, o in ufficio, o in ascensore col vicino di casa, io questa domanda la faccio sempre, senza pudore. E quasi mi fanno vergognare di averla fatta, tanto che a volte mi sembra di chiedere le preferenze sessuali dell’interlocutore. E allora ecco quella fatidica risposta, spesso fra risolini o facce arrossate dalla vergogna (per me che ho fatto una tale e insolente domanda) e addirittura a volte sguardi indispettiti per la durezza, presunta, del quesito. Finisce sempre così: “Il voto è segreto”. Ma chi l’ha detto? Da quali remote epidemie di ansia generale viene questa...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

La sinistra al mento

Due manifesti elettorali per le elezioni politiche nazionali e per quelle in Lombardia, e due atteggiamenti – almeno a prima vista – identici: se si accostano le immagini scelte per la campagna di Bersani e per quella di Ambrosoli, salta agli occhi l’analoga impaginazione che privilegia prima di tutto il volto. È come se Bersani si fosse improvvisamente girato verso di noi per intercettare il nostro sguardo;     Ambrosoli, invece, si è messo proprio di fronte, e dunque tutti e due i candidati ci guardano negli occhi. Soluzione inevitabile in un manifesto elettorale, perché da sempre lo sguardo diretto verso lo spettatore è quello che consente un contatto immediato tra chi osserva e chi è osservato. Ma le analogie non finiscono qui. È vero che il segretario del PD sembra indossare la giacca (e forse la cravatta) e che Ambrosoli porta invece un maglioncino con camicia appena sbottonata, ma è l’atteggiamento della mano ciò che accomuna le due fotografie, al punto che viene da chiedersi se questa somiglianza sia solo casuale.     Detto altrimenti: sono i due politici...

Un viaggio come fosse una grande mostra tematica territoriale

Questo è il racconto di una mia personalissima idea di viaggio.   Ho scelto la nascita del moderno come genere culturale, inteso come contesto significativo della prima industrializzazione umana iniziata nel Regno Unito alla fine del 700 includendo il nord della Francia, attraverso le case e le cose dei suoi protagonisti dall’inizio dell’800 alla fine degli anni ‘860, in quell’ambito politico economico e territoriale che tanto ha prodotto, inclusi molti generi ancora di attualità come il giallo, l’horror, la fantascienza, il fantastico, il serial, la scienza applicata e l’arte applicata. La visitabilità della mostra in sedici giorni è solo possibile con una buona moto fuoristrada e un buon navigatore, in modo da ridurre al minimo il tempo degli spostamenti. La Mostra ha sette sezioni:   Ultimi romantici Walter Scott, Lord Byron   Avanza la borghesia industriale, i testimoni Balzac, Rodin, Castello di Saché (Tours) (Per la verità questa sezione andrebbe arricchita con la casa di Courbet, ma è fuori rotta!)   Modernità, miti e...

Spaesati traghettatori tra rovine e futuro

Un atlante delle rovine, soprattutto se dedicato a un Paese come l’Italia, è creatura troppo variegata e stratificata, mutevole e ingannevole, perché possa accasarsi dentro le pagine di un solo libro, pur intenso e attentamente costruito quale Spaesati. Luoghi dell’Italia in abbandono tra memoria e futuro (pp. 250, € 18), che Antonella Tarpino ha appena pubblicato da Einaudi. Già c’è qualcosa di paradossale e contraddittorio, di speranzoso e scorato al tempo stesso (che sia “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo etc etc…”?) nel progetto di dar vita a una costruzione, seppur fragile come un libro, attingendo a rovine.   Rovine, non macerie, come già nelle pagine iniziali precisa l’autrice: poiché “la maceria… è traccia inerte del passato, sequenza muta di un tempo che non parla più”, mentre la rovina è il suo contrario: “irriducibile alla storia, o almeno alla cronologia (in quanto… incrocio di passati multipli, tutti inesorabilmente “in rovina”) essa dà tuttavia ancora segni di vita”....

Americanate

Sono passati quasi vent’anni da quando sono venuto a vivere negli Stati Uniti. Il mio rapporto con l’Italia è rimasto però forte grazie ai frequenti viaggi e ai sempre più numerosi ed efficaci strumenti di comunicazione via internet. Un passatempo tipico di chi come me divide la propria vita fra due paesi diversi è fare il confronto dei rispettivi modi di vivere. Lo si fa specialmente quando si torna in patria e si racconta cosa fanno gli stranieri.   Dopo un po’ di questo traffico transatlantico, sarà stato verso la fine degli anni novanta, ogni tanto, quando stavo in Italia, mi prendeva come il vago sospetto di essere ancora negli Stati Uniti. Non era per la lingua, per l’alluvione di vocaboli inglesi dentro l’italiano, quello no: ascoltare i connazionali masticare l’inglese dentro le loro cadenze regionali mi faceva invece sentire tutta la distanza che ci separava dall’America. Non era per le parole che mi prendeva la sensazione di essere rimasto di là, ma per le cose, le abitudini, il modo di vivere. Ogni volta che tornavo in Italia mi accorgevo che intorno a me c’erano sempre...

Franco Basaglia, il dottore dei matti

L’Italia, che oggi è un paese profondamente malato e la cui malattia non è certo e soltanto la crisi economica, ha prodotto negli anni Sessanta e Settanta un formidabile corpus di pratiche e teorie critiche che hanno allagato il nostro sistema politico e legislativo, rendendolo per un breve arco di tempo un po’ meno lontano dai cittadini reali e dai loro bisogni.   Basti pensare al movimento delle donne, che d’un colpo, con una irriverente spallata, si smarca dai luoghi della politica istituzionale, ma anche dalle sedi delle organizzazioni più anti-istituzionali, e comincia a porre a gran voce non l’uggiosa ‘questione femminile’ cara alle Sinistre, bensì le questioni che nascono da un modo diverso di guardare, abitare e pensare il mondo. I femminismi di quegli anni non vanno all’assalto del Palazzo per impadronirsene e neppure per spalancarne i cancelli e partecipare da pari alla gestione del potere. È proprio il discorso del potere in sé e della sua origine sessuata a essere indagato, rivelato e messo a testa in giù. E, insieme ad esso, i suoi strumenti, le reti di dipendenza,...

Il teatro dei festival

Scaldano i motori per la partenza, sontuosi o tribali, di ricerca o di resistenza. I festival. Se pure uno deraglia subito al via, finisce fuori strada ammaccato e non si sa se potrà rimettersi in pista (Primavera dei Teatri), gli altri preparano la loro proposta, mirabolante per quanto precaria, a vasto raggio anche se sempre provvisoria.   I festival sono uno dei migliori esempi del genio italico, specchio mutante della nostra società quanto poche altre manifestazioni. Capaci di fare le nozze coi fichi secchi, piccole e medie imprese (anche nel senso di “intraprese” da antichi cavalieri) che collegano cultura e intrattenimento, attenzione alle esigenze di marketing turistico e di ricerca d’anima dei nostri smarriti territori, sperimentazione e consenso, di massa o perlomeno di campanile, con tutti i problemi che l’italica nozione di “locale” e di manifestazione “radicata” può suscitare.   I festival sono sempre stati considerati un miracolo anche perché le normali stagioni teatrali sono diventate progressivamente sempre più insostenibili. I festival erano (sono) l’...

Teatri bene comune

“Primavera dei teatri” di Scena Verticale da 12 edizioni inaugura l’estate dei festival da Castrovillari. Il Teatro Verdi anima la stagione di Poggibonsi e della Val d’Elsa ormai da 16 anni. Tutt’altra storia spostandosi in città: il Kollatino Underground, ex scuola occupata di periferia, è il riferimento capitolino per il teatro di ricerca; il complesso quattrocentesco del San Martino, a opera di Fortebraccio Teatro, è diventato uno dei pochi spazi in centro a Bologna dedicati alla scena contemporanea; il celebre Crt di Milano è oggi fra le eccellenze del teatro nazionale.     Cos’hanno in comune tutti questi diversi spazi dedicati al teatro, siano essi fiori all’occhiello ormai istituzionalizzati o avanguardie della sperimentazione, chiostri rinascimentali o rassegne estive della periferia del Paese? Incredibile la risposta che verrebbe da dare a un primo impatto: tutti questi ambienti condividono una particolare congiuntura cronologica, che li ha visti in seria difficoltà nella primavera di quest’anno. È incredibile come, da un capo all’altro della penisola,...

Woody Allen. To Rome with Love

Con To Rome with Love Woody Allen porta a compimento un percorso iniziato già da diversi anni. Un percorso che l’ha condotto a esplorare l’Europa in lungo e in largo e in modo del tutto personale. Attraverso una serie di film ambientati in diverse capitali del vecchio continente, infatti, Allen ha dato vita a quello che potremmo definire una sorta di “periodo europeo”. Non è del tutto chiaro (e nemmeno facilmente individuabile) quale sia il motivo che ha spinto il regista newyorkese a concentrare i suoi sforzi, il suo gusto e i suoi interessi sull’Europa e i suoi abitanti. Sarà che egli è da sempre considerato il più europeo dei registi americani, sarà perché nella fase matura della propria esperienza artistica ha deciso di andare all’origine dei propri modelli cinematografici e dei propri riferimenti autoriali, la maggior parte dei quali risiedono, appunto, in Europa, o sarà la necessità di voler trovare nuove idee, nuovi stimoli e nuove storie che l’America, e più strettamente New York, non erano più in grado di fornirgli (spiegazione questa che contraddice il...

Stoccolma | Editori svedesi e narratori italiani

Una delle novità più rilevanti nel mondo editoriale svedese è costituita dalla nascita, nel giro di soli due anni, di almeno tre nuove piccole case editrici dedicate quasi esclusivamente alla letteratura italiana contemporanea.   Come mai i nuovi editori svedesi scommettono sui narratori italiani? Una delle ragioni va certamente ricercata nel fatto che, negli ultimi anni, i grandi gruppi editoriali, come Bonniers e Nordstedts, appagati dal dilagante successo internazionale del “giallo nordico” (come dimenticare i 50 milioni di esemplari venduti nel mondo dalla trilogia Millenium di Stieg Larsson?), sono stati assai avari di proposte nel settore delle traduzioni da lingue straniere, in particolare, dall’italiano, ma anche dal francese. A tale immobilismo ha fatto riscontro, per reazione, a partire dagli inizi del nuovo secolo, un pullulare di iniziative da parte di nuove, piccole ma molto agguerrite, casa editrici. In primo luogo, verso le letterature d’area francofona: festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni l’Elisabeth Grate förlag, che con grande lungimiranza e intelligenza (unita a un pizzico di...

Cosa raccontano le nostre autostrade

Tutto ciò che prima era una ferrovia, un’autostrada, un ponte, è diventato grande opera. Stavo scrivendo Grande Opera in maiuscolo, come se fosse un marchio consolidato, un logo stampato nel cielo o inciso nella terra, a traccia. Dal 2001 la Legge Obiettivo - forse sarebbe stato più eloquente chiamarla Obiettivo Legge - stabilisce gli interventi prioritari, la semplificazione delle procedure, la modalità di progettazione e finanziamento per le grandi opere considerate sempre strategiche.   La grande opera, nell’intento di chi ne detta il respiro, è l’autorità, il ritorno all’evidente, al monumentale che difende dalla tendenza inesorabile al frammento, alla scomparsa, voluta, peraltro, proprio da chi coltiva la dismissione e, contemporaneamente, la grande opera. Ogni marchio, nonostante sia invasivo e subito riconoscibile nella sua rappresentazione, esercita un potere anche neutro, e ha bisogno della lingua: che sia slogan o sermone, oggi come nel 1964 domina il timbro politico travestito da equidistanza tecnica, ciò che Pasolini criticava dopo il discorso di Aldo Moro all’...

Cartaditalia. Nuova fotografia italiana

Al bordo di una strada sterrata sta accovacciata una donna. La luce gialla ammanta tutta l’immagine come una nube luminosa. Sullo sfondo di una lingua d’acqua all’orizzonte, forse la foce di un fiume, si staglia una vegetazione radente di erba e cespugli. La donna tiene le braccia sulle ginocchia, voltata nasconde il viso e mostra un codino: sembra che stia fissando l’orizzonte, o che si sta riposando dopo una corsa. Forse è capitata lì per caso, proprio al centro della fotografia. L’immagine è scarna eppure ricchissima di riferimenti e indizi: più di una storia può prendere forma e intrecciarsi in questo scatto. Il verde e il rosso sono filtrati dal giallo di una luce densa e bassa. La donna separa i colori: prima di lei il verde e il rosso, poi il giallo che dispera verso un bianco lontano, opaco e sporco. Lo sguardo della donna va nella stessa direzione di quello dello spettatore; lo spazio è un territorio in perfetto equilibrio, pieno, denso eppure scarno. Oltre, nessun luogo sembra esistere: le tracce dei pneumatici sulla destra compaiono dal nulla e nel nulla svaniscono.     La...

Arte contemporanea, ecologia, sfera pubblica

Il volume è una selezione di saggi e testi brevi apparsi tra 2007 e 2011: quadriennio che ha visto l’arte contemporanea giungere dapprima all’apice del consenso e poi, a seguito della crisi finanziaria, divenire oggetto di valutazioni decisamente più caute. Convinzione e perplessità si alternano anche negli scritti raccolti: con l’indicazione di propositi condivisibili e altresì il riconoscimento di un distacco talvolta stupefacente dalle necessità comuni.   La storia dell’arte si intreccia intimamente, a partire dagli anni Sessanta, alle trasformazioni del movimento verde e alla richiesta di maggiore attenzione per gli equilibri che regolano la vita sulla Terra. L’interesse per la qualità degli spazi urbani, la sostenibilità delle produzioni e del consumo, la domanda di giustizia sociale, istituzioni trasparenti e servizi diffusi è parte dell’agenda ambientalistica al pari delle più tradizionali istanze di tutela della natura “selvaggia”. Se nel recente passato gli artisti hanno cercato di contribuire a...

Il tema Italia nella letteratura italiana

L’Italia è un vero e proprio tema della tradizione letteraria nazionale, come ha potuto facilmente dimostrare Mariasilvia Tatti, autrice della voce “Italia” per il Dizionario dei temi letterari curato da R. Ceserani, M. Domenichelli, P. Fasano (Torino, UTET 2007, pp. 1237-1243). Può essere utile, tenendo presente la scheda di Tatti (magari arricchendola con qualche altro riferimento, nonché spuntandola dei titoli non italiani, dei quali in questa sede non possiamo tenere conto) censire sommariamente le occorrenze del tema nella letteratura nazionale. Non certo una cernita esauriente di tutte le opere che, più o meno direttamente, evocano, nominano, o genericamente rimandano all’Italia (sarebbe impresa titanica da destinare semmai a una pubblicazione a sé) quanto piuttosto, più modestamente, un rapido compendio delle opere – o di loro parti significative – nelle quali essa, come patria o come nazione, come stato o come territorio, è tematizzata manifestamente.   Dovrò dunque rinunciare a prendere l’abbrivio soffermandomi su quell’enfatico “Italiam, italiam...

Sensi unici in contromano

Tornata dall’Erasmus nel 2005, fuori corso di un anno, la laurea in Lingue mi sembrava sempre più distante e meno necessaria alla mia esistenza. Già allora era evidente che non ci avrei fatto molto con quel pezzo di carta. In Francia avevo conosciuto il mio futuro marito, mio coetaneo, marocchino, solo che lui a differenza di me l’università non la poteva finire perché mancavano i soldi, che mamma dal Marocco non mandava più da anni. Fuori dal normale corso di studi in Francia il permesso di soggiorno non viene rinnovato, quindi comincia la vita da clandestino. Al mio rientro in Italia decide di venire con me, sperando che i vari zii emigrati a Milano lo possano aiutare a trovare un lavoro, ma tutti si dileguano e lui rimane da solo, senza un posto dove stare, senza documenti, in un paese che non conosce e di cui non parla la lingua. Decidiamo quindi di sposarci per regolarizzare la sua posizione in Italia, a 23 anni, entrambi senza lavoro, senza soldi, senza una casa e senza una laurea. Non pretendo che la mia scelta sia stata la più sensata e ponderata che potessi fare, anzi, ma non sento nemmeno il bisogno di venire...

Giovanni Guidiccioni / Dal pigro e grave sonno ove sepolta

Giovanni Guidiccioni (1500-1541) intitolò alla Patria un’intera sezione delle sue Rime: il suo petrarchismo civile è testimoniato in maniera esemplare da questo sonetto, piccolo compendio di variazioni sul motivo ormai topico del compianto dell’Italia.     Dal pigro e grave sonno ove sepolta sei già tanti anni, omai sorgi e respira e disdegnosa le tue piaghe mira, Italia mia, non men serva che stolta.   La bella libertà, ch’altri t’ha tolta per tuo non san’oprar, cerca e sospira, e i passi erranti al camin dritto gira da quel torto sentier dove sei volta.   Ché se risguardi le memorie antiche, vedrai che quei che i tuoi trionfi ornâro, t’han posto il giogo e di catene avvinta.   L’empie tue voglie, a te stessa nemiche, con gloria d’altri e con tuo duolo amaro, misera! t’hanno a sì vil fine spinta.     Edizione di riferimento: Giovanni Guidiccioni, Rime, a c. di F. Coppetta Beccuti, Laterza, Bari 1912.

Antonio Tebaldeo / Ad Italiam

Anche un prolifico poeta cortigiano (fu, tra l’altro, segretario di Lucrezia Borgia e protetto da papa Leone X) come Antonio Tebaldi detto il Tebaldeo (1463-1537) si provò, con esiti tutt’altro che trascurabili, in una serie di sonetti all’Italia: in uno di essi, personificata, essa è addirittura, metonimicamente, “corpo ausonio”. In questo, invece, con una citazione quasi letterale dal Petrarca di Spirto gentil, appare piuttosto sciatta e trasandata, “pigra e lenta” “oziosa, vechia e sonnolenta!”. Ci vorranno ancora tre secoli prima che Mameli ne annunci il risveglio.     Che fai? Che pensi? A che stai pigra e lenta? Sorgi! Non dormir più! Svégliate ormai! Odi i pianti, i lamenti! Ascolta i guai, Italia oziosa, vechia e sonnolenta!   Como sei nel tuo mal sì poco attenta? Sei sorda o muta? Opur stima non fai? Volgite, cieca, indietro e vederai toe gente perse e la tua forza spenta.   Un Pirro, un Brenno, un Serse, uno Anniballe, un Mitridate, un gallico furore, un strepito de’ Gotti in te s’è...

Giovanni Pascoli / Italy

Vetta dello sperimentalismo linguistico dell’autore di Mirycae, Italy, come e più degli altri Poemetti, ha il respiro di un vero e proprio racconto in versi (è del resto il più lungo delle raccolte). Ma questo dramma in miniatura dell’emigrazione cova anche gli aspetti più retrivi del “socialismo patriottico” di Pascoli (“un tentativo di rimozione delle paure piccolo-borghesi d’uno sconvolgimento radicale della società e insieme una risposta all’esigenza della piccola borghesia intellettuale di tornare a ricoprire un ruolo dirigente, negatole dallo sviluppo del capitalismo”, lo ha definito Giuseppe Nava. “Non a caso l’emigrazione è sentita dal Pascoli anche e soprattutto dal punto di vista linguistico, come perdita della lingua materna”). Quell’antica madre (patria) che richiamerà al nido i propri figli precorre di pochi anni la Grande proletaria, che si muove nella sciagurata (altro che sfolgorante!) impresa coloniale libica celebrata dal poeta.       ITALY   Sacro all’Italia raminga   CANTO PRIMO...

Alessandro Tassoni / Filippica prima

Che tutti i letterati italiani del Rinascimento fossero rimasti beatamente indifferenti alle sorti dell’Italia e della sua indipendenza dal dominio delle potenze straniere, è un luogo comune ancora duro a morire. Può tornare utile a smentirlo questa filippica dell’autore della disimpegnata Secchia Rapita, vibrante di passione civile contro l’occupazione spagnola.   E fino a che segno sopporteremo noi, o prencipi e cavalieri italiani, di essere non dirò dominati, ma calpestati dall’alterigia e dal fasto de’ popoli stranieri, che, imbarbariti da costumi affricani e moreschi, hanno la cortesia per viltà? Parlo ai prencipi ed ai cavalieri; ché ben so io che la plebe, vile di nascimento e di spirito, ha morto il senso a qualsivoglia pungente stimolo di valore e di onore, né solleva il pensiero più alto, che a pascersi giorno per giorno, senza aver cura se mena la vita a stento, come gli animali senza ragione, nati per faticare. Ma negli animi nobili non credo che sieno ancora svaniti affatto quelli spiriti generosi, che già dominorno il mondo, benché i nostri nemici gli abbiano...

Guido Ceronetti / Abbiamo una patria

Senza dubbio, una delle caratteristiche più tenaci e diffuse che contraddistingue gli italiani è assumere la posa di antitaliani: la retorica dell’antitalianità, saldi alla mano, è una topica dell’italianità. Tra le innumerevoli salmodie sul tema, vale la pena se non altro optare per Ceronetti, unico per stile e coerenza.   L’Italia è stata molte patrie che avevano nomi di città; ha tentato anche di diventare una patria unica, per un po’ di tempo abbiamo creduto che lo fosse; il sortilegio di una città adriatica che per un misterioso capriccio voleva farne parte c’entrò in modo determinante e soddisfare questa voglia costò troppo caro. Col rientro di Trieste, nel 1954, ogni motivo per mantenere l’illusione è cessato. Tornerà ad essere, l’Italia, sarà mai, una patria? No, ormai les jeux sont faits; le patrie, forse designate ab eterno per esserlo, sono in numero ristretto. Tutte queste patrie di altri mondi sono velenose imposture. C’è la Francia, vicino a noi: è una patria. La Svizzera, pur così composita,...

Nell’Appennino di Parma

Ucci, ucci sento odor di Bertolucci. Sono uscito dall’autostrada della Cisa a Berceto e, forse per sottrarmi a impegnativi bilanci esistenziali, mi avvio in una giornata d’inverno per l’Appennino più impervio. Quando passo da Casarola, almeno la toponomastica ricorda la carezzevole musa del poeta parmigiano che qui trascorreva i mesi dell’estate e una parte dell’autunno. In realtà voglio rivedere questi luoghi nella fioca luce di gennaio per figurarmi come avesse vissuto l’inverno del ’43 Eric Newby, prigioniero inglese in fuga e autore dell’indimenticabile Amore e guerra tra gli Appennini, autobiografia di guerra ma anche preciso resoconto etnografico della vita contadina dell’Italia del secolo scorso (e di quelli passati).   Qualche anno fa, attraverso un amico comune, sono stato a cena da Wanda Newby, l’amore che dà il titolo al libro. Eric e Wanda si conobbero nel campo di prigionia di Fontanellato e, a guerra finita, Newby andò a cercarla per farne la compagna di vita. Lo scrittore, divenuto uno dei più classici travel writer britannici del dopoguerra, era scomparso da un...